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N.1/2012 – Parla con le mani
Ci hanno insegnato l’esatto contrario: non si parla con le mani e voleva essere il rimprovero a chi usava le mani, al posto delle parole, per difendersi.
Ci hanno insegnato che non si gesticola parlando, ho impiegato qualche mese per rimettere ordine nella mia testa, perché adesso per parlare mi capita di diver usare le mani… senza però gesticolare.
Incontro un amica udente e mi chiede di informarla quando ricominciano i corsi. Tutti vogliono imparare la Lingua dei Segni. Perché attenti tutti: i sordi sono finalmente tra noi. Hanno smesso di non esserci, di essere quelli dall’handicap invisibile… adesso sono persino fighi*, fanno tendenza. (detesto questa parola)*
E se tu sai segnare, se sai trasformare i movimenti in parole, in concetti, in colloqui e dialoghi… sei figo*. (*detesto questa parola)
Ma forse va bene così, meglio essere figo che disabile. E forse un giorno ci sarà qualcuno che racconterà questa storia, perché è una storia veramente bella, di come avvenne che una disabilità riuscì a produrre cultura, del faticosissimo lavoro fatto dagli interpreti e dagli educatori per sconfiggere l’opinione comune, dello scatto di orgoglio dei giovani sordi che hanno abbattuto i muri, che hanno preso le web cam, che si sono messi in rete… senza sottotitoli.
Adesso siamo noi che dobbiamo imparare.
Questa è solo una delle tante cose belle di cui è piena la nostra vita e il nostro presente. Basta solo usare gli occhi per guardare e le mani per segnare.
Il riassunto
Può sembrare strano che uno studente che si prepara una lezione possa suscitare commozione ed orgoglio, ma succede.
Succede che dopo tanto lavoro finalmente ci siamo, la ragazza poggia il libro sulle gambe e cerca di sistemare la lezione per poterla comprendere, per farne un riassunto e affrontare la terribile docente di storia e italiano.
Succede che da quando lavoro con lei non ho fatto che ripeterle che l’obiettivo è solo uno: far in modo che lei possa fare a meno di me. Il mio compito è darle gli strumenti che la scuola non le ha fornito. Perché di questo si tratta. Con una scuola attenta e docenti preparati non sarebbe arrivata a sfiorare la programmazione differenziata, purtroppo spesso, molto spesso, la scuola non è posteggio per ragazzi disabili, ma posteggio di professori che hanno sbagliato mestiere.
Ho capito che non aveva problemi cognitivi dopo quattro mesi che la sostenevo negli studi, che il problema era una deprivazione culturale colpevolmente indotta dalla scuola, che la ragazza aveva iniziato bene ma poi era stata sempre più abbandonata a se stessa, senza una programmazione, senza attenzione, senza un progetto di vita.
Non è facile, anzi l’opposto. Non per lei che ormai è una vera “secchiona”, con l’entusiasmo di chi finalmente ha accesso alla stanza misteriosa del sapere, e gioca, mi corregge, sbuffa… no, non è facile con i docenti curriculari, che ancora non intendono cedere dalle posizioni del rifiuto, del disconoscimento dei progressi e delle possibilità. Fortuna dopo due il terzo insegnante di sostegno sembra quello giusto, competente e preparato, forse mi riappacifico con la categoria…
Informo il genitore, si prepara da sola la lezione, il genitore con gli occhi lucidi riesce solo a dire “è maturata” ed è vero, l’ho vista crescere piano piano e prendere in mano il suo futuro e lottare contro chi glielo vuole negare il futuro. E’ maturata. Ancora tanto lavoro davanti, ma ci siamo: stai cominciando a non aver più bisogno di me.
Soprattutto sono fiera di te.
La Lingua Italiana dei Segni. Modernità.
Più la studio e la … segno, più mi sembra di intravedere qualcosa di innovativo e moderno, non è un caso che esploda adesso la LIS-mania.
Forse il nostro cervello sta sviluppando nuove sinapsi e la lingua dei segni si inserisce come il tassello mancante, una lingua visiva per l’era dell’immagine.
Il richiamo all’attenzione; le orecchie non ascoltano più molto per il bombardamento continuo di suoni, rumori, discorsi, onde sonore superfle che abbiamo imparato a surfare. Con la lingua dei segni ritorna la concentrazione sulla comunicazione ma non sono parole che stancano e pigiano, sono mani che volano, espressioni, corpi che interpretano, impersonificano, rendono visibile il racconto.
L’era della tridimensionalità e la lingua dei segni è tridimensionale, flashback continui, se non fosse stata dei sordi sarei tentata di dire che è l’invenzione conseguenziale all’epoca in cui viviamo.
Leggere il silenzio, niente di più poetico e moderno.
Ieri ad Agrigento

E da oggi si firma per dire NO al rigassificatore nella Valle.
Tempio di Zeus a Porto Empedocle
creato da Gian Joseph Morici – Ultima modifica 03/02/2009 15:08
Nota di Alessio Lattuca – Confimpresa
Il molo di ponente è stato costruito con i resti del tempio di Zeus tra il 1746 e il 1763 per iniziativa del re Carlo Sebastiano di Borbone.
Per lungo tempo fu accusato dello scempio il Vescovo di Giorgenti Lorenzo Gioieni, circostanza smentita dal filologo agrigentino Angelo Palillo e dall’archeologo Giuseppe Castellana che avendo condotto delle ricerche più accurate sostengono che Gioieni scrisse a Carlo III nel 1746 chiedendo l’autorizzazione per la costruzione di un nuovo porto a San Leone.
Carlo III fu irremovibile e affidò l’incarico della progettazione all’ing. Salvatore Lanza, mentre il conte Juan Filangeri fu il primo sovrintendente generale dell’opera.Il molo in questione è quello vecchio, per intenderci quello vicino alla Torre di Carlo V.
Non è noto a tutti che nel XIX secolo, in occasione della costruzione dell’attuale molo di ponente (quello prossimo alla capitaneria che comprende la spiaggia), è stato realizzato con gli stessi blocchi che erano stati semplicemente spostati.Pertanto in passato i resti del tempio di Zeus erano stati cercati nel vecchio molo e nessuno era mai andato a cercarli nel nuovo molo.
Oppure se qualcuno si è interessato, non lo ha divulgato.
E’ certo che i marinai della zona lo sapevano e forse anche i responsabili della capitaneria che forse per ignoranza non hanno mai fatto nessuna segnalazione alle autorità competenti (soprintendenza) come la Legge impone.Alcuni mesi fa Marco Falzone, operatore tecnico scientifico per i beni archeologici, ha reso noto che molti resti del tempio di Zeus sono ancora ben visibili nel molo di Ponente del porto di Porto Empedocle.
Nel mese di ottobre in occasione di un incontro svoltosi all’interno del tempio di Zeus il Prof. Beste dell’ Istituto Germanico di Archeologia di Roma, ha dichiarato di non sapere nulla dei suddetti resti.
Pertanto su sua richiesta è stata organizzata una visita all’interno del porto a seguito di informale richiesta rivolta alla Capitanieria che ha fornito l’assistenza di un Ufficiale per la ricognizione.Lungo il tragitto verso il porto il professore rivelò che secondo le sue indagini in situ mancavano tracce di 18 semicolonne e che pertanto a parer suo il tempio era rimasto incompiuto.
Dopo aver visto i resti del tempio, che incredibilmente presentano ancora interessanti particolari architettonici, il professore ha ritirato le considerazioni espresse in quanto i resti mancanti erano evidenti.
Il professore era perfettamente a conoscenza che il tempio era stato usato come cava per il porto. Tuttavia, gli era sempre stato riferito che non esisteva più nulla.
Insomma è paradossale che non fosse mai stata effettuata una ricognizione dei resti all’interno del porto.Il Prof. Beste ha evidenziato che la visione dei resti in parte coperti dall’acqua marina è risultata estremamente significativa per i suoi studi ed ha manifestato riconoscenza per le preziosa informazioni.
In occasione delle Giornate Gregoriane e successivamente nell’ambito delle iniziative organizzate per il decennale dell’inserimento della Valle dei Templi nell’Heritage List - UNESCO ha confermato di avere riconosciuto i resti del tempio.Ciò ha suscitato particolare interesse da parte degli archeologi presenti e in particolare, del Prof Mertens (uno dei più importanti esperti di archeologia classica del Mondo) i quali hanno convenuto sulla opportunità di apporre il vincolo archeologico.
Con la consapevolezza delle enormi difficoltà di procedere al recupero rispetto all’erosione marina e al tempo stesso della necessità di proteggerli dall’uomo.
D’altrocanto anche i resti del tempio di Zeus in situ sono in cattive condizioni e soggetti all’erosione ma, grazie al vincolo archeologico, sono protetti dall’uomo.Pure i resti del tempio gettati nel mare dai predecessori, ignoranti e irresponsabili, meritano un vincolo che ad oggi non posseggono.Al di là dell’importanza che possono rivestire sotto il profilo storico risulterebbero una formidabile risorsa per attrarre turisti e viaggiatori nella città di Porto Empedocle.
E’ urgente adoperasi per la salvaguardia dell’importante risorsa ai fini occupazionali per evitare soprattutto che – con la futura ristrutturazione del porto – i resti del tempio scompaiano del tutto.Le responsabilità di tale scempio saranno in capo a tutta la classe dirigente locale, regionale e nazionale e, ovviamente, in misura maggiore in capo a chi ha il dovere di proteggere, recuperare, conservare e valorizzare i beni culturali, ambientali e paesaggistici.
A tale proposito è indispensabile interrogarsi su come sia possibile conciliare la tutela dei beni culturali della loro valorizzazione con la collocazione di un impianto di rigassificazione nel Porto di Porto Empedocle.
Agrigento
Vivere qui è dover ogni giorno combattere contro l’assurdo, contro la sensazione che il limite si sia superato ormai da molto ed è impossibile tornare indietro, devi solo adattarti e cercare di capire come muoverti in questa terra in cui… voci parlano.
Voci senza corpo, senza vita, senza relazioni con il resto del mondo. Vivere in questo modo non è vivere in Italia, dev’essere successo qualcosa perché qui, ad Agrigento, l’Italia non c’è.
O forse mi sbaglio ed è vero l’esatto opposto, qui c’è l’Italia più vera, quella che non conosce legalità, che non ha senso dello Stato né della cittadinanza, quell’Italia che altrove si intuisce solamente e qui prospera e si mostra senza vergogna.
Vedete è che Agrigento è veramente bella, non perché è la mia città, Agrigento è davvero di una bellezza a tratti sconvolgente, e questo rende tutto più doloroso.
Dovrebbe essere donata al mondo questa bellezza, dovremmo accogliere chi viene a farci visita con l’emozione negli occhi, aspettando con ansia l’espressione che avrà il loro volto quando da lontano scorgeranno i templi stagliati sul mare, quando si affretteranno per raggiungerli e piano piano, diminuendo l’andatura, si accosteranno alla bellezza.
Parlando di Empedocle, immaginandolo camminare perché Empedocle te lo immagini così, che cammina lungo la via Aurea, mai fermo, sempre in cerca di cose, attento, vigile, pronto, una mente capace di spaziare dalla filosofia alla medicina, capace di ingegno tecnico e poesia… lo vedi che cammina maestoso nella sua tunica bianca e oro, con i suoi pensieri che iniziano la storia del pensiero, con le sue parole che iniziano la storia delle parole. E tramite le sculture di un Greg Wyatt ispirato da empedoclee suggestioni fare un balzo dall’alba della cultura all’arte contemporanea.
Parlando di Sciascia, ad nord dei templi, dopo Tomasi di Lampedusa, ad est, opposto rispetto Pirandello, a ovest. Di fronte il mare Africano.
Pirandello. Non c’è persona che sia capace di poche parole su Pirandello, nemmeno l’unica che lo contraddistingue, genio, è sufficiente a dire le emozioni che lascia Pirandello in chi lo studia anche solo per dovere scolastico. Pirandello vicino a Camilleri, nuovo e moderno amore di molti, non so chi ha scritto di immaginare il Commissario Montalbano che esce sulla sua veranda e lancia uno dei suoi penetranti sguardi… ad un rigassificatore; immaginate anche Pirandello che esce di casa, cammina lungo il breve sentiero e si siede sotto il pino, guardando il mare e di nuovo immagina di spargere le sue ceneri… sul rigassificatore.
Anch’io mi sono fatta prendere dai tecnicismi ed ora che siamo agli sgoccioli credo che sia la strada sbagliata , non m’importa nulla né del fabbisogno energetico né delle direttive Seveso, né chi e con chi si farà, chi ne trarrà profitti e chi ne godrà vantaggi. Non m’importa, penso solo che non abbiamo saputo difendere la bellezza e di questo siamo tutti colpevoli.
Siamo la provincia più povera d’Italia, non abbiamo acqua corrente, né strade, né sistemi fognari, non abbiamo nulla oltre alla bellezza e, tra poco, non avremo nemmeno quella.
Anno nuovo vita vecchia?
Secondo me no, però un po’ ci assomiglia…
Aggiornamenti: il mondo spera che Obama dia una sterzata verso la giustizia sociale, il rigassificatore di Porto Empedocle si farà, io continuo a cercare lavoro.
Nel frattempo sono diventata una segnante, ormai parlo la lingua dei segni in modo quasi corretto, tra pochi mesi sarò un tecnico L.I.S qualificato.
Un paio di nuove voci contro la vaccinazione HPV: sospetti sull’assegnazione del nobel all’inventore del vaccino e da Milano ancora richieste di prudenza, sempre, ovviamente, inascoltate.
Per quanto mi riguarda sono nella fase che non mi sento sufficientemente in forma per salvare il mondo…
Ah, le notizie sul vaccino continuano ad avere uno strano andamento nel mondo virtuale delle news: compaiono, scompaiono, ci sono, non ci sono più…
dal mondo:
http://www.diariopanorama.com/diario/noticias/2009/01/21/a-33733.html
http://www.farodevigo.es/secciones/noticia.jsp?pRef=2009011700_20_289137__Cartas-virus-corrupto
Sul rigassificatore… sempre premesso che non lo vorrei manco se fosse fatto in ceramica di Caltagirone con colonnato di tufo…
ma il fatto che si sia scoperto uno dei più grossi giacimenti del Mediterraneo proprio di fronte al sito destinato al rigassificatore è cosa che so soltanto io o qualcun altro ne è a conoscenza?
Addio mia bella Valle, il tuo destino, dopo 2500 anni, è ormai segnato.
E se tra qualche decennio vi chiederete come sia stato possibile ridurre a sito industriale uno dei siti archeologici più belli del mondo… chiedete all’ing. Noto Campanella, all’ ex Presidente della Regione Sicilia Cuffaro, all’attuale Presidente della Regione Sicilia Lombardo, al ministro dell’Ambiente Pecorario Scanio, all’ambientalista Giuseppe Arnone, al Presidente dell’UNESCO Italiana Giovanni Puglisi e a quanti, e sono tanti, sono responsabili.
La Valle dei Templi e della vergogna.
“La Valle dei Templi è inserita in uno scenario… “
“La Valle dei Templi è la testimonianza di un passato… “
La Valle dei Templi.
Mi vergogno. Ci sono state altre volte in cui mi sono vergognata di essere siciliana, ma ho sempre reagito con fierezza, come parte innocente ed incolpevole, come vittima. Questa volta mi è più difficile e mi vergogno. Non sto trattando l’argomento con il dovuto distacco, non riesco a mettere giù la vergogna degli inciuci, delle parentele politiche, dello scenario in cui adesso è inserita la Valle dei Templi.
I miei concittadini al meglio credono che anche questo progetto, il rigassificatore accanto alla valle, fallirà, ma credono e lo urlerebbero in coro che meglio questo tipo di sviluppo che niente.
Il sindaco di Porto Empedocle gran sostenitore del progetto? Impiegato Enel.
La mia è una città mafiosa. Il mio è un territorio mafioso. Ci sono cresciuta. Figlia di sbirro, selezionare le compagnie, meglio i morti di fame mi ripeteva mio padre, poveri se onesti in Sicilia.
La mia è una città in cui la mafia controlla ogni cosa e chi non la vede è perchè ha gli occhi chiusi.
La mafia dell’acqua. La mafia dei traffici internazionali di droga. Interi paesi trasformati in piazza per lo smercio della droga. La mafia dell’agricoltura. La mafia dell’edilizia. La mafia dei fondi europei. Il pizzo. Le tangenti. I morti ammazzati. I latitanti. La mafia a cui i politici sono soggetti, mai avuto l’impressione che la politica controllasse in alcuna misura la mafia, da noi la mafia controlla la politica come nei migliori film di mafia. Il reclutamento massiccio di voti attraverso la costituzione di centinaia di cooperative, mi ci sono iscritta anch’io, non so chi fossero i referenti, si andava a gruppi di centinaia, ore di fila per sperare che davvero arrivasse il finanziamento e potessi ottenere un lavoretto, un qualunque lavoretto.
Molti miei concittadini mi direbbero che non è vero e diffamo una provincia. Molti si vergognerebbero di me, per le mie parole, per le mie accuse, io mi vergogno di loro e siamo pari.
Il rigassificatore è cosa di Cuffaro. Condannato in primo grado per favoreggiamento semplice in un processo di mafia. Non significa che il rigassificatore è cosa di mafia. No. Dalle nostre parti è così facile trovarsi gomito a gomito con un mafioso… e non è una battuta, triste ma non è una battuta, ci sono quelli che lo sai, ci sono quelli che forse e ci sono quelli che non lo avresti mai sospettato.
Nella mia terra ancora si differenzia tra “paciere” e mafioso. Il paciere è l’uomo che ha influenza e a cui ci si rivolge per dirimare le controversie, è alternativo ad un giudice di pace. Non si chiamano più uomini d’onore perchè uomo d’onore è il mafioso, il “paciere” è un uomo di cui si rispetta il verdetto. Nessuno saprebbe dire perché, è così, poi ogni tanto qualche “paciere” finisce sui giornali come boss mafioso e no, la popolazione non crede che non fosse altro che un “paciere”.
Nella mia terra.
Non sono tutti mafiosi i cittadini della mia città. Sono onesti cittadini che si muovono come su un campo minato, ma ci viviamo da sempre e sappiamo come muoverci. Sappiamo che i diritti sono cose scritte sulle carte. Ma il furto di diritti è stato totale e quel che conosciamo meglio sono le concessioni di favori.
La Valle dei Templi è il riscatto per molti agrigentini. E’ quello che non ci hanno tolto, come le spiagge, come il sole, è l’unico vanto, l’unica cosa di cui andiamo fieri e ci inalberiamo perché sappiamo che l’abbiamo protetta, perchè non è al centro della città, perché è lì, tra noi e il mare. E ci consola. Ci ricorda chi siamo, l’amore per la bellezza, per la cultura, per il passato. La grandiosità di cui godremmo se non fossimo schiavi di ombre. Quasi una promessa, qualcosa a cui tornare, la testimonianza che un tempo c’è stato e potrebbe di nuovo esserci.
Mi vergogno. Penso che stiamo rubando alle generazioni future la bellezza. La speranza. La consolazione. E mi vergogno.






