Bertinight: the day after


E’ trascorso 1 giorno da quando Fausto Bertinight ha detto “….come l’attività umanitaria sia intrecciata come una presenza militare che è una presenza di pace”….

….Siamo persone di media intelligenza — commenta il tenente colonnello Fabio Mattiassi — sappiamo fare il nostro lavoro, conosciamo le regole di ingaggio e ci adeguiamo.

traduzione in  romana lingua della risposta del colonello Mattiassi a Bertinight: “ah rosso, semo sordati, non lo famo pè …c’hai detto? “l’umanitaria”? “la pace”? Ma chi te capisce a te?

 dal sito peace reporter  del 5/5/2007:

Gli uomini scavano fra le macerie per estrarre altri cadaveri. Le loro donne stanno sedute nella polvere davanti a quelle che erano le loro case, guardandoli lavorare e piangendo i loro bambini, rimasti sepolti là sotto.Questa è la scena che si è presentata agli occhi dei membri di una squadra della missione Onu in Afghanistan (Unama) che martedì pomeriggio ha compiuto un sopraluogo a Parmakan, uno dei villaggi della Valle di Zerkoh, nella provincia occidentale di Herat (zona sotto comando militare italiano), bombardati durante l’offensiva Usa dello scorso fine settimana. Offensiva nella quale sono rimasti uccisi 136 talebani e decine di civili: almeno 49, tra cui 18 donne, secondo Adrian Edwards, portavoce dell’Unama, “circa 60” per la Commissione Indipendente per i Diritti Umani in Afghanistan (Aihrc), “più di cento” a detta della gente del posto intervistata dall’agenzia di notizie delle Nazioni Unite (Irin News).“Centinaia di abitazioni sono state distrutte, migliaia di sfollati necessitano di assistenza umanitaria immediata”, ha dichiarato alla stampa Ghulam Nabi Hakak, direttore provinciale dell’Aihrc.Secondo le Nazioni Unite, almeno 1.600 famiglie (circa 10 mila persone) hanno abbandonato i villaggi della Valle di Zerkoh cercando rifugio a nord, verso il capoluogo distrettuale di Shindand.Soldati italiani in AfghanistanPromemoria. Il governo italiano ha subito condannato questa offensiva, chiarendo che i nostri soldati non vi hanno preso parte, protestando per non essere nemmeno stati avvertiti dai comandi Usa e denunciando la “contraddizione” tra la missione di guerra Enduring Freedom e la missione Isaf di pacificazione e ricostruzione.I fatti, però, contrastano con queste parole.Quattro distaccamenti di forze speciali italiane combattono da mesi a fianco delle special forces Usa impiegate nella guerra ai talebani nell’ambito di Enduring Freedom, rispondendo agli ordini del comando Usa (che ha sempre mantenuto l’esclusivo controllo diretto di tutti i contingenti nazionali di forze speciali presenti in Afghanistan).Il ‘Task Group’ di forze speciali italiane è attualmente composto da quattro distaccamenti operativi provenienti da quattro corpi d’élite: Ranger del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti Monte Cervino, incursori di Marina Comsubin, 185° Reggimento Acquisizione Obiettivi (Rao) della Brigata Folgore e 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti Col Moschin, sempre della Folgore.

Quando abbiamo chiesto allo Stato Maggiore italiano quale fosse l’entità numerica, in termini di uomini, di questi distaccamenti impegnati in combattimento la risposta è stata: “Non abbiamo informazioni in merito e anche se le avessimo non potremmo renderle pubbliche”. Indiscrezioni parlano comunque di un’ottantina di soldati in tutto, non pochi, considerato che si parla di corpi scelti) che partecipano attivamente alle offensive di Enduring Freedom contro la guerriglia talebana.

La prima è stata l’operazione ‘Wyconda Pincer’: la battaglia che lo scorso settembre le forze speciali Usa, italiane, spagnole e afgane hanno combattuto per riprendere il controllo del distretto di Bakwa, nella provincia di Farah. Anche in quell’occasione il governo italiano negò la partecipazione delle nostre truppe all’azione, esattamente come ha fatto con l’offensiva nel distretto di Shindand.

Peccato che il maggiore Usa Chris Belcher, portavoce della Combined Joint Task Force 82, abbia dichiarato alla stampa che l’offensiva è stata condotta assieme a forze Isaf-Nato, pur essendosi svolta sotto comando Usa, non Nato.

Soldato Isaf in battagliaIl secondo dato di fatto contrastante con le affermazioni dei nostri politici è che la “contraddizione” tra Isaf e Enduring Freedom è stata risolta da un anno con la fusione – prima di fatto, poi anche di diritto – delle due missioni, divenute entrambe di guerra e passate sotto comando unificato Usa.

La fusione di fatto tra le due missioni è avvenuta quando, l’estate scorsa, la missione Isaf, passando sotto comando Nato, ha cambiato le regole d’ingaggio in senso “offensivo” e ha iniziato ad attaccare i talebani nel sud dell’Afghanistan: le operazioni di guerra ‘Mountain Thrust’, ‘Medusa’, Mountain Fury’, ‘Falcon Summit’ e ora ‘Achille’ sono operazioni di Isaf, non di Enduring Freedom.

L’unione di fatto è diventata matrimonio il 4 febbraio scorso, quando il generale Usa Dan K. McNeill ha assunto il comando sia delle forze Usa di Enduring Freedom che di quelle Nato di Isaf.

Enrico Piovesana

E dal sito Il Velino del 7/5/2007:

Roma, 7 mag (Velino) – I rinforzi italiani in Afghanistan arriveranno entro la fine di maggio, se il Parlamento approverà il piano della Difesa. Lo apprende IL VELINO da fonti militari. In teoria i mezzi sarebbero pronti a partire già dalla prossima settimana, ma prima che possano essere inviati, ci dovrà essere il via libera del Parlamento e del Consiglio dei ministri. Però il ministro della Difesa Parisi tornerà dal suo viaggio all’estero solo giovedì e non sarà in grado di presentare il piano alle Camere prima della settimana prossima. Da lì, se ci sarà il via libera politico, i rinforzi potranno partire ed essere impiegati per difendere i nostri soldati a Herat. Infatti, in base al piano, i Mangusta e i carri non potranno essere usati per azioni offensive, ma il loro unico uso concesso sarà per la protezione dei soldati italiani A questo scopo saranno impiegati anche i predator, seppur schierati a Kabul (gli aerei senza pilota sono in grado di raggiungere la provincia di Herat in circa un’ora). La configurazione ad hoc dei cinque elicotteri A-129 Mangusta (quattro operativi e uno di riserva), dei due aerei senza pilota Predator (Uav) e dei mezzi (veicoli blindati Vbl Puma e Lince) è stata ultimata e in questi giorni il Comando operativo di vertice interforze (Coi), l’organismo militare che pianifica e gestisce tutte le nostre missioni all’estero, si sta occupando di organizzare il trasporto dei mezzi e del personale collegato (circa 50 militari per i carri e 70 per i velivoli). Fino a Kabul i rinforzi arriveranno con degli aerei Antonov. Poi i mezzi e il personale verranno scaricati e trasferiti su C-130, con destinazione finale Forward support base (Fsb) di Herat (il cambio di apparecchio è necessario perché le piste dell’aeroporto della regione ovest non sono adatte per gestire apparecchi delle dimensioni degli Antonov). I Mangusta, invece voleranno in autonomia dalla capitale fino alla provincia afgana. In origine il dispiegamento dei rinforzi era previsto per la fine giugno o la prima metà di luglio. Ma nei giorni scorsi Parisi, a seguito dell’inasprimento della minaccia per il nostro contingente a Herat, ha deciso di accelerare i tempi e ha chiesto ai tecnici del Coi di velocizzare il più possibile le procedure per l’invio dei mezzi. La notizia l’ha data lo stesso Parisi ieri da Kabul, mentre era in visita ufficiale. “Posso confermare la determinazione del governo a corrispondere a questa richiesta nel tempo più veloce possibile – ha detto il ministro della Difesa -. Sono venuto qui per portare a compimento l’istruttoria. Torno determinato ad assicurare al nostro contingente dei mezzi che corrispondano all’esigenza della rapidità, della selettività nella difesa, nella sorveglianza e nella deterrenza”.

Herat: rinforzi entro maggio, se ci sarà l’ok del Parlamento

Quindi caro Presidente della Camera?  “…come l’attività umanitaria sia intrecciata come una presenza militare che è una presenza di pace”…. ?

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4 commenti »

  1. sweetheart said

    ciao tasti
    grazie per essere passata sul mio blog..ricambio..e soprattutto sono d’accordo con te sulla bellezza di Pezzi di vetro…altro che stairway to heaven:)

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  2. tasti said

    ola sweeth, oggi giornata girovaga tra blog, (serie: voglia de’lavorà sartame addosso chè me sposto) e poi dopo averti minacciato di rogo… era il minimo. 😉
    stairway to heaven è SPLENDIDA.
    Pezzi di vetro è ALTRO.
    Chuck è GRANDE.
    … baci sonanti 😀 😀

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  3. […] è mai stato il male assoluto, non per me, per me c’erano anche altri mali che crescevano e distruggevano la sinistra italiana sino a trasformarla in qualcosa che non c’è. Rosy Bindi presidente del Partito Democratico. […]

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  4. […] di Presidente del Consiglio a M5S. Che non avessimo più punti in comune è certificato sin dal Bertinight: the day after Le nostre strade si divisero allora, irrimediabilmente, irreparabilmente. Non lo sentivo da […]

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