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Agrigento: ballottaggi e sballottati…

Ohi, ohi, ohi… ad Agrigento son dolori

Come già scritto la prima tornata è stata fatta portando la bandiera del tutti contro Arnone.

Adesso il grido è diventato tutti contro Zambuto, complice la ripartizione dei seggi nel caso di alleanza con l’uno o l’altro candidato.

Chi non ha votato né per l’uno né per l’altro ed ha fatto una scelta secondo coscienza si trova in un mare di guai: ad essere coerente non dovrebbe votare, ma non votando si consegna, di fatto, la città al candidato di Alfano.

Ohi, ohi, ohi.

Mi tocca andare a votare Zambuto.

No, perché io lo choc del “lasciamolo provare” l’ho avuto e elaborato, ne sono fuori, mi sono persino riappacificata con i miei connazionali che lo lasciarono provare con entusiasmo, ho capito che erano sinceri, che ci credevano, che non avevano cattive intenzioni.

Ma non ci ricasco. Lo dico forte che con gli uomini nuovi che vengono sospinti dal vecchio le cose si possono solo mettere peggio.

Che significa che allora non abbiamo imparato niente, che non c’è servito a nulla vivere sulla nostra pelle l’ascesa e la caduta di Berlusconi – e non cade ancora, non cade! – che a lasciar passare i conflitti poi ci si ritrova con chi i conflitti non solo non se li risolve, ma li fa pagare a tutti noi!

Questo giro astenersi significa consegnare la città ai poteri forti. Agli agrigentini la scelta. Io, per questa volta, mi schiero.

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Agrigento: percentuali…

Sul sito del Comune di Agrigento  i conti tornano e qualcosa… ci avanza pure!

Candidato Sindaco: Scrutinate 36025 schede su 37488 (96.10 %) ; Voti alle Liste: Scrutinate 38343 schede su 37488 (102.28 %)

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Agrigento: secondo turno carico di sorprese…

Agrigento.

La sinistra a sinistra della sinistra ha deciso che, per il ballottaggio, è meglio giocare di astensione. Dopo aver tolto oltre 3.000 voti ad Arnone (IL Candidato Sindaco per antonomasia) adesso decide di consegnare la città al nuovo che avanza: Salvatore Pennica, il Candidato Sindaco Di Tutti.  E di Angelino Alfano.

La Grande Coalizione che appoggiava la Candidata Sindaco Mariella Lo Bello (lei CGIL, loro PD, MPA, FLI) adesso se la discute e si scoalizza… al grido di “Zambuto mai!”

E, tra la meraviglia di tutti, il nuovo Sindaco di Agrigento sarà Salvatore Pennica.

Mi raccomando: la faccia sorpresa, soprattutto.

 

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Astensione detenuti. Dichiarazioni di Alfano Angelino & Alfano Sonia

Dichiarazione di Angelino Alfano sul non voto dei detenuti: “Il banco di prova sarà il ballottaggio – dice ancora Alfano – perchè se torneranno a votare saràpreoccupante; significa che c’è stata una mediazione”.

Dichiarazione di Sonia Alfano, presidente della Commissione Europea Antimafia, : “Se il non voto dei detenuti delle carceri di Pagliarelli e dell’Ucciardone dovesse essere interpretato come un segnale alla politica, è un fatto molto grave. Se è un messaggio, significa che la famosa ‘trattativa’ è ancora in corso e che parte della politica ha continuato a tenere contatti con la mafia” e ancora “se non votano i detenuti non è un fatto grave perchè dei voti della gente che è reclusa, farei a meno. Io sono più preoccupata del fatto che non votino i cittadini perbene. Ma se il non voto dei detenuti è un messaggio – ribadisce – è molto grave e significa che stiamo facendo passi indietro”

Punto di vista leggermente diverso esprime Rosario Crocetta che della commissione antimafia europea è il vice presidente. “Il messaggio è che non si fidano di nessuno e questo lo considero un bene per la politica. Per noi è un bene che non votino. Credo che questa scelta di non votare significa che non hanno santi. E sarebbe ora”.

“Io ringrazierei  i detenuti per mafia per questa cortesia” aggiunge poi  ironicamente Crocetta.”Spero che continuino a non inquinare il voto. Secondo me andrebbero interdetti ma adesso li ringrazio per questo loro senso di responsabilità civile che in questo caso si esprime nel non voto visto che se votano  lo inquinano”. Tratto da Il Sud magazine

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Sicilia occidentale: dalle carceri nessun voto.

Clamorosa astensione della popolazione carceraria alle urne. Non si comprendono i motivi, il buon Pannella è già in allarme rosso per cercare di capire chi come e perché.

E’ evidente che non tutti i carcerati delle patrie galere siciliane sono lì per fatti di mafia, ci sono anche i colpevoli di criminalità non organizzata quindi… non si capisce cosa sia successo per far sì che si sia verificata un astensione di massa come mai prima d’ora

Palermo, Trapani, Agrigento tutti insieme appassionatamente per il non voto.

Una forma di protesta silenziosa? Una coincidenza?

Ma se fosse stata una protesta non avremmo letto un comunicato?

O si è trattato un segnale forte per qualcuno? Se così fosse il segnale è comunque positivo: una prova di forza significa che la speranza del cambiamento è più vicina, se dalle carceri ci si astiene, si ricatta in modo così visibile la politica… attenzione a guardare dove andranno i voti alle prossime consultazioni.

Ma potrebbe anche essere una strategia: uno stop improvviso ed eclatante, che attira l’attenzione e poi un voto indirizzato e volontariamente teso a insinuare il sospetto, ma verso qualcuno che con la mafia non c’entra nulla, giusto per riabilitare chi, invece, con i voti della mafia ha costruito la propria storia politica.

Ha ragione il buon Pannella: per questa volta qualcuno ha deciso di mostrare che dalle carceri non sarebbe uscito un solo voto.

 

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Agrigento: elezioni 2012. Decalogo per un voto libero.

Io Voto Libero

1. IL VOTO E’ MIO,
2. MI INFORMERO’ SUI CANDIDATI E I SUI PARTITI
3. NON FARO’ CAMPAGNA ELETTORALE A NESSUNO
4. NON DARO’ IL MIO VOTO A NESSUNO IN CAMBIO DI FAVORI, PROMESSE O PICCOLE CORTESIE
5. NON VOTERO’ CHI HA SUBITO CONDANNE,
6. NON VOTERO’ CHI è VOTATO DAI MAFIOSI,
7. NON VOTERO’ CHI HA SPRECATO I SOLDI PUBBLICI,
8. NON SEGUIRO’ LE INDICAZIONI DELLA MIA FAMIGLIA
9. FIDUCIA AI GIOVANI E ALLE DONNE:
10. VOTA SEMPRE, COMUNQUE,

1. IL VOTO E’ MIO,

 non debbo cederlo a nessuno, debbo usarlo con grande senso di responsabilità: dalla mia scelta dipende il futuro dell’Italia e della nostra terra. Il voto non si promette, a chi me lo chiede avrò il coraggio di dire che voterò secondo coscienza. Se non sono capace o non sono libero di dichiararlo apertamente, comunque MI IMPEGNO A NON MANTENERE LE PROMESSE FATTE: nel segreto della cabina elettorale, dove nessuno mi può vedere e controllare, voterò secondo coscienza!

2. MI INFORMERO’ SUI CANDIDATI E I SUI PARTITI

 * Non mi accontenterò del sentito dire, né della presentazione di chi mi chiede il voto. Mi informerò bene su tutti i candidati, prendendomi del tempo per farlo con cura: userò internet, comprerò riviste e quotidiani di opposte idee politiche, ascolterò persone ben informate, possibilmente con posizioni differenti.
* Cercherò di capire quanto ciascun candidato sia competente ed abbia la necessaria esperienza; non mi affiderò a persone incapaci, che parlano per slogan, che denigrano i competitori, che non hanno un programma serio, che fanno promesse miracolose senza spiegare bene come risolvere i problemi. Non mi fiderò di coloro che vogliono accontentare tutti allo stesso tempo, senza intaccare alcun interesse o potere.
* Mi informerò su quanto ha già fatto il candidato durante le sue precedenti esperienze politiche, cosa ha combinato, cosa ha votato, su cosa è stato d’accordo e su cosa è stato contrario. Mi informerò quante volte ha cambiato partito o colore politico e sopratutto perché, se per motivi seri e convincenti o solo per tattiche di potere. Mi informerò sul suo luogo e stile di vita, sul suo lavoro attuale o precedente; cercherò di capire se è titolare o azionista di qualche impresa e se questa ha interessi in attività statali o delle amministrazioni pubbliche; cercherò di capire di quale associazione, club, corporazione o movimento fa parte, chi sono i suoi riferimenti e i suoi sostenitori.

3. NON FARO’ CAMPAGNA ELETTORALE A NESSUNO

 senza avere la certezza di aver reperito TUTTE le informazioni necessarie sul candidato e averle confrontate con quelle dei suoi competitori, senza essere pienamente convinto che sia migliore degli altri per il bene della nostra terra e dell’Italia.

4. NON DARO’ IL MIO VOTO A NESSUNO IN CAMBIO DI FAVORI, PROMESSE O PICCOLE CORTESIE

 * perché spesso ciò che ho ricevuto come favore (cure mediche, lavoro, certificati, pensioni, autorizzazioni, ecc.) mi spettava di diritto, oppure, al contrario, non mi toccava affatto e dunque commetterei un secondo errore ripagandolo col voto;
* perché nella maggior parte dei casi le promesse di favori non verranno mantenute: è impossibile farlo con tutti!
* perché se anche ricevessi un piccolo vantaggio e il nostro paese andasse a rotoli, pagherei caro quanto ho ricevuto e sopratutto lo pagherebbero caro i nostri figli, a cui dobbiamo sempre pensare mentre esprimiamo il nostro voto.
* A medici o funzionari pubblici che dovessero chiedermi il voto sulla base dei servizi resi attraverso il proprio lavoro, ricorderò che ciò che hanno fatto è solo il proprio dovere e che siamo noi, i cittadini, i loro datori di lavoro!
* Non venderò il mio voto in cambio di piccoli aiuti: sono inganni se non vengono garantiti servizi sociali, assistenza agli anziani, trasporti pubblici ecc.

5. NON VOTERO’ CHI HA SUBITO CONDANNE,

 ha commesso reati o pesanti illeciti amministrativi. Avrò cura di capire se il candidato è stato inquisito o indagato e per quali motivi. Cercherò di capire chi è che lo appoggia, chi sono i suoi sostenitori o i suoi “grandi elettori”.

6. NON VOTERO’ CHI è VOTATO DAI MAFIOSI,

 in quanto sarà sicuramente da essi condizionato, sarà costretto a rappresentarli o comunque fare i loro interessi, non proteggerà né la gente e né le comunità locali dalla mafia, probabilmente garantirà la loro impunità, porterà alla rovina la nostra terra e inquinerà l’intera politica italiana.

7. NON VOTERO’ CHI HA SPRECATO I SOLDI PUBBLICI,

 chi ha consumato masse enormi di denaro, fondi europei, le nostre tasse faticosamente pagate, senza alcun risultato visibile per le comunità locali. Darò invece fiducia a chi ha dimostrato con poco di aver ottenuto molto, risparmiando ed ottenendo risultati per tutti, non solo per alcuni.

8. NON SEGUIRO’ LE INDICAZIONI DELLA MIA FAMIGLIA

 Il voto è personale. Non confondiamo l’affetto che ci lega con il dovere civico del voto. Ognuno in famiglia può votare per conto proprio e avere idee diverse, secondo coscienza. Non si vota un parente solo in quanto tale. Si vota una persona per le sue competenze e la sua correttezza: la parentela, da sola, non è un buon criterio di scelta. Altrimenti, potrebbero essere i più votati quelli che hanno famiglia numerosa, non chi sa meglio amministrare la comunità, e le conseguenze negative ricadrebbero sull’intera collettività.

9. FIDUCIA AI GIOVANI E ALLE DONNE:

 da solo non è un criterio di scelta, però occhio all’anzianità di servizio: diamo fiducia al ricambio intergenerazionale, ai giovani, e sopratutto alle donne, meno condizionate dalla mafia, dalle massonerie deviate e dai poteri forti.

10. VOTA SEMPRE, COMUNQUE,

 e fai votare, anche se non trovi il candidato ideale. è difficile, lo sappiamo, ma se non reputiamo nessuno veramente degno del nostro voto, scegliamo il male minore, ma comunque votiamo; se non lo facessimo favoriremmo solo i peggiori candidati! E al peggio potrebbe non esserci limite.

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Sgarbi e Alfano: sfida a Cefalù.

Mentre attendiamo le risposte dovute da Angelino Alfano e Salvatore Pennica a Vittorio Sgarbi (vedi QUI i motivi della litigata)

Sgarbi lancia la sfida all’ultimo elettore: comizierà a Cefalù nello stesso giorno e alla stessa ora dell’On. Alfano.

Alfano a Cefalù sostiene un candidato che, evidentemente non è Sgarbi. Sgarbi ha avuto offerto il posto di Assessore alla Cultura di Agrigento dal candidato sindaco sostenuto da Alfano, l’avv.to Pennica. Ma Alfano non ne sapeva nulla, da cui l’impiccio.

Pennica tace. O meglio, probabilmente Pennica ed Alfano stanno facendo un braccio di ferro per riuscire a fare un comunicato stampa che non faccia perdere la faccia a nessuno:

Pennica non può, senza perdere la faccia, sottomettersi al veto su Sgarbi posto da Alfano. Perché Pennica non è un uomo di partito, ma un candidato libero. O questa è comunque quanto si sostiene circa la sua candidatura.

Alfano non può dichiarare che dopo aver parlato con Pennica considera Sgarbi adeguato al ruolo di Assessore alla Cultura per la sua (sua di lui, on. Alfano) città. Ci perderebbe la faccia? Abbastanza.

Sgarbi però intende metter spalle al muro il segretario del PdL, forte del fatto che Berlusconi, pare, lo sostenga. (a lui, Sgarbi)

Così mentre si è in attesa del comunicato stampa congiunto di Pennica e Alfano… Sgarbi getta benziana sul fuoco e sfida apertamente Alfano a Cefalù, cosa che evidentemente mette l’asse Alfano-Pennica ancora più in difficoltà.

Fortunatamente, perché nella vita la fortuna spesso è tutto quel che conta, praticamente nessuno si sta prendendo la briga di seguire questa simpatica vicenda.

Dopotutto è solo un esibizione di muscoli tra il candidato sindaco di Agrigento e il segretario nazionale del partito che lo sostiene.

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Il candidato sindaco. Agrigento 2012

I maja c’entrano eccome. Rideva Turiddu. Gli era preso così, a ridere. Lo vedevano fissare il soffitto, poi diventare rosso rosso, si tratteneva perché voleva evitare, ma non riusciva e scoppiava la risata. “I maja”. tra un sussulto e l’altro. “I maja”.
Ne era certo il povero Turiddu che proprio non si capacitava di quanto stava accadendo.
Aveva tutto distrutto, l’ignoto Turiddu: vita, famiglia, finanze, relazioni sociali. Presente e futuro. In un sol colpo, in una mattina qualunque, aveva deciso di farlo il passo da kamikaze: era andato dai carabinieri.

Perché andare dai carabinieri è cosa da folli in certe zone d’Italia, andare dai carabinieri significa qualcosa di peggio di un suicidio, in certe zone d’Italia, significa che se deve morire Sansone si tirerà dietro qualche filisteo e molti parenti innocenti.

Innocenti di che? Si chiedeva Turiddu.

Innocente la moglie che lo aveva lasciato? Il figlio che poco ci mancava e gli sputava in faccia?
Innocenti forse solo le creature, che avrebbero pagato pure loro quell’entrata nella caserma, perché sarebbero state per sempre le nipoti di Turiddu. L’Infame.

Il suo unico svago era il PC, internet. Grazie a quello schermo la prigionia era meno qualunque cosa si potesse dire di una prigionia alleviata da un PC. Era meno. In qualche modo partecipava direttamente a tutti gli avvenimenti, non doveva aspettare come un cane affamato per sapere dai suoi carcerieri le notizie del mondo.

Scorta. Angeli. Ma sempre carcerieri di mestiere.

Insomma lui c’era entrato e aveva preso a parlare. Nomi cognomi e fatti. E gli angeli adesso provvedevano a mantenerlo in vita.

Mille volte al giorno si chiedeva se non sarebbe stato meglio continuare a tacere. Poi ricordava la strafottenza dei volti, l’ipocrisia dei sorrisi di chi non voleva sapere ma sapeva, di chi “se sei uomo dovi tenere tutto dentro e proteggere i tuoi cari”. Invece aveva detto tutto con soddisfazione, con una vera, grande, liberatoria soddisfazione di essersi comportato per una volta da uomo, come Dio comanda.

Alla televisione s’era preso a dire che la mafia è un invenzione. A Turiddu il sangue ci ribolliva quando sentiva che la mafia non esisteva, perché se non esisteva allora lui aveva fatto una minchiata. Ci venivani i dubbi, la sera i dubbi ci venivano. Poi, la mattina, ricordava di nuovo e i dubbi passavano.

Ma da qualche settimana la cosa del dubbio era peggiorata: forse l’avvocato dei suoi aguzzini era il candidato sindaco della sua città.

Gli sembrava di star uscendo pazzo e aveva di nuovo aspettato come un cane affamato gli angeli e chiesto. Proprio quell’avvocato? Forse era una minchiata di qualche giornalista, i giornalisti a scrivere minchiate sono assai capaci, forse qualcuno che voleva male allo schieramento politico e aveva messo in giro la voce del candidato sindaco difensore della mafia.

Poi però la conferma. Solo che lo schieramento politico non era quello ma l’altro.

Allora Turiddu aveva smesso di avere i dubbi la sera e adesso aveva una sola grande certezza: aveva fatto una minchiata. Colpa dei maja. E scoppiava in gola la risata che come un eco rimbombava nel cervello vuoto ormai di pensieri.

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L’urgenza di scrivere.

Ogni tanto mi torna questa urgenza di scrivere. Di dire la mia su qualcosa o qualcuno, consapevole del fatto che questo blog ha avuto e continua ad avere silenziosi ma costanti amici.

Oggi ho l’urgenza di dirne un altra delle mie, quindi un altro “no, non ci sto”.

I soliti “no” di Tasti, uno di quelli che esplode dentro, che non può non essere espresso.

Dunque siccome la mia è una vita scassata da decenni di malpolitica, di politiche clientelari, di sacrifici (miei e della mia famiglia) per non scendere a compromessi… DUNQUE io non sarei degna di spendermi per la mia città????

Il riccio mi si aggroviglia.

Cioè… VOI volete dire che solo chi ha un occupazione e un reddito di quelli consistenti può essere ritenuto degno di fare politica????
E da quando abbiamo deciso che chi produce reddito è meglio di chi non ne produce?

Da quando è cambiato tutto, ma proprio tutto, ed io devo essere misurata con il redditometro???

Una mia carissima amica esclamerebbe “ma siete fuori come gerani!!!”

Cioé:
io non sono scesa a compromessi.
io non ho preso scorciatoie.
io sono emigrata e mi sono fatta sfruttare al nord per poi tornare al sud senza niente, nemmeno i contributi, né risparmi, e sono tornata per prendermi cura dei miei genitori, e, pensate, io rifiuto di lavorare fuori di casa, retribuita, durante le ore della mattina perché, appunto, accudisco la mia famiglia. Quindi la mattina lavoro abbastanza gratuitamente da casa, lavoro per costruirmi un lavoro.
Io, scusate la ripetizione, ho una vita scassata perché ho un livello di onestà piuttosto alto e un livello di solidarietà altrettanto alto e io, scusate nuovamente, sono uguale a parecchi milioni di ex giovani italiani, i quarantenni che negli anni ’80 ci credevano e, come coglio*i, hanno continuato a crederci, anche se in solitaria.

Quindi TU, tu pensi che Io e tutti quelli come me, che non hanno fatto del produrre reddito una ragione di vita, che hanno una vita assolutamente scassata e precaria e flessibile, tutti quelli come me, dai curriculum schizofrenici, la preparazione vasta, la formazione continua e permanente e totalmente a spese proprie, la capacità di analisi altra rispetto alla tua che invece i compromessi li hai fatti (eravamo compagni di banco, ricordalo) TU che sei rimasto mentre io sono andata via… Tu ritieni ME e chi come ME inadatta a occuparsi della città?

Ma fammi il favore!

No, non è che siamo sfigati, noi siamo persone che abbiamo scelto di non starci. Quindi hai ragione a diffidare di quelli come me perché solo quelli come me ti darebbero tanti di quei cambiamenti che ti ritroveresti con il tuo castello di cemento armato distrutto in men che non si dica.

Quelli come me sceglierebbero le persone sulla base delle competenze, non delle affinità politiche. Perché quelli come me si innamorano delle persone da cui possono imparare, è una malattia che ci portiamo addosso, incurabile, noi dalla vita scassata siamo innamorati della nostra vita scassata, ne andiamo persino fieri, e non abbiamo mai paura a dire “Non so di cosa parli. Spiegamelo.”

Quindi andiamoci piano, cari candidati, a dare addosso a tutti i vostri colleghi candidati che non hanno da presentare una vita da professionista affermato, un curriculum strutturato dall’asilo all’ultima consulenza ottenuta dalla pubblica amministrazione, perché quei candidati lì probabilmente hanno avuto più fegato di voi a dire no agli ammiccamenti e alle amicizie comode.

“DISINTERESSATI” perché dalla vita risolta…

Persone che si sacrificano per noi in nome del Bene Comune… restarsene a casa ed evitare, no? Perché tutti questi martiri del Bene Comune non si dedicano alla lettura, vacanze, cinema, sport e quant’altro li possa tenere lontani da questo volersi dedicare al Bene Comune?

Forse non vi è chiaro che avete rovinato l’Italia, vi ci siete messi tutti insieme appassionatamente a rovinare l’Italia, che poteva esserci una soluzione diversa e non era inevitabile avere una classe politica corrotta in pieno stile Luigi XVI. Non era inevitabile, c’erano altre strade e voi, stimati professionisti della politica, non le avete percorse.

Meglio allora quei candidati dalle vite arruffate, malmesse, i cui interessi personali sono dichiarati. Loro, almeno, non si sacrificheranno per il Bene Comune. E forse qualcosa di concreto finalmente la vedremo.

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Il mio grazie ai Cittadini USA

Mia madre ha pianto di commozione, mio padre (mio padre!!!) ha pianto di commozione, non perché ha vinto un democratico, no, i miei genitori hanno pianto perché un “abbronzato” (vogliamo ancora sprecare parole su Silvio? Gliene dedico una: scusati) è diventato Presidente degli Stati Uniti d’America ed io mi sono sentita fiera di loro che sono anziani, che hanno saputo cogliere quello che Berlusconi ha voluto sminuire: un nero è Presidente degli Stati Uniti d’America e questo rende gli Statunitensi grandi, un popolo che merita il rispetto di tutti i popoli dell’intero pianeta.
Siamo in Italia, qui il razzismo è di casa e chi lo nega è un razzista oppure è uno che gira con le fette di salame sugli occhi.
Gli Statunitensi hanno cambiato il mondo eleggendo come loro Presidente Obama. Hanno reso possibile il possibile, non era impossibile, era possibile così com’è possibile in Italia che una donna diventi Presidente della Repubblica… nessun divieto, vero? E peccato che ci vorrà parecchio tempo ancora, per l’Italia, prima che il possibile accada.
Ricordo un altro giorno importante come quello dell’elezione di Obama: un muro veniva abbattuto, in moltissime case si piangeva e si capiva di essere testimoni di un avvenimento incredibile, ritenuto impossibile, per cui molti si erano battuti perdendo, venendo stesi, lasciati Ko al tappeto.
Così l’elezione di Obama, mia madre e mio padre sono stati dolcissimi, hanno avuto parole semplici, hanno gioito per tutti i popoli della terra, per un popolo che ha avuto il suo riscatto.
Non importa se sembra che metto enfasi in una cosa che le buone maniere richiedono di far passare sotto tono ma ha ragione Berlusconi a sottolineare il colore della pelle di Obama: è meticcio, sposato con una nera, foglio di un’antropologa sposata prima con un nero e poi con un asiatico, una che certo di quello che pensava l’America bianca e per bene se n’è fregata alla grande.
Accanto al suo nome seguirà sempre “primo Presidente nero degli Stati Uniti d’America” e per me e per milioni di persone questo significa che il mondo lo hanno già cambiato i cittadini degli Stati Uniti d’America.
Grazie.

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