Archivio per agosto, 2010

L’identità.

Ogni tanto mi capita, in quanto donna curiosa finisco, di tanto in tanto, dentro situazioni in cui non so muovermi ma, sempre con la mia solita faccia da scimmia, mi arrampico, cerco spazio, voglio guardare e partecipare. Insomma ogni tanto mi imbuco…

Alcune volte va bene, altre volte va male, succede, fa parte del gioco del conoscere e dell’esplorare…

Alle volte prendo pesci in faccia e, in quanto scimmia, non li gradisco, così chiedo scusa e vado via…

Oppure incontro qualcuno che si diverte della mia curiosità e mi offre banane…

Adoro quando mi offrono banane!

Quando, invece, vengo trattata da fantasma mi irrito. Un po’ perché mi vengono i rigurgiti di drammi esistenziali infantili e/o adolescenziali, un po’ perché amo le comunità aperte che accettano l’altro e quando l’altro sono io e non vengo accettata… insomma, cose che capitano alle scimmie curiose.

In un gruppo, a proposito, mi venne contestato proprio il mio essere curiosa, “no, no, no, niente bene la curiosità, qui siamo persone serie!” io no, lo ammetto, io amo vivere esplorando e contaminando i luoghi in cui arrivo.

Si discute di identità e di appartenenza ed io che appartengo a un bel po’ di cose/presone/gruppi/contesti/altro ci sguazzo, tanto alla fine sono sempre cane sciolto, ho la mio brutto muso da scimmia e da vagabonda.

Negli anni ho scoperto che le identità si costruiscono essendo. E che le identità cambiano. E che molto dipende da chi è l’osservatore, il giudice della tua identità.

Se il giudice ha uno spazio per il tuo essere o se ha una casella in cui inserirti; cambia tutto se devi stare dentro una casella, come quando da adolescente non sopportavo che tutti si aspettassero che mi sarei sposata e avrei avuto dei figli, così, perché è questo ciò che fa anche una donna emancipata, si sposa, lavora e procrea. Mi stava stretto, pensavo ai calzini sporchi e non volevo proprio starci, io non mi sarei sposata e non avrei procreato.

Alla fine la vita mi ha dato ragione e non perché la mia sia stata una scelta perseguita, è andata così, non mi dispero.

Quello che è certo è che ho diritto di cittadinanza, comunque io sia, posso protestare se i miei diritti vengono lesi e richiederli a gran voce. Tutti sanno quali siano i miei diritti di donna e di persona. Anche se mi ammalo ho dei diritti. E se dovessi avere una disabilità, anche allora avrei dei diritti perché la mia identità è chiara agli occhi della legge.
Decenni fa no, c’è voluto il movimento femminista per arrivare a questa chiarezza.

E’ per questo che trovo entusiasmante la ricerca di identità della Comunità Sorda, un nuovo movimento per l’emancipazione di chi i diritti non li ha ancora conquistati, di chi è cresciuto con la sensazione di non avere un proprio vestito ma di dover sempre mettere vestiti altrui, stretti stretti, inadeguati. Tagliati su misura di udente.

Dovrò aspettare una ventina di anni prima che ci siano Sordi che accettano di confrontarsi con gli udenti senza preconcetti, vedendoci come individui singoli, con caratteristiche proprie, che abbiano il coraggio di dire: “non è perché sei udente che non puoi capire, è proprio che sei stupida” ?

E’ la nuova frontiera dell’emancipazione, è quando riconosci che la comunità a cui appartieni è fatta di identità diverse unite alla solidarietà di gruppo e questo non significa avere lo stesso sangue, lo stesso deficit, la stessa lingua, lo stesso sesso, la stessa religione.

La Comunità dei Sordi esiste, nessuno può permettersi di riconoscerla o disconoscerla perché esiste, semplicemente c’è. La battaglia è sui diritti.
Per molti udenti questo è il dato di fatto.
Persino per le scimmie come me!
;-)

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Agrigento: tutto è politica

Io non ci volevo finire, di questo sono sicura. Tutto avrei pensato tranne di rimanere imbastita in trame e sotterfuggi politici, in detto e non detto, in consigli da amico e adeguati se vuoi sopravvivere. Avevo trovato un nuovo lavoro, un nuovo entusiasmo, mi sentivo fortunata. Poi sempre più velocemente dentro i retroscena.
Non ci volevo finire eppure confesso di non aver fatto nulla per fermarmi.

Perché volevo capire fino in fondo quali fossero questi insormontabili problemi a fare le cose con un minimo di criterio gestionale perché tra le due una: o qui ci sono solo incompetenti o la cosa è fatta in mala fede.

Qui. E già sbaglio perché per il settore in cui mi sono inserita, l’assistente alla comunicazione per disabili sensoriali, non c’è un “qui”. Ho fatto le mie ore di ricerche e adesso conosco pressocché l’intera situazione italiana delle assistenti alla comunicazione. Non ci sono grandi differenze tranne per alcuni tentativi coraggiosi in cui le Provincie hanno deciso di avviare collaborazioni dirette con le lavoratrici e istituire, su concorso/selezione, delle graduatorie/elenchi per titoli e colloqui.
Si tratta di manovalanza, sia ben chiaro, una figura a cui si richiede sempre maggiore specializzazione e titoli, incluso il possesso della Laurea in alcune realtà (Agrigento per il servizio di integrazione didattico e pedagogico per gli studenti delle scuole superiori), figura sempre più specializzata ed ancora disconosciuta, a gestione locale, ma pur sempre manovalanza.

E le gestioni locali tra politici, funzionari, enti di categoria e cooperative sociali… accidenti se sembra di essere in un film dell’orrore!
Sottopagate, mal utilizzate, gettate allo sbaraglio, soldi a diffusione per tutti coloro che gestiscono e a noi meno delle briciole. Poi gli ovvi ricatti dettati dalla crisi attuale (che in Sicilia è attuale da sempre) e la mancanza di una seppure minima parvenza di diritti.

Nessuno ha ancora capito a chi tocca verificare, ad esempio, l’utilità di questa nuova figura perché al momento la nostra battaglia è quella di non farci utilizzare in modo improprio: non siamo assistenti igenico-sanitari né sostituiamo in alcun modo l’insegnante di sostegno.
Con la mia passione di sempre ho scoperto che le mansioni ed il ruolo proprio dell’assistente alla comunicazione richiedono competenze alte in diversi settori, dovrebbe essere il perno di tutti i discorsi sull’inclusione degli studenti sordi e ciechi, e invece…
invece è solo il centro di una guerra tra potenti.

A conti fatti siamo una realtà appetibile per chiunque: nella sola Agrigento saremo quanti? 250? 500 incarichi? molti di più? un’azienda. una fabbrica senza sede, senza dimora, senza rappresentranza sindacale (almeno sino a pochi mesi fa).
Senza appartenenza politica.

L’Assistente alla comunicazione segue la famiglia che lo sceglie. La famiglia che lo sceglie segue chi gli garantisce il servizio. Chi garantisce il servizio segue chi eroga i soldi. Chi eroga i soldi prima vuole capire bene quale sia il suo ritorno.
Non c’è tempo per verificare la qualità del servizio. Per verificare le competenze e i risultati.
Mentre sopra di noi si scatenano guerre a suon di delibere, ricorsi, sentenze e cadono e risorgono carriere politiche, noi ci arrabbattiamo, senza strumenti, senza nulla se non la nostra personale capacità ed esperienza. Che alle volte basta e alle volte no.

Riceviamo un compenso formalmente di circa 17 euro/h, a noi ne arrivano meno della metà.
Siamo stagionali nei fatti, perché per i mesi estivi ritorniamo a reddito zero.

Ma il grosso del lavoro ricade su di noi, determiniamo l’acquisizione delle competenze linguistiche e del successo scolastico di ogni singolo ragazzo che ci viene affidato. Alle volte troviamo collaborazioni, alle volte troviamo pregiudizi e impedimenti.
Quindi dover pure andare dietro alla politica è una fatica di troppo, qualcosa di cui faremmo tutte volentieri a meno, ci basterebbe già il dover lottare per essere riconosciute come lavoratrici e profesioniste senza dover chinare la testa agli opportunismi del momento.

Sui disabili non è una novità che la politica entri a gamba tesa.
Ci sono bisogni reali che hanno urgenza di essere affrontati.
Niente di meglio per chi ha il cattivo uso di sfruttare i bisogni per avere ritorni personali.

Non ci volevo finire, avevo altri progetti e altre urgenze, ma ormai ci sono dentro e non mi fermo, probabilmente concluderò presto la mia carriera di assistente alla comunicazione per disabili sensoriali ma certo non senza battere ciglio.

C’è stata una delibera provinciale (che fa acqua da tutte le parti ma è pur sempre il primo passo per arrivare a dei cambiamenti reali), c’è stata una sentenza del Tar Sicilia, adesso vediamo la nuova Giunta e il nuovo Assessore che cosa intendono fare di tutto ciò.

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Indovina la frase… in LIS

Comincia così: vorrei aprire un vlog per gli assistenti alla comunicazione.
la cosa non è semplicissima soprattutto per motivi di tempo.
Ho questo blog che è il mio primo e unico vero amore
Ho aperto un blog per le Assistenti alla Comunicazione e Interpreti LIS
Volete che non tenti anche l’impossibile?
un vlog
ma uno di quelli tosti.
tipo quello di Nazzareno.
CHI è NAZZARENOOOOO?
Uno tosto.
Che ha uno dei migliori vlog della rete sia per la forma che per i contenuti.
Ma basta spiegare.
Andate QUI e provate anche voi a dare la soluzione!

… ops…. ho dimenticato che ero andata sul vlog a chiedere informazioni su come costruirne uno uguale…
:-(

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Lo sguardo

Così, per la curiosità, vado nei pressi di qualche incrocio e mi fermo a guardare verso l’altra direzione, quella non presa.
Nostalgia rimpianti rimorsi e quant’altro secondo l’umore, oppure semplicemente per vedere che fine ha fatto un compagno di viaggio.
Nessuna trasformazione in statua di sale, questo no, sempre carne e sangue e pulsanti emozioni, soprattutto l’emozione di essere tornata lì, quasi a spiare, seduta su un masso sotto le indicazioni stradali, solitamente senza un filo d’ombra.
Forse gli unici momenti in cui mi fermo a guardare la mia vita, forse, o forse ci stava bene scrivere così, capita spesso di dire o scrivere cose che sono belle da sentire e leggere, poi chissà, restano solo estetica.
Fatto è che alle volte mi ritrovo lì e non sbircio l’orizzonte, resto a sguardare il bivio, il più delle volte estremamente consapevole della scelta fatta, motivata ed ancora condivisa. Il fascino dei bivi, probabilmente, in attesa del prossimo.

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Assistenti alla comunicazione e logopedisti…

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Assistente alla Comunicazione cedesi

Olé… ci siamo quasi… pochi giorni ancora e nell’allegra cittadina scoppierà il mercato nero delle Assistenti alla Comunicazione!

Che la figura sia bistrattata da ogni dove non occorre dirlo… ma diciamolo lo stesso: se ne vocifera sin dagli anni ’70, ufficialmente viene nominata nella legge 104 del ’92, poi la svolta del 2000: si diceva chiaro chiaro che qualcuno avrebbe dovuto dirci chi fosse l’Assistente alla Comunicazione ed invece… ancora tutto tace.
Nell’allegra cittadina sino agli anni ’90 l’Assistente alla Comunicazione era per ciechi e per gli studenti sordi c’era l’ancora più misterioso Tecnico mimico gestuale per sordi…

Anni 2000 anche dalle nostre parti e per dotare l’alunno sordo del supporto alla comunicazione ne hanno provate di tutte, finendo quasi regolarmente davanti ai Tribunali… anche ques’anno, nuova delibera della Giunta Provinciale, nuova sentenza del Tar Sicilia…

Nel frattempo tutte licenziate dai contratti a tempo indeterminato confezionati con legge 407…
chi non può usufruire della Legge 407 perché ha avuto la sfiga di essere stato un lavoratore allora viene assunto con il contratto a tempo determinato.

La cosa carina del contratto con la legge 407 formato allegra cittadina è che è un contratto a tempo indeterminato con sospensione…
cioè tu sei assunto a tempo indeterminato, no? però no, non hai tutti i mesi il tuo stipendio e i tuoi contributi, no, per qualche mese saltiamo e lasciamo perdere il vil denaro, si ricomincia quando riaprono le scuole!

In ogni caso tutte licenziate a causa di nuova delibera. ma tanto… l’assistente alla comunicazione se ci sa fare è utentedotata, cioè ha la sua famiglia che la seguirebbe in capo al mondo e se non ci sa fare è vincolata alla scelta della famiglia per il suo contratto di lavoro…

Dite che non è chiaro?
Ci riprovo.

Le famiglie scelgono la cooperativa e l’assistente alla comunicazione che la cooperativa deve assegnare al proprio figlio.

Avendo osato criticare sono considerata una che va contro l’interesse della famiglia. In effetti non mi sento di smentire del tutto quest’accusa perché ho sempre quella strana sensazione di esistere e di avere dei diritti oltre che dei doveri e non mi va di essere trattata come ausilio inanimato. Anche perché di solito ce la metto l’anima nel mio lavoro.

Finalmente la nuova Giunta Provinciale, le nuove deleghe e a breve dovrebbe esserci il nuovo Patto di Accreditamento per l’iscrizione delle Cooperative Sociali. Poi le Famiglie sceglieranno una Cooperativa Sociale sulla base dei Servizi Migliorativi che la Stessa Offre e quindi indicherà alla Cooperativa Sociale quale Assistente alla Comunicazione desidera venga Assunta.

… certo che se la famiglia sceglie una cooperativa che mi paga meno di un altra perché ella cooperativa con i miei soldi in meno rende una seduta di logopedia in più io un paio di diritti ad incazzarmi ritengo di averli…

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BUONE VACANZE!

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Educazione Sordi: rigettate le tesi del Congresso di Milano

Nel 1880 il Congresso Internazionale degli educatori per  Sordi sancì la scelta dell’oralismo… ovviamente non è che siete tenuti a sapere cosa sia l’oralismo, a meno che non stiate facendo un corso di lingua italiana dei segni o non siate un assistente alla comunicazione o un interprete della Lingua Italiana dei Segni, o un docente di sostegno, o un insegnante di una qualunque disciplina, o un genitore di un bambino sordo, o un logopedista o un… in effetti sono in parecchi che dovrebbero sapere che cos’è l’oralismo.

In ogni caso nel 1880 tale Congresso sancì che per i sordi l’educazione andava impartita innanzitutto attraverso l’educazione forzata alla parola.

Tra i sordi si vocifera che non fu una scelta felice.

Dopo 130 anni un nuovo Congresso, sempre degli educatori per sordi, rigetta le tesi del Congresso di Milano del 1880.

Come dire… meglio tardi che mai.

Così infuria la polemica tra oralisti e segnanti.

Gli uni tesi a sostenere che se si può parlare perché no?

Gli altri tesi a sostenere che avendo i sordi una lingua perché mai starsene anni ed anni in terapia per apprendere un linguaggio per cui… come dire… non sono predisposti.

Il dibattito non è ozioso. Perché vero è che in fondo vale il principio della libertà di scelta, per cui ognuno sceglie quale via seguire per il proprio figlio, ma è pur vero che ad oggi le scuole non erano esattamente preparate per l’integrazione e l’educazione e l’istruzione di un ragazzo sordo. Peggio ancora se segnante.

Il mio problema massimo ad esempio, in quanto assistente alla comunicazione di una ragazza sorda grave, è far comprendere ai suoi docenti che la ragazza ha una sua competenza linguistica e che l’italiano per lei è  lingua appresa, non acquisita. Ovviamente complica le cose il fatto che la ragazza non è segnante ed ha un discreto recupero uditivo con l’apparecchio acustico.  Che però ha avuto a 12 anni, prima era nella classica bolla d’aria, voci ovattate, frasi spezzate, bocche che si muovevano senza che alcun suono giungesse davvero.

Sta studiando, adesso che di anni ne ha 15,  la Lingua dei Segni, ne è affascinata, come tutti quelli che iniziano a studiarla, per le possibilità espressive che offre, come vedere l’albatro che finalmente vola.

Il punto è che speriamo di vedere finalmente una scuola che sia preparata alla diversità dei ragazzi sordi, che una frase del genere faccia incazzare mi spiace, ma che ognuno di noi è portatore di diversità dovrebbe essere concetto acquisito, quantomento in ambito educativo.

La Lingua dei Segni esiste, impossibile non tenerne conto, esiste ed è lingua naturale, per questo continua a riapparire, sono i linguaggi artificiali quelli che subiscono l’usura del tempo, ma una lingua naturale no, impossibile, si evolve, si modifica, cresce, si adatta.  

Il Congresso di Vancouver pone l’inizio della fine ad un era che prima o poi si avrà il coraggio di dire buia e assurda.

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Quando sono morta

Da Diemme un post risveglia ricordi e riapre questioni.

Giusto e sbagliato.

Quando mi dissero che tutto sarebbe cambiato avevo 22 anni. Ho appena compiuto 42 anni. Un bel po’ per una che doveva morire.

 Diagnosi esatta, nessun errore, ma una bella botta di fortuna e la malattia che doveva distruggermi è rimasta a dormire, non privandosi però del piacere di avere, 10 anni dopo, come compagna un’altra patologia anch’essa di quelle dormienti, di quelle che se ho fortuna bene, e se no… chissà.

Ricordo gli anni trascorsi nelle fasi di stupore, rabbia, depressione, atteggiamenti autodistruttivi, ricerca di ancore di salvezza, accettazione rassegnata ed infine… ritorno alla vita.

Anni.

Anni in cui ogni cosa è stata presa, distrutta, ricostruita.

Ho avuto tempo per farlo. Penso che se fossi morta mentre ero incazzata col mondo sarebbe stata una brutta morte.

Adesso è la cosa che più evito l’incazzatura: vorrei morire con un sorriso, ringraziando chi mi ha amata.  

Ho fatto pace con me e con il mio corpo traditore, in fondo non è stata colpa sua.

Ho fatto pace con i sani, con quelli che credono di essere eterni, che pensano che avranno anni ed anni ed anni davanti… quelli li ho odiati davvero, non li sopportavo i sani.

Me ne fregava niente che ci fosse chi stava peggio di me, io dovevo morire, tutto il mio essere era concentrato su questa cosa devastante, la mia morte.

Io che finisco e tutti che continuano.

Fa incazzare.

Poi non sono morta e la cosa ha preso un altro aspetto: potrei morire.

Come dire resti nel braccio della morte ma hai più tempo.

Per un po’ mi sono incazzata pure per questa sospensione della pena.

 Ho avuto tempo di vedere i risultati della mia incazzatura, alcune cose perse per sempre devastate dalla mia furia, dalla rabbia, dall’incapacità di chiedere aiuto.

Non solo stai per morire vuoi anche rompere le palle a qualcuno? In solitaria. 

Orgogliosamente disperatamente sola.

Per altro, in realtà, mi rivolgevo sempre alle persone sbagliate per chiedere aiuto, occhi bassi ed impotenza era quello che ricevevo in cambio. Pena, commiserazione, tutta la gamma di umani sentimenti che, se sei sotto, umani non ti sembrano affatto.

Poi ho scoperto che ero viva.

Più viva.

Io ho avuto tempo, di questo sarò sempre grata a Dio,  ho avuto tempo per sentire la vita dal naso, dalla pelle, dalla pianta dei piedi.

Nel frattempo che ancora non sono morta mi tengo impegnata facendo cose giuste e sbagliate, è così che si vive, no?

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