Archivio per luglio, 2010

Servizi sociali, cooperative, scandali e vergogne

La notizia tutto sommato ormai è messa a tacere.

A me resta addosso la sensazione che non è stato detto o fatto qualcosa: non ci siamo indignati.

Nessun comunicato stampa da parte di Unione Italiana Ciechi, Ente Nazionale Sordi, Associazione Famiglie Etnee, nessuna nota da parte di nessuno, Lega delle Cooperative tace, tacciono tutti.

Così penso che ci sono tutti dentro davvero e quindi meglio tacere che attirare troppo l’attenzione sui vergognosi fatti catanesi.

Fortuna che nonostante il silenzio l’Autority per la vigilanza sui contratti pubblici l’attenzione l’ha posta ugualmete ed ha avviato una bella indagine su territorio nazionale e c’è chi solo adesso si accorge di ciò…

Intanto io ancora attendo il mio stipendio di maggio, prima o poi arriverà, mentre mia sorella attende di scoprire se poi i contributi vengono versati dal datore di lavoro che applica un contratto a tempo indeterminato con sospensione dei mesi estivi. Busta paga zero.

Così fan tutti, tutti in silenzio e chi se ne frega delle persone disabili, diversamente abili, handicappate, non qualcosa o comunque abbiate la compiacenza di chiamarle. 

Voi persone normalmente abili. Con un handicap di umanità che se ve lo faceste riconoscere prendereste il 100% di invalidità, riconoscimento dello stato di gravità, congenito perchè non si acquisisce la crudeltà di divorare risorse finanziarie destinate a bambini ed anziani, quella è tara genetica, non fare il proprio lavoro, farlo senza competenze,  epurare chi le competenze e la professionalità ve la porta in dote.

Rubare soldi ai bambini e agli anziani.

Vergogna. Mille volte vergogna.

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La casa sul mare

Lo avevo visto solo dentro le scene di film in bianco e nero.

Arriva la piccola macchina bianca, una donna scende, dalla casa sul mare spuntano per primi i piccoli nasi.

La donna si avvicina e inizia l’assalto di piccole braccia, piccoli visi, piccole mani.

La più piccola ed agile riesce ad arrampicarsi su su sino a a farsi prendere in braccio, postazione conquistata, sguardo di trionfo e piccoli penetranti occhi che adesso pretendono di far valere il diritto conquistato. Sono qui, in braccio a te, adesso tu mi vuoi bene.

Io non ho un  cuore forte. Si incrina velocemente e velocemente ricaccio indietro le lacrime.

Le operatrici sono poco ospitali. Subito gli aculei si drizzano in posizione di difesa,  sorrido, guardo il mare mentre ancora subisco l’assalto dei bambini, si stabilisce che sono la zia di tutti anche se la piccola deve per forza avere un ruolo più importante visto che non ha ceduto il trono e continua imperterrita a fissarmi con i suoi occhi troppo adulti.

Le operatrici da poco ospitali diventano sornione, infide domande e subito i primi attacchi, non reagisco, non sono qui per scontrarmi.

Ascolto e non riesco a farne a meno: vedo la piccola casa sul mare in bianco e nero, vedo me, i bambini, le operatrici, le giovani mamme, tutto è diventato un film  in bianco e nero.

Il livello di conflittualità…

Le operatrici che non sono operatrici o che hanno dimenticato un paio di aspetti della loro professione, perché davanti a me recriminano, rinfacciano, accusano come se fossero loro stesse costrette a vivere in quella piccola casa ed invece non dovrebbero, loro tornano nelle loro case, loro hanno i loro affetti, loro possono persino scegliere di fare un altro lavoro invece di questo se proprio non le soddisfa.

Invece no. Dimenticano che sono operatrici.

Registro mentalmente, penso alla prossima lezione che terrò, devo ricordarmene, devo dire alle ragazze che non possono mai dimenticare i ruoli, che devo rinforzare la conoscenza di cosa sia davvero una relazione d’aiuto e come si gestiscono i conflitti, come non sia possibile mantenere una relazione d’aiuto e quindi un lavoro se dimentichi chi è chi.

Tu operatore. Lei utente.

Tu hai studiato. Lei ha frequentato solo istituti. Lei è spaventata. Lei ha paura di essere ritornata indietro, nell’incubo degli istituti e tu stai facendo di tutto per confermarglielo.

Tu hai studiato, porca miseria, perché stai starnazzando davanti a me che sono un’estranea e davanti ai bambini che capiscono la tua cattiveria, la tua mancanza di umanità, la tua piccolezza d’animo?

Tu hai studiato per essere qui a starnazzare e far valere la tua posizione, per ribadire che le cose stanno così e il territorio è già bello che pisciato, non c’è spazio per intrusioni esterne.

In effetti poi la notte ho dormito, non avrei dovuto ma la stanchezza può essere più forte delle preoccupazione e questa mattina ho deciso che la piccola casa sul mare ha bisogno di un unica cosa: giovani, risate, amici.

Lo so che a parlar di volontariato ormai si sbaglia sempre e sarebbe bello continuare a far finta che le piccole case sul mare, sulle montagne o dentro le città non ci siano… ma ci sono. Ed hanno bisogno di amici.

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La delibera

Nell’allegra cittadina succedono sempre cose, qui la vita non è certo una strada larga e dritta, son curve, dossi, tornanti e buche, buche di quelle che si compongono a tradimento proprio nell’attimo esatto in cui entrano nel tuo campo visivo ed escono dalla possibilità di essere evitate.

L’allegra cittadina per altro è feudo di mafia, non si tratta di illazioni o maldicenze, qui abbiamo dato i natali a illustri delinquenti e continuiamo ad allevare futuri boss, killer, manager dei traffici internazionali, trafficanti di droga, armi, avvocati e politici della mafia s.p.a., in una formazione continua e permanente di cui non c’è traccia ma che c’è, evidentemente. O forse la traccia c’è, ma meglio non guardare e far finta che l’allegra cittadina sia altro da quello che è.

Così organizziamo giornate di ringraziamento  alle forze dell’ordine mentre ragazzini col muso sporco di latte mai e poi mai si sognerebbero di avere a che dire con gli “sbirri”.

La gente perbene e quella che perbene non è.

Quella che perbene non è.

In fondo però li riconosci, i segnali ci sono, una sorta di odore di clan che si portano addosso ed è per questo che non la si fa facilmente ad un siciliano e sempre per questo non credetegli se dice che non sapeva, se vuol far l’anima candida, se quasi pare sia stato ingannato perché un certo odore di clan, addosso, ci resta. Ora, vero è che gli stupidi ci son ovunque, ma se sei stupido poi non arrivi a certe posizioni, se ci arrivi allora stupido non sei e com’è che per difenderti ti appelli alla stupidità?

Contorto e confuso, eh? Lo so, ma qui si scrive di mafia vivendoci dentro, provate e poi ditemi se sapete fare di meglio.

Vivendoci dentro.

La distinzione è d’obbligo: c’è la normale attività di corruzione, clientelismo, niente a che vedere con la criminalità organizzata, insomma, proprio niente niente magari no, perché sono sistemica, perché il tutto e le parti, perché proprio niente niente no, un amico, un affare, un protettore, una firma messa per amicizia, un appalto dato per affetto, una massa di giovani disoccupati che a ben vedere potrebbero essere l’esercito di senza futuro a cui attingere per attività criminali a scopo di lucro e/o intimidazione.

E il senso dello Stato?

Mica tanto.

Li hai sentiti parlare questi ragazzini che studiano da emigranti? Sei stato nelle scuole a sentire la lezione strascicata di un professore sconfitto o l’ira funesta del professore frustrato da mille battaglie perse?

Il senso dello Stato.

 La normale attività di clientelismo… nemmeno quella è tanto normale perché si ragiona a grandi numeri, su una popolazione di precari (i fortunati) e disoccupati (gli sfortunati) parliamo di cifre alte, numeri che spostano consensi, che determinano ascese e cadute.

Allora ti pare che il politico che l’ha vista giusta sia quello che frantuma.

Frantumare il potere in tanti piccoli, inconsistenti, praticamente inutilizzabili settori di onesto mercato del lavoro (precario).

Un Assessore lo ha fatto, scatenando l’inferno in terra nel piccolo mondo delle assistenti alla comunicazione.

Poi la Giunta è stata azzerata e l’Assessore probabilmente non assessorerà più nulla, ma il merito gli va comunque reso, lui la delibera onesta l’ha fatta. Il tentativo di togliere delle lavoratrici da un filo invisibile di ricatti e clientelismi, il tentativo di comporre una normale situazione di collaborazione professionale: gli utenti, l’ente pubblico, le cooperative sociali ed infine la quarta gamba: le lavoratrici.

Ha ragione Lei, assessò, ‘sta quarta gamba non la vogliono mostrare. Il lavoratore è merce rara e preziosa, assessò, non lo si divide facilmente con altri, lo si tiene in salamoia con anni ed anni di precariato e Lei, Lei assessò, adesso vuole portarlo prematuramente alla luce, mostrare chi è e com’è che se lo è aggiudicato ‘sto posto precario, così vanifica, dovrebbe capirlo da sé, assessò, così vanifica anni ed anni di costruzione di consensi e clientelismo, rischiando persino di rendere le Assistenti alla comunicazione persone, ma che dico persone? LA-VO-RA-TRI-CI!

Giorno 9 Luglio ci sarà la giornata del ringraziamento alle forze dell’ordine per il loro impegno per la lotta alla mafia e questa è una piccola storia che non verrà raccontata.

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