La possibilità.

Siamo praticamente ammutolite dopo aver visto Che tempo che fa

Quelle notizie che nemmeno val più la pena, che Schifani sia un amico di mafiosi è riportato su Wikipedia tanto è dato oggettivo. [nota: il giorno successivo alla pubblicazione di questo post la voce "Renato Schifani" in wikipedia è stata modificata e Schifani non è più oggettivamente amico di mafiosi...]

Commentiamo, io e Mononoke, poi di nuovo affrontiamo l’argomento che da qualche giorno non riusciamo a districare.

Il pericolo del mio rientro in Sicilia con la testa che mi ritrovo, si potrebbe riassumere così.

Pericolo che Mononoke adesso sente più vicino, ho iniziato ad interessarmi alla vicenda del rigassificatore della Valle dei Templi, caratterizzata anche questa vicenda da un’assenza di informazione, come se fosse un dettaglio ininfluente che accanto ci sia un’Area Archeologica sotto tutela Unesco.

Ne parlo a Verona, sorrisi: è una delle solite vicende siciliane, non sarebbe mai successo in un altro luogo. Ancora una volta la sensazione che per sempre la mia origine mi renderà “diversa”, il marchio delle vittime che mai si ribellano, che tutto subiscono, che non hanno consapevolezza dell’essere cittadini.

Cerco appoggio morale: mi batterò perché non avvenga questo scempio e i volti cambiano, diventano tesi, si legge l’affetto e la preoccupazione.

Mononoke. Mononoke ha l’esatta percezione delle mie parole e si preoccupa. Sa che Gian Joseph Morici ha già ricevuto due minacce di morte, Gian Joseph Morici si oppone anche facendo informazione .

Mononoke. Spiego, non mi giustifico, spiego perché tornare nella mia terra significa chiedermi come ci tornerò e spiego la mia scelta, maturata da mesi, la scelta di combattere per la legalità. Carlo con una frase mi blocca per giorni, “persone come voi” ed io non saprei dire che tipo di persone, non c’è un tipo di persona, però forse c’è un tipo di rabbia. Non ho risolto, non so cosa dire, non dovrebbe esserci Carlo, Carlo non dovrebbe pensare che per fortuna ci sono altre persone che osano dire, Carlo dovrebbe chiedersi perché non si dovrebbe poter dire senza avere la sensazione che sia pericoloso… ma ha ragione lui.

E’ che non dovrebbe essere così. Non dovrei dover mettere in conto che se comincio a difendere la Valle dei Templi da una costruzione potenzialmente pericolosa potrei finire io stessa in pericolo. Non dovrei chiedermi se sono disposta ad affrontare un rischio di questo tipo, non dovrei pensare a come dirlo alla mia famiglia, a come inciderà sulla mia ricerca di un nuovo lavoro.

Invece devo interrogarmi e lucidamente chiedermi se sono disposta ad andare fino in fondo, fare i conti con la possibilità che “dire” diventi un’attività pericolosa. La possibilità.

La mafia si combatte con la parola, con l’informazione, la mafia vince quando riesce a far calare il silenzio, quando la verità diventa qualcosa di pericoloso, da cui è meglio stare lontano.

Non so se e quanta mafia ci sia dietro la vicenda del rigassificatore accanto alla Valle dei Templi, non so se sia davvero pericoloso tentare di difenderla, ma pensare preventivamente che sia meglio lasciar perdere perché potrebbe essere pericoloso… no, tanto vale non tornare nella mia terra se dovesse essere questo il mio modo di pormi.

Non mi sto giustificando, vorrei solo spiegare. Anche perché ho bisogno che se ne parli il più possibile e che salvare la Valle non resti un fatto di Sicilia.

No Laurea NO Lavoro

Ho evitato di parlarne fin ora, ma oggi ho un’incazzatura fuori dal normale perché non parlarne è una cosa, ma se te lo dico e lo ignori… allora qualcosa non va nei miei modi di comunicare:

sintesi:

la finanziaria 2008 impedisce le collaborazioni a contratto a chi non è in possesso di una laurea

risultato: io sono disoccupata.

Non ho una laurea, solo un diploma.

Che operi nel mio settore da sette anni (per enti diversi) non significa nulla: non ho una laurea di qualunque tipo, anche non attinente, altrimenti avrei potuto continuare.

Mille grazie al Governo che io ho contribuito a eleggere.

Mille grazie per la solidarietà che non ho ricevuto.

Mille grazie a chiunque non abbia sollevato il problema.

Mille grazie per averci cancellato.

Adesso continuate pure a fottervene, immagino non vi riguardi nemmeno di striscio.

http://www.funzionepubblica.it/ministro/pdf/Circolare_CoCoCo_10.03.08.pdf

Pubblicato in: on Aprile 9, 2008 at 1:11 pm Commenti (3)
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Ricorsi e reclami elettorali

Ho trovato una sentenza, non quella che cerco da giorni e che sia specifica sulla verbalizzazione dei reclami… ci sarà in giro, no? Continuo a cercare, intanto leggo della sentenza Tar Catania, 22 aprile 2006, n. 629.
Sintesi: i reclami sono una cosa i ricorsi sono un’altra.
I reclami riguardano quel che avviene nel seggio
I ricorsi riguardano la fase preparatoria delle elezioni.
Detto da una che non ha studiato giurisprudenza, sia chiaro.

Ma visto che chiunque stia promuovendo l’astensionismo con verbalizzazione non ha fornito una sentenza…. ne dò una io.

In questa si dice che per tutto quello che riguarda la fase preparatoria delle elezioni è competente l’Ufficio Centrale e si tratta di ricorsi.

La Camera invece ha competenza sui reclami che riguardano quanto avviene durante lo svolgimento delle elezioni.

Rifiutare la scheda è una cosa.

Chiedere che venga verbalizzato un dissenso politico è un’altra cosa.

Chiedere che sia verbalizzato una denuncia contro il sistema elettorale altra ancora.

1) rifiutare la scheda equivale a “non votare dentro la cabina elettorale”.

Prima fase: la tua scheda va a finire dove decide il Presidente di seggio, molto probabilmente tra le nulle che non andranno nell’urna. Verrai iscritto in una tabella e il tuo nome e la tua scheda nulla vanno all’ufficio elettorale e in tribunale.

2) Stabilito che non sei un votante e che la tua scheda è nulla… pretendi di mettere a verbale:

a) che nessuno ti rappresenta? NON E’ un RECLAMO.

b) che contesti le elezioni perché anticostituzionali? NON E’ LA SEDE. I RECLAMI CHE POSSO ACCOGLIERE RIGUARDANO LA GIORNATA ELETTORALE DENTRO IL SEGGIO. E se proprio vuoi saperla tutta ci sono già state 3 sentenze che sollevano un problema di legge elettorale e rimandano alle Camere di porre rimedio.

Occorre fare un RICORSO.

Se avete voglia… buona lettura.

Dal sito http://www.giustizia-amministrativa.it/ del Consiglio di Stato

al link: http://www.giustizia-amministrativa.it/documentazione/Cariola_Ammissione_liste_elettorali.htm#_ftn27

1. L’articolata e complessa sentenza del Tar Catania affronta il tema relativo alla tutela giudiziaria avverso le decisioni degli Uffici elettorali circoscrizionali e dell’Ufficio centrale nazionale riguardo le ammissioni di liste e candidature alle elezioni politiche. Il problema, sinora assorbito tra le pieghe dell’art. 66 Cost. e della sua applicazione, è divenuto di estrema rilevanza in occasione dell’applicazione del sistema elettorale introdotto dalla l. 21 dicembre 2005, n. 270, che ha profondamente riformato quello configurato a seguito del referendum elettorale del 18 aprile 1993. Nel giro di poche settimane, non a caso, a vari uffici giurisdizionali è stato richiesto di pronunciarsi sulla legittimità delle decisioni adottate dagli organi competenti ad intervenire in quello che il t.u. Camera (30 marzo 1957, n. 361, al titolo III) definisce il procedimento elettorale preparatorio.O ggetto del giudizio era, infatti, la lamentata esclusione di talune candidature da una lista ammessa, invece, alla recente consultazione elettorale per l’elezione della Camera dei deputati. Gli atti impugnati erano, quindi, talune decisioni dell’Ufficio centrale circoscrizionale e dell’Ufficio Nazionale Elettorale.

Sul problema le recenti ordinanze della Cassazione, SS.UU. nn. 8118-8119 del 6 aprile 2006, rese in occasione della decisione su un regolamento di giurisdizione, hanno affermato il difetto assoluto di giurisdizione sia amministrativa che ordinaria, sulla base del rilievo che, ai sensi dell’art. 87 del d.p.r. 30 marzo 1957, n. 361, la Camera pronuncia giudizio definitivo su tutti i reclami presentati all’Ufficio centrale elettorale durante la «sua attività o posteriormente» e che, quindi, appartiene «alla cognizione della Giunta per le elezioni della Camera stessa la convalida di tutte le operazioni elettorali comprese quelle di ammissione delle liste». La Cassazione ha accolto, in fondo, l’interpretazione più estensiva dell’art. 66 Cost. nel senso, appunto, che la competenza delle Camere ‘copra’ l’intero procedimento elettorale, compreso quello c.d. preparatorio relativo all’ammissione delle liste e delle candidature. La posizione della Suprema Corte risulta coerente con la concezione della prerogativa dell’art. 66 nel significato tradizionale di una convalida necessaria ed officiosa che si esercita su tutti i risultati elettorali, anche indipendentemente dall’esistenza di denunzie, ed in base al principio che considera sospetta ogni elezione [8].

Il Tar Catania ha preso decisamente le distanze da siffatta tesi, distinguendo tra le diverse fasi che compongono il procedimento elettorale e individuando riguardo gli artt. 22 e 23 t.u. Camera un momento o una dinamica giurisdizionale. Se si vuole, può dirsi che la sentenza in commento ha voluto introdurre un vero e proprio contenzioso elettorale distinto dalla verifica dei poteri [9], quest’ultima sì di esclusiva competenza parlamentare, mentre il primo risulta, per l’appunto, astretto alla logica giurisdizionale. L’indubbio risultato è stato alla fine quello di restringere l’ambito della tradizionale prerogativa parlamentare.

E’ questo – come si anticipava – l’esito più innovativo della decisione: secondo il Tar Catania l’art. 66 Cost. riserverebbe il controllo parlamentare ai soli titoli di ammissione di deputati e senatori, ma non conterrebbe nessun esplicito riferimento alle operazioni elettorali e meno che mai alla fase preliminare delle stesse. L’art. 87 del d.p.r. n. 361 del 1957, poi, limiterebbe la cognizione attribuita alla Camera soltanto alle «contestazioni, (al)le proteste ed, in generale, . . . (a) tutti i reclami», senza alcun riferimento anche ai «ricorsi», espressamente invece indicati dall’art. 23 quali modalità tipiche per eccitare il rimedio, altrettanto tipico, del giudizio sull’ammissione delle liste.

Da qui la ripartizione delle competenze, tra l’Ufficio centrale nazionale (al quale sarebbe riservato il giudizio sull’ammissione delle liste ex artt. 22 e 23) e la Camera, chiamata a pronunciarsi sui reclami (e non sui ricorsi) che caratterizzerebbero, anche per l’espressa terminologia utilizzata, soltanto la fase di scrutinio [27].

La sentenza avrebbe potuto fermarsi a tale conclusione, ma ha probabilmente avvertito che l’esito accolto circa il vincolo a carico del Parlamento esigeva di chiarire la natura dell’Ufficio centrale nazionale, al quale attribuisce non a caso «funzioni paragiurisdizionali ovvero giurisdizionali in senso proprio». La chiara preferenza del Collegio è «che si tratti di una sezione specializzata del G.O. chiamata a pronunciarsi, per utilizzare la condivisibile terminologia adoperata di recente dalla Giurisprudenza (cfr. Cass. SS.UU. n. 8119/06, cit.), su “posizioni giuridiche fondamentali che hanno rilievo” . . . nella “fase preparatoria delle elezioni (così il titolo III del T.U. sulle elezioni)». A questo proposito l’accostamento più immediato è stato con l’Ufficio centrale per il referendum, sempre istituito presso la Corte di Cassazione dalla l. n. 352 del 1970, e cui la dottrina prevalente riconosce natura giurisdizionale [28].

Lezioni di mafia (2) - corso base

In una qualunque realtà del sud chiunque conosce i nomi degli esponenti mafiosi che controllano il territorio, le indagini sono necessarie per trovare le prove, ma il potere mafioso non è occulto. I nomi delle famiglie mafiose sono conosciuti in quanto rivestono sul territorio un ruolo importante: regolano l’andamento della società sotto quasi tutti gli aspetti: commerciale, politico, salute ( il pizzo è di fatto una tassa sulla salute?… di certo la sanità meridionale è controllata e condizionata dalle organizzazioni mafiose), criminale (anche la microcriminalità è organizzata e supervisionata dalle mafie).

L’assioma è facile facile: chi dice che la mafia non esiste è un mafioso o un omertoso. Non c’è margine di errore.

Al nord la situazione è diversa, non è dato conoscere i poteri mafiosi locali, è una mafia che si comporta in modo diverso dalla mafia che conosciamo, che tiene al mantenimento della facciata di rispettabilità nel senso comune, non certo nel senso meridionale in cui “rispettabile” e “galantuomo” sono termini che nell’accezione popolare indicano uomini di mafia.

La mafia regna anche al nord. Significa che lo Stato italiano è debole, inquinato e che questa gravissima situazione italiana è in parte legata alla congiuntura e alle vicende mondiali, ma un’altra parte è causata dal potere mafioso.

Cominciare a prenderne atto, cominciare a individuare non solo nella cattiva gestione della parte politica avversaria (come siamo soliti fare) le cause di tutti i mali… forse non sarebbe una perdita di tempo.

Avendo deciso che per un po’ eviterò di parlare di politica (è duraaaa)…. mi sono trovata un’argomento alternativo: la mafia al nord.

Anni Ottanta - Novanta: Verona, la “Bangkok italiana”
Dagli inizi degli anni Ottanta oggetto di attenzioni criminali mafiose, nel giro di una quindicina di anni, Verona diventò un punto di snodo dei traffici di droga così cruciale da conquistarsi il triste soprannome di “Bangkok d’Italia”. A rendere la città scaligera una piazza strategica per il circuito del narcotraffico europeo contribuì in primo luogo la sua posizione geografica nevralgica, perché centrale lungo le rotte dell’est, del Mediterraneo e del nord Europa; in secondo luogo furono rilevanti gli accordi stipulati tra le mafie italiane e le associazioni criminali mediorientali, su tutte la mafia turca, per il passaggio attraverso gli stessi canali, oltre che della droga, anche di armi leggere e pesanti, di componenti per la fabbricazione di ordigni nucleari e di segreti dell’industria bellica.
All’interno di questo patto trovarono spazio numerosi soggetti, in gran numero incensurati e insospettabili, che, singoli o associati con altri criminali, si dedicarono allo spaccio al minuto dell’eroina turca, dell’hascisc e della cocaina colombiana che le organizzazioni siciliane, campane e calabresi fornivano loro, disinteressandosi completamente delle modalità di organizzazione del traffico e ritagliandosi invece ampi margini di utili.
Questo scenario davvero inquietante venne alla luce quando, dopo molti mesi di minuziose indagini, in data 14 giugno 1994, scattò a Verona, e contemporaneamente negli altri capoluoghi veneti e in tutta Italia, una vasta operazione delle forze dell’ordine che portò all’esecuzione di 183 mandati di cattura, di cui 66 in carcere. L’operazione “Arena”, che scompaginò le fila di questa rete di narcotrafficanti, fu possibile grazie allo sviluppo delle intuizioni investigative che furono alla base della famosa indagine avviata un decennio prima da Carlo Palermo, giudice istruttore di Trento, il quale, nello svelare i meccanismi e i retroscena degli scambi tra droga ed armi, individuò Verona tra le città coinvolte nel traffico.

da Omicron - Osservatorio milanese sulla mafia organizzata nel nord

“Benché, contrariamente a quanto si crede, la presenza economica della mafia nelle regioni settentrionali si sia sviluppata fondamentalmente al di fuori del capitalismo di borsa, i contatti e gli accordi con le imprese e i gruppi di prima grandezza testimonierebbero e spiegherebbero meglio sia le straordinarie capacità di pressione lobbistico-politica della mafia sul piano nazionale sia anche i condizionamenti visibilmente operati sul mondo dell’informazione anche al Nord.”La mafia al nord - di Nando dalla Chiesa

… i collegamenti portano a pagine rimosse? Lo so. Che farci?

Se avete voglia potete leggervi la relazione della Commissione Antimafia 2008 in cui è dato ampio spazio alle mafie del nord

Ancora riflessioni elettorali

E sarà sempre più dura, mancano due settimane e c’è spazio per altre considerazioni.

Oggi mi è stata inoltrata una mail interessante da Mononoke (conosciuta anche come “la fulminata sulla via del pentagramma”). Mi riporta l’articolo di Paolo Flores d’Arcais - da MicroMega che ha pubblicato anche sul suo blog…. la trovate qui

Il punto è: io non vado a votare e consegno l’Italia in mano a Berlusconi.

Ne sono consapevole, prendetevela pure con me, è quello attraverso cui si deve passare per ricostruire la sinistra italiana. Non credo che il PD sia fuori dalle logiche berlusconiane, non vedo nel PD la speranza di una politica anche solo vagamente di sinistra, la vedo molto, troppo democristiana.

La scelta è tra la destra e il centro? Ma lasciate stare il significato ideologico, non è quello, leggete in destra il liberismo più sfrenato e in centro il liberismo più inquinato. E’ questa la scelta? Spiacente, qualcosa di profondamente sbagliato dev’essere successo perchè in Italia c’è un terzo polo, identificatela pure con i comunisti, seppure non è Marx né Lenin il punto di riferimento, e questo terzo polo è destinato a morire soffocato dai casi di necessità. Comunisti che nella legislazione passata invece di fare i comunisti hanno fatto i solidali con il Governo, hanno votato di tutto pur di non consegnare l’Italia a Berlusconi…

Ognuno fa i conti col proprio carattere: io sotto ricatto non ci so vivere. Se ne fossi capace avrei avuto qualche soddisfazione materiale in più nella vita!

Se vince Berlusconi mammasantissima! E se vince il PD invece? Questo PD? Questo centro che va avanti per compromessi stiracchiati e che ovviamente resta immobilizzato dal non poter fare? Questo PD che ha un odore democristiano che scusate, è l’età, ha me risveglia solo brutti ricordi? No, io l’Italia la dò consapevolmente a Berlusconi. Che i centristi e i sinistri si facciano una bella doccia fredda di realtà, Berlusconi non è il demonio, non farà bene alla società averlo per 5 anni, ma forse si deve andare nella merd* per recuperare le facoltà di intendere e volere che la sinistra ha perso. E che Prodi sia l’ispiratore della sinistra italiana è da prendere una pistola e spararsi un colpo in bocca!

Se vince Berlusconi non è perché io non vado a votare, è perché la sinistra italiana non ha mantenuto la sua identità. Cazzetti del PD se il PD non vince, cominciamo a ridefinire meglio i confini. Se dovessi votare contro Berlusconi avrei votato PD, mi pare ovvio. Se avessi voluto votare un rappresentante delle mie posizioni avrei votato qualcosa a sinistra, ma senza l’idea di dover mandare in Parlamento qualcuno che tenesse alte le mie posizioni VISTO che nella passata legislazione NON sono state tenute in alto affatto.

Scurdammocce ‘o passato? E’ perché ce lo scordiamo troppo spesso il passato che siamo a questo punto!

Non è una questione di coscienza, è una questione di costruire il futuro con atti nel presente: non voto perché ritengo che solo negando il voto alla sinistra la sinistra si chiederà seriamente cosa vuol fare da grande e con chi vuol stare, se col popolo o con le poltrone.

Non voto perché negli ultimi 15 anni ho votato per il male minore e si parlava di dimensioni anche notevoli per essere considerate “minori”… e non mi pare di aver ottenuto né l’indebolimento del baubauBerlusconi né una società anche vagamente migliore di quella di 15 anni fa. (sempre che l’ondata di oscurantismo e ignoranza non la si voglia considerare miglioramento…)

E’ una società peggiore. Il malaffare e il malcostume ha lasciato le sue nicchie e ha infettato regioni e apparati, il malaffare e il malcostume è l’unica cosa veramente trasversale ad ogni gruppo e lo dico perché ci sono stata dentro, non perché non ho altro da dire stamattina! E chiunque c’è stato dentro, se è minimamente onesto, sa che i compromessi a cui è scesa la sinistra italiana hanno distrutto la sinistra italiana.

E morire democristiana votando il PD non è nelle mie ambizioni, non lo era 20 anni fa quando essere comunista in Sicilia non era esattamente una scelta intelligente, non lo è oggi.

Votare per il male minore fa parte della logica della scelta tra due mali, spiacente, fate voi, scannatevi per l’osso, imbarbaritevi per evitare di finire a vivere dentro una macchina, ad avercela la macchina, mentre Berlusconi e Prodi giocano a chi ce l’ha più grosso.

L’Italia a Berlusconi l’avete consegnata voi già da tempo, ma se volete prendetevela pure con me.

Pubblicato in: on Marzo 28, 2008 at 10:13 am Commenti (9)

Dossier HPV

Stavo rispondendo ad un altro commento sul vaccino, sono ormai oltre 50 i post che questo blog gli ha dedicato, ho diverse richieste di commenti, articoli (altri blog eh, siamo in questo mondo) e continuo a declinare per “motivi personali”.

In realtà sto preparando un blog totalmente dedicato al vaccino contro il Papilloma Virus, volevo tenermi la notizia per me… sai mai che qualcuno si svegliasse e mi rubasse l’idea… ?

Sai mai che qualcuno si svegliasse e mi rubasse l’idea… bene: sto preparando un dossier completo sulla vicenda vaccino HPV, tutta la controinformazione che in Italia non è passata, l’arrivo del vaccino nella sua fase di sperimentazione 5 anni fa, gli istituti coinvolti, tutto quello che una non giornalista può recuperare dalla rete.

Non è facile, sono una blogger, ma visto che nessuno ha risposto al mio appello mi tocca far da me, dopo chiaramente chiederò a tutta la rete di diffonderlo e i media italiani e i giornalisti italiani dovranno ammettere che non ne sanno nulla della più imponente e controversa vaccinazione della storia in assenza di epidemia. 

Vorrei ricordare che stiamo parlando del vaccino che non piace ai cattolici, per capirci e questo è quanto spacciano per informazione: è vero che il vaccino non piace ai cattolici (quelli a cui non piace nemmeno il presevativo, per intenderci) ma la controversia di cui questo blog si è occupato è sul piano scientifico, riguarda l’efficacia e coinvolge enti universitari di tutto il mondo.

Quindi… si sa mai che qualche giornalista mi rubasse l’idea.

Per il Bene Comune e il Partito Umanista

Qualche giorno fa avevo dichiarato che se avessi votato avrei votato la Lista di Rossi, per il Bene Comune. Ritiro l’adesione, la ritiro amareggiata e spero che questo post sia utile a sollevare un problema di eticità all’interno della lista e se no… comunque che chiunque ha letto il precedente post fidandosi del mio giudizio tenga conto che anch’io posso sbagliarmi (persino spesso)

La lista del Bene Comune nasce da Rossi e Montanari.

Sono tre soggetti di cui forse non sapete:

Il Bene Comune è un movimento che rimanda a Giulietto Chiesa, ma il movimento ha già preso le distanze da Rossi che però è leggittimato ad usare la dizione Bene Comune (autorizzazione qui sottolineata da Giulietto Chiesa)  - QUI la discussione tra il Movimento e la Lista. Copio e incollo:

<< Siamo l’Associazione Movimento per il Bene Comune - Onlus costituitasi formalmente- con rogito notarile - il 29 Novembre 2007, abbiamo la sede a Grosseto in via Adda n. 62; abbiamo Statuto , Documenti Fondativi e Logo registrati e codice fiscale.

Abbiamo appreso casualmente della vs. presentazione come lista civica nazionale, che, guardacaso, ha lo stesso ns. nome ed un logo che fin troppo somiglia al ns.!!

Onde evitare spiacevoli inziative che sicuramente inficierebbero la reciproca azione politica, ma che si renderebbero indispensabili per tutelare la ns. associazione, iscritti e simpatizzanti e le idee che stiamo portando avanti, Vi invitiamo a fornire tutti i chiarimenti necessari, utilizzando il ns. indirizzo email [mbenecomune@hotmail.it] oppure quello dell’Avv. Tania Amarugi, Coordinatore del Movimento per il Bene Comune, vale a dire tania.amarugi@grifonline.it.oppure questi recapiti telefonici: ********- cell. ********* Infine, Vi invitiamo a sospendere ulteriori iniziative che potrebbero arrecare ulteriori danni alla ns. Associazione ed all’interesse collettivo!
Saluti.>>

Rossi è un parlamentare indipendente della sinistra radicale, che partecipa alle elezioni grazie all’intervento di Franca Rame e Giulietto Chiesa.

Montanari è lo scienziato diventato famoso grazie a Beppe Grillo che, tramite una clamorosa colletta pubblica, ne finanzia la ricerca sulle nanoparticelle.

Da cui la Lista del Bene Comune mi rimanda a Chiesa e Grillo, che ospita il meetup del Bene Comune di Rossi sul suo meetup.

Mi linkano come elettrice a causa del post che adesso ho eliminato (quello in cui dichiaravo la mia adesione politica al programma) e vado per ringraziare. Salto un passaggio che non ritengo carino e arriviamo alla segnalazione di un blog di uno dei candidati.

Cosa fate di solito quando arrivate ad un blog? Io guardo la blogroll. E essendo politicizzata e partitica mi incuriosisce all’istante il link Partito Umanista. Che leggo per la prima volta. E quindi mi rendo conto che la lista del Bene Comune ha al proprio interno i componenti del Partito Umanista. Che nei loro siti dichiarano di essersi candidati con la lista di cui, ma “la lista di cui” nel proprio sito non fa menzione di questa alleanza politica.

Che io, se devo valutare per poter votare, ritengo dettaglio fondamentale e discriminante.

Perché non conoscendo il Partito Umanista vado su Wikipedia, non dal mio vicino di casa. e su Wikipedia non leggo cose interessanti, ma cose che mi perplimono: “In Francia, gli umanisti sono stati indicati come setta dalla commissione d’inchiesta parlamentare sulle sette in Francia[2] nel contesto di una ricerca sul finanziamento pubblico di organizzazione settarie del 1995-96.”    http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Umanista

Io con le sette avrei già dei sospesi inerenti alla scarsa propensione all’informazione, mi scazza tanto ma proprio tanto iscrivermi ad un’associazione di volontariato e scoprire che non è un’associazione di volontariato ma di promozione sociale, ad esempio. Vi spiegherò un’altra volta che la differenza tra le due cose non è sottile ma ci passa una mandria di dinosauri in mezzo.

Non intendo dire che il Partito Umanista sia una setta, fatti loro, intendo dire che se all’interno di una lista si fa un’accordo elettorale io sarei tenuta a saperlo dal sito ufficiale della lista. Qui la Dichiarazione sulle elezioni politiche e amministrative del 13 e 14 Aprile 2008 dal sito del Partito Umanista in cui si dichiara che il Partito Umanista sostiene i candidati che si presentano come indipendenti nella lista del Bene Comune. Che di per sé sarebbe quasi un ossimoro che il partito sostenga i candidati indipendanti… ma lasciamo stare i dettagli.

Non c’è riscontro sul sito della lista del Bene Comune  e per una lista che ha fatto dell’eticità uno dei suo punti di forza…. non mi pare affatto etico.

No all’astensione attiva al seggio

Astensionismo attivo con verbalizzazione, poco ma sicuro che ormai tutti i Presidenti di Seggio sono allertati e si stanno informando su come rispondere a quella che potrebbe essere la prima uscita pubblica dell’astensionismo politico e attivo.

Però sulla verbalizzazione io due domande due me le farei.

Nessun partito mi rappresenta… avete letto i programmi di tutti i partiti? Io dopo qualche ricerca ho trovato una lista con cui mi trovo in perfetta sintonia. Nonostante questo non andrò a votare perché mi riconosco in una formazione politica, infatti io non voto la mia formazione politica.

Verbalizzare circa le elezioni anticostituzionali (come quelle precedenti) è pretestuoso. Reale ma pretestuoso. Perché se avessimo rappresentanti politici da votare non ce ne saremmo accorti che abbiamo una legge elettorale anticostituzionale, l’avremmo chiamata porcellum e avremmo comunque votato.

Non ho una mentalità astensionistica ma parecipativa, mi è difficile astenermi ma per me il mio voto ha un senso e quindi anche il mio non voto, disilluso ma non disaffezionato, sanzionatorio, io non voto la mia parte politica perché mi ha delusa, probabilmente tornerò a votarla se recupera la ragione ANCHE dopo la campagna elettorale.

L’astensionismo organizzato per dare un colpo nello stomaco alla politica mi sa di vendetta e effettivamente anch’io avrei voglia di vendetta, ma a ragionarci su non è un comportamento che perseguo, io non sono così. Io costruisco, non amo distruggere. E costruire un elettorato che sa che può utilizzare il voto per sanzionare la politica è una sfumatura diversa dal restituire la scheda elettorale al mittente, che è un gesto dal sapore antipolitico.

Chiunque ama la politica e la considera parte integrante della propria vita, chi si rende conto che davvero le scelte politiche influiscono sulla propria vita quotidiana dovrebbe considerare l’astensionismo con attenzione, gli appelli a comportamenti leggeri e per altro rischiosi perché esistono i reati elettorali, dovrebbero essere molto più cauti.

Vogliamo essere visibili nella nostra scelta astensionistica: facciamoci un paio di foto davanti al seggio dove non abbiamo votato e raccogliamole in un album. Stop. Discutiamo dell’astensione come strumento sanzonatorio della propria parte politica, raccolgiamo dati, informiamo, ma non lanciamoci in campagne folli con catene di Sant’Antonio, senza spiegare, solo per raccogliere consensi facili come qualunque becero politicante.

Perché verbalizzare il mio dissenso? Qual è il risultato che mi attendo? Io non ho ancora capito questo, cosa ti attendi in risposta? Ti senti meglio perché sei andato al seggio e hai rifiutato la scheda puntando il dito contro tutto l’arco di partiti italiani e contro tutti i politici italiani?

Io non riesco a farlo, io qualcosa di buono ancora lo vedo, qualche speranza ancora ce l’ho e se non voto è un discorso tra me e la mia parte politica. Ma credo nel sistema politico e nella sua migliorabilità. E credo che l’astensione possa essere uno strumento di indirizzo politico, non una violenza gratuita contro lo Stato.

Politici ed elettori.

Mi è stata inoltrata una mail con uno stralcio dal Corriere della Sera del 6 febbraio scorso in cui Calderoli tuonava contro la casta delle pensioni…. 3320 i pensionati più felici d’Italia…

Leggetevi pure l’articolo ed indignatevi come si conviene.

Ma che Calderoli denunci la malapolitica italiana scusatemi mi fa senso tanto quanto Bertinight in Afghanistan.

“Io non c’ero e se c’ero dormivo.”?

Non preoccupatevene, consulterò uno specialista e inizierò un decennio di psicoterapia per accettare che sia normale che i politici parlino della politica come se parlassero di qualcosa con cui non hanno nulla a che fare.

Quello che vorrei è che prima di andare a votare controllaste l’attività parlamentare di chi voterete. E premiate la coerenza.

Siate voi stessi coerenti.

Se, ad esempio, non volete un parlamento inquisito non votate per chi ha inserito in lista inquisiti.

Se, ad esempio, siete contro il finanziamento delle missioni all’estero, non votate chi ha appena rifinanziato le missioni all’estero.

Se volete uno sviluppo economico sostenibile non votate chi sta per avviare una nuova stagione di opere pubbliche a grande impatto ambientale.

Siate coerenti e premiate la coerenza.

Se ne trovate, ovvio.

Io? Non voto: questione di coerenza, serietà ed amore per il mio Paese.

Astensione elettorale attiva

L’astensione elettorale con restituzione della scheda al seggio non è certa!!!!!

Su MenteCritica si è aperta una piccola discussione sulle possibilità degli elettori di controllare la propria rappresentanza politica… forse, oppure forse si sta discutendo sul senso dell’astensione…. forse, oppure io ho detto che non voto e che vorrei che ci si incontrasse davanti ai municipi il giorno delle elezioni per dire che non siamo andati al mare… forse.

Insomma: su MenteCritica ci stiamo interrogando.

La mia proposta appena abbozzata sarebbe la seguente:

Proposta:
il giorno delle elezioni assemblee autoconvocate davanti ai municipi delle città per chiunque decide per l’astensione.costutuzione di un movimento che si impegni a studiare e proporre documenti sull’astensione tipo:
a) progetto per astensionismo consapevole.
b) codice etico dell’astensione
c) elenco delle richieste minime alla politica per tornare al voto (tipo introduzione del rispetto delle promesse elettorali, tipo possibilità di revoca del mandato elettorale se cambi opinione politica in itinere etc etc etc)
ASSOLUTAMENTE TRASVERSALE A TUTTI GLI ORIENTAMENTI POLITICI.
Non si discute di politica, ma dei requisiti minimi di un sistema elettorale e il panorama politico per avere la fiducia dell’elettore.Pensateci.

Mi si chiede di elaborarlo meglio e farne un articolo…. illusi, non sanno che so scrivere solo trattati!

Quindi qui chiedo S.O.S. chi mi aiuta a elaborare qualcosa per lanciare l’iniziativa? Chiunque sia d’accordo sull’astensione e sulla possibilità di cominciare a inventare un ruolo diverso dell’elettore è invitato ad aderire, credo che dovrebbe esserci un paio di requisiti minimi per l’adesione: non aver voglia di risse, non aver intenzioni sovversive.

Solo ed esclusivamente cercare di capire come restare elettori e dotarci di strumenti di controllo dell’attività politica dei nostri rappresentanti, di qualunque schieramento politico.

E.. per le proposte su MenteCritica, non qui, intesi? Anzi, qui chiudo i commenti, va!