Probabilmente chi legge questo blog mi è affine, quindi inutile star a dirci dei diritti negati, del razzismo, della dignità delle persone indipendentemente da colore, sesso, religione e quant’altro.
Un bagno di realtà in cui difficilmente ci si immerge, questa la sensazione dentro al corteo, una realtà soffocata, negata, come essere proiettata in una apartheid di casa nostra, come sentirsi in un altro tempo, in un film.
Mi è capitata spesso a Verona, il primo anno, quando ho scoperto la realtà del mondo operaio, quel mondo che secondo gli intellettuali non esiste più… ridicole analisi o piuttosto il solito tentativo di alterare l’informazione: negare l’esistenza, negare l’esistenza è uno dei crimini maggiori che vengono sistematicamente perpetrati nella nostra civilissima Italia…
Leggo Gomorra di Saviano, dalla mezzanotte alle due di notte, orario insolito ma è uno dei libri più difficili che mi siano mai capitati tra le mani, ad ogni pagina devi ridisegnare la realtà, uno sforzo di assimilazione, di immaginazione, fa male come pochi libri ed è disperante, assolutamente disperante.
Riflessioni slegate.
Mettere tutto insieme è difficile solo in apparenza perché dicono tutte la stessa cosa: veniamo trattati da deficienti. I giornali, i telegiornali, i politici, gli analisti, i tuttologi… nessuno ci dice del mondo che viviamo, sono tutti tesi a costruire menzogne, menzogne e solo ed ancora menzogne.
Anche ad essere costantemente attenti ed informati non si riesce ad avere la visione esatta della realtà.
Occorrono voci coraggiose, mai come in questi anni occorre avere coraggio e fare scelte difficili, mettere in gioco tutta la propria vita, aprire gli occhi e cercare di vedere davvero dove siamo e da chi siamo usati come carne da macello.
Disperante, questa la sensazione, che non si possa più intervenire, che si sia andati oltre, che nessuno possa far nulla se non chiudersi dentro la propria esistenza e fingere, fingere che sia la migliore possibile.
Mi sono chiesta perché solo pochi sembrano leggere la realtà per quella che è, non ho risposte, so invece i meccanismi del “non mi riguarda” “lo fanno tutti” “devo sopravvivere”. I compromessi li ho accettati anch’io, capisco il compromesso, capisco che il confine è soggettivo, che ciascuno di noi ha bisogni ed egoismi. E scivoliamo con tutte le nostre giustificazioni negli ingranaggi di chi ci manovra, di chi ha il potere di far lievitare i bisogni e gli egoismi.
Conosco le difficoltà di chi spende parte di sé per la costruzione di una realtà più vivibile, il dover convivere costantemente con la propria idiozia conclamata, con la consapevolezza di essere quasi invidiati per il coraggio… quasi… e indicati ad esempio negativo per i propri figli, “non vorrai far la fine di…”, “cosa ci hai guadagnato?” In genere nulla, si perde, si perde quasi tutto eccetto la stima in se stessi ed è poca cosa, non ci prepari un pranzo, non ci paghi un affitto.
Ma da un anno a questa parte ho una consapevolezza diversa: sono questi idioti a migliorare il mondo, sono queste vite sprecate ad inseguire gli ideali, senza mai riconoscimenti, senza mai soddisfazioni. Consapevolezza che tutto ci riguarda da vicino, anche i problemi che ci appaiono più distanti sono invece dentro le nostre giornate, dentro le nostre decisioni, nella scelta delle amicizie, del tipo di lavoro, del compagno di vita.
Ogni singola azione di ogni singola giornata incide sulla vita di qualcun altro, può sembrare banale ma per me è una specie di rivelazione, niente è per qualcun altro, tutto quello che faccio lo faccio per me. Sono migrante, non ero a manifestare solidarietà a nessuno, sono perte di quelle persone che volentieri si farebbero rimandare a casa se solo la finissero di tenere in sottosviluppo quella casa. Nessuno lascia casa propria a cuor leggero, la propria terra, i propri affetti, la propria storia, le proprie radici, “mandateci a casa” avrei voluto urlare, se non ci volete siamo d’accordo, nemmeno noi vorremmo star qui, mandateci a casa, vi prego… smettete di sfruttare i due terzi del mondo per il vostro vuoto benessere, smettete di calpestarci, smettete di allearvi con i regimi militari legali ed illegali. Lasciateci vivere a casa nostra. Ma dal corteo un unica parola “Libertà!”. “Libertà!”. Italia 2008. Apartheid.
Impossibile, ormai siamo stati sfrattati, bastonati, umiliati e come pezzenti veniamo ad elemosinare lavoro e dignità. Siamo coraggiosi, siamo pronti a dimenticare il dolore che quotidianamente ci attenaglia, siamo pronti a ricominciare, a tentare di avere una vita qualunque, un qualunque futuro per i nostri figli e invece… invece siamo scacciati, sempre e sempre e sempre cittadini di serie B. Siamo.
Disperante. E così penso che quando si raggiunge la disperazione ci sono solo due strade: soccombere o ribellarsi. Diventare pazzi per il senso comune, la pazzia di chi non ha più nulla da perdere, di chi puoi solo togliergli la vita e finalmente gli avrai preso tutto, è la scelta di Saviano, quella di usare le parole per combattere i burattinai, di chi sa che ci sono rimaste solo le parole, nient’altro, solo l’ultimo stupido tentativo di raccontare la realtà a chi non vuole conoscerla, a chi non vuole guardare, a chi “non mi riguarda”.