Mio padre


11 anni,  le bombe di tedeschi ed alleati a  Montecassino, un perchè senza risposta, le versioni ufficiali ed ufficiose, le ricostruzioni a posteriori di verità scomode. Montecassino sotto le bombe amiche e nemiche, bombe evidentemente poco intelligenti allora.

11 anni, fischi delle bombe ed allarmi antiaerei che suonavano troppo tardi. Le fughe sulle colline, dentro le grotte, non un gioco per i bimbi ma il terrore costante. Mio padre ha un senso del pudore fuori dal normale e non ha mai raccontato nulla della paura e dei morti. Si strofina le mani e lo sguardo si perde per una frazione di secondo, non di più, poi ripete a se stesso “lasciamo stare, lasciamo stare”.

Racconta della liberazione, ma non ci sono cioccolate americane nelle sue storie, ci sono donne che prendono le accette ed i coltelli per difendersi da quella liberazione; da piccola non capivo e lui non spiegava, rideva di un’ anziana zia che fece fare una sana corsa al malcapitato liberatore. Non conoscevo ancora il termine “marocchinate” e mio padre non lo ha mai usato.

C’è il cammino sino al campo profughi, lazio-campania, senza cibo, a parte le bucce di patate e di arancie gentilmente gettate dagli americani.

Foto tratte dal sito http://www.battagliamontecassino.it/

Foto tratta da Wikipedia 

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13 commenti »

  1. demone said

    Anche se a molti piace pensarlo, in guerra non ci sono buoni o cattivi ma solo persone. Nella mia famiglia una storia sulla cioccolta in tempo di guerra invece c’è, ma ad offrirla dopo un bombardamento alleato erano proprio gli “occupanti”… Ne buoni ne cattivi, persone (nel bene e nel male).

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  2. tasti said

    Non volevo sembrare antiamericana, se è quello che intendi, pensavo a mio padre che sta invecchiando, tutto qui.
    Ma che ci siano i “cattivi” purtroppo lo credo davvero e no, non in quei soldati che buttavano le bucce di patate per far mangiare quel nugolo di bambini scheletrici, mio padre è sopravvissuto grazie a quelle. I cattivi sono quelli che danno gli ordini, non chi si ritrova all’inferno con una divisa e la preghiera di tornare a casa.

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  3. demone said

    Non c’era nessun giudizio in quello che ho scritto, volevo solo portati una testimonianza di una storia che a casa mia si racconta da sempre, tutto quà 🙂

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  4. tasti said

    … ed io ora potrei chiudermi a casa per un paio di settimane e cercare di superare incolume questa invadente primavera?

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  5. demone said

    …o questo, oppure corrompi Giuliacci e fai falsificare le previsioni meteo fino a giugno…

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  6. tasti said

    …. tel. di Giuliacci? Please.

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  7. demone said

    … ma la devi odiare proprio questa primavera, forse anche più di me..
    Vedrò che posso fare, dovrei avere dei conatatti in Mediaset 🙂

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  8. tasti said

    bè’ che un post dedicato a mio padre finisse con l’analisi degli effetti negativi della Primavera…
    In ogni caso no, non odio la Primavera… vero è che amo l’autunno siciliano, non so se sai di cosa si tratta: la Sicilia estiva è color oro, cielo azzurro intenso, mare blu blu verde verde e gradazioni intermedie, colori ad olio pastosi spennellati con la spatola. Poi arriva l’autunno, cioè la pioggia, e tra l’oro cominciano gli spruzzi di verde, per esplodere a fine ottobre, inizio novembre. Quella è la Primavera siciliana. E la amo.
    A aprile, invece, in Sicilia lunghe camminate per lievi alture che fanno da spalle alle spiaggie, lievi declivi e mare. Inoltre si torna nei giardini, si riavvia la motozappa e mi faccio i calli da contadina per le nuove sementi da interrare…
    Ma esiste anche la Primavera veronese, ahimé.
    E quell’energia che naturalmente rinasce… dove la incanalo?????
    non posso lucidare piastrelle tutto il giorno! Fortuna vuole che un paio di nuovi amici hanno piccoli giardini da sistemare e forse da sabato potrò dar loro una mano….
    Poi, detto tra noi, la Primavera sveglierebbe anche altre energie e se sei single …sei fregato…

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  9. demone said

    Si siamo finiti decisamente OT per cui non commenterò un’altra volta 🙂

    Lo scanario che dipingi è lo stesso che conosco da quando sono nato. Certo detto con parole poetiche ha tutt’altro aspetto… Pensa che per me era solo l’alernarsi delle stagioni dovuto a quel maledetto asse incninato di 67° sul piano dell’ecclitica 🙂

    Sempre tra di noi quel tipo di risveglio non mi dispiace affatto 🙂

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  10. ridoxxx said

    io sono di Milano e i miei genitori vengono prorpio da Cassino.
    fa specie vedere che quando brucia la montagna ancora oggi si sentono le esplosioni delle bombe inesplose.

    Ma che ocsa è servita la guerra a monte cassino, a far divertire ragazzini che d apiccini andavano alla ricerca di armi e proiettili inesplosi?
    che tristezza.

    Cassino e il suo popolo sono stati tremendamente sfreggiati da una guerra inutile e assurda.

    Ricordate che in aprile appena gli alleati riuscirono a consuistar eil monte vennero fatti atti indicibili sulla popolazione.
    I miei genitori ancora oggi ricordano negativamente e drammaticmaente 2 eventi

    il primo il bombardamento del 15 febbraio e poi gli stupri fatti alla popolazione civile in aprile.
    “Le Marocchinate” erano tutte le donne stuprate dai marocchini n quel periodo, uno stralcio di quel che capitò da quelle parti è anche nel fil m la ciociara.

    Purtroppo in guerra nn esiste mai un vinto e dun vincitore, ma chi fa soldi e chi ci muore.
    tutto quì

    Fulvio http://www.gosport.it/

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  11. tasti said

    @Fulvio… benvenuto.
    stavo tentando di scrivere quella storia, ma fa troppo male ricordare a chi l’ha vissuta e quindi credo dovrò rinunciare, o scrivere il poco che si riesce a dire di quegli anni, i bombardamenti, gli anni da profughi, la fame, già troppo.
    Credo che si abbia la misura dell’assurdità delle guerre solo guardando negli occhi i vecchi, che allora erano bambini, mentre tentano di scacciare le immagini della memoria.

    Ti abbraccio e auguro a te e ai tuoi cari un felice 2008

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  12. chiara said

    ciao,
    i miei vengono da un paesino vicino a cassino, e mio padre ora vive a cassino.
    i miei nonni non amavano parlare della guerra, e neanche mio padre, ma ogni tanto mi racconta qualcosa.
    ma so che ogni volta che vado in giro per cassino sento che la ferita della guerra è stata molto profonda, non completamente rimarginata. è un paese al rallentatore.
    mi ha fatto piacere leggere le vostre parole.
    Chiara

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  13. tasti said

    @Chiara…
    ti chiedo infinitamente scusa per aver tardato a risponderti, grazie a te per essere passata e si, hai ragione, la ferita è ancora aperta perché è stata troppo profonda, paese al rallentatore non so, ma so che nei discorsi, nei ricordi, negli atteggiamenti c’è sempre qualcosa da cui si fugge, forse i ricordi.
    E’ quel non amare di parlarne che credo sia comune, dice tutto da sé.
    ancora scusa e un caro abbraccio.

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