alle sette

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nientedimportante

Anno nuovo vita vecchia?

Secondo me no, però un po’ ci assomiglia…
Aggiornamenti: il mondo spera che Obama dia una sterzata verso la giustizia sociale, il rigassificatore di Porto Empedocle si farà, io continuo a cercare lavoro.
Nel frattempo sono diventata una segnante, ormai parlo la lingua dei segni in modo quasi corretto, tra pochi mesi sarò un tecnico L.I.S qualificato.
Un paio di nuove voci contro la vaccinazione HPV: sospetti sull’assegnazione del nobel all’inventore del vaccino e da Milano ancora richieste di prudenza, sempre, ovviamente, inascoltate.
Per quanto mi riguarda sono nella fase che non mi sento sufficientemente in forma per salvare il mondo…
Ah, le notizie sul vaccino continuano ad avere uno strano andamento nel mondo virtuale delle news: compaiono, scompaiono, ci sono, non ci sono più…
dal mondo:
http://www.diariopanorama.com/diario/noticias/2009/01/21/a-33733.html

http://www.farodevigo.es/secciones/noticia.jsp?pRef=2009011700_20_289137__Cartas-virus-corrupto

Sul rigassificatore… sempre premesso che non lo vorrei manco se fosse fatto in ceramica di Caltagirone con colonnato di tufo…
ma il fatto che si sia scoperto uno dei più grossi giacimenti del Mediterraneo proprio di fronte al sito destinato al rigassificatore è cosa che so soltanto io o qualcun altro ne è a conoscenza?

Addio mia bella Valle, il tuo destino, dopo 2500 anni, è ormai segnato.
E se tra qualche decennio vi chiederete come sia stato possibile ridurre a sito industriale uno dei siti archeologici più belli del mondo… chiedete all’ing. Noto Campanella, all’ ex Presidente della Regione Sicilia Cuffaro, all’attuale Presidente della Regione Sicilia Lombardo, al ministro dell’Ambiente Pecorario Scanio, all’ambientalista Giuseppe Arnone, al Presidente dell’UNESCO Italiana Giovanni Puglisi e a quanti, e sono tanti, sono responsabili.

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Riflessioni mafiose

Mi sto facendo una cultura, com’era prevedibile.

La cosa ovvia sin dall’inizio è che il mio senso della legalità mi porta a filtrare diversamente la realtà, non è cosa da poco né un atteggiarsi, essere figlia di un “servo dello stato” ti fa essere dall’altra parte della barricata, hai il privilegio di avere un’educazione alla legalità in una terra in cui l’educazione è alla mafiosità.

Parole dure, dure parole; forse le cose sono diverse per le nuove generazioni così come erano diverse per quelle precedenti alla mia… quelle precedenti alla mia, sorrido: la mafia rurale che nessuno riesce a condannare, quella che non la chiameresti criminalità… a meno che non sei un giovane carabiniere venuto dal nord e si scontra con l’assenza della consapevolezza dello stato nella popolazione, che si scontra con l’antistato.

C’è che davvero ancora oggi è difficile parlare di mafia con chi vive in terre mafiose.

Una cosa su tutte: le cose davvero tremende non le fanno mai i mafiosi, sono sempre altri, altre mafie, altri clan, altri gruppi. Insomma la mafia ancora gode di rispetto, questa la sensazione.

Ma occorre fare scelte di campo e togliere le santificazioni, capire che sono al meglio retaggi del passato al peggio EDUCAZIONE. Lo scrivo maiuscolo, perché venga colto meglio, perché possa essere il punto di partenza di una riflessione sulla mafia.

La mafia educa. Questo il suo modo per radicarsi ed educa come un bravissimo pedagogo, fornendo esempi e impartendo lezioni, ma per farlo le si deve riconoscere autorità.

Questa la differenza. Per me e per molti altri la mafia è un’organizzazione criminale, nata come organizzazione criminale, che uccideva per imporre la propria autorità, che ha creato un antistato, che ha organizzato una società piramidale meritocratica su basi feudali e terriere. Meritocrazia data dall’asservaggio, dalle capacità di accettare e non recar danno alla struttura ai vertici. Leggi non scritte spesso in contrasto con le leggi scritte.

Una gestione del potere arrogante, una giustizia sommaria, la pena di morte come soluzione finale delle controversie.

No, non può avere nessun tipo di rispetto una struttura di questo tipo, ancor di più se si considera che veniva imposta con i non detto, con l’imposizione dei confini entro cui brucare.

Non conferire alcuna autorità educativa alla mafia, questo il primo passo, capire che essere uno schiavo ricco non toglie nulla alla propria condizione di schiavo.

Uno stato di legalità deve garantire ai propri cittadini la libera espressione della propria personalità, delle proprie capacità, educa al rispetto di regole valide per tutti, stabilite nei secoli, che tiene conto dei progressi di civiltà delle nazioni. Dei diritti fondamentali dell’individuo. Di ogni individuo, che ci piaccia o no. E sembrano parole banali, buone per comizi elettorali…

Dire che “in ogni caso oggi la mafia non è più quella di una volta” significa ancora conferirle dignità, ancora si riconosce una mafia buona, una mafia che non è mai esistita. La mafia nasce dalla prepotenza dei propretari terrieri, nasce dall’imposizione del dominio dei forti sui deboli attraverso l’uso di questa forza e l’abuso delle altrui debolezze, spesso solo generate dalla sfiga di nascere povero.

Discorsi lontani, noiosi, inutili? Mai come in questo momento è necessario ricominciare a farli, la mafia è entrata nella gestione del potere statale, è nelle sedi legislative, si è alleata con la massoneria, con la politica, con la finanza.

Si è alleata? Forse sarebbe più esatto dire che si è infiltrata e infiltrandosi ha cominciato a corrompere, a contaggiare con le sue logiche.

Ma ancora è possibile far la differenza tra chi è funzionale alla mafia è chi è mafioso: il mafioso è un criminale. E non importa se è diventato sindaco o segetario di partito, resta il fatto che è un criminale. Il politico che sistema le cose per conto del mafioso non è altro che un suo strumento, il politico che sistema le cose per i propri traffici criminali… è un criminale.

No, non è inutile ripeterle queste cose, forse ce le siamo dimenticate, qualcuno non le ha mai volute capire, altri non le capirebbero nemmeno se venisse mostrato loro il cadavere di una vittima della mafia. O le statistiche di emigrazione della propria terra.

 

 

 

 

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Cassandrerie: la stidda agrigentina.

E lo sapete: ogni tanto devo sfogarmi e lasciare uscire i pensieri più assurdi o rischio l’implosione!

Innanzitutto vorrei mettere una massaia alla guida della Regione Sicilia, una di quelle splendide donne che con entrate finanziarie minime riesce a gestire una famiglia e garantire un’istruzione ai figli, sempre meglio di quello che abbiamo e visto che è storicamente dimostrato che il patriacato ha fallito comincerei col togliere agli uomini il diritto di voto…

eheheh… rigurgiti femministi? macché, quella è preistoria, io sono oltre: il potere alle massaie!

Va bene, l’ho detta, non chiedo nemmeno perdono.

E’ che vista da qui la situazione è disperata: la sinistra istituzionale è defunta, ma poiché esiste ancora un centro ed una destra  i conti non tornano…

Mentre tutti paventano un ritorno della dittatura stile anni ‘20 io lamento che almeno quella fu un età di lotta alla criminalità organizzata, non ho fatto studi approfonditi ma secondo voci accreditate il duce a cui Berlusconi gongolando si ispira non aveva alleanze mafiose…

E quindi rivendico un primato tutto berlusconiano: aver portato la criminalità organizzata al potere.

Va bene, lo so, verrò internata, lasciatemi sragionare fino ad allora!

E’ che vedere un baciamafiosi come Ministro della Giustizia mi ha rotto gli equilibri mentali, per non dire del Presidente del Senato, sì, quello che ieri finalmente ha risvegliato Walter dal coma con la requisitoria contro la magistratura… Walter non rimetterti a sognare l’italia che non c’è, facci la cortesia!

Ho una speranza da delirio: non ci credo che mettere l’esercito per le strade sia una mossa adeguata, dovevano continuare a mandare i rambi nostrani in missioni strapagate, l’esercito italiano non ama gli scontri di piazza checché ne pensino i gagliardi e destreggianti politicuzzoli, nell’esercito l’alleanza la si fa con la massoneria, non con le mafie! E se metti l’esercito nelle strade quelli si esaltano, cominciano a pensare che possono portare ordine nel proprio paese e poi, si sa, non fanno molta distinzione tra delinquenti e criminali…

Eh stavolta la matassa non la sbrogli, Cavaliere,  ti stai costruendo un vespaio che ti si rivolterà contro!

Al limite ci transiti al fascismo, ma non ci sosti insieme a noi, se sei fortunato verrai liquidato con una bella carica di senatore a vita, manco la Presidenza, eheheh, non hai fatto le scuole di politica, hehehe, pari volpe e sei tacchino… eheheh

Quando la stagione delle pulizie arriverà verrai risucchiato dall’aspirapolvere… eheheh…

L’errore è madornale, a breve verrai cerchiato di rosso dalle potenze del resto del mondo e additato come amicizia da non frequentare, fai perdere prestigio, esserti amico significherà far allungare ombre su ogni capo di stato…

Eheheh… promuovere la mafia siciliana a classe politica e cedere la totalità dei traffici illeciti alla mafia campana può esserti sembrata una buona idea ma tsé tsé lungimiranza zero…

D’altra parte cosa pretendere da uno che per andare avanti ha sempre dovuto lavorare di toppe? Guardati, egregio signore, hai fallito tutto, in ogni campo, come imprenditore, come politico, come stratega…

uhauhauhaaaaaa

Senti già il fetido odore di carne bruciata? E’ la tua. Pensavi davvero di poter togliere il controllo del territorio alla mafia siciliana? uhauhauhaaaaaaa e regalarlo a quella campana? uhauhauhaaaaaaaa

Ti pare che puoi comprare l’onore? Non hai capito niente, sei un cacasoldi, non ne sai niente di leggi scritte e soprattutto non sai nulla di leggi non scritte. Hai presente? No, non hai presente, credi che qui si faranno da parte e diranno “s’accomodasse” quando arriveranno a voler spadroneggiare? Credi che siano quei quattro pupi a poterti garantire il controllo?  Credi che i siciliani partiranno tutti? Dimentichi 50 anni di antimafia, dimentichi che anche nelle nostre zone ci sono confini tra quello che si può e quello che no, persino la mafia sa sin dove si può esporre e dove meglio che faccia un passo indietro ché non porta mai niente di buono rompere troppo i coglioni.

I Siciliani sono isolani, si sentono siciliani, non hanno paesi di confine ma uno stretto bello alto e profondo e violento, fallo il ponte per tentare di avvicinarci, stai sbagliando a non farlo, non gioca a tuo favore e non credo siano gli ambientalisti a non fartelo fare, vero Silvio? Non sono certo le opposizioni a non permetterti di unire la Sicilia al continente…

 Ti pare che trasformi i nostri capimafia in servi del potere?

uhauhauhaaaaaaaa

O l’esercito in una banda di criminali prezzolati?

uhauhauhauhaaaaaaa

uuuuuuhahhahahhhahaaaaaaaaaaaaaaaa

E a chiunque si stia chiedendo cosa mi succede: provate voi a vivere nella provincia italiana con la più bassa qualità della vita e la più alta densità mafiosa!

Questo è il feudo della Stidda i cui esponenti baciano Ministri della Giustizia, la mafia più giovane e feroce, tò: emergenza rifiuti anche ad Agrigento… quella che fa più paura, quindi non voleteme se divento isterica e vaneggio… 

Bella, splendida, amata terra mia.

Non me ne vado più, statene certi, io resto qui a combattere.

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Agrigento: ricordi d’acqua

Avevo 6 anni, ero arrivata dopo un viaggio di due giorni, un avventura il treno e le soste nelle stazioni, i nasi schiacciati contro il finestrino, la traghettata e poi la campagna agrigentina, il treno sempre più lento e finalmente casa!

A 6 anni ero in grado di lavarmi da sola a Cassano d’Adda, mamma interveniva per migliorare i risultati ma insomma me la cavavo bene da me… mi accompagnò in bagno per dirmi come fare.

Una bacinella bianca ed una caraffa. Il bidone di 5 litri che così potevo servirmi da sola. Riempi la caraffa e “con una mano versi l’acqua nell’altra mano e ti sciacqui il viso”. “L’acqua deve cadere nella bacinella che va svuotata in questo secchio per la raccolta dell’acqua da utilizzare come acqua da scarico dopo che sei andata in bagno…”

eeeehhhh??????

“… e il bagnetto?”

“no, il bagnetto quando viene l’acqua.”

“e quando <<viene>> l’acqua?”

“Mamà! Quannu tocca l’acqua?”

“Du simani”

Due settimane.

Ho sempre pensato di iniziare da qui il racconto della mia vita, non so bene perché, capisco che c’è un umiliazione che vuole essere raccontata, ho scritto cento volte quest’inizio e non sono mai riuscita a rendere quei momenti, quella voglia di piangere, quella fine del bel gioco di andare a vivere per sempre al mare. Così tanta acqua nel mare.

Tre caraffe d’acqua per fare una doccetta. In piedi dentro alla bacinella dentro la vasca.

L’autobotte si fermava sempre troppo lontana dal buco di ingresso per la maniglietta d’acqua, almeno due imprecazioni dell’autista per il recinto che andava abbattuto se volevamo che tornasse di nuovo a venderci l’acqua, mia madre contrattava, l’autista diceva che il prezzo non lo stabiliva lui e che se volevamo potevamo andare a lavarci a mare .

I cugini del nord ci guardavano come fossimo una banda di miserabili, venivano per 20 giorni e si facevano la doccia ogni volta che tornavano dal mare, mamma diceva che non li avrebbe invitati più. Aveva rotto tutti gli scarichi per l’occasione almeno così li costringeva a non sprecare acqua pulita per una pipì.

Il fontaniere è un mestiere pericoloso. Il fontaniere decide chi ha l’acqua e chi no, ma non può deciderlo di testa sua, il fontaniere deve rispettare i turni che dà il comune. Quando il turno salta non viene recuperato e se il turno è di 20 giorni significano 40.

Non so, forse due i fontanieri ammazzati, per questioni d’onore dicono i giornali, per mafia dicono le voci.

Sull’Espresso scopro che esiste una mafia dell’acqua ed è quella più potente nell’agrigentino.

Leggo che l’acqua c’è.

Ero adolescente quindi… anni ‘80. Da adolescente leggo che l’acqua ad Agrigento c’è e che ci fanno vivere come fossimo in guerra perché c’è una mafia che controlla l’acqua, i pozzi, la distribuzione, la vendita.

Credo che sia stato quello il motivo di tutto, forse per questo è dall’acqua che voglio far iniziare la mia storia, perché ho letto l’articolo e mi sono incazzata, perchè sino allora era stato che non c’era acqua e non potevo incazzarmi perchè non c’era acqua, anche se non potevo fare la doccia ogni giorno, non potevo lavare i piatti sotto l’acqua corrente, non potevo più nemmeno fare il bagno perchè la vasca serviva come contenitore d’acqua supplementare.

Iniziai a leggere. Picone che cercava il fiume sotterraneo di Agrigento e… bho, diventa un politico, inaugura un acquedotto che porta l’acqua da un altro paese dell’agrigentino e insieme fa costruire un giardino botanico e mica lo capisco ancora oggi perché si possa pensare di impiantare un giardino botanico in una città assetata…

e l’acqua che inonda le vie della città, come se ci fosse acqua nel sottosuolo…

E di nuovo oggi manca l’acqua. Pare che avere una rete idrica che fa … acqua da tutte le parti non giovi all’approvviggionamento idrico… ogni amministrazione spende per mettere le toppe e non ce la fa nessuno, ogni amministrazione spende per dissalatori ed acquedotti e dighe e niente, non ce la facciamo ad avere acqua nelle case.

 Anni ‘80, un articolo sull’Espresso, lì capii che la mafia era dentro le mie giornate, da quando mi svegliavo a quando andavo a fare pipì, dentro la mia intimità, dentro i miei momenti, i miei gesti, le mie necessità fisiologiche.

Allora non lo capii quanto fosse stato importante aver avuto quell’informazione, lo capisco oggi però, oggi lo capisco fino in fondo.

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… Sindrome NimbY?

Oggi assegnazione del numero civico! E’ ufficiale: ho un numero civico, domani lo porto all’anagrafe e vai con la richiesta di residenza!

Ah bé, qualcuno credeva che il mio nuovo inizio fosse un modo di dire? Il numero manco a dirlo, non poteva che essere il 4. Il fatto che sia il 4 lascia presupporre che il prossimo sarà un 3… accidenti, non perdo il vizio, penso già che potrebbe esserci un’altra residenza! (3 e 4 sono i miei numeri, miei perchè mi accompagnano da una vita, ricorrono… persino in amore essendo che ho avuto il piacere di vivere con un uomo a cui i triangoli apparivano  borghesi!)

Uomini… al momento l’unica constatazione è che camminare per le strade di Agrigento è un toccasana per la femminilità, una cura rinforzante per l’autostima, bella la separazione di genere e la delimitazione dei confini: io donna tu uomo e scusate la semplicità!

Ehm… sempre stata femminista (di quelle che mangiano uomini a colazione, d’accordo) ma proprio perché femminista mai stata per l’appiattimento, a me le differenze piacciono.

Uomini, me n’è rimasto uno sul sorriso, altra bella sensazione, un ricordo che arriva sulle labbra, solo un ricordo piccolo piccolo… proprio come un sorriso.

Va bene, passiamo alle cose serie… leggete sui grilli di Agrigento il post sulla qualità della vita e capirete in che momento storico mi sto inserendo… diciamo che forse non era esattamente il momento migliore per tornare a casa e diciamo pure che figurarsi se io facevo per una volta nella vita la cosa più ovvia da farsi… tipo restarmene a Verona.

Macché. Torno qui adesso che è peggio di sempre. Oddio… peggio di sempre è esagerato, diciamo che non va bene, ma fortuna vuole che politica e mondo imprenditoriale stiano lavorando per risollevare le sorti della provincia e tha-da presto diventeremo una provincia a sviluppo industriale di ultima generazione!

Qui, signori, si produrrà energia per tutti.

Ora, io vorrei ricordare a chi non lo sapesse cos’è la sindrome nimby. Quella sindrome per cui nel mio cortile no, non ce lo voglio. E vorrei ricordare che in Italia molti ne sono affetti: ti vogliono piazzare un inceneritore sul campo di pomodori? ti viene la sindrome nimby. Non te n’è mai fregato niente di energia pulita e diventi un esperto, tutto perché sui tuoi pomodorini non ce lo vuoi un inceneritore.

Me la sono presa anch’io, confesso, ma solo perché nel mio cortile ci vogliono mettere un inceneritore, un rigassificatore, una maxidiscarica e , ma solo se abbiamo davvero culo, una centrale nucleare. No, l’aereoporto no: l’immonnizza e i gas non viaggiano via aerea, altrimenti…

Qui imperversa la campagna elettorale e si sentono di quelle idiozie che sembrano la parodia delle idiozie che si sentono a livello nazionale… e capirete che dire idiozie è un pietoso tentativo di occultare la realtà…

va bene, ci provo anch’io a fare un discorso elettorale…

“Cittadini! Occorre, ad Agrigento, come in tutta Italia, che i Cittadini! scendano in campo e provino, quantomeno, a contrastare l’arroganzadelpotere per RIportare al suo primatoriginario la politicaqualegestionedellacosapubblica. (applausi)

“Pubblica, di tutti, anche mia e quindi la sindrome nimby non me la curo perché mi appartiene… deficiente ché stavolta te lo devo proprio dire, mi appartiene come mi appartengono i miei pomodorini, i miei polmoncini e il mio diritto ad una qualità della vita che non venga dopo le tue ambizioni di potere.”

APPLAUSI.

 

 

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’sti magistrati del cazzo.

Lo trovate troppo forte come titolo? E perché? Non è questo quanto ci viene suggerito dall’informazione tutta, oggi?

’sti magistrati del cazzo che avevano i nomi a gennaio e li escono adesso facendo una retata… e perché oggi?

E la retata credete che l’abbiano fatta contro malfattori e malviventi? No, contro onesti amministratori, quelli che avrebbero dovuto risolvere il problema dei rifiuti… e quindi significa che non vogliono che si risolva ’sto problema.

Vi sembro impazzita? No, le ho sentite in tv queste splendide analisi, non con il linguaggio che sto usando io, ma è una traslazione fedele del senso.

Ovviamente a gennaio avrebbero detto che ’sti magistrati del cazzo volevano inquinare le elezioni. Che avrebbero dovuto aspettare magari fino… a maggio.

Siamo allo scontro tra potere giudiziario e potere esecutivo (ricordate la differenza?). Ed ovviamente se la classe politica che abbiamo è ancora quella della “casta” non è che mi appaia veramente strano che si sia arrivati a questo scontro…

Vivere momenti storici di questo tipo è persino esaltante se non fosse così amaro… scoprire come i giornalisti manipolino l’informazione, come la maggioranza della popolazione non abbia gli strumenti per filtrare le notizie, come l’arroganza diventi manifesta, come si indignano quando viene toccato il privilegio di delinquere e restare impuniti.

Qualche tempo fa mi chiedevo se per caso non fossimo in uno stato mafioso.

Certo pure io perdere tempo con domande così idiote….

Quello che non credo sappiate, voi ricco popolo del nord, è che se il nostro è uno stato mafioso presto la vostra vita cambiarà, non ve ne accorgerete nemmeno, non è “come sempre”, non è la storia d’Italia. La mafia non ha mai conquistato il cuore del potere politico nemmeno nei momenti più neri della nostra storia.

… e ’sti cazzo di magistrati che ancora tentano di salvare lo Stato!

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La Valle dei Templi e della vergogna.

“La Valle dei Templi è inserita in uno scenario… “

“La Valle dei Templi è la testimonianza di un passato… “

La Valle dei Templi.

Mi vergogno. Ci sono state altre volte in cui mi sono vergognata di essere siciliana, ma ho sempre reagito con fierezza, come parte innocente ed incolpevole, come vittima. Questa volta mi è più difficile e mi vergogno. Non sto trattando l’argomento con il dovuto distacco, non riesco a mettere giù la vergogna degli inciuci, delle parentele politiche, dello scenario in cui adesso è inserita la Valle dei Templi.

I miei concittadini al meglio credono che anche questo progetto, il rigassificatore accanto alla valle, fallirà, ma credono e lo urlerebbero in coro che meglio questo tipo di sviluppo che niente.

Il sindaco di Porto Empedocle gran sostenitore del progetto? Impiegato Enel.

La mia è una città mafiosa. Il mio è un territorio mafioso. Ci sono cresciuta. Figlia di sbirro, selezionare le compagnie, meglio i morti di fame mi ripeteva mio padre, poveri se onesti in Sicilia.

La mia è una città in cui la mafia controlla ogni cosa e chi non la vede è perchè ha gli occhi chiusi.

La mafia dell’acqua. La mafia dei traffici internazionali di droga. Interi paesi trasformati in piazza per lo smercio della droga. La mafia dell’agricoltura. La mafia dell’edilizia. La mafia dei fondi europei. Il pizzo. Le tangenti. I morti ammazzati. I latitanti. La mafia a cui i politici sono soggetti, mai avuto l’impressione che la politica controllasse in alcuna misura la mafia, da noi la mafia controlla la politica come nei migliori film di mafia. Il reclutamento massiccio di voti attraverso la costituzione di centinaia di cooperative, mi ci sono iscritta anch’io, non so chi fossero i referenti, si andava a gruppi di centinaia, ore di fila per sperare che davvero arrivasse il finanziamento e potessi ottenere un lavoretto, un qualunque lavoretto.

Molti miei concittadini mi direbbero che non è vero e diffamo una provincia. Molti si vergognerebbero di me, per le mie parole, per le mie accuse, io mi vergogno di loro e siamo pari.

Il rigassificatore è cosa di Cuffaro. Condannato in primo grado per favoreggiamento semplice in un processo di mafia. Non significa che il rigassificatore è cosa di mafia. No. Dalle nostre parti è così facile trovarsi gomito a gomito con un mafioso… e non è una battuta, triste ma non è una battuta, ci sono quelli che lo sai, ci sono quelli che forse e ci sono quelli che non lo avresti mai sospettato.

Nella mia terra ancora si differenzia tra “paciere” e mafioso. Il paciere è l’uomo che ha influenza e a cui ci si rivolge per dirimare le controversie, è alternativo ad un giudice di pace. Non si chiamano più uomini d’onore perchè uomo d’onore è il mafioso, il “paciere” è un uomo di cui si rispetta il verdetto. Nessuno saprebbe dire perché, è così, poi ogni tanto qualche “paciere” finisce sui giornali come boss mafioso e no, la popolazione non crede che non fosse altro che un “paciere”.

Nella mia terra.

Non sono tutti mafiosi i cittadini della mia città. Sono onesti cittadini che si muovono come su un campo minato, ma ci viviamo da sempre e sappiamo come muoverci. Sappiamo che i diritti sono cose scritte sulle carte. Ma il furto di diritti è stato totale e quel che conosciamo meglio sono le concessioni di favori.

La Valle dei Templi è il riscatto per molti agrigentini. E’ quello che non ci hanno tolto, come le spiagge, come il sole, è l’unico vanto, l’unica cosa di cui andiamo fieri e ci inalberiamo perché sappiamo che l’abbiamo protetta, perchè non è al centro della città, perché è lì, tra noi e il mare. E ci consola. Ci ricorda chi siamo, l’amore per la bellezza, per la cultura, per il passato. La grandiosità di cui godremmo se non fossimo schiavi di ombre. Quasi una promessa, qualcosa a cui tornare, la testimonianza che un tempo c’è stato e potrebbe di nuovo esserci.

Mi vergogno. Penso che stiamo rubando alle generazioni future la bellezza. La speranza. La consolazione. E mi vergogno.

 

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Parola di Vito A. Campanella

Dobbiamo arrenderci all’evidenza, lo avessi letto prima non avrei fatto tutto ’sto cancan, ma meglio tardi che mai: Porto Empedocle è il miglior sito AL MONDO dove costruire un rigassificatore. Parola di Vito Aurelio Campanella.

 

La Sicilia

Rigassifcatore: Sondaggi ok»
Porto Empedocle. Secondo Nuove Energie il sito si conferma ideale
Porto EMPEDOCLE. Promossa a pieni voti. E’ la zona sulla quale dovrebbe sorgere l’impianto di rigassificazione che la società Nuove Energie ha proposto nei mesi scorsi e che è in attesa di ottenere le necessarie autorizzazioni. Si tratta del riempimento a mare a circa 2 chilometri dal centro abitato che una ditta di Favara ha scandagliato, trivellato e sondato nei mesi scorsi, fino ad alcuni giorni fa. A stilare la pagella è l’ingegnere Vito Aurelio Campanella, papà del progetto dell’impianto sul quale si continuano a registrare pareri abbastanza variegati sulla reale fattibilità dell’opera. «Sapevamo che il sito era il migliore che potessimo individuare a livello non solo nazionale, ma mondiale. Qui ci sono argille durissime che offrono una straordinaria area di ubicazione per i recipienti interrati che andremmo a realizzare. Siamo anzi convinti di avere ottenuto ulteriori elementi confortanti sulla consistenza ideale dei sito. Nelle prossime settimane – sottolinea Campanella – illustreremo i risultati di questa campagna di sondaggi all’opinione pubblica, per far capire la cura con la quale stiamo lavorando. Abbiamo già incontrato in maniera informale l’amministrazione comunale appena insediata e siamo in attesa che a Roma riprenda l’attività di valutazione dei nostro progetto, giunto già a un ottimo livello».
F.D.M. 

da provinciadiagrigento.it (agosto 2006) al link: http://www.provincia.agrigento.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1406

Ora mi informerò con attenzione perché a me che si costruisca un rigassificatore sull’argilla non è che mi faccia fare i salti di gioia come a Campanella, nelle nostre parti non ci costruisci una casetta sull’argilla, (le mie parti sono le stesse del rigassificatore, poi) perché ti scivola via una casetta costruita sull’argilla… No, ma m’informo eh? Ed eventualmente cominciamo a costruire su argille da oggi in poi. Se ci fanno su i rigassificatori…

 altri post su Vito Aurelio Campanella:

http://tasti.wordpress.com/2008/05/20/nuove-energie-srl-chi-lha-vista/

http://tasti.wordpress.com/2008/05/12/non-rigassifichiamo-la-valle-3/

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Vulpio, Travaglio e i rigassificatori

copertina del libro di carlo vulpioRicevo una mail da Gaetano Graziano, componente del Comitato no rigassificatore, che mi segnala l’uscita del libro di Carlo Vulpio 

“Roba nostra:storie di soldi, politica, giustizia nel sistema del malaffare”- Edizioni Il Saggiatore-.

Bene, eccovi il testo della mail

“Carlo Vulpio è l’inviato del “Corriere della Sera” che per primo si occupò dell’affaire rigassificatore di Porto Empedocle, dalle pagine del Corriere il 26 marzo dello scorso anno, con una coraggiosa inchiesta dal titolo “Scontro sul rigassificatore vicino alla Valle dei Templi”.

Vulpio appartiene a quei pochi giornalisti italiani di razza che possono a buon diritto definirsi “dalla schiena dritta”; non a caso la prefazione del libro è stata curata da Marco Travaglio che, nel concluderla, avverte “nessuno, grazie a questo libro, potrà più dire di non aver saputo”.
Vulpio denuncia, senza peli sulla lingua, gli intrighi, le connessioni tra politica (di destra e di sinistra), sindacati, magistratura e malaffare che hanno attraversato gli anni della cosiddetta seconda repubblica. Mi piace riportare l’incipit del primo risvolto di copertina del libro: “Bisogna far sistema. Questa ricetta con cui in genere le economie decollano e i paesi si sviluppano trova da noi un’applicazione tipicamente all’italiana. Consiste nella capacità inesauribile di stabilire reti di complicità tra politici, esponenti professionali e istituzionali, faccendieri e malavitosi, con un unico scopo: saccheggiare i beni e le risorse pubbliche”.
E al saccheggio (fino ad oggi tentativo di saccheggio) della Valle dei Templi di Agrigento Vulpio ha dedicato un intero paragrafo dall’eloquente titolo “Gas nella Valle dei Templi di Agrigento”, inserito nel capitolo più vasto dal titolo altrettanto eloquente “Le mani sul patrimonio dell’umanità”.
Senza timori riverenziali per nessuno Vulpio ci spiega, attraverso un excursus di10 pagine, l’intrigo di politici, sindacalisti, funzionari infedeli, faccendieri, ecologisti pentiti (dagli accorati appelli alle repentine ritrattazioni “illuminati” sulla via del rigassificatore) che hanno potuto ideare, progettare e, a vario titolo, sostenere e avallare ciò, che se realizzato, potrà a buon diritto essere considerato un crimine contro il patrimonio culturale universale.
Non vi anticipo altro: correte in libreria a comprare il libro di Carlo Vulpio.
Gaetano Gaziano”

Mille grazie,

corro.

 

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Non rigassifichiamo la Valle (4)

Breve aggiornamento sulla Valle: a breve sarà pronta la petizione e dovrebbero arrivare le prime adesioni di gruppi sostenitori, teniamo le dita incrociate.

Quello che mi avvilisce sono i commenti dei miei interlocutori: quando dico che si vuol costruire un rigassificatore accanto alla Valle  dei Templi… si torna alle solite considerazioni sul sud, perché che tutti lo vogliano, questo rigassificatore, anche coloro che sono deputati alla salvaguardia dei beni culturali… bé… non depone a favore né dei cittadini né delle istituzioni, al di là delle considerazioni sull’energia si/no, rigassificatori si/no, ambiente si/no.

Perché la Valle è amata anche fuori dalla Sicilia.

Ed è quello che continuo a spiegare, la Valle non è siciliana, non è agrigentina.

E’ protagonista di una manifestazione che ha un alto valore simbolico: la Sagra del Mandorlo in fiore, festa della Primavera e festa dei popoli. Non oggi, ma ve ne parlerò.

Provo ad immaginarla a rigassificatore costruito e capisco che non sarà più. Perché si vuol abbandonare lo sviluppo turistico per privileggiare l’industrializzazione del territorio, e per quanto si voglia far credere che la nuova banchina e il nuovo molo saranno d’aiuto per il turismo… bé, le scelte politiche dicono gli indirizzi e a me non pare che un rigassificatore, un termovalorizzatore, un inceneritore – tutto previsto attorno alla città di Agrigento – a me non pare che significhino sviluppo turistico.

Pare che il problema dell’impatto ambientale non esista, che tanto le acque marine sono già inquinate e che anzi l’immissione di acque fredde potrebbero persino contrastare l’effetto serra… insomma un rigassificatore ambientalista, il nostro!

Una sola cortesia chiedo agli italiani: se dovessimo perdere questa battaglia e dovessero costruire il rigassificatore… non permetteteci di avere un aereoporto, vi supplico, son anche soldi vostri quelli che utilizziamo, non finanziate un aereoporto richiesto per sviluppare il turismo se vogliono industrializzare la provincia. A noi un aereoporto non serve, checché vi dicano, non credeteci, non ci serve, possiamo fare un’ora e mezza ed andare a prenderlo a Palermo o Catania, state tranquilli, lo abbiam sempre fatto e continueremo a farlo.

giusto perché non vorrei passare per una del popolo del no: io ho tanti sì. Agrigento ha solo una cosa che ne impedisce uno sviluppo forte: la classe politica e la mafia, ma ha tutto per poter diventare un grande centro turistico. Nessuno vuole che continui a restare così com’è, meno che mai io che sono dovuta emigrare per tentare di avere un futuro; le scelte di oggi, di questi mesi potrebbero determinare non solo uno scenario diverso ma la perdita di quelle possibilità che ancora abbiamo.

E allora avremmo perso tutti, anche quelli che si son fatti convincere a sacrificare la valle.

Perché vedete, e poi per oggi non rompo più, noi agrigentini abbiamo un rapporto ambivalente con la valle: potrebbe essere un bene prezioso ed invece spesso è stato un ostacolo. Persino al naturale sviluppo della città, si interpone tra noi e  il mare, limite invalicabile, dobbiamo arroccarci e andare verso l’interno mentre tutto spinge verso il mare. Condiziona ogni cosa, inclusa la viabilità, i collegamenti tra il porto (Porto Empedocle) e la zona commerciale, la zona industriale, le altre città. Quindi non mi stupisce se l’idea di far perdere importanza alla Valle, di costruirle attorno un corollario diverso, ad altissimo impatto ambientale… sia qualcosa che molti, ma davvero molti, auspicano.

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Altri post

1- Valle dei templi – requiem

2- Il presidente dell’Unesco

3 – La società appaltante

Valledeitempli.net è il sito che continua a documentare in modo approfondito l’intera vicenda

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ASSOCIAZIONI CONTRO IL RIGASSIFICATORE: norigassificatore

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