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nientedimportante

Cicli storici

Va bene, che non sono simpatica tanto lo si sa… eheheh: la premessa dovrebbe anticiparvi che il post è antipatico.

Uno di quelli in cui dico la mia… sapete (qualcuno no che non lo sa: è il mio blog, dico la mia) MICA è una pubblicazione, un prodotto editoriale, un organo di informazione, un sito specialistico, strafigo, stracult… no: questo è un bblog, qui potete leggere di quante volte evacuo e come vanno le vicende della mia famiglia, tra una cosa e l’altra ANCHE le MIE personali riflessioni sui massimi sistemi, che essendo mie hanno una caratteristica imprescindibile: le condivido. Se non le condividete non tenetene conto, non posso che ringraziare per l’attenzione, ovvio, vi voglio bene lo stesso, grazie di esistere, ma che qui si dicano banalità MICA determina sconvolgimenti nella vita delle nazioni! Cambiate canale, basta poco perché mi pare un tantino stupido (ma giusto un tantino) perdere tempo a far discussioni su qualcosa che si considera banale o altro epitetto a piacere.

Tanto io lo so da tempo che ci sarà sempre qualcuno che non la pensa come me, MICA mi sconvolgo per questo, e non ho mai preteso che la si pensasse come me a tutti i costi (sono contro la pena di morte anche per i delitti più efferati)

OK?

Conclusa la premessa…

cicli storici.

Perché non mi stupisce ricevere una mail in cui mi si invita in una mostra in cui il mito e la semplicità sono i protagonisti?

Mito e semplicità, per gli appassionati rimanderei al decadentismo per ritrovare le origini moderne dell’affermarsi del mito e del mito della semplicità… per altro non so se ne siamo mai usciti dal decadentismo…

E quindi (NON sono un critico d’arte, tutto quello che scrivo è frutto di mie speculazioni fondate sui ricordi confusi di un paio di paginette lette alle medie)… dove sarebbe la novità?

Mi pareva mancasse, in effetti, il manifesto artistico del ritorno al mito e alla semplicità…

Le voglie totalitariste le abbiamo.

Il controllo dell’informazione pure.

La propaganda di regime ce l’ho.

L’opposizione che non si oppone anche.

La superiorità della razza ce l’abbiamo eccome se ce l’abbiamo.

Gli artisti che si dissociano dalle mostre di stato ben vengano… ma almeno sui temi un po’ di originalità no, eh?

No, l’ho letto, l’ho letto con attenzione e mi pare scritto tra la fine dell800 o tra le due guerre mondiali… e la frammentazione dell’individuo dove la mettiamo? NO, lo sapete, amo Pirandello, ci fosse un posticino anche per lui…

Anticonformisti e antimoderni…

Il guaio è che c’è ggente come me che invece non è né l’uno né l’altro, ignoranti MICA semplici, e insomma invece di anticonformisti e antimoderni avreste dovuto scrivere in linea con la tradizione artistica dell’ultimo secolo e classicamente moderni, quella modernità iniziata oltre un secolo fa. Detto ovviamente da una conformista moderna… deduco.

Individualismo. Evasione dalla realtà. Mioddio la poetica del fanciullinooooooo???? Mi stava antipatica già alle media la poetica del fanciullino, figurati se adesso mi metto a discutere con novelli Pascoli!

E perché io già sono ignorante e se voi poi ci mettete le mistificazioni… m’incazzo eccheccazzo!

Ecchevedi nellle campagne ci sono le zanzare selvagge, i serpenti, i topi, i cani, le carcasse di gatti schiacciati, il fetore delle stalle. Ai bbbordi delle strade ci sono gli aliti che puzzano di alcool alle 8 del mattino, quelli che puzzano perché non hanno una casa dove andare a lavarsi ed in ogni caso non hanno abiti per cambiarsi. Non metterli nel tuo quadro ché deturpano l’effetto naif.

Certo che magari studiarlo il ‘900 all’ultimo anno di scuole superiori… e se la storia non la studia mi pare difficile che possa insegnare qualcosa! 

Volete che vi presenti io? Vi presento: individui che cercano il loro posto al sole conformandosi allo stereotipo dell’artista in voga negli anni del fascismo: droghe per indimenticabili visioni private, mitizzazione di qualunque cosa sia mitizzabile: da Odisseo alla ggente che vive ai bbordi.

Individualismo, nessun interesse ai cambiamenti sociali, solo la “protesta” per non essere considerati i grandi artisti quali voi vi sentite. E chi cavolo lo dice che siete grandi artisti? i vostri amici grandi artisti (o almeno da voi riconosciuti tali).

non ho visto le opere e quindi potrebbe trattarsi di una pessima presentazione per una splendida mostra.

Oppure sono nervosa. Sì, carino, magari per farmi scandalizzare da una mostra però cercherò da qualche altra parte, senza offesa.

 

 

 

 

 

 

 

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La Valle dei Templi e della vergogna.

“La Valle dei Templi è inserita in uno scenario… “

“La Valle dei Templi è la testimonianza di un passato… “

La Valle dei Templi.

Mi vergogno. Ci sono state altre volte in cui mi sono vergognata di essere siciliana, ma ho sempre reagito con fierezza, come parte innocente ed incolpevole, come vittima. Questa volta mi è più difficile e mi vergogno. Non sto trattando l’argomento con il dovuto distacco, non riesco a mettere giù la vergogna degli inciuci, delle parentele politiche, dello scenario in cui adesso è inserita la Valle dei Templi.

I miei concittadini al meglio credono che anche questo progetto, il rigassificatore accanto alla valle, fallirà, ma credono e lo urlerebbero in coro che meglio questo tipo di sviluppo che niente.

Il sindaco di Porto Empedocle gran sostenitore del progetto? Impiegato Enel.

La mia è una città mafiosa. Il mio è un territorio mafioso. Ci sono cresciuta. Figlia di sbirro, selezionare le compagnie, meglio i morti di fame mi ripeteva mio padre, poveri se onesti in Sicilia.

La mia è una città in cui la mafia controlla ogni cosa e chi non la vede è perchè ha gli occhi chiusi.

La mafia dell’acqua. La mafia dei traffici internazionali di droga. Interi paesi trasformati in piazza per lo smercio della droga. La mafia dell’agricoltura. La mafia dell’edilizia. La mafia dei fondi europei. Il pizzo. Le tangenti. I morti ammazzati. I latitanti. La mafia a cui i politici sono soggetti, mai avuto l’impressione che la politica controllasse in alcuna misura la mafia, da noi la mafia controlla la politica come nei migliori film di mafia. Il reclutamento massiccio di voti attraverso la costituzione di centinaia di cooperative, mi ci sono iscritta anch’io, non so chi fossero i referenti, si andava a gruppi di centinaia, ore di fila per sperare che davvero arrivasse il finanziamento e potessi ottenere un lavoretto, un qualunque lavoretto.

Molti miei concittadini mi direbbero che non è vero e diffamo una provincia. Molti si vergognerebbero di me, per le mie parole, per le mie accuse, io mi vergogno di loro e siamo pari.

Il rigassificatore è cosa di Cuffaro. Condannato in primo grado per favoreggiamento semplice in un processo di mafia. Non significa che il rigassificatore è cosa di mafia. No. Dalle nostre parti è così facile trovarsi gomito a gomito con un mafioso… e non è una battuta, triste ma non è una battuta, ci sono quelli che lo sai, ci sono quelli che forse e ci sono quelli che non lo avresti mai sospettato.

Nella mia terra ancora si differenzia tra “paciere” e mafioso. Il paciere è l’uomo che ha influenza e a cui ci si rivolge per dirimare le controversie, è alternativo ad un giudice di pace. Non si chiamano più uomini d’onore perchè uomo d’onore è il mafioso, il “paciere” è un uomo di cui si rispetta il verdetto. Nessuno saprebbe dire perché, è così, poi ogni tanto qualche “paciere” finisce sui giornali come boss mafioso e no, la popolazione non crede che non fosse altro che un “paciere”.

Nella mia terra.

Non sono tutti mafiosi i cittadini della mia città. Sono onesti cittadini che si muovono come su un campo minato, ma ci viviamo da sempre e sappiamo come muoverci. Sappiamo che i diritti sono cose scritte sulle carte. Ma il furto di diritti è stato totale e quel che conosciamo meglio sono le concessioni di favori.

La Valle dei Templi è il riscatto per molti agrigentini. E’ quello che non ci hanno tolto, come le spiagge, come il sole, è l’unico vanto, l’unica cosa di cui andiamo fieri e ci inalberiamo perché sappiamo che l’abbiamo protetta, perchè non è al centro della città, perché è lì, tra noi e il mare. E ci consola. Ci ricorda chi siamo, l’amore per la bellezza, per la cultura, per il passato. La grandiosità di cui godremmo se non fossimo schiavi di ombre. Quasi una promessa, qualcosa a cui tornare, la testimonianza che un tempo c’è stato e potrebbe di nuovo esserci.

Mi vergogno. Penso che stiamo rubando alle generazioni future la bellezza. La speranza. La consolazione. E mi vergogno.

 

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La possibilità.

Siamo praticamente ammutolite dopo aver visto Che tempo che fa

Quelle notizie che nemmeno val più la pena, che Schifani sia un amico di mafiosi è riportato su Wikipedia tanto è dato oggettivo. [nota: il giorno successivo alla pubblicazione di questo post la voce "Renato Schifani" in wikipedia è stata modificata e Schifani non è più oggettivamente amico di mafiosi...]

Commentiamo, io e Mononoke, poi di nuovo affrontiamo l’argomento che da qualche giorno non riusciamo a districare.

Il pericolo del mio rientro in Sicilia con la testa che mi ritrovo, si potrebbe riassumere così.

Pericolo che Mononoke adesso sente più vicino, ho iniziato ad interessarmi alla vicenda del rigassificatore della Valle dei Templi, caratterizzata anche questa vicenda da un’assenza di informazione, come se fosse un dettaglio ininfluente che accanto ci sia un’Area Archeologica sotto tutela Unesco.

Ne parlo a Verona, sorrisi: è una delle solite vicende siciliane, non sarebbe mai successo in un altro luogo. Ancora una volta la sensazione che per sempre la mia origine mi renderà “diversa”, il marchio delle vittime che mai si ribellano, che tutto subiscono, che non hanno consapevolezza dell’essere cittadini.

Cerco appoggio morale: mi batterò perché non avvenga questo scempio e i volti cambiano, diventano tesi, si legge l’affetto e la preoccupazione.

Mononoke. Mononoke ha l’esatta percezione delle mie parole e si preoccupa. Sa che Gian Joseph Morici ha già ricevuto due minacce di morte, Gian Joseph Morici si oppone anche facendo informazione .

Mononoke. Spiego, non mi giustifico, spiego perché tornare nella mia terra significa chiedermi come ci tornerò e spiego la mia scelta, maturata da mesi, la scelta di combattere per la legalità. Carlo con una frase mi blocca per giorni, “persone come voi” ed io non saprei dire che tipo di persone, non c’è un tipo di persona, però forse c’è un tipo di rabbia. Non ho risolto, non so cosa dire, non dovrebbe esserci Carlo, Carlo non dovrebbe pensare che per fortuna ci sono altre persone che osano dire, Carlo dovrebbe chiedersi perché non si dovrebbe poter dire senza avere la sensazione che sia pericoloso… ma ha ragione lui.

E’ che non dovrebbe essere così. Non dovrei dover mettere in conto che se comincio a difendere la Valle dei Templi da una costruzione potenzialmente pericolosa potrei finire io stessa in pericolo. Non dovrei chiedermi se sono disposta ad affrontare un rischio di questo tipo, non dovrei pensare a come dirlo alla mia famiglia, a come inciderà sulla mia ricerca di un nuovo lavoro.

Invece devo interrogarmi e lucidamente chiedermi se sono disposta ad andare fino in fondo, fare i conti con la possibilità che “dire” diventi un’attività pericolosa. La possibilità.

La mafia si combatte con la parola, con l’informazione, la mafia vince quando riesce a far calare il silenzio, quando la verità diventa qualcosa di pericoloso, da cui è meglio stare lontano.

Non so se e quanta mafia ci sia dietro la vicenda del rigassificatore accanto alla Valle dei Templi, non so se sia davvero pericoloso tentare di difenderla, ma pensare preventivamente che sia meglio lasciar perdere perché potrebbe essere pericoloso… no, tanto vale non tornare nella mia terra se dovesse essere questo il mio modo di pormi.

Non mi sto giustificando, vorrei solo spiegare. Anche perché ho bisogno che se ne parli il più possibile e che salvare la Valle non resti un fatto di Sicilia.

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Racconti d’amore – La mano

La prima cosa era la mano destra che volava sulle corde della chitarra possedendole senza preliminari, l’attacco improvviso saliva lungo la schiena per sostare sulle spalle e accarezzare il timpano quando tutto era ormai consumato. L’occhio ancora seguiva le dita che pizzicavano e volteggiavano sino al colpo improvviso alla cassa. Stop alle vibrazioni di corda tesa. il capo chino a godere del momento di fermo. ricomincia il pizzicare sensuale.

Due sedie vuote e due contrapposte per collocazione e occupanti, simboliche trasformazioni della memoria e dietro la chitarra il muro bianco su cui disegnare una nuvola da cui cadrai per forza di gravità sopravvenuta. Dietro le mie spalle i soliti cieli le solite stelle i soliti universi i soliti nulla che divorano le poche certezze.

La mano destra si univa alla sinistra nel suono e nel massaggio di schiena e diventavano quattro mani e quaranta dita nel ballo scandito da silenzi e respiri, sul tavolo il vino e il bicchiere senza cornice, nei corpi nessun quadro. Nei sessi gli odori. Nella mano destra le dita.

che disegnavano linee.

Nella stanza di china nella luce il capo chinato.

Produzioni antropomorfiche di possibili mutamenti partendo dall’ottocento sino all’esistenzialismo francese per definire la costruzione della libreria e della videoteca innamorati entrambi del bianco e nero dello schermo di una tv in bianco e nero. Come noi. Fingere una vita nel bianco e nero di un ti amo contrapposto al bisogno d’amare.

Gli uccelli volano se sono uccelli ed hanno ali per volare. e becchi per beccare. gli uccelli non possono mettere in catene se sono uccelli. e becchi per beccare. Nella stanza di china al buio il capo chinato.

Paralipomeni.

La mano sinistra era dell’alta borghesia con recenti passati scoutistici da cui le istanze pressanti.

Attraverso il vetro la scossa di sguardi sorpresi per la piccola morte di un incontro improvviso. Orgasmo al contrario che inizia dal vuoto ripieno di nulla. Totale fusione di sguardi che non conoscono il tempo. Lacerazioni senza dolore né movimento. Separazione.

La prima cosa è stata la mano destra impegnata a fornire la giusta oscillazione all’oggetto prominente, nessuna incertezza nel fermo immagine successivo: attraverso il vetro la mano destra bloccata.

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Racconti d’amore – La notte

Notte dev’esser notte perchè è buio. Attorno domani non ci sarai e nemmeno dopodomani e ti dovrò aspettare mentre attendo troppo. Lo so che il pennello scivola veloce sulla tela. Ma non l’ho tessuta io. Né mi è stato dato di scegliere i colori. Io dipingevo. Talmente assorta a dipingere da non vedere il quadro che stavamo deliniando. No, non era tela di quadro. Era di ragno. Non ti amavo, lo sai, non ti amavo e non avevo bisogno di te come questa notte non ha bisogno di me.

Il pavimento raffredda solo la pianta del piede nuda e non riesce a freddare nient’altro. La spalla nuda spinge il vetro sporco. La fronte cede. La fronte cede e potrei tirarla indietro e dare uno scatto inprovviso in avanti e il vetro sporco non verrebbe più spinto dalla spalla.

Se ti avessi attorno potrei aspettare l’alba invece che guardare il buio. Invece sei nel letto e dormi lontano da questo pavimento curvo e dall’intonaco scrostato, dal balcone, dalla strada illuminata a stento da un lampione ronzante. Non posso andare via e non te ne andrai via e ti addormenterò, ogni notte ti addormenterò. Poi verrò qui a guardare il buio che ci ha avvolti e chi vince tra il vetro e la spalla e se mai la fronte deciderà di porre fine allo scontro.

Un’altra donna. Ancora e ancora e ancora. E il tuo bisogno di me. Commoventi parole di addio sulla lettera d’addio, drammatico particolare le correzioni grammaticali, avrei preferito sorridere dell’errore sentendomi crudele date le circostanze ed invece date le circostanze riesci a restare vigile sull’errore. Una lettera di addio, cazzo, nemmeno quella lasci all’istinto. Un cappio. Un volo dal quarto piano. Mi allontano tra la folla e penso che potrei sentire l’urlo e non mi volterò, continuerò a camminare lentamente mentre tutti mi correranno incontro per superarmi. Un tuffo sotto un treno. Tagli di ogni genere in ogni parte del corpo. Io penso che se dovessi uccidermi ci riuscirei, non fallirei nemmeno in quello. Non ti ucciderai. Lo sappiamo entrambi, ancora troppo legato alle correzioni grammaticali.

Non mi interessano i tuoi tradimenti, non lo sopporti. Non posso farci nulla se non ho bisogno di te e se non posso liberarti dal tuo bisogno di me. Il primo non te lo perdono, degli altri puoi farne quello che vuoi. Ti inganno ogni notte. Vendette sottili come sottile è il filo che regge insieme la mente, ogni notte ti addormento e me ne vado lontana e tu non mi raggiungi, non puoi, non sai. Ti inganno ogni giorno scavando il fosso che scoprirai ci divide quando crederai che basta stendere una mano per ritrovarmi. Allunghi il braccio, stendi la mano, tremito di dita sentendo nell’epidermide il contatto anticipato del calore e sentirai il gelo del nulla. Il nulla al posto di me.

Poi ti ho amato. Senza alcun bisogno. Insegnandoti a percorrere le strade interne, poco battute, a guardare da un’altra parte ad ascoltare senza orecchie senza naso senza mani senza cuore. Si ama anche senza cuore. Esasperando i sensi non distratti dall’osservazione della vita. Usare il cuore per vivere ed i sensi per amare. Abbastanza confuso imparavi ad amare solo il vortice.

E’ una sola la bugia che non ammetto, la prima, le altre ne sono conseguenza e non me ne frega niente, non mi interessa sentire un’altro odore tra noi, è una sola bugia quello per cui pagherai. Le altre sono la tua sfida, il tuo urlo di dolore, la tua richiesta di perdono. Colpisci sempre più a fondo per vedere se puoi farmi soffrire ancora una volta e no, non puoi, hai già distrutto tutto con una sola minima bugia. Tutti i tuoi colpi li sto conservando con cura. Serviranno a completare. Lo sai. Mi guardi smarrito. Senti nella notte l’odore della tua morte. Ti addormento.

Torno accanto a te alle prime luci dell’alba. Aspetto. Ti svegli piangendo anche oggi. Perchè non mi senti più accanto e ti pare di non sentire più nulla accanto a te nel buio della notte. Ti consolo e giuro che mai ti lascerei solo, amore mio. Un altro giorno.

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Racconti d’amore – Le parole

Ho scritto più di un paio di milioni di parole per te. Canzoni. Racconti. Poesie. Penelopopea atto unico. Ballate, forse soprattutto ballate. Ma più di ogni altra cosa ho scritto lettere per te. La maggior parte delle quali non hai mai letto. Ti si innumidivano gli occhi e dicevi “bella” come fosse un esercizio letterario ben risolto.

Ti ho sempre lasciato senza parole. Spesso te le rubavo di bocca. Tu iniziavi una frase e ti fermavi in cerca della parola che era già sulla mia bocca, ti arrabbiavi per il furto.

Io scrivevo e tu cantavi e recitavi. In fondo solo mimica di emozioni che non provavi e prestito di parole che non avevi.

In teatro no, soprattutto in teatro avevamo le stesse parole in occhi diversi, come per poter afferrare l’insieme, le parole volavano silenziose sulle parole degli attori, sulle musiche, sulla sceneggiatura e persino sui macchinari inventati per la scena, si poggiavano, ascoltavano  e poi ce le scambiavamo per strada.

Tutte le parole che hai saputo buttare fuori e bloccare su carta per paura che ti sfuggissero via. Per farle prigioniere e consegnarle al mio insindacabile giudizio.

Tu trovavi le parole per accarezzarmi il corpo, le cercavi nel mio odore, nel fragore del mare, nel ricordo del futuro.

Ti sei innamorato delle parole ed hai cominciato a leggere in esse. Ma ne sei diventato geloso. Ingordo. Proprietario. Me le rubavi di notte, mentre dormivo ti alzavi e le nascondevi dovunque. Non volevi più condividerle. Io ho cominciato a non darti più le parole che ti scrivevo. Le trovavi lo stesso e le scrivevi al mio posto. Parole nello specchio, deformi, snaturate, ritagliate ed incollate.

Le rubavi anche ad altri e le ripetevi senza coglierne l’uso. Potevo sapere chi stavi ingannando dall’uso errato delle sue parole. Le parole si usano, questo non te lo avevo spiegato. Sono la tua carta di identità e se le rubi sei come il re nudo: gli idioti s’inchinano, i bimbi ridono.

Così non potevo che riprendermele.

Una alla volta, cominciando dalle più facili per non fartene accorgere, eliminando le più corti, semplici, popolari. Hai cominciato poi a parlare misurando le parole e escludendo tutte quelle inferiori alle quattro lettere, il che cominciò a comportare qualche problema con gli articoli ed i pronomi, ma l’uso del vocabolo ricercato poneva in ombra il senso del discorso e strappava comunque l’applauso. Ti ho avviato senza scosse al linguaggio di settore, terminologicamente esatto, facendoti scartare con decisione ed orrore il non attinente, l’inesatto, l’etimologicamente scorretto. Mentre continuavi a credere di rubarmi le parole non ti accorgevi che le parole erano già finite tra noi. E delle tue parole non era rimasto altro che il suono spezzato nell’aria.

Adesso

chissà

se

balbetti

ancora.

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Racconti d’amore – La tazza

Dentro gli occhi sul letto. Dietro la tua testa c’è una parete bianca con una macchia grigia. Nella pupilla l’eco delle tue parole per dirmi ma in piedi, solo in piedi il ricordo per far cadere la tazza dalla mano che resta a forma di tazza.

Una parete di compensato allinea il mio sgomento al tuo viso, tra le righe su cui dovevo morire confessi che mi spezzarai non potendo più sopportare la mia piega.

Un tetto a volta per strapparmi il cuore dal petto in futuro prometti e prometti ancora di annusare il mio odore.

Il mio corpo non ti ha mai rifiutato e la mia mente non ti ha mai accettato. Il cuore pulsa. Un giro di valzer nella notte in strada ed ancora dal balcone dalle scale dal tetto dalla finestra dal corridoio le tue spalle, mille volte le tue spalle. Mille bastardissime volte le tue spalle.

E i ritorni necessari ad un altro addio.

Un pò di amore non è follia ma abbiamo aumentato le gradazioni il sistema si incrina i neuroni si esaltano la corrente passa dalle punte delle tue dita all’epidermide del braccio al muscolo rigido la spalla il collo la colonna vertebrale la pianta del piede.

Non si riesce a non desiderare di morire quando si superano le giuste gradazioni dell’amore. Così mentre ci prendiamo per un’altro rimorso di domani liberandoci dei rimpianti di una vita, così mentre diventiamo liquidi allacciati alla notte, così si può morire.

Flutti e flussi. Spirali di vita ed ancore nel porto dei ricordi. Fughe.
Cambiando il luogo abbiamo cambiato la persona altre possibilità di redimersi e sconti di pena, treni aerei automobili ali zattere soprattutto zattere accanto a palafitte. Si allungano gli affetti elastici e si spezzano i legami rigidi. I ricordi non cambiano di sostanza.

Ti colpiscono alle spalle ancora spalle qualunque cosa non vuoi che avvenga ha come protagonista delle spalle.

Le tue spalle circondate dalle sue braccia c’è un problema Houston rispondi Houston le sue braccia salgono sino alle spalle sino al collo sino al viso con gli occhi socchiusi sul naso sulla bocca circondata dalla barba confusa con la tua barba. Houston rispondi. Abbiamo un problema. Houston.

La mano a forma di tazza lascia scivolare la tazza che si frantuma in mille frammenti di tazza.

La domanda già cretina in sè non ha più motivo non posso non capire che è altro diverso leggittimo potremmo essere civili ma non c’è civiltà in amore e il senso del possesso non discrimina nessuno, le visioni trasformano il corpo di una lei in un lui e non cambia, peggiora.

Lacrimazione continuativa in esistenze prescelte. Lacerazioni per scissione. Strappi esistenziali e distonie cerebrali. Troppe complesse semplificazioni nei succhi gastrici che vomiti. Lettere poste a radici di un albero di gelso per concludere il recupero della vita sfilettata in corpo offeso in mente offesa.

Tra le foglie dell’albero di gelso il sole arriva alla pupilla per bruciare l’impressione d’amore.

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Asha

Ha iniziato il Ramadan, a 16 anni il lungo digiuno non disturba la bellezza, l’esalta.

Asha è un adolescente a Verona, più sveglia di tante adolescenti, con tanti sogni.

Vestiva sempre con i suoi vestiti da mille ed una notte, ha smesso per non essere più presa in giro, per confondersi tra tanti, ama le tradizioni ma a 16 anni è più forte la necessità di integrarsi in questa nostra stupida società.

E’ arrabbiata perchè non ha avuto l’orario ridotto per partecipare alle preghiere del venerdì adesso che è iniziato il Ramadan, le spiace perdere ore di lezione, ma vuole dare la possibilità ai genitori di recarsi in Moschea, vuole lei stessa partecipare a questo importante momento comunitario e religioso.

Il nostro è un paese cattolico e del Ramadan non ci importa, attendiamo il Natale e la Pasqua per santificare le feste. Le nostre.

Avrebbe voluto studiare medicina.

Non lo farà.

Avrebbe voluto restare in Italia.

Non lo farà.

E’ una ragazza legata alla famiglia come lo sono sempre stata anch’io, si contesta ma non per distruggere, alla fine l’affetto è il peso che sposta l’ago della bilancia.

Mi ha regalato un suo vestito, una “robina” da mille ed una notte, azzurro cielo ed oro, un ottimo motivo per perdere i “due” chili che mi impediscono di indossarlo, credo che li perderò  attraverso le lacrime.

Tornerà nel suo paese, che ama, ma che non le darà la vita che avrebbe avuto restando in occidente. Un lavoro, sognava solo questo Asha. E’ una giovane occidentale che dovrà immergersi nella cultura di un paese diverso, interromperà gli studi, sognerà di cambiare le regole o di scappare via.

Amo questo quartiere, Veronetta, per tutte le amicizie che mi ha regalato, per essere un’isola di multiculturalità, di sorrisi, di affetti.  Ma sarà tanto più triste senza Asha.

Ti voglio bene, piccola amica.

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Vaccini: Cervarix approvato (34)

Oggi sono a livelli di irritabilità da massimo storico, potrei prendermela con chi non c’entra considerato che NON me la prenderò con chi c’entra.

Non mi riferisco a Stefano che ha aperto una discussione sull’efficacia del vaccino e la utilità della prevenzione primaria: Stefano… son d’accordo sulla prevenzione primaria e sono pro-vaccini, non sono un medico e non ho tratto mie conclusioni, io ho letto i pareri di gente qualificata e poichè LORO dicono che magari sarebbe meglio aspettare un pò prima di fare vaccinazioni di massa, io riferisco e mi aggrego alla loro richiesta.

C’è un detto dalle mie parti: meglio dire “chi sacciu” ca’ “chi sapiva”… Meglio dire “non so” che “non sapevo”

Se qualcuno qualificato per farlo dice che è meglio aspettare io di solito aspetto. Ho una nipote che dovrebbe essere vaccinata entro il 2008, non sono una mamma ma una zia, direi che chiunque fa previsioni sulla salute dei familiari per avvalorare la propria tesi è leggittimato a farlo: stiamo proprio parlando della salute dei nostri familiari.

In famiglia non abbiamo deciso nulla a riguardo della sua eventuale vaccinazione, ne abbiamo parlato, per il momento, avendo 17 anni e un anno di tempo per decidere, continuerà con la prevenzione secondaria. (screening) NON ABBIAMO ESCLUSO LA VACCINAZIONE, sia chiaro, aspettiamo solo di avere le idee più chiare e magari qualche chiarimento da parte degli organi ufficiali. Anche dal Ministro della Salute che riferisce di un ampio dibattito sull’efficacia del vaccino e poi scompare dalla scena.

E si, sono più che soddisfatta dei risultati che sta ottenendo questo blog nell’informare sul vaccino. Non credo di star facendo nulla di sbagliato colmando una lacuna di informazione e a chiunque arriva a questo blog cercando informazioni sul Gardasil… devo scusarmi perchè le trovate? Volete informazioni, eccole, se poi vi innervosite perchè trovate altre informazioni, se vi innervosisce – come è giusto- scoprire che c’è un’altra verità ufficiale… se sto continuando a raccogliere l’altra verità è perchè mi sono innervosita pure io quando ne sono venuta a conoscenza.

Ho preso posizione per la sospensione della campagna di vaccinazione. Confermo. Sono tutt’oggi per la sospensione, sino a quando il Ministro non riferirà del dibattito internazionale circa l’efficacia del vaccino, sino a quando non si ci sarà una massiccia campagna di informazione preparatoria alla vaccinazione, sino a che non si parlerà pubblicamente delle contestazioni dalla medicina ufficiale al vaccino.

E’ di oggi la notizia dell’approvazione del Cervarix dalla Commissione dell’Unione europea, il vaccino della GlaxoSmith Kline potrà dunque entrare sul mercato e far concorrenza al Gardasil… prevedo un clamoroso crollo del prezzo dei vaccini contro il cancro della cervice dell’utero….

Non so granchè del Cervarix, solo che invece dell’alluminio contiene tale AS04… che è sempre alluminio ma con aggiunta di tale MPL… un attimo che vado a vedere cosa è…Monofosforil Lipide “adiuvante in numerosi test clinici per l’uomo per il trattamento di varie patologie infettive e di diversi tipi di tumore” …  

…Per il resto… oggi è una giornata di sole, splendida ma piena di lavori urgenti, l’inizio di una settimana faticosa.

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Diversamente sensibile? …No, piu intelligente, grazie.

E’ riduttivo.

Lo sapevo.

E’ un pò come il “ti fa onore” “tu hai una sensibilità diversa” … praticamente sono diversamente abile nella sensibilità… eh, che farci…
No.
A me lo hanno insegnato a guardare la realtà nella sua interezza e, nonostante sia molto impopolare di questi tempi e anche a ragione, me lo hanno insegnato in chiesa. Che farci, proprio il prete che ancora oggi non mi perdona le scelte politiche che poi ho fatto… sant’uomo. Guardare la realtà, tutto qui.

Vero, hanno fatto molto anche i libri, ha fatto molto la mia famiglia e le vicende della vita, ma è in chiesa che ho scoperto che non era scontato essere “normali”. Che sei fortunata quando nasci e hai due gambe e che non solo ce le hai, ma persino ti funzionano! Non è scontato avere due braccia. Non è scontato avere occhi e orecchie. Non è scontato essere “normali”

Non me lo hanno spiegato. No, mi hanno immersa in un gioco strano a quei tempi, si chiamava già volontariato ma non dovevi iscriverti a nessun albo, dovevi solo trascorrere qualche ora a giocare con chi non giocava mai. Non ti diceva nessuno che eri sensibile più di nessun altro, se non lo facevi eri solo abbastanza stronza. Un’altra ottica, a quei tempi. Il volontario non era diversamente abile e santificato come oggi, non aveva possibilità di carriera nel non profit, soprattutto, il volontario era solo meno stronzo del non volontario. Era un bel modo di sentirsi, eri “normale”.
Non riducetelo ad un dono dell’individuo, mi spiace che ci sia chi si accorge che esiste il mondo solo quando ci entra nel mondo, non il QUEL mondo, separato e inaccessibile ai … normalente abili?…nel mondo, nel mondo nella sua interezza.

Bella scusa, sapete, la “sensibilità speciale”. Così tutti giustificati.

No, è questione di educatori.

Il che, senza offesa, vi rende tutti maleducati.

Colpa di insegnanti impreparati e non dei genitori a cui nessuno ha insegnato, che nessuno ha educato, esattamente come voi.

Colpa di chi non insegna educazione civica, che pure c’era nei programmi scolastici.

Di chi non insegna educazione sociale, che pure c’è nei programmi scolastici.

Colpa di chi dovrebbe mostrare il mondo, la tv, e ne mostra solo i beverly hills e i supereroi, che adoro, ma che non sono esattamente rappresentativi della realtà.

Ai miei nipoti sto insegnando che non è un dono qualunque la normalità, che è meglio che se li godino i doni che hanno perchè potrebbero perderli, che si muore, tò, guarda un pò, ogni essere vivente ad un certo punto muore e magari pure dopo dolori di entità variabile.

Dite che li traumatizzo? No, i miei nipoti hanno sorrisi, amano la vita, hanno i problemi dedicati all’adolescenza e non sono “specialmente sensibili”, ce l’abbiamo messa tutta per far loro vedere il mondo, la vita. Che vedete, diventa brutta solo se ve la presentano diversa da quella che è, se vi avevano detto che questo è un mondo in cui avrete sempre il meglio e che è solo per i migliori, poi ci credo che vi vengono le depressioni o aspettate gli alieni che vi portino via!

Questo mondo è splendido. Questa vita è splendida. Ma non è perfetta. Non è normata.

E quindi potrebbe persino essere che sono più intelligente di voi ed è per questo che io lo capisco e voi no.

Quindi, cortesemente, aggiustate il tiro: sono più intelligente, non più sensibile.

Ecchecazz.

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