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Sambuca di Sicilia chiama Hebron, Palestina

Da Hebron il vetro per dar luce a Sambuca
Dagli artigiani palestinesi le bocce per illuminare il paese siciliano

C’è un filo sottile che in questi giorni unisce Sambuca di Sicilia, l’antica Zabut fondata dagli arabi, a Hebron, uno dei luoghi più martoriati della Cisgiordania.

Un legame nuovo e antico allo stesso tempo che affonda le sue radici nelle tradizioni religiose e in quelle artigianali, nella pace e nella fratellanza tra i popoli del Mediterraneo.

Un legame testimoniato da mille bocce di vetro che il 20 maggio prossimo illumineranno a festa le strade del paesino siciliano in un abbraccio ideale con la Palestina. E allora, cominciamo dall’inizio.[...]

[...]alcuni dicono che siano stati proprio i veneziani, allora padroni del Mediterraneo, a importare la lavorazione del vetro soffiato in Palestina. Una visita autunnale da Fares Natsche, il più importante vetraio di Hebron, apre una possibilità. Centinaia di bocce di vetro entro la primavera? Perché no? L’accordo si fa, in poche settimane. E il numero delle palle di vetro soffiato aumenta, sino a giungere a un totale di mille. Mille bocce ordinate da una piccola comunità siciliana, per adornare una festa religiosa, cattolica, sentitissima.

Mille bocce realizzate una a una da una squadra di vetrai palestinesi, musulmani, in una delle città più tradizionali, conservatrici e devote della Palestina. Mille bocce spedite da uno spedizioniere israeliano, ebreo, che ha curato personalmente la raccolta della merce, il trasporto, l’invio. Se fosse stato per loro, per tutti i protagonisti di questa storia, la pace sarebbe già arrivata.

1,000 blown-glass ornaments unite Hebron and Sambuca
Sicilian Saint’s day revived, thanks to Palestinian crafts 15 MAY, 18:10

(ANSAmed) – SAMBUCA DI SICILIA (AGRIGENTO), MAY 15 – A fine thread currently joins the ancient town of Sambuca in Sicily (its ancient Arab name, Zabut), with Hebron, one of the most tormented areas on the West Bank. The link between the two places is at once a new and a very ancient one, with roots reaching down to ancient religious as well as artisan traditions: the peaceful, shared heritage of the peoples of the Mediterranean. Bearing witness to this link will be the thousands of blown glass ornaments that will light up the streets of the Sicilian town for a festival that now enfolds a Palestinian connection. This is how the story begins: the feast of the patron saint of the town of Sambuca in Sicily is the biggest event of the year. The festival is that of the Madonna dell’Udienza and it commemorates a miracle that saved the town from a plague that was ravaging the whole of Sicily in the year 1575. On the third Sunday of May each year, the marble statue of the Madonna with Infant is taken from its usual place in the Chiesa del Carmine to be borne in procession throughout the town: a procession that lasts the entire night, concluding with the statue’s return to the Church on the following morning. This festival involves the whole of the township and many people who have emigrated from Sambuca return there for the occasion. Indeed, it was these émigrés who, 120 years ago, financed the ‘Venice-style illumination’ of the town using glass globes that were blown in Murano, to decorate the arcades erected along the procession route. The cost of these glass globes was covered by the Sambuca communities living in Chicago, Rockford, Kansas City, Brooklyn, Newark and New Orleans, in a collection of funds that maintained the bond between the US immigrants and the town of their birth.

But over the years, this tradition died: many of the original glass globes were broken, with just a few rare examples surviving the ravages of time. Added to which, the antique wooden arcades of the procession route fell into disrepair. So, why not try and renovate the whole thing? This is exactly what was started last autumn. The first funds were collected by means of a lottery, then through a door-to-door campaign that lasted months. In the meantime, carpenters and electricians, blacksmiths, students and office workers have been spending their winter evenings in a sports hall, refurbishing the wooden posts, electric cables and renovating the ”tambours” and ”trees”, the Triumphal Arch and the smaller arcades. But what about the globes of glass? Well, Murano had to be ruled out: an initial probe soon showed that the cost would be prohibitive, and the glass blowers of the Venetian lagoon were no longer much interested in a job done 120 years ago in very different times. But on the other side of the Mediterranean, in Hebron, there is a living tradition of glass manufacture.

[....]. (ANSAmed).

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Cyrano…. sorda rilettura

Cyrano_4.jpg

[...]  And so it continues with the new co-production and modernization by the Fountain Theatre and Deaf West TheatreCyrano. Although certain details of character and the plot have changed, the original heart of the play still beats steadfastly, buoyed up by terrific performances and dazzling video design.

In this iteration, Cyrano (Troy Kotsur) is not encumbered by an outsized schnozz but is instead deaf. He is a glorious poet in American Sign Language, although he has no inclination to join the local Deaf Poetry Jam, regardless of the encouragement to do so from his friend Bill (Bob Hiltermann). Instead he pines for poetry aficionado Roxy (Erinn Anova), but he fears his deafness would be an impassable barrier between them. When Roxy admits she is attracted to Cyrano’s rock guitarist brother Chris (Paul Raci), he is initially depressed, but then realizes he can supply the verbally awkward Chris with his poetic words to romance Roxy via countless emails. There are a few big flaws in this plan, however, which Cyrano will have cause to regret.

Kotsur owns the stage every moment he’s on it, whether he’s putting a barroom tough in his place or sending Roxy into a swoon with his poetry, in a performance of great charisma and wit. The actor who provides Cyrano’s voice for the hearing audience, Victor Warren, does a superb job, merging smoothly with Kotsur’s work. Raci, a hearing actor who also performs in ASL, brings humor and sympathy to Chris, a nice guy who is unfortunately not quite the man Roxy wants. Anova is charming as the guileless Roxy, and Hiltermann is winning as the one friend Cyrano has left.  [...]

tratto da  http://laist.com/2012/05/04/new_deaf_west_and_fountain_theatre.php

 

Ecco uno spettacolo che veramente vorrei, vorrei, fortissimamente vorrei vedere.

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N.1/2012 – Parla con le mani

Ci hanno insegnato l’esatto contrario: non si parla con le mani e voleva essere il rimprovero a chi usava le mani, al posto delle parole,  per difendersi.

Ci hanno insegnato che non si gesticola parlando, ho impiegato qualche mese per rimettere ordine nella mia testa, perché adesso per parlare mi capita di diver usare le mani… senza però gesticolare.

 

Incontro un amica udente e mi chiede di informarla quando ricominciano i corsi. Tutti vogliono imparare la Lingua dei Segni. Perché attenti tutti: i sordi sono finalmente tra noi. Hanno smesso di non esserci, di essere quelli dall’handicap invisibile… adesso sono persino fighi*, fanno tendenza.  (detesto questa parola)*

E se tu sai segnare, se sai trasformare i movimenti in parole, in concetti, in colloqui e dialoghi… sei figo*. (*detesto questa parola)

Ma forse va bene così, meglio essere figo che disabile. E forse un giorno ci sarà qualcuno che racconterà questa storia, perché è una storia veramente bella, di come avvenne che una disabilità riuscì a produrre cultura, del faticosissimo lavoro fatto dagli interpreti e dagli educatori per sconfiggere l’opinione comune, dello scatto di orgoglio dei giovani sordi che hanno abbattuto i muri, che hanno preso le web cam, che si sono messi in rete… senza sottotitoli.

Adesso siamo noi che dobbiamo imparare.

Questa è solo una delle tante cose belle di cui è piena la nostra vita e  il nostro presente. Basta solo usare gli occhi per guardare e le mani per segnare.

 

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La Lingua Italiana dei Segni. Modernità.

Più la studio e la … segno, più mi sembra di intravedere qualcosa di innovativo e moderno, non è un caso che esploda adesso la LIS-mania.

Forse il nostro cervello sta sviluppando nuove sinapsi e la lingua dei segni si inserisce come il tassello mancante, una lingua visiva per l’era dell’immagine.

Il richiamo all’attenzione; le orecchie non ascoltano più molto per il bombardamento continuo di suoni, rumori, discorsi, onde sonore superfle che abbiamo imparato a surfare. Con la lingua dei segni ritorna la concentrazione sulla comunicazione ma non sono parole che stancano e pigiano, sono mani che volano, espressioni, corpi che interpretano, impersonificano, rendono visibile il racconto.

L’era della tridimensionalità e la lingua dei segni è tridimensionale, flashback continui, se non fosse stata dei sordi sarei tentata di dire che è l’invenzione conseguenziale all’epoca in cui viviamo.

Leggere il silenzio, niente di più poetico e moderno.

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Ieri ad Agrigento

nogassificare la valle1

 

E da oggi si firma per dire NO al rigassificatore nella Valle.

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Tempio di Zeus a Porto Empedocle

Rigassificare sul Kaòs

tempio-giove

creato da Gian Joseph Morici – Ultima modifica 03/02/2009 15:08

Nota di Alessio Lattuca – Confimpresa

 

 

Il molo di ponente è stato costruito con i resti del tempio di Zeus tra il  1746 e il 1763 per iniziativa del re Carlo Sebastiano di Borbone.

Per lungo tempo fu accusato dello scempio il Vescovo di Giorgenti Lorenzo Gioieni, circostanza smentita dal filologo agrigentino Angelo Palillo e dall’archeologo Giuseppe Castellana che avendo condotto delle ricerche più accurate sostengono che Gioieni scrisse a Carlo III nel 1746 chiedendo l’autorizzazione per la costruzione di un nuovo porto a San Leone.

Carlo III fu irremovibile e affidò l’incarico della progettazione all’ing. Salvatore Lanza, mentre il conte Juan Filangeri fu il primo sovrintendente generale dell’opera. 
 Il molo in questione è quello vecchio, per intenderci quello vicino alla Torre di Carlo V.

 Non è noto a tutti che nel XIX secolo, in occasione della costruzione dell’attuale  molo di ponente   (quello prossimo alla capitaneria che comprende la spiaggia), è stato realizzato con gli stessi blocchi che erano stati semplicemente spostati.

Pertanto in passato i resti del tempio di Zeus erano stati cercati nel vecchio molo e nessuno era mai andato a cercarli nel nuovo molo.

Oppure se qualcuno si è interessato,  non lo ha divulgato.

E’ certo che i marinai della zona lo sapevano e forse anche i responsabili della capitaneria che forse per ignoranza non hanno mai fatto nessuna segnalazione alle autorità competenti (soprintendenza) come la Legge impone.
 
Alcuni mesi fa Marco Falzone, operatore tecnico scientifico per i beni archeologici, ha reso noto che molti resti del tempio di Zeus sono ancora ben visibili nel molo di Ponente del porto di Porto Empedocle. 

Nel mese di ottobre  in occasione di un incontro svoltosi all’interno del tempio di Zeus il Prof. Beste dell’ Istituto Germanico di Archeologia di Roma, ha dichiarato di non sapere nulla dei suddetti resti.

Pertanto su  sua richiesta è stata organizzata una visita all’interno del  porto a seguito di informale richiesta rivolta  alla Capitanieria che ha fornito l’assistenza di un Ufficiale per la ricognizione. 

Lungo il tragitto verso il porto il professore rivelò che secondo le sue indagini in situ mancavano tracce di 18 semicolonne e che pertanto a parer suo il tempio era rimasto incompiuto. 

Dopo aver visto i resti del tempio, che incredibilmente presentano ancora interessanti  particolari architettonici, il professore ha ritirato le  considerazioni espresse in quanto i resti mancanti erano evidenti.

Il professore era perfettamente a conoscenza che il tempio era stato usato come cava per il porto. Tuttavia, gli era sempre stato riferito che non esisteva più nulla.

Insomma è paradossale che non fosse mai stata effettuata una ricognizione dei resti all’interno del porto.

Il Prof. Beste ha evidenziato che la visione dei resti in parte coperti dall’acqua marina è risultata estremamente significativa per i suoi studi ed ha manifestato riconoscenza per le preziosa  informazioni.
 
In occasione delle Giornate Gregoriane e successivamente nell’ambito delle iniziative organizzate per il decennale  dell’inserimento della Valle dei Templi nell’Heritage List - UNESCO ha confermato di avere riconosciuto i resti del tempio.

Ciò ha suscitato particolare interesse da parte degli archeologi presenti e in particolare, del  Prof Mertens (uno dei più importanti esperti di archeologia classica del Mondo) i quali hanno convenuto sulla opportunità di apporre il vincolo archeologico.

Con la consapevolezza delle enormi difficoltà di procedere al recupero rispetto all’erosione marina e  al tempo stesso della necessità di proteggerli dall’uomo. 

D’altrocanto anche i resti del tempio di Zeus in situ sono in cattive condizioni e soggetti all’erosione ma, grazie al vincolo archeologico, sono protetti dall’uomo. 
 Pure i resti del tempio gettati nel mare dai  predecessori, ignoranti e irresponsabili, meritano un vincolo che ad oggi non posseggono. 

Al di là dell’importanza che possono rivestire sotto il profilo storico risulterebbero una formidabile risorsa per attrarre   turisti e viaggiatori nella città di Porto Empedocle.
 
E’ urgente adoperasi per la salvaguardia dell’importante risorsa ai fini occupazionali per evitare soprattutto che – con la futura ristrutturazione del porto – i resti del tempio scompaiano del tutto.

Le responsabilità di tale scempio saranno in capo a tutta la classe dirigente locale, regionale e nazionale e, ovviamente,  in misura maggiore in capo a chi ha il dovere di proteggere, recuperare, conservare e valorizzare i beni culturali, ambientali e paesaggistici.

A tale proposito è indispensabile interrogarsi su come sia possibile conciliare la tutela dei beni culturali  della loro valorizzazione con la collocazione di un impianto di  rigassificazione nel Porto di Porto Empedocle.

 

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Agrigento

Vivere qui è dover ogni giorno combattere contro l’assurdo, contro la sensazione che il limite si sia superato ormai da molto ed è impossibile tornare indietro, devi solo adattarti e cercare di capire come muoverti in questa terra in cui…  voci parlano.

Voci senza corpo, senza vita, senza relazioni con il resto del mondo. Vivere in questo modo non è vivere in Italia, dev’essere successo qualcosa perché qui, ad Agrigento, l’Italia non c’è.

O forse mi sbaglio ed è vero l’esatto opposto, qui c’è l’Italia più vera, quella che non conosce legalità, che non ha senso dello Stato né della cittadinanza, quell’Italia che altrove si intuisce solamente e qui prospera e si mostra senza vergogna.

Vedete è che Agrigento è veramente bella, non perché è la mia città, Agrigento è davvero di una bellezza a tratti sconvolgente, e questo rende tutto più doloroso.

Dovrebbe essere donata al mondo questa bellezza, dovremmo accogliere chi viene a farci visita con l’emozione negli occhi, aspettando con ansia l’espressione che avrà il loro volto quando da lontano scorgeranno i templi stagliati sul mare, quando si affretteranno per raggiungerli e piano piano, diminuendo l’andatura, si accosteranno alla bellezza.

Parlando di Empedocle, immaginandolo camminare perché Empedocle te lo immagini così, che cammina lungo la via Aurea, mai fermo, sempre in cerca di cose, attento, vigile, pronto, una mente capace di spaziare dalla filosofia alla medicina, capace di ingegno tecnico e poesia…  lo vedi  che cammina maestoso nella sua tunica bianca e oro, con i suoi pensieri che iniziano la storia del pensiero, con le sue parole che iniziano la storia delle parole. E tramite le sculture di un Greg Wyatt ispirato da empedoclee suggestioni fare un balzo dall’alba della cultura all’arte contemporanea.

Parlando di Sciascia, ad nord dei templi, dopo Tomasi di Lampedusa, ad est, opposto rispetto Pirandello, a ovest. Di fronte il mare Africano.

Pirandello. Non c’è persona che sia capace di poche parole su Pirandello, nemmeno l’unica che lo contraddistingue, genio, è sufficiente a dire le emozioni che lascia Pirandello in chi lo studia anche solo per dovere scolastico. Pirandello vicino a Camilleri, nuovo e moderno amore di molti, non so chi ha scritto di immaginare il Commissario Montalbano che esce sulla sua veranda e lancia uno dei suoi penetranti sguardi… ad un rigassificatore; immaginate anche Pirandello che esce di casa, cammina lungo il breve sentiero e si siede sotto il pino, guardando il mare  e di nuovo immagina di spargere le sue ceneri… sul rigassificatore.

Anch’io mi sono fatta prendere dai tecnicismi ed ora che siamo agli sgoccioli credo che sia la strada sbagliata , non m’importa nulla né del fabbisogno energetico né delle direttive Seveso, né  chi e con chi si farà, chi ne trarrà profitti e chi ne godrà vantaggi. Non m’importa, penso solo che non abbiamo saputo difendere la bellezza e di questo siamo tutti colpevoli.

Siamo la provincia più povera d’Italia, non abbiamo acqua corrente, né strade, né sistemi fognari, non abbiamo nulla oltre alla bellezza e, tra poco, non avremo nemmeno quella.

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Figure di merda: rigassifichiamo la Valle nel mondo…

http://www.independent.co.uk/news/world/europe/gas-plant-to-overshadow-greek-temples-1026327.html

http://www.nzherald.co.nz/history/news/article.cfm?c_id=500832&objectid=10544240

Ah bé… c’era da aspettarselo che si faceva una gran figura di merda e consentitemi di usare il delicato eufemismo perché ne avrei di peggio da dire e scrivere….

Sull’Indipendent, giornaletto oltremanica, ci si chiede se gli Italiani siano tutti deficienti e se non sia il caso di discutere delle cose importanti, tipo la tutela del patrimonio dell’Umanità, fuori dall’Italia…

Oltremanica infatti si chiedono se per caso non si debba giustificare il popolo italiano ed i suoi governanti adducendo la solita scusa della mafia, lasciamo che lo credano, sempre meglio essere considerati vittime innocenti che imbecilli impenitenti!

Infatti cosa altro saremmo noi Agrigentini se non imbecilli?

Se si sente dire ad ogni dove: ci hanno forse dato lavoro e ricchezza (i templi intendendo) ?

Se non ce ne può fregare di meno di quelle quattro colonne che c’è voluto ancora una volta un inglese a tirarle su, utilizzando il proprio patrimonio per farlo, ché se fosse stato per noi ci facevamo un altro braccio del molo di Porto Empedocle con quei quattro ruderi!

Un’altro…

Perché in fondo a pensarci bene Porto Empedocle ed i templi sono nemici giurati da sempre: il primo molo venne costruito distruggendo il tempio più grande che il mondo greco abbia mai conosciuto, Giove Olimpico, quello dei Telamoni per capirci… non avete presente… diciamo allora che si trattava dell’unico tempio su più piani.

Ma che farsene dell’unico tempio su più piani mai costruito dalla cultura greca? Un molo, un bel molo ché così almeno puliamo un pò.

Adesso cosa altro stiamo barattando se non i templi con un altro molo? infatti l’altro molo si farà, lo farà Enel, perché è noto che il turista ama attraccare accanto ai rigassificatori, infatti anche in Spagna, ci dicono, c’è il molo turistico ed il molo per il rigassificatore… no, distano l’uno dall’altro poche centinaia di metri, ma d’altra parte Agrigento non è certo Barcellona e quindi noi i due moli, quello turistico e quello industriale, li facciamo uno di fronte all’altro!

E a me piacerebbe che lo dicessero senza ipocrisia che si sta barattando la vocazione turistica mai diventata realtà per un’altro tipo di sviluppo, meno dorico… diciamo.

Quindi… ditelo senza fare le vittime immolate, brutti stronzi agrigentini, che diventi apertamente una guerra tra chi l’arte e la cultura la difende e chi se la vende senza pensarci su, brutti stronzi agrigentini e brutti stronzi italiani, Pecoraro Scanio in testa e tutti gli altri a seguire!

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Rigassifichiamo la Valle…

ENERGIA: SGARBI, NO A RIGASSIFICATORE NELL’AGRIGENTINO

(ANSA) – SALEMI (TRAPANI), 8 GEN – ”Il sindaco di Porto Empedocle, invece di gingillarsi con un grottesco bando per una scultura a grandezza naturale del ‘commissario Montalbano’ che doveva essere scelta da una giuria presieduta dal perdigiorno Andrea Camilleri, farebbe buona cosa a difendere la sua citta’ dall’infame progetto del rigassificatore, estrema violenza ad una citta’ devastata dalla criminalita’ e dalla nuova mafia delle pale eoliche”. Lo dice il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi. ”Che senso ha – si chiede Sgarbi – dedicare la scultura a un personaggio fantastico che ha agito in una citta’ che si chiama ‘Vigata’ negando perfino il nome di Porto Empedocle che glorifica un eroe inesistente? Il sindaco di Porto Empedocle scambia i romanzi e la televisione per la realta’. Potrebbe fare il sindaco di un programma televisivo”. (ANSA). COM-FK/GIU
08/01/2009 16:50

http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/energia/20090108165034800604.html

A me Sgarbi non piace, sia chiaro, ma gli rendo atto di aver speso qualche parola contro il rigassificatore, poche, in realtà, se si pensa a tutte quelle spese contro l’abusivismo nella Valle

Sempre meglio poche parole che niente, vien da dire…

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Cicli storici

Va bene, che non sono simpatica tanto lo si sa… eheheh: la premessa dovrebbe anticiparvi che il post è antipatico.

Uno di quelli in cui dico la mia… sapete (qualcuno no che non lo sa: è il mio blog, dico la mia) MICA è una pubblicazione, un prodotto editoriale, un organo di informazione, un sito specialistico, strafigo, stracult… no: questo è un bblog, qui potete leggere di quante volte evacuo e come vanno le vicende della mia famiglia, tra una cosa e l’altra ANCHE le MIE personali riflessioni sui massimi sistemi, che essendo mie hanno una caratteristica imprescindibile: le condivido. Se non le condividete non tenetene conto, non posso che ringraziare per l’attenzione, ovvio, vi voglio bene lo stesso, grazie di esistere, ma che qui si dicano banalità MICA determina sconvolgimenti nella vita delle nazioni! Cambiate canale, basta poco perché mi pare un tantino stupido (ma giusto un tantino) perdere tempo a far discussioni su qualcosa che si considera banale o altro epitetto a piacere.

Tanto io lo so da tempo che ci sarà sempre qualcuno che non la pensa come me, MICA mi sconvolgo per questo, e non ho mai preteso che la si pensasse come me a tutti i costi (sono contro la pena di morte anche per i delitti più efferati)

OK?

Conclusa la premessa…

cicli storici.

Perché non mi stupisce ricevere una mail in cui mi si invita in una mostra in cui il mito e la semplicità sono i protagonisti?

Mito e semplicità, per gli appassionati rimanderei al decadentismo per ritrovare le origini moderne dell’affermarsi del mito e del mito della semplicità… per altro non so se ne siamo mai usciti dal decadentismo…

E quindi (NON sono un critico d’arte, tutto quello che scrivo è frutto di mie speculazioni fondate sui ricordi confusi di un paio di paginette lette alle medie)… dove sarebbe la novità?

Mi pareva mancasse, in effetti, il manifesto artistico del ritorno al mito e alla semplicità…

Le voglie totalitariste le abbiamo.

Il controllo dell’informazione pure.

La propaganda di regime ce l’ho.

L’opposizione che non si oppone anche.

La superiorità della razza ce l’abbiamo eccome se ce l’abbiamo.

Gli artisti che si dissociano dalle mostre di stato ben vengano… ma almeno sui temi un po’ di originalità no, eh?

No, l’ho letto, l’ho letto con attenzione e mi pare scritto tra la fine dell800 o tra le due guerre mondiali… e la frammentazione dell’individuo dove la mettiamo? NO, lo sapete, amo Pirandello, ci fosse un posticino anche per lui…

Anticonformisti e antimoderni…

Il guaio è che c’è ggente come me che invece non è né l’uno né l’altro, ignoranti MICA semplici, e insomma invece di anticonformisti e antimoderni avreste dovuto scrivere in linea con la tradizione artistica dell’ultimo secolo e classicamente moderni, quella modernità iniziata oltre un secolo fa. Detto ovviamente da una conformista moderna… deduco.

Individualismo. Evasione dalla realtà. Mioddio la poetica del fanciullinooooooo???? Mi stava antipatica già alle media la poetica del fanciullino, figurati se adesso mi metto a discutere con novelli Pascoli!

E perché io già sono ignorante e se voi poi ci mettete le mistificazioni… m’incazzo eccheccazzo!

Ecchevedi nellle campagne ci sono le zanzare selvagge, i serpenti, i topi, i cani, le carcasse di gatti schiacciati, il fetore delle stalle. Ai bbbordi delle strade ci sono gli aliti che puzzano di alcool alle 8 del mattino, quelli che puzzano perché non hanno una casa dove andare a lavarsi ed in ogni caso non hanno abiti per cambiarsi. Non metterli nel tuo quadro ché deturpano l’effetto naif.

Certo che magari studiarlo il ’900 all’ultimo anno di scuole superiori… e se la storia non la studia mi pare difficile che possa insegnare qualcosa! 

Volete che vi presenti io? Vi presento: individui che cercano il loro posto al sole conformandosi allo stereotipo dell’artista in voga negli anni del fascismo: droghe per indimenticabili visioni private, mitizzazione di qualunque cosa sia mitizzabile: da Odisseo alla ggente che vive ai bbordi.

Individualismo, nessun interesse ai cambiamenti sociali, solo la “protesta” per non essere considerati i grandi artisti quali voi vi sentite. E chi cavolo lo dice che siete grandi artisti? i vostri amici grandi artisti (o almeno da voi riconosciuti tali).

non ho visto le opere e quindi potrebbe trattarsi di una pessima presentazione per una splendida mostra.

Oppure sono nervosa. Sì, carino, magari per farmi scandalizzare da una mostra però cercherò da qualche altra parte, senza offesa.

 

 

 

 

 

 

 

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