Archivio per ottobre, 2010

Agrigento: avviso poco pubblico di accreditamento. Dal 2 al 4 novembre la scelta delle famiglie

Agrigento: l’ultima trovata della Provincia Regionale è la mancata comunicazione delle cooperative accreditate per il servizio di assistenza scolastica e domiciliare per gli studenti sordi e ciechi.

Era già stato fatto tutto in fretta e furia: delibera provvisoria, avviso pubblico e 10 giorni di tempo per presentare la documentazione per accreditarsi, e va bene, quando si è in ritardo può pure andare bene.

Avevano poi infilato sul sito web un trafiletto per rettificare un errore circa lo stipendio delle assistenti all’interno dell’avviso pubblico, a soli due giorni dalla scadenza dell’avviso, ma va bene, forse non è molto aderente alla normativa vigente ma va bene, nessuno vuol far ritardare ancora il servizio.

Infine si chiude l’accreditamento, meno di una settimana e arrivano le lettere alle famiglie che avvisano che da quest’anno si sceglie la cooperativa all’URP da giorno 2 a giorno 4 novembre. Ritmi serrati alla Provincia Regionale di Agrigento. Talmente serrati che un passaggio salta e la pubblicazione delle cooperative che hanno ottenuto l’accreditamento non viene fatto.

Così di fatto le cooperative non sanno se sono state accreditate, immagino toccherà loro recarsi giorno 2 all’URP e chiedere allo sportello.
Magari restando in fila dietro i genitori che hanno, ovviamente, diritto di precedenza.

Fortuna che ci sono i soliti ben informati che sanno sempre prima di chiunque altro chi si è accreditato e chi no e solertemente informano le famiglie. Pare ci sia un’esclusa eccellente. Me lo ha detto un amica di un amica di un amica che ha un amico in qualche posto strategico. Non è la stessa amica di un amica di un amica che mi ha informata che gli elenchi dei nuovi utenti sono già da qualche tempo in mano a qualche cooperativa che si presenta a sorpresa a casa di ignari genitori che non sanno in che mondo stanno per entrare…. poveri loro.

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Appalti illegali alle Coop Sociali

Appalti illegali alle Coop Sociali

L’Authority multa le Asl

La stampa 19 sett 2010*

Già centinaia le delibere sospette. Un business da 6 miliardi di euro l’anno.

Lo scorso 28 luglio “la stampa aveva dato notizia dell’avvio dell’indagine.

Ora ecco i primi risultati.

Il buco nero degli appalti sospetti alle cooperative sociali si allarga.  È bastato che l’Autorità di vigilanza decidesse di aprire un indagine per scoprire che le amministrazioni pubbliche dirottano un fiume di denaro senza controlli.  Tutto grazie a una norma del ’91 nata per fini nobili: convenzioni dirette a cooperative che inseriscono nel mondo del lavoro “persone svantaggiate”.

Con gare concorrenziali, non vincerebbero mai.  Allora si crea una corsia preferenziale con assegnazioni diretta. Già, ma chi controlla che il meccanismo non diventi una mangiatoia per fameliche clienteli locali?  Per anni, nessuno.  Finché la Procura di catania non ha messo sotto inchiesta oltre 60 persone (arrestandone 16) accusate di aver costituito una “cricca dei servizi sociali” che si spartiva milioni di euro con “avidità vergognosa” (parole del pm) utilizzando appalti diretti a finte cooperative sociali.

Tanto è bastato all’Authority per decidere di vederci chiaro e riscontrare, in un mese e mezzo di indagini, che Catania non è un caso isolato. Il sistema è florido ovunque e si agisce in larga parte in spregio alla legge. L’Authority si è mossa su più fronti. In primis il presidente Giuseppe Brienza ha inviato una diffida a tutte le amministrazioni pubbliche, intimando di comunicare esattamente tutte le convenzioni firmate e di limitarle ai casi specificati dalla legge: “non servizi sociosanitari ed educativi” e non oltre i 200 mila euro di valore.

Quindi i tecnici dell’Autorità hanno cominciato uno screening, partendo dale Asl.  Su 170 hanno già risposto 118, e le conclusioni sono impressionanti.  Primo: in media ogni ente effettua cinque-sei affidamenti, dunque moltiplicato per tutte le amministrazioni potenzialmente interessate si arriva a diverse migliaia di casi.  Secondo: il business degli appalti diretti è persino più consistente rispetto a quello ipotizzato e si può stimare intorno ai 6 miliardi di euro l’anno.  Terzo: le Asl non comunicano all’Autorità il 52 per cento delle convenzioni affettuate, il che rappresenta di per sé un illecito perché viola un obbligo previsto dalla legge per garantire la ,assima trasparenza.  Quarto: l’analisi delle delibere rivela che un appalto su dieci è fuorilegge, nel senso che eccede i limiti della tipologia di servizi sociali o sfora il valore massimo consentito.

L’Autorità, oltre a esaminare il fenomeno dal punto di vista statistico, intende utilizzare in pieno i poteri ispettivi e sanzionatori. E quindi, tanto per cominciare, partiranno le multe per chi non ha comunicato i dati (fino a 25 mila euro) o li ha falsificati (fino a 50 mila euro).  Per i casi più eclatanti, gli ispettori o la Finanza acquisiranno tutte le carte. Anomalie in centinaia di delibere sospette.  In alcune Asl si arriva a decine di milioni di appalti concessi a trattativa privata, quasi venti volte il limite previsto dalla legge. 

I casi più abnormi? Una convenzione di 18 milioni di euro assegnata da una Asl veronese “per servizi socio sanitari” (in teoria esclusi dalla legge. Una da 3,3 milioni nel Lazio per istituire un centro di prenotazioni. Un’altra da 8,4 milioni in Campania “per gestire un centro diurno per anziani”.  Se l’oggeto o il valore del servizio assegnato ad una cooperativa violano la legge, ci pensa l’Autorità con le multe.  Se dietro l’abuso c’è il sospetto di reato , le carte finiranno in Procura.  In ogni caso saranno trasmesse alla Corte dei conti per accertareil danno erariale causato dagli amministratori pubblici. Le gare di appalto, secondo l’ultima relazione dell’Authority, garantiscono in media un risparmio del 20%.  Dunque ogni convenzione assegnata senza gara in modo fraudolento non solo altera i meccanismi della libera concorrenza, ma provoca un aumento dei costi e un danno per i contributi.

REGOLE E ABUSI

Le coop sociali
 A regolarle è la legge 381 del 1981. Hanno come scopi “promozione umana e sociale dei cittadini attraverso a) la gestione dei servizi socio-sanitari e educativi b) lo svolgimento delle attività agricole, industriali, commerciali o di servizi finalizzate all’inserimento delle persone svantaggiate”

La questione appalti
 L’art. 5 prevede che gli enti pubblici possano stipulare con loro convenzioni in deroga alla normativa sugli appalti. Ma chiarisce: “solo per la fornitura di beni e servizi diversi da quelli sociosanitari educativi”

L’Authority
 L’Avcp si occupa di vigilare sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture in tutti i servizi, per garantire il rispetto dei principi di trasparenza e correttezza delle gare d’appalto e il rispetto delle regole della concorrenza. Dal 2 luglio il presidente è Giuseppe Brianza.

*L’articolo nella sua versione integrale in formato PDF non è più disponibile in rete, il link rimanda a una pagina web in cui l’articolo è comunque riconoscibile.

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Autismo: sentenza per Assitenti alla Comunicazione

L’implacabile avv. Impuduglia, legale dell’Associazione Nuove Ali di Agrigento, ottiene un altra importantissima vittoria: l’obbligo per il Comune di Palermo di assegnare un assistente alla comunicazione ad un bimbo affetto da autismo.

La procedura per ottenere un Assistente alla Comunicazione Scolastico per i bambini autistici sembra, stando alla sentenza, aver seguito questo iter:

1) i genitori fanno richiesta alla scuola
2) La scuola fa richiesta al Comune di appartenenza
3) Il Comune assegna l’Assistente alla Comunicazione Scolastica.
… in alternativa si fa ricorso e si ottiene l’ordine di assegnazione da parte del TAR.

per contattare l’Associazione:
ASSOCIAZIONE “NUOVE ALI” AGRIGENTO onlus C.P. 11 – 92014 Porto Empedocle
mailto: assonuoveali@libero.it

A questo punto si spera ci siano Assistenti alla Comunicazione formati per l’assistenza ai bambini con autismo e che le cooperative, le associazioni e quanti altri siano delegati a fornire il servizio si attivino per dare personale qualificato. L’Assistente alla Comunicazione infatti NON è un assistente igenico sanitario (alle volte lo scontato così scontato non è). L’Assistente alla comunicazione dovrà supportare il lavoro dell’insegnante di sostegno, lì dove ci sia qualche insegnante di sostegno sopravvissuto alla mannaia della Ministra Gelmini, e attivare procedure per il potenziamento delle capacità di comunicazione del bambino. Stando sempre all’ovvio è chiaro che stimolare le competenze della comunicazione significa passare attraverso strumenti didattici e pedagogici che stimolino e sostengano i processi dell’apprendimento.
In assenza dell’insegnante di sostegno l’Assistente alla comunicazione dovrà concordare direttamente con i docenti e con le varie figure preposte all’integrazione scolastica. In nessun caso l’Assistente alla Comunicazione può farsi carico per intero del bambino in quanto non ha né le competenze dell’insegnante di sostegno né il ruolo del personale addetto all’assistenza di base.

Un buon lavoro ai miei colleghi che si apprestano a questo delicato e affascinante incarico!

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Assistenti alla Comunicazione: aumento di stipendio… anzi no.

Ad Agrigento di bello c’è che puoi sempre aspettarti una sorpresa. Ogni mattina ti svegli e non sai se le certezze di ieri saranno anche quelle di oggi, può intervenire il caso, la fatalità, l’errore umano, l’umana crudeltà o qualsivoglia fattore di cambiamento dell’esistente…

Filosofia? Macché: puro inca**amento.

Che io sia un’assistente alla comunicazione si sa.

Che io sia un’assistente alla comunicazione inca**ata è vero da oggi.

Perché?

Perché sino a qualche ora fa sapevo che da quest’anno le assistenti alla comunicazione avrebbero avuto un incremento in busta paga, ma adesso… adesso il sogno è finito, è durato poco, esattamente dal 12 ottobre, giorno della pubblicazione dell’Avviso Pubblico per i servizi di assistenza ai disabili sensoriali della Provincia di Agrigento, in cui troneggiava un interessante inquadramento in livello D2.

Lo scorso anno era il livello D1. 

Per vedere cosa si dice in Provincia di solito vado sul sito della Provincia. Leggo qui e lì le novità, le news… solo per inerzia vado nell’Home dei Servizi Sociali, clicco la pagina dell’avviso (per altro con un vago senso di colpa per star facendo una cosa abbastanza inutile) e trovo uno splendido NOTA BENE.

NOTA BENE.

N.B.

Si avverte che l’esatto inquadramento della figura di “ASSISTENTE ALLA COMUNICAZIONE SCOLASTICA” risulta essere “D1″ (e non D2 come indicato per un mero errore materiale di trascrizione).

……

………

ah, bè.

riapro il Patto di accreditamento e ritrovo il livello D2, non lo hanno cambiato.

QUINDI SE NON AVESSI AVUTO TEMPO DA PERDERE NON AVREI SAPUTO CHE C’E’ STATO UN ERRORE DI TRASCRIZIONE SUL MIO STIPENDIO!

Ah, bé.

Proprio carina la Provincia Regionale di Agrigento, capita a tutti di far errori, non lo capissi ma lo capisco, capita ai migliori figuriamoci se non capita all’interno della Provincia Regionale di Agrigento.

Ora è vero che quando si è furiosi si perde il lume della ragione e allora io, spento tutto, chiederei e per l’équipe invece no? LORO invece si tengono il loro aumento? O bisogna che lo si scriva sui giornali perché in Provincia si sappia che è stato dato un aumento anche ai componenti dell’équipe??? Sappiatelo: dal livello E passano al Livello E2. Spunterà un altro NOTA BENE?

E l’aumento per le COOPERATIVE che passano da un “comprensivo di un 2% quali spese generali e organizzative e del 4% di IVA se dovuta” ad un “a cui vanno aggiunti il 2% quali spese generali e organizzative e il 4% di IVA se dovuta” un altro nota bene o LORO l’aumento se lo tengono?

… e l’assistente domiciliare PURE LUI si tiene l’aumento? Nessun NOTA BENE?

Ah, bé, veramente carini lì in Provincia, giusto a conferma del fatto che stanno attenzionando le condizioni di lavoro delle Assistenti alla Comunicazione, davvero carinicarini a non fare nemmeno uno straccio di comunicato stampa, che volete che sia, da una busta paga di 8,64 euro passare a pochi centesimi di più mica avrebbe cambiato la vita a nessuno quindi… nessun rispetto, giusto un trafiletto.

Quanto mi potrei  beccare se mandassi a quel paese la Provincia Regionale di Agrigento?

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Lingua Italiana dei Segni. 14 ottobre. Agrigento c’è.

All’appuntamento dell’Ente Nazionale Sordi è venuto chi ha potuto, considerato che si tratta di un giorno feriale. Rappresentanze di sordi, familiari di sordi, operatori. Lì a ridere e segnare, uniti dalla lingua più bella del mondo: la lingua dei segni.

Cinzia viene per la prima volta con noi, ha paura, è intimidita e per una volta è lei, udente, che deve scontrarsi con l’isolamento di chi non conosce i modi della comunicazione; l’aiutiamo, le presentiamo qualche sordo, la prendiamo in giro con affetto e nei suoi occhi la determinazione ad imparare, a non sentirsi più esclusa.

Ho iniziato lo studio di questa lingua dopo i 40 anni e con tutta la mia buona volontà sarò sempre una segnante da perdonare, anche se tra tutte le lingue straniere studiate quella dei segni è l’unica con la quale riesco davvero a comunicare con i madrelingua. Immagino sia perché i sordi leggono anche il labiale e i miei segni… in realtà sono solo un appoggio se non un mero esercizio a cui, con pazienza e disponibilità, i sordi mi fanno accedere. leggo i segni “tranquilla”, “piano piano”, “si vede tu volontà” e quando segnano “volontà” il segno è lento, morbido, come il timbro di una voce che ti rassicura ed è un’emozione strana riuscire a sentire il timbro di una voce segnata, l’anima che si intravede dalle mani e, attraverso gli occhi, arriva al cuore.

Comunico. E mi sforzo di imparare e comunicare nel rispetto dell’identità altrui, i volti si illuminano, i giovani sordi e gli anziani sono felici di guardarci e confrontarsi con noi, con questo nuovo esercito di persone che desidera comunicare.
Si è già capovolto il mondo e noi udenti impacciati, ignoranti, timorosi cerchiamo approvazione, vogliamo dire, qualunque cosa, ma che sia l’inizio di un dialogo tra me e te, non un sordo qualunque con cui segnare, una persona da conoscere.

Antonella ha il cuore grande dei volontari, trattiene la commozione, sa che non è lì solo per incontrare persone ma anche per lottare contro una discriminazione che ha radici nella storia dei secoli, siamo vicini a vincere, siamo vicini a abbattere i muri dell’isolamento, serve però l’aiuto di ciascuno di noi, anche di chi non ha mai pensato a come sia difficile essere sordo in ogni istante della giornata, 24 ore su 24, in un mondo a misura di udente.

Iniziano i racconti segnati, R. diventata sorda a 5 anni, in un istituto non italiano ha imparato di nascosto i segni, gli insegnanti le trattenevano le mani, doveva usare la voce. Un anziano ricorda lo stesso trattamento ricevuto in istituto, segnano, le mani trattengono la velocità, sanno di dover segnare piano piano per darci possibilità di capire, segnano di anni lontani e difficili, di imposizioni, i racconti finiscono tutti con un pensiero per i bambini sordi, che vengano risparmiati da tutto quello che hanno sofferto loro.

14 ottobre 2010, ad Agrigento la lingua dei segni è già una realtà condivisa.
Che il Parlamento Italiano adesso ne prenda atto.

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Studenti sordi: conseguenze dei ritardi dei servizi.

In fondo parlare di delibere, ricorsi, sentenze, controdelibere e quant’altro è spostare il discorso da quello che più conta: l’utenza. Così chiamata tra i professionisti del settore.

L’utenza, altrimenti chiamati disabili sensoriali, sono bambini sordi e ciechi della Provincia di Agrigento a cui, ancora per una volta, non è garantito il servizio di assistenza alla comunicazione e scoslatica che compete all’Ente provinciale.

I bambini sordi assistiti dalle assistenti alla comunicazione traggono da questa assistenza ausili per l’integrazione e l’apprendimento, senza l’assistente alla comunicazione trovano ostacolo spesso insormontabili per seguire e comprendere le singole unità didattiche.

I bambini sordi hanno diversi tipi di difficoltà conseguente alla disabilità: da un lato non sentono la proposta didattica, dall’altro la stessa proposta didattica è strutturata sui modi di apprendimento tipici della comunità degli udenti: il verbale.

La difficoltà superiore a tutte è la però la difficoltà o l’impossibilità a comunicare con chiunque.

L’assistente alla comunicazione fa sostanzialmente da mediatore linguistico fornendo, allo stesso tempo,  agli insegnanti curriculari e di sostegno e ai compagnetti gli strumenti per avere una comunicazione di base, spiegando ad esempio che occorre porsi frontalmente al bambino sordo, non coprirsi la bocca con le mani, non alterare la bocca scandendo troppo le parole, lasciare che la fonte di luce sia sempre alle spalle del bambino che altrimenti verrebbe abbagliato rendendo più difficile la labbiolettura.

Se il bambino utilizza la lingua dei segni l’assistente alla comunicazione deve fornire gli elementi di base della lingua dei segni.

Per la didattica, di cui l’assistente alla comunicazione (sulla carta) non si occupa, deve elaborare mappe concettuali degli argomenti trattati e adattare i testi. L’adattamento dei testi è possibile quando si ha la conoscenza approfondita del vocabolario di base del bambino sordo, che non sente e non ascolta i cartoni animati, i discorsi dei grandi, che non ha cioè l’ascolto passivo. Tutte le parole che conosce sono quelle che gli sono state spiegate, nessuna di più. Non è capace, come i bambini udenti, di comprendere il senso di una frase anche se non conosce una parola perché non ha la ricchezza di sinonimia dei bambini udenti e il relativo allenamento alla sinonimia, alla decodifica del significato dentro il contesto.

I bambini sordi possono comprendere ogni cosa se viene loro spiegata adeguatamente, ma nel contempo devono fare una cosa di più rispetto ai loro compagnetti: devono acquisire una lingua che non sentono, in cui non sono immersi.

I bambini udenti acquisiscono l’italiano naturalmente, a scuola ne studiano le strutture.

I bambini sordi imparano l’italiano e i processi della comunicazione solo se adeguatamente stimolati.

L’assistente alla comunicazione supporta questo apprendimento, sia a casa che a scuola.

Si inserisce cioè nella costruzione delle competenze linguistiche, per tale motivo non è un interprete ma un mediatore e un educatore allo stesso tempo. L’interprete invece opera in presenza di uno studente che ha una competenza linguistica nella lingua dei segni, generalmente nelle scuole superiori.

Allora cosa comporta il ritardo dell’assegnazione dell’assistente alla comunicazione per i bambini sordi?

Difficoltà di integrazione nel gruppo classe, isolamento, ritardi nell’acquisizione delle competenze a cui sono rivolte le lezioni degli insegnanti. Significa danno psicologico, demotivazione, senso di non appartenenza.

C’è il sostegno, vero, per sempre meno ore e sempre con una formazione generalistica sulle disabilità.

Le assistenti alla comunicazione si sono formate con almeno 900 ore di corsi specifici sino a 1300 ore)  in cui studiano la minorazione fisica, il danno all’organo e le conseguenze che questo comporta, cioè la disabilità. Ma studiano soprattutto i meccanismi dell’apprendimento su canali visivi. Per questo una parte delle assitenti alla comunicazione della nostra provincia richiede a gran voce che siano tutte adeguatamente formate, comprovando questa formazione con titoli ed esperienza.

All’interno delle scuole i bambini sordi soffrono per l’impossibilità di essere al passo con gli altri, vengono etichettati come iperattivi e non si comprende che un bambino sordo ha necessità di muoversi e cambiare visuale per avere un minimo di comprensione di quello che gli accade attorno, etichettati come aggressivi perchè non se ne stanno buoni buoni dentro la loro bolla d’aria e di isolamento.

Pochi mesi di ritardo e i danni a livello scolastico sono fatti: indietro con i programmi che tutta la classe invece segue, devono poi rincorrere gli altri senza mai raggiungerli perché non c’è una proposta didattica che sia loro conforme. Il bambino sordo comincia a pensare di essere stupido. Sa già che è diverso. La buona volontà non è sufficiente, laddove pure si trova, se non si hanno gli strumenti per affrontare le situazioni, nessuno dice che dentro tutte le scuole agrigentine i bambini sordi sono gettati in un angolo e crudelmente lì lasciati a soffrire, ci sono insegnanti e compagni che se ne prendono cura, che fanno quel che possono per mitigare la durezza della situazione.

Ma questo va bene in una scuola che non garantisce l’accesso all’istruzione, la possibilità di acquisire competenze, di procedere lungo un iter scolastico finalizzato al conseguimento di un titolo di studio professionalizzante e di qualità.

 Pochi mesi di ritardo e i danni scolastici e psicologici diventano difficilmente recuperabili.

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Agrigento: per le famiglie dei disabili nuovi ricatti.

Lo so, martello. d’altra parte aperto il calciomercato delle Assistenti alla Comunicazione è ovvio che si sarebbe aperto anche quello delle famiglie. Ma sin tanto che si fanno offerte di servizi aggiuntivi e migliorativi bene, chi dice nulla, le famiglie sono in grado di comprendere se poi verranno davvero offerti o se si tratta della solita promessa su carta.

Avevo promesso il post sulla libertà di scelta delle famiglie rispetto alla Cooperativa Sociale accreditata. Eccoci.

Le solite dovute premesse:
il sistema di accreditamento è stato introdotto ad Agrigento da pochi anni, prima si procedeva per gara di appalto, ma dietro ricorso vinto dalle cooperative sociali la Provincia ha optato per un sistema di accreditamento di cui ancora non è chiara la leggittimità.
Funziona così: la Provincia Regionale di Agrigento ogni anno mette a disposizione delle famiglie dei disabili sensoriali un elenco di cooperative sociali che hanno ottenuto l’accreditamento presso la Provincia stessa, le famiglie quindi si recano all’Assessorato per le Politiche Sociali e, dopo aver letto le Carte dei Servizi di ciascuna, scelgono.

Alcune famiglie vociferano che non c’è una vera libertà di scelta, che sono costrette a scegliere alcune cooperative seppure poi non c’è il riscontro della qualità dei servizi.
Sino ad oggi non mi era chiaro come mai questo vociferare.

Finalmente però ho capito.

Ponete, ad esempio, che per un anno abbiate scelto una cooperativa piuttosto che un altra. Ponete che vostro figlio abbia avuto una terapia logopedica da parte di un logopedista. Ponete che poi, l’anno successivo, per motivi non attinenti alla terapia logopedica decidiate di scegliere un altra cooperativa. E che la logopedista vi informi che ha un “contratto di esclusiva” con la cooperativa che volete lasciare.

A questo punto il dilemma è serio: cambiate cooperativa e logopedista o restate con la cooperativa e almeno avete la stessa logopedista?

Dilemma uguale si è presentato a quelle famiglie che hanno ricevuto dall’assistente alla comunicazione la stessa regola: io resto con la cooperativa dello scorso anno, se tu ne scegli un altra non ti seguo.

Tutto ciò perché non ci sono regole chiare, da nessuna parte la si guardi.

Quello che questo sistema ha creato è una totale assenza di regole, l’apoteosi del clientelismo e della politica della concessione di favori.

Tutte le parti più debili prese dalla morsa di chi dovrebbe garantire diritti e servizi.

L’ex Assessore alle Politiche Sociali (non facciamo finta di dimenticare chi ha ben lavorato) aveva avviato un confronto serio con tutte le parti in causa, la Vecchia Delibera da lui proposta non era certo il meglio a cui si poteva pervenire, ma aveva quanto meno tentato di avviare una fase sperimentale ed un monitoraggio serio. Nella fretta e nel continuo assalto di tutte le parti coinvolte aveva comunque iniziato un percorso per l’ottimizzazione delle risorse.

Se vogliamo niente di particolarmente eccezionale, un primo passo, ma almeno verso la direzione giusta.

Adesso nel silenzio delle Istituzioni e nella rinnovata lontananza con tutte le parti in causa si sguinzagliano i ben guidati operatori per attivare le procedure di limitazione della libertà di scelta delle famiglie: contratti di esclusiva.

Non so se sia lecito, le famiglie non hanno intenzione di denunciare pubblicamente questi fatti gravissimi, immagino che però da qualche parte ci sia una normativa che impedisca i “contratti di esclusiva” per gli operatori “prestati” alle cooperative.
Non si dovrebbe dimenticare, infatti, che l’assistenza ai disabili è di competenza dell’Ente Provincia che si avvale della collaborazione delle Cooperative sociali, ma che dovrebbe rispondere in prima persona dell’applicazione delle politiche dell’inclusione. La terapia logopedica rientra nei servizi migliorativi che le Cooperative offrono all’utenza, ma è chiaro che si tratta di uno dei punti di forza in quanto, trattandosi di disabilità sensoriali, è fondamentale per i bambini.

Per quanto riguarda l’assistente alla comunicazione la famiglia, grazie ad una sentenza del Consiglio di Stato che riconosce la continuità educativa rispetto all’assistente alla comunicazione, potrebbe mettere con le spalle al muro la cooperativa che decidesse di dare un nuovo assitente per “contrasti” sopraggiunti con il precedente. (sentenza di cui, però, le famiglie non sono informate)
Ma per la logopedia?

E’ lecito che ci siano operatori delle politiche per l’inclusione che dichiarano di avere contratti in esclusiva?

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Lingua Italiana dei Segni: il 14 ottobre tutti presenti!

protesta mancata approvazione Lingua Italiana dei SegniMobilitazione nazionale per riconoscimento legislativo della Lingua dei Segni

L’ENS annuncia una mobilitazione nazionale per chiedere l’approvazione del Disegno di Legge sul riconoscimento della Lingua dei Segni, bloccato da quasi un anno in Commissione Bilancio al Senato, pur avendo ottenuto, su unanime richiesta delle forze parlamentari, l’accelerazione dell’iter legislativo in sede deliberante.

Il 14 ottobre 2010 vi saranno presidi dell’ENS presso tutte le Prefetture italiane ,mentre lo stesso giorno a Roma, una rappresentanza di sordi si troverà dinanzi la Commissione Bilancio del Senato per chiedere lo sblocco del provvedimento.

“I Sordi italiani sono stanchi”, afferma il Presidente ENS Ida Collu, “di attendere ancora il riconoscimento di un sacrosanto diritto, che non comporta oneri a carico dello Stato e che oggi è riconosciuto anche dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia il 3 marzo 2009 con la legge n. 18.

Questa volta non ci accontenteremo di rassicurazioni o false promesse e la nostra mobilitazione si protrarrà a oltranza, fino a quando non verrà sbloccato l’iter legislativo del provvedimento”.

Ad Agrigento la Lingua Italiana dei Segni sta affasacinando sempre più giovani grazie ad uuna capillare diffusione di corsi di formazione professionale, oltre ad essere una prospettiva di lavoro (cosa che nella nostra provincia non ha importanza secondaria) è una lingua che attiva modalità comunicazionali diverse da quelle a cui siamo abituati a confrontarci, che ha un forte impatto sulla qualità della vita dei sordi che rischiano, finalmente, di incontrare in ogni luogo persone con cui scambiare quattro segni, a cui chiedere un informazione, togliendoli finalmente dall’isolamento a cui per secoli sono stati costretti.

La Lingua dei segni ha finalmente ottenuto diritto di esistenza, sancito da quello che è stato il suo più grande nemico, il Congresso internazionale degli educatori per Sordi, che lo scorso 22 luglio ha finalmente rigettato le tesi del Congrasso di Milano del 1880! (Mille ottocento ottanta, non è un errore)

L’iter per il riconoscimento della lingua italiana dei segni sta però avendo ingiustificabili ritardi, nonostante la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ne faccia espressamente richiesta (Convenzione ratificata dall’Italia con Legge n. 18/2009)

Per tale motivo… tutti insieme giorno 14 davanti la prefettura di Agrigento! Assistenti alla comunicazione, familiari, Sordi, operatori, ma anche operatori del turismo, della pubblica amministrazione, dell’informazione accessibile e tutti coloro che sentono di appartenere alla società dell’inclusione!

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Agrigento: disabili & delibere

tamburo con bacchette

Rullo di tamburo:  da giorno 5 Ottobre  c’è  La   Delibera   -    che chiameremo la Nuova Delibera   -   che sostituisce la   delibera    –    che chiameremo la Vecchia Delibera   -     per  l’ Accreditamento  degli  enti gestori il servizio di  assistenza scolastica ai disabili sensoriali.

La Vecchia Delibera (Delibera di Giunta n.35  del 14 giugno 2010) poneva un limite numerico agli utenti assistibili da ogni singola cooperativa: n° 25 per ciascuno, yuppidoo, lavoro per almeno 20 cooperative sul territorio agrigentino. Invece che per le solite Due.

Facciamo nomi e cognomi ché ci capiamo meglio: Unione Italiana Ciechi sezione di Agrigento e La Città del Sole Coop Soc di Catania. Nel 2008 erano un’Associazione Temporane a di Impresa, il Presidente dell’una, Prof. Morreale, il Presidente dell’altra Avv.  Novello, oggi consigliere regionale dell’Unione Italiana Ciechi.

C’è da fare un importantissima premessa: sono le famiglie che scelgono a quale cooperativa affidare il proprio figlio, se le due cooperative detengono il 90 % del servizio significa che il 90% delle famiglie le scelgono liberamente .
Che poi le famiglie dei ragazzi sordi scelgano per i propri figli di fare riferimento ad una cooperativa gestita dai ciechi son cose che sfuggono all’umana comprensione, ne prendiamo atto e non indaghiamo oltre… anzi sì, nel prossimo post spiegheremo i meccanismi della “libertà di scelta” delle famiglie agrigentine.

La Vecchia Delibera motivava tra le criticità della gestione le lamentele dei genitori.

La Vecchia Delibera è stata però impugnata dalle Due Cooperative con un ricorso al TAR Sicilia che pare ma non è certo, si sia espresso con una pronuncia che nega il carattere di urgenza alla questione e asserirebbe che il numero di 25 va rispettato per tipologia di servizio, seppure le cooperative possano iscriversi alle tre sezioni di servizio di fatto potendo gestire 25 utenti sordi a scuola, 25 utenti sordi a casa e 25 utenti ciechi a casa.

Da allora si attende la decisione della Provincia, ché uno si aspetta sia “nel frattempo cominciamo poi si vede”…. Invece il servizio tarda, la Provincia tace, le lavoratrici vengono tutte licenziate, le famiglie scelgono se appoggiare o non appoggiare le Due Cooperative, le lavoratrici fanno vertenza per licenziamento illeggittimo, le volontarie iniziano il servizio nei casi in cui le genitrici (questo è un mondo molto femminile…) premono perché il ragazzo non venga trascurato, le assistenti alla comunicazione lapidano le volontarie, le volontarie lapidano i dirigenti scolastici che non accettano il volontariato, i bidelli telefonano alle genitrici per far restare il figlio a casa ché non c’è l’insegnante di sostegno e nemmeno l’assistente alla comunicazione, le mamme telefonano alle associazioni di volontariato e si rifiutano di rilasciare interviste ché poi mio figlio deve restarci lì dentro, i ragazzi cominciano a soffrire della mancanza dell’assitente alla comunicazione e accumulano ritardi, i 10 della scuola elementare diventano una sfilza di 5 e 6, i 6 delle superiori diventano una fila ben ordinata di impreparati.

Il sistema dell’accreditamento ha creato guasti profondi in un settore di delicata gestione, e i lavoratori del settore, quelli che giornalmente fanno i conti con la dura realtà della disapplicazione della Legge 104 e della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, quelli pagati  8euroe64centesimi l’ora  a fronte di un impegno di spesa di 17,98 euro da parte della Provincia Regionale di Agrigento, questi lavoratori vanno ascoltati e riconosciuti e tutelati. Magari proprio in tempi di Delibere… prima, però, di deliberare.

E messi dalla politica, dalle cooperative, dalle famiglie e dalle scuole in condizione di lavorare serenamente.

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Scuole Agrigento: volontari sì volontari no

Succede anche questo.
Succede che non essendo avviato il servizio di assistenza scolastica e domiciliare per i disabili sensoriali della Provincia di Agrigento le associazioni si sono attrezzate con il volontariato.
E succede che un paio di dirigenti scolastici non ritengano necessario la volenterosa attività dei volontari.
cosa volete mai che sia qualche mese di ritardo?
Io un sospetto ce lo avrei.
Piccolo.
Niente di serio.
Ma.
Ma non è che questi illuminati dirigenti non capiscano nulla di disabilità, programmazione, assistenza scolastica, assistenza domiciliare e quindi inutile tentare di parlare di inclusione, integrazione, apprendimento cooperativo, sviluppo delle potenzialità, ICF?
No, perché altrimenti non mi spiego come mai abbia dovuto fare il palo a questi dirigenti scolastici manager della super scuola dell’autonomia in cui l’unica autonomia non considerata è quella dei ragazzi con disabilità sensoriali.
Ops, scusate… per disabilità sensoriale si intendono, per onor di esattezza, bambini ciechi, bambini sordi, ragazze e ragazzi ciechi e ragazze e ragazze sorde.

Per i quali, stando ai loro dirigenti scolastici, un paio di mesi di sano isolamento dal gruppo classe e dal contesto didattico non può che far bene! Suvvia, signori, c’è mica qualcuno che prende sul serio la possibilità che i disabili sensoriali abbiano un percorso scolastico serio, reale, efficace ed efficiente (quanto piacciono queste vuote parole!)?
Per i ragazzi che non vedono e non sentono come gli altri sino alle medie ci sono gli insegnanti accondiscendenti e dopo per tutti il differenziato è servito!

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