Articoli taggati Astensionismo

Astensione totale

L’astensionismo atteso è attorno al 18%
Nel 2006 ha raggiunto il 16%.

Grazie alle listarelle dell’ultimo minuto (a cui si deve perdonare le cose fatte in fretta) l’astensionismo non sarà delle misure epocali cui si poteva sperare.

Grazie a quelle listarelle che non faranno altro che prendersi i rimborsi elettorali e mandare in parlamento un totale di pochissime persone che saranno costate carissime ai cittadini italiani…

l’astensionismo non avrà il posto che meritava avere.

In Europa, ad esempio, sapete che bei titoloni ci potevano essere e che analisi dei perché e percome un paese come l’Italia si trovava a fronteggiare un astensionismo esploso a bomba?

le analisi degli osservatori internazionali.

L’Italia al voto non vota
Astensionismo italiano
Il vaffanculo Italiano non va alle urne

Bello. Peccato. Grazie ai figli di una lista minore.

Ma se proprio dovete votare, se non potete fare a meno di votare ché altrimenti vi spuntano i brufoli del rimoso civile… per favore, spendete bene i soldi dei cittadini italiani, non date il voto a chi vi ha convinto che siete incapaci di liberarvi dai condizionamenti sociali!

Partecipazione politica e astensionismo
secondo un approccio di genere

Ministero PariOpportunutà – ricerca ISTAT

L’astensionismo diventa quindi una risposta naturale, quasi fisiologica, ad una situazione
complessa e il più delle volte incomprensibile, relativa allo stato dei partiti. Ma
l’astensionismo non è necessariamente sintomo di sfiducia totale, né rifiuto aperto e
categorico, esso può anche rappresentare un’attesa per un successivo riallineamento.
Gli elettori hanno imparato ad affrancarsi dalla dipendenza dai partiti, votano con
maggiore razionalità e soppesano l’offerta politica, alzando il livello della richiesta in
termini di conquista della loro fiducia. E quando i partiti non meritano la fiducia degli
elettori, questi ultimi hanno imparato ad usare l’arma del non voto come mezzo ulteriore
per esprimere il loro giudizio. L’astensionismo può essere quindi “sanzionatorio”: si sceglie
di non votare ad una elezione per inviare un segnale al proprio partito di riferimento, se
non all’intero sistema dei partiti. Si usa il non voto, in altre parole, così come ieri si usava
solo il voto.”

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Caro Fausto,

non demonizzare l’avversario politico, dovrebbe essere il primo articolo del codice deontologico del buon politico.

E così Fausto ieri mi ha parlato occhi negli occhi, porc…

Lui il primo articolo lo applica (è campagna elettorale, eh?), non demonizza, dice che propone altro, un altro modello, i toni di aggressione e di possesso di verità assolute non c’è ed in effetti non appartiene a quella sinistra a cui faccio riferimento.

La sinistra caratterizzata dall’autocritica, ci son stati decenni di macchiette sull’autocritica della sinistra, l’arroganza non rientrava nel prototipo della persona di sinistra.

Capire il perchè delle idee degli avversari, capire come mai pensano cose che non sono condivisibili, dare gli strumenti per aprirsi ad un altro pensiero. Capire che non esistono “mostri”, ma egoismi dettati da paure, necessità, bisogni. Egoismi indotti. (E un manipolo di figli di buona donna che si arricchiscono grazie a questi)

E dare soluzioni che non siano dettate dal presupposto che di fronte si abbia un idiota da assoggettare alla mente degli illuminati.

No, non mi ha convinta ad andare a votare, ha ammesso gli errori, mi ha capita, porc… praticamente chiede scusa e comprende, comprende perché si sia così incazzati con “lui”, con la sinistra, si giustifica appena, “non potevamo”, dice che sa quale fosse l’investimento fatto nelle passate elezioni, sa che era già stato uno sforzo, sa che quello sforzo non ha prodotto i risultati attesi. Ma chiede di crederci ancora.

Non per essere forza di governo ma opposizione.

…. se non fossi malpensante andrei a dargli il mio voto per abbracciarlo simbolicamente, per far pace come dopo una litigata tra innamorati…

ma sono malpensante.

E dopo le litigate tra innamorati non risolvo con un abbraccio.

caro Fausto mi hai toccato il cuore, vero. Ma non ti riaccolgo a casa, non ti dò la possibilità di ferirmi di nuovo, “rifrequentiamoci”. Mostrami che sei cambiato… generalmente un ex non riesce ad accettare questa soluzione, chi sbaglia vorrebbe che la colpa venisse cancellata da un ritorno a “com’era prima” e non capisce che nel “com’era prima” chi è stato ferito non ci vuole tornare affatto. Se poi stiamo parlando di colpe ripetute nel tempo e perdoni concessi a ruota libera… si arriva al punto che no, non ti riaccolgo a casa e “com’era prima” non m’interessa.

sai che si deve ricostriure la sinistra italiana, bene, siamo arrivati alla stessa conclusione, cominciamo a dire di nuovo le stesse cose, adesso capiamo con chi, magari? Adesso ricominciamo a dirne una e una sola sulle situazioni e non metà bianca e metà nera?

In questa campagna elettorale hai fatto discorsi che dovrebbero essere raccolti in un manuale, bravo, bravo, ma scusa se non hai più la mia fiducia, voglio vedere cosa fai quando il PD ricomincerà a corteggiarti, se mi tradirai ancora una volta o se questa volta saprai tener fede all’impegno preso.

Non più tua,

Tasti

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Ricorsi e reclami elettorali

Ho trovato una sentenza, non quella che cerco da giorni e che sia specifica sulla verbalizzazione dei reclami… ci sarà in giro, no? Continuo a cercare, intanto leggo della sentenza Tar Catania, 22 aprile 2006, n. 629.
Sintesi: i reclami sono una cosa i ricorsi sono un’altra.
I reclami riguardano quel che avviene nel seggio
I ricorsi riguardano la fase preparatoria delle elezioni.
Detto da una che non ha studiato giurisprudenza, sia chiaro.

Ma visto che chiunque stia promuovendo l’astensionismo con verbalizzazione non ha fornito una sentenza…. ne dò una io.

In questa si dice che per tutto quello che riguarda la fase preparatoria delle elezioni è competente l’Ufficio Centrale e si tratta di ricorsi.

La Camera invece ha competenza sui reclami che riguardano quanto avviene durante lo svolgimento delle elezioni.

Rifiutare la scheda è una cosa.

Chiedere che venga verbalizzato un dissenso politico è un’altra cosa.

Chiedere che sia verbalizzato una denuncia contro il sistema elettorale altra ancora.

1) rifiutare la scheda equivale a “non votare dentro la cabina elettorale”.

Prima fase: la tua scheda va a finire dove decide il Presidente di seggio, molto probabilmente tra le nulle che non andranno nell’urna. Verrai iscritto in una tabella e il tuo nome e la tua scheda nulla vanno all’ufficio elettorale e in tribunale.

2) Stabilito che non sei un votante e che la tua scheda è nulla… pretendi di mettere a verbale:

a) che nessuno ti rappresenta? NON E’ un RECLAMO.

b) che contesti le elezioni perché anticostituzionali? NON E’ LA SEDE. I RECLAMI CHE POSSO ACCOGLIERE RIGUARDANO LA GIORNATA ELETTORALE DENTRO IL SEGGIO. E se proprio vuoi saperla tutta ci sono già state 3 sentenze che sollevano un problema di legge elettorale e rimandano alle Camere di porre rimedio.

Occorre fare un RICORSO.

Se avete voglia… buona lettura.

Dal sito http://www.giustizia-amministrativa.it/ del Consiglio di Stato

al link: http://www.giustizia-amministrativa.it/documentazione/Cariola_Ammissione_liste_elettorali.htm#_ftn27

1. L’articolata e complessa sentenza del Tar Catania affronta il tema relativo alla tutela giudiziaria avverso le decisioni degli Uffici elettorali circoscrizionali e dell’Ufficio centrale nazionale riguardo le ammissioni di liste e candidature alle elezioni politiche. Il problema, sinora assorbito tra le pieghe dell’art. 66 Cost. e della sua applicazione, è divenuto di estrema rilevanza in occasione dell’applicazione del sistema elettorale introdotto dalla l. 21 dicembre 2005, n. 270, che ha profondamente riformato quello configurato a seguito del referendum elettorale del 18 aprile 1993. Nel giro di poche settimane, non a caso, a vari uffici giurisdizionali è stato richiesto di pronunciarsi sulla legittimità delle decisioni adottate dagli organi competenti ad intervenire in quello che il t.u. Camera (30 marzo 1957, n. 361, al titolo III) definisce il procedimento elettorale preparatorio.O ggetto del giudizio era, infatti, la lamentata esclusione di talune candidature da una lista ammessa, invece, alla recente consultazione elettorale per l’elezione della Camera dei deputati. Gli atti impugnati erano, quindi, talune decisioni dell’Ufficio centrale circoscrizionale e dell’Ufficio Nazionale Elettorale.

Sul problema le recenti ordinanze della Cassazione, SS.UU. nn. 8118-8119 del 6 aprile 2006, rese in occasione della decisione su un regolamento di giurisdizione, hanno affermato il difetto assoluto di giurisdizione sia amministrativa che ordinaria, sulla base del rilievo che, ai sensi dell’art. 87 del d.p.r. 30 marzo 1957, n. 361, la Camera pronuncia giudizio definitivo su tutti i reclami presentati all’Ufficio centrale elettorale durante la «sua attività o posteriormente» e che, quindi, appartiene «alla cognizione della Giunta per le elezioni della Camera stessa la convalida di tutte le operazioni elettorali comprese quelle di ammissione delle liste». La Cassazione ha accolto, in fondo, l’interpretazione più estensiva dell’art. 66 Cost. nel senso, appunto, che la competenza delle Camere ‘copra’ l’intero procedimento elettorale, compreso quello c.d. preparatorio relativo all’ammissione delle liste e delle candidature. La posizione della Suprema Corte risulta coerente con la concezione della prerogativa dell’art. 66 nel significato tradizionale di una convalida necessaria ed officiosa che si esercita su tutti i risultati elettorali, anche indipendentemente dall’esistenza di denunzie, ed in base al principio che considera sospetta ogni elezione [8].

Il Tar Catania ha preso decisamente le distanze da siffatta tesi, distinguendo tra le diverse fasi che compongono il procedimento elettorale e individuando riguardo gli artt. 22 e 23 t.u. Camera un momento o una dinamica giurisdizionale. Se si vuole, può dirsi che la sentenza in commento ha voluto introdurre un vero e proprio contenzioso elettorale distinto dalla verifica dei poteri [9], quest’ultima sì di esclusiva competenza parlamentare, mentre il primo risulta, per l’appunto, astretto alla logica giurisdizionale. L’indubbio risultato è stato alla fine quello di restringere l’ambito della tradizionale prerogativa parlamentare.

E’ questo – come si anticipava – l’esito più innovativo della decisione: secondo il Tar Catania l’art. 66 Cost. riserverebbe il controllo parlamentare ai soli titoli di ammissione di deputati e senatori, ma non conterrebbe nessun esplicito riferimento alle operazioni elettorali e meno che mai alla fase preliminare delle stesse. L’art. 87 del d.p.r. n. 361 del 1957, poi, limiterebbe la cognizione attribuita alla Camera soltanto alle «contestazioni, (al)le proteste ed, in generale, . . . (a) tutti i reclami», senza alcun riferimento anche ai «ricorsi», espressamente invece indicati dall’art. 23 quali modalità tipiche per eccitare il rimedio, altrettanto tipico, del giudizio sull’ammissione delle liste.

Da qui la ripartizione delle competenze, tra l’Ufficio centrale nazionale (al quale sarebbe riservato il giudizio sull’ammissione delle liste ex artt. 22 e 23) e la Camera, chiamata a pronunciarsi sui reclami (e non sui ricorsi) che caratterizzerebbero, anche per l’espressa terminologia utilizzata, soltanto la fase di scrutinio [27].

La sentenza avrebbe potuto fermarsi a tale conclusione, ma ha probabilmente avvertito che l’esito accolto circa il vincolo a carico del Parlamento esigeva di chiarire la natura dell’Ufficio centrale nazionale, al quale attribuisce non a caso «funzioni paragiurisdizionali ovvero giurisdizionali in senso proprio». La chiara preferenza del Collegio è «che si tratti di una sezione specializzata del G.O. chiamata a pronunciarsi, per utilizzare la condivisibile terminologia adoperata di recente dalla Giurisprudenza (cfr. Cass. SS.UU. n. 8119/06, cit.), su “posizioni giuridiche fondamentali che hanno rilievo” . . . nella “fase preparatoria delle elezioni (così il titolo III del T.U. sulle elezioni)». A questo proposito l’accostamento più immediato è stato con l’Ufficio centrale per il referendum, sempre istituito presso la Corte di Cassazione dalla l. n. 352 del 1970, e cui la dottrina prevalente riconosce natura giurisdizionale [28].

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Il senso

E’ una cosa a cui non penso spesso, il senso.

Ricerco più il come del perché. Poi se cercassi il senso in tutto quello che abbiamo costruito… perderei il senso

Siamo giustamente atterriti all’idea che possa vincere le elezioni il PDL. Giustamente perché essendo portatori di altre idee vedremmo realizzate quelle contro cui combattiamo.

Epperò quelle sono idee di una parte di popolo italiano, se Berlusconi vincerà vorrà dire che il popolo italiano così a scelto.

Il pericolo? Che la società italiana in mano alle destre diventi una società di destra. Perdita dei diritti acquisiti: primi tra tutti diritto allo studio, poi diritto ad una gravidanza responsabile e tra i due ce ne sono altri che diventeranno difficili da esercitare.

Ma non è ingiusto che ciò avvenga, se è espressione della volontà popolare non è ingiusto, può non piacere e a me non piace, ma non è ingiusto.

Vorrà dire che il popolo sovrano non è stato convinto che un altro modo è possibile. D’altra parte difficile convincere qualcuno quando si hanno le idee confuse…

Chiunque vincerà non sarà perché c’è una legge anticostituzionale ma perché avrà preso i voti necessari, la legge anticostituzionale lo è perché impedisce di scegliere in modo diretto il proprio rappresentante, ma siamo ancora liberi di votare e di scegliere chi ci rappresenta. Se il popolo italiano si sentisse rappresentato da un partito anche piccolo e lo votasse in massa… il partito piccolo governerebbe il paese.

Perché ‘sta manfrina? Perché i toni di questa campagna elettorale non mi piacciono in due direzioni questa volta: non mi piacciono quelli dei politici  e non mi piacciono i toni degli elettori.

Sono elezioni blindate, vero, ma sono libere e se abbiamo un centro sinistra che ci fa cagare non è colpa della legge elettorale, è che il PCI si è spostato in blocco ed ha sposato la DC mentre Bertinotti faceva da testimone.

Qual è il senso?

Il senso è che dovremmo tornare ognuno al proprio posto: chi si riconosce con il centro destra vota centro destra, chi si riconosce col centro sinistra voti per il centrosinistra, gli altri cerchino rappresentanza agli estremi.

Facile facile.

Senza ipocrisie colossali, senza dover votare il male minore che altrimenti avresti votato da un’altra parte… ma quanto mai? “Per salvare l’Italia da Berlusconi” ? E chi ve lo chiede questo salvataggio? Non quanti vedono in Berlusconi e nei valori della destra la società in cui vorrebbero vivere. Ed io voglio essere salvata anche dall’Italia dell’ipocrisia prodiana e del tuttoXtutti veltroniano.

E’ un’elezione bella tutto sommato: il momento della verità, ognuno di fronte a se stesso e alle sue scelte e alle sue responsabilità, e da martedì 15 prepariamoci a vivere in un altra Italia, chiunque sarà il vincitore.

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Astensione attiva/rifiuto della scheda: attenti!!!!

Il dubbio è: E’ POSSIBILE RICHIEDERE CHE SI VERBALIZZINO SOLO RECLAMI O PROTESTE SULLA CONDUZIONE DEL SEGGIO, NON OPINIONI O DISSENSI DI TIPO POLITICO?

Grazie a Sale del Mondo si può finalmente fare un po’ di chiarezza sull’astensione attiva e quanto ne deriva, ma non c’è nulla di certo, in realtà:

“Da più parti arriva la richiesta di un riscontro di legge puntuale circa la possibilità di non ritirare o restituire le schede elettorali, con conseguente verbalizzazione dei motivi del rifiuto o della restituzione.
Il dubbio, è che in assenza di una previsione normativa chiara i Presidenti di seggio potrebbero facilmente mettere in difficoltà chi volesse portare avanti questo tipo d’iniziativa.


  • l’elettore non ritira la scheda: vuol dire che non partecipa al voto e questo viene annotato sulle pandette (non sul verbale)
  • l’elettore non consegna la scheda: questo viene annotato sul verbale e l’elettore è sicuramente passibile di sanzioni amministrative (è detto chiaramente che chi non restituisce la matita viene multato…. per la scheda la legge non dice niente, ma potrebbero esserci anche conseguenze penali)

Nel caso specifico, c’è un indubbio interesse dell’elettore ad esercitare il proprio diritto di voto. Ma oltre che un diritto, l’esercizio di voto è anche un dovere civico Per le elezioni politiche la legge prevede per i non votanti che si astengono dal voto (non vanno a votare) l’iscrizione nel casellario giudiziario della menzione “NON HA VOTATO”, ma solo per le politiche, non anche per le amministrative. Questa dizione però, è stata inserita solo una volta (elezioni del 1948), poi la norma è caduta in disuso.

Art. 104, comma 5, del Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 e successive modifiche: Il segretario dell’Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000. La norma si riferisce alle disposizioni che impartisce il Presidente di Seggio. Non qualsiasi elettore

Per concludere, in attesa di studiare meglio quale o quali proteste avanzare nei seggi, dei consigli utili.

Come sopra ricordato, il segretario di sezione è obbligato a verbalizzare qualsiasi reclamo provenga dagli elettori. Benché forti di questa norma, evitare in ogni caso di passare dalla ragione al torto ed incorrere nelle sanzioni previste per chi turba il regolare svolgimento delle operazioni di voto.

Di fronte all’eventuale ostinazione dei presidenti e alla riluttanza dei segretari a non verbalizzare, e laddove non ci si senta in grado di sostenere il confronto, evitare di farsi coinvolgere in accese ed inutili discussioni.
Rivolgersi invece alla forza pubblica per richiedere l’intervento dell’ufficiale giudiziario che può avere accesso nella sezione per notificare al presidente proteste e reclami relativi alle operazioni della sezione (art. 44 comma 4 D.P.R. 30 marzo 1957, n° 361 e successive modifiche). La forza pubblica è alle dirette dipendenze del Presidente di seggio che può anche ordinare l’arresto di chi disturba il regolare andamento delle elezioni; ma il più delle volte esecita solo di potere di chiamare la forza pubblica per far allontare l’elettore. Se si ‘notifica’ per il tramite dell’Ufficiale giudiziario un ‘reclamo’ o un ‘esposto’ questo viene allegato al verbale e si riferisce ad irregolarità nella conduzione e gestione del seggio allora la magistratura apre una indagine nei confronti dei componenti del seggio, primo tra tutti il Presidente.

Conclusioni: questo tipo di protesta non produce alcun risultato, pretendere di far inserire a verbale dichiarazioni del tipo “non voto perchè sono tutti stronzi” non è possibile: non voti e basta…… disegnare oscenità sulla scheda: un’altra stronzata, perchè al momento dello scrutinio il Presidente dichiara “scheda nulla” e basta e la scheda va nel pacchetto delle schede nulle, insieme a quelle votate per due partiti o qualcos’altro che non rende intellegibile il voto.

Chi non vuole votare, quindi, deve SOLO accontentarsi di far eleggere i deputati e i senatori da quelli (magari pochi o pochissimi) che andranno a votare.
Se poi vuole andare sui giornali: si mette un cartello al collo “non andate a votare” e si presenta davanti alle scuole dove ci sono i seggi elettorali. Viene subito arrestato, ma finisce sui giornali; sta due o tre giorni dentro e poi viene rilasciato…… in attesa di giudizio.

N.B. LE SCHEDE BIANCHE O NULLE NON RIENTRANO NEL COMPUTO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA!

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Politici ed elettori.

Mi è stata inoltrata una mail con uno stralcio dal Corriere della Sera del 6 febbraio scorso in cui Calderoli tuonava contro la casta delle pensioni…. 3320 i pensionati più felici d’Italia…

Leggetevi pure l’articolo ed indignatevi come si conviene.

Ma che Calderoli denunci la malapolitica italiana scusatemi mi fa senso tanto quanto Bertinight in Afghanistan.

“Io non c’ero e se c’ero dormivo.”?

Non preoccupatevene, consulterò uno specialista e inizierò un decennio di psicoterapia per accettare che sia normale che i politici parlino della politica come se parlassero di qualcosa con cui non hanno nulla a che fare.

Quello che vorrei è che prima di andare a votare controllaste l’attività parlamentare di chi voterete. E premiate la coerenza.

Siate voi stessi coerenti.

Se, ad esempio, non volete un parlamento inquisito non votate per chi ha inserito in lista inquisiti.

Se, ad esempio, siete contro il finanziamento delle missioni all’estero, non votate chi ha appena rifinanziato le missioni all’estero.

Se volete uno sviluppo economico sostenibile non votate chi sta per avviare una nuova stagione di opere pubbliche a grande impatto ambientale.

Siate coerenti e premiate la coerenza.

Se ne trovate, ovvio.

Io? Non voto: questione di coerenza, serietà ed amore per il mio Paese.

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Astensione elettorale attiva

L’astensione elettorale con restituzione della scheda al seggio non è certa!!!!!

Su MenteCritica si è aperta una piccola discussione sulle possibilità degli elettori di controllare la propria rappresentanza politica… forse, oppure forse si sta discutendo sul senso dell’astensione…. forse, oppure io ho detto che non voto e che vorrei che ci si incontrasse davanti ai municipi il giorno delle elezioni per dire che non siamo andati al mare… forse.

Insomma: su MenteCritica ci stiamo interrogando.

La mia proposta appena abbozzata sarebbe la seguente:

Proposta:
il giorno delle elezioni assemblee autoconvocate davanti ai municipi delle città per chiunque decide per l’astensione.costutuzione di un movimento che si impegni a studiare e proporre documenti sull’astensione tipo:
a) progetto per astensionismo consapevole.
b) codice etico dell’astensione
c) elenco delle richieste minime alla politica per tornare al voto (tipo introduzione del rispetto delle promesse elettorali, tipo possibilità di revoca del mandato elettorale se cambi opinione politica in itinere etc etc etc)
ASSOLUTAMENTE TRASVERSALE A TUTTI GLI ORIENTAMENTI POLITICI.
Non si discute di politica, ma dei requisiti minimi di un sistema elettorale e il panorama politico per avere la fiducia dell’elettore.Pensateci.

Mi si chiede di elaborarlo meglio e farne un articolo…. illusi, non sanno che so scrivere solo trattati!

Quindi qui chiedo S.O.S. chi mi aiuta a elaborare qualcosa per lanciare l’iniziativa? Chiunque sia d’accordo sull’astensione e sulla possibilità di cominciare a inventare un ruolo diverso dell’elettore è invitato ad aderire, credo che dovrebbe esserci un paio di requisiti minimi per l’adesione: non aver voglia di risse, non aver intenzioni sovversive.

Solo ed esclusivamente cercare di capire come restare elettori e dotarci di strumenti di controllo dell’attività politica dei nostri rappresentanti, di qualunque schieramento politico.

E.. per le proposte su MenteCritica, non qui, intesi? Anzi, qui chiudo i commenti, va!

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Pensierini astensionistici mattutini

Per il momento ho scoperto che l’astensione elettorale è molto studiata e questo sembrerebbe un motivo poco serio per non recarsi alle urne… invece è un bel punto a favore dell’astensione.

Insomma: divento oggetto di studio, finalmente qualcuno si accorgerà di me, ecchecazz*

dal sito della margherita, ad esempio:

“Questa componente costituisce la parte prevalente, in termini numerici, dell’astensionismo in Italia, e anche quella attorno a cui si concentrano molti interrogativi delle forze politiche. Interpretare gli orientamenti degli elettori intermittenti, comprendere quale messaggio politico è in grado di favorire il loro rientro nella scena elettorale, può diventare determinante per l’esito delle future elezioni. “

Purtroppo pare che l’astensionismo di massa che ci si sarebbe attesi non ci sarà, e l’appello che Fini ha lanciato da Ballarò al popolo della sinistra non resterà inascoltato: io stessa ho avuto un riflesso condizionato al voto. Perché Fini si è detto certo della vittoria del centrodestra grazie all’astensionismo della sinistra. Lo ha detto su Rei tre a Ballarò. Quanti di voi sono disposti a giurare che si è trattata di ingenuità politica?

Walter: gli devi un paio di mesi di caffé.

L’astensionismo elettorale è studiato ma non è facilissimo accedere ai risultati degli studi. E’ che ci sono soglie e livelli di guardia, meglio non diffonderle certe notizie.

Immagino che ci sia un astensionismo congenito, diciamo un 10%. Quelli che non gliene può fregà de meno e Lotta Comunista.

Un astensionismo intermittente tollerato ed altrettanto congenito, diciamo un 5%. Un 5% di persone deluse dal proprio partito che saltano di andare a votare, ad ogni elezione ci sarà sempre un 5% di delusi, nulla di grave.

Purché resti un 5%.

Perché magari ti tollero anche un aggiunta di punticini percentuali nei momenti di crisi, i delusi cronici li passiamo al 12% e gli intermittenti da recuperare al 7%…

se mi salgono troppo i delusi cronici e mi cambia lo stato socio economico (attualmente sono donne, anziani e analfabeti) un po’ mi preoccupo

se mi salgono troppo i delusi intermittenti mi preoccupo un altro po’, sono generalmente giovani e istruiti, ma va bene, li recuperiamo in qualche modo (tipo separarsi… tipo il Pd che molla la sinistra radicale che rispolvera le battaglie di cui si era sbarazzato da tempo… tipo il PdL che si separa dai cristiani per recuperare il voto dei cattolici delusi…)

Per vincere le elezioni? Anche. Nel senso che alle volte si vince uniti, alle volte si vince divisi. Poi si inciucia.

Scusate, due parole a Bertinight e Casini: eccomé che voi non vi alleerete con nessuno? Le riforme le fanno senza voi? Si alleeranno Berlusconi e Veltroni e voi no, no, no?

Anche per vincere, ma non solo per vincere.

Si tratta di stabilità sociale.

Un’astensionismo consapevole, istruito non è la cosa più carina che possa capitare ad uno Stato. Epperché per recuperare al voto un astensionismo consapevole e istruito non puoi certo raccontare le balle della crescita felice.

E l’astensionismo consapevole e istruito può anche pretendere risposte, monitorare l’attività politica, rinfacciarti le due o tre promessuccie elettorali e ripunirti all’ondata elettorale successiva. Puo’ organizzarsi.

E mi becco Berlusconi e Fini al Governo se questo è quanto devo pagare per avere una rappresentanza politica seria a cui appoggiarmi, me la costruisco da me la rappresentanza… e provate a recuperare il mio di voto!

Veltroni è meno peggio di Berlusconi? Punti di vista, signori, punti di vista.

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voto… non voto…. voto…non voto

gerbera - fiore

Sono in crisi: ho letto i dieci punti di io voto libero, la mia decisione di non votare è incrinatissima dal punto 10.

Su 10 punti 9 mi confermano che non dovrei votare: non esiste qualcuno che possa sopravvivere ai primi 9 punti… poi ti arriva il 10: se anche non hai trovato nessuno da votare… vota lo stesso, meglio il meno peggio al peggio.

Va bene, immagino di votare e per le amministrative non avrei avuto problemi: avrei votato le liste civiche di Grillo, probabilmente.

Ci sono fondati dubbi sulla mafiosità dello stato italiano. Una delle mie? Ebbene sì: una delle mie e, come tutte le mie, messe qui a disposizione di tutti, spudoratamente e senza vergogna. Dire che ci sono fondati dubbi sulla mafiosità dello Stato Italiano è l’equivalente di dire che ci sono fondati dubbi sulla Regione Sicilia, non tutti sono mafiosi, ma il sistema “Regione” è governato dalla mafia. Da cui discende tutto.

Per le amministrative occhio a chi votate. E’ da lì che partono gli inciuci.

E per le nazionali che si fa? si vota in un sistema blindato di finta democrazia per schieramenti politici che sono legati alle organizzazioni criminali o non si vota e questi continuano a svenderci alle mafie?

Una cosa è non avere rappresentanza politica, altra cosa è avere uno stato mafioso.

Ci fossero le preferenze… e non ci sono, no, nessuna preferenza, pacchetto unico, non decido io a chi va il mio voto.

…. dare il mio voto ad un partito tipo “impotenti esistenzialisti”????

KI MINKIA VOTO?????

riflettiamo: antimafia, come si fa antimafia? Non si vota per schieramenti inquinati… ah bé.

PdL? lasciamo perdere. PD? chiedete a De Magistris. Casini e Cuffaro con lo slogan “cannoli per tutti”? Sinistra Arcobaleno… no, Sinistra Arcobaleno non può essere il meno peggio.

Mi va a fare l’inciucio con il PD se solo ne ha occasione, pronto a disconoscere ogni cosa in nome delle responsabilità di governo! Continuano a dire “è Walter che non ci ha voluti e se nò noi nemmeno ci pensavano di dissociarci da Walter”

Ha fatto le liste, non esenti da critiche ma liste. L’antimafia è presente nelle liste della sinistra arcobaleno.

Devo riflettere.
Qual è la priorità in uno stato di mafia? Combattere la mafia. Ripulire il sistema, segnare i confini, denunciare le ambiguità, pretendere PRETENDERE trasparenza. Togliere dal potere politico i collusi.

Ma come ci si può fidare della Sinistra Arcobaleno? Non è un arcobaleno vero, è di cartone, lo hanno attaccato ad una parete finta, non hanno nemmeno fatto lo sforzo di riscrivere i discorsi elettorali: hanno preso quelli di 25 anni fa, ascoltateli con attenzione che sono pezzi storici, dopo il 15 aprile col cavolo che li risentiremo di nuovo!

E però c’è un po’ di antimafia insieme a questi orfani di Walter.

E l’antimafia è garanzia di qualcosa: lotte per un parlamento pulito, per la difesa dei poteri della magistratura, accesso a documenti e possibilità di controllo e di denuncia.

Ma…. il capolista veneto è Paolo Ferrero, ministro delle politiche sociali nel Governo Prodi.

Sintesi: tutte le sfighe a me.

Paolo Ferraro è stato indagato per abuso d’ufficio nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni di Ministro…. qualcuno sa nulla della sentenza? Procura di Roma: assolto o condannato?
I fatti: ha messo nella consulta nazionale per le tossicodipendenze un’ex terrorista connannata a 12 anni di carcere per omicidio (politico). Pena scontata, riabilitata ma interdetta per sempre ai pubblici uffici.

Il ministro Paolo Ferraro ha pensato che si poteva fare un’eccezione? Per persona di provate competenze, non metto in dubbio, resta il fatto che era interdetta dai pubblici uffici. E che potrebbe offendere parecchia gente che si facciano certe eccezioni: non tutti hanno un bel ricordo della lotta armata degli anni ’70.

Sollevazione da destra e da sinistra, gran polverone tra chi “non si perdona mai” e chi “si può sempre ricominciare”. Ma il punto non è questo.

Il punto è credere di poter agire al di sopra della legge quando si arriva ai piani alti. E non mi importa se è per persona di comprovata competenza: onestà vuole che si agisca in modo nettamente opposto: si va in Parlamento e si dice: “vorrei usare le competenze di tizio ma la legge me lo impedisce, è una legge giusta?”

Non so il nostro parlamento, io però ti avrei risposto che se si commettono reati politici efferati non importa il colore, l’ideologia, la vicinanza ideologica. O colpire un avversario politico con l’eliminazione fisica di un suo componente lo mettiamo tra i reati che non comportano l’interdizione dai pubblici uffici? Un paio di cannoli e non ci pensiamo più?

Cara Sinistra Arcobaleno: io non ce la fo a votare Ferrero.

Quindi anche volendo….

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