Mia Madre


     Stasera ho parlato con mia madre, per telefono come ormai avviene ogni sera da due anni, mezz’ora, un’ora, dipende dagli argomenti che il giorno fornisce. Ma stasera abbiamo parlato con un’intensità che mai avevamo raggiunto. Argomento della conversazione è stato l’amore che l’ha unita a mio padre.

     Da donne, un fiume che spacca gli argini e si dispiega con violenza, un urlo, un racconto intimo di una adolescente che ha vissuto il primo amore con l’ingenuità del per sempre. Una giovane donna che attraversa mille difficoltà, amore e morte, una coppia in cui la guerra resta a scandire le paure, in cui il destino si  inserisce per legarli sempre più fortemente a dispetto degli eventi. Il dolore di amare.

 

     Le ho girato le spalle qualche anno fa, lo ricorda e le spiego, come farei con un’amica di esperienza inferiore, che alle volte si deve non ascoltare, per proteggersi dall’odio di parole urlate, perché l’odio è contagioso e si allarga a macchia d’olio per disgregare, per sciogliere i legami.

     Non ti ho ascoltata e ti ho lasciata, lo so, ma c’ero. Sapevo perché l’ho vissuto quel dolore. Infinitamente più piccolo e forse infinitamente più grande, ma so che cosa significa lo strappo lacerante dell’anima. Non era il momento, lo è adesso perché adesso parliamo di amore, non di odio e posso restare ad ascoltare la donna che mio padre chiama la selvaggia, capinera, la donna che è stata una roccia e che è la colonna di una struttura matriarcale in cui ciò che conta è l’amore.

 

     Sono cresciuta guardando il vostro amore, mi ha avvicinata alla bellezza, mi ha fortificata, mi ha dato la speranza e la gioia di vivere. Mi faceva dire che no, non è per tutti l’amore,  solo poche persone lo incontrano quel sentimento che è sui vostri volti, nei vostri sguardi, sopravvissuti amanti che hanno consacrato la propria vita ai frutti di quest’amore.

     Alla sua ombra ci siamo riparati in molti, incantati ad ascoltare i racconti, divertiti, ammutoliti.

     La paura di perdervi, prima l’uno e poi l’altra e prima l’una e poi l’altro tenaci assistenti nella malattia, nella presa di coscienza della propria mortalità. Il filo sottile della follia. La malattia. Il tavolo  operatorio. Stasera lo hai gettato fuori quel tavolo operatorio forse per la prima volta; che strana famiglia che siamo, mamma, che doloroso sentimento d’amore ci lega. E che lotta assurda quella della ricerca della normalità, come se fosse il traguardo più difficile, restare uniti in un abbraccio, semplicemente. 

    Ho chiuso il telefono felice perché sta già ritornando, perché quell’amore è già nella voce che trema e che per la prima volta ha un timbro insicuro, giovane, come se avessi parlato con  quella ragazzina che fingeva di avere qualche anno in più; l’amore che  rende immortali, che è al di sopra dello scorrere tempo mi ha permesso di incontrare stasera mia madre  adolescente, di sentire la sua anima innamorata e ferita perché l’amore ferisce, perché l’amore è doloroso, perché i sogni che regala non sempre la vita li trasforma in realtà. Mi dici che volevi solo invecchiare con lui, che volevi restare con la mano nella sua. Ed io ancora testimone sorrido, so che adesso è il tempo della guarigione.

     Sono le ceneri che fumano dopo l’acquazzone dell’ennesimo tentativo di dividervi, il più crudele perché ha puntato al cuore stesso.

     Un altro attacco fallito che vi ha lasciati ancora uniti, stesi sul campo di battaglia e ricoperti di ferite avete risollevato il capo e di nuovo…vi guardate negli occhi.

     Osservo il coraggio di scavare sotto la cenere per cercare se c’è quella prima scintilla, se nel suo volto invecchiato c’è ancora quel giovane che ti recitava i versi della divina commedia per innamorarti.

 

     Vi osservo ancora travolta dal vostro amore.

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3 commenti »

  1. erika said

    quello che hai scritto è molto bello. nelle tue parole rivedo l’amore dei miei genitori. inseparabili e innamorati ancora dopo 30 ani di matrimonio.
    amaramente ho rivisto anche me stessa. fuggita dall’eccesso del loro amore. soprattutto da quello di mia madre…….

    ciao 🙂

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  2. martina said

    Anch’io testimone,sorrido nel vedere due persone che affrontano con tanto coraggio e forza di volontà un destino che più volte ha messo alla prova entrambi;ma da questa prova ne sono usciti rafforzati,non del tutto illesi forse ma..liberi! liberi di sottostare o no alle condizioni che la vita ci impone e comunque liberi di continuare a lottare per qualcosa per cui,fin ora,è valsa la pena vivere:l’amore! 1 bacio..w i nonni!

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  3. Tasti said

    @ martina: ciao nipnip, si sono stati un’esempio per tutti noi, non ci siamo accontentati di amori superficiali, di avventure divertenti ma vuote, abbiamo cercato … l’altra metà, e poi lottato anche contro, quando serve, perchè l’amore è anche lottare: contro se stessi, contro i momenti di noia, contro la voglia di fuggire via… se e solo se c’è stata quella scintilla che ha fuso la tua anima con quella di un altra persona, allora lotterai contro. E non puoi sbagliare, lo riconosci perchè è parte di te e non va più via…

    @ erika: … io non sarei mai potuta fuggire, la storia della mia famiglia è una lotta continua a cercare di restare uniti.
    Ma tu conosci l’amore di cui parlo, lo leggo dalla gioia che siete capaci di dare….persino a chi vi legge! Ti abbraccio

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