L’uomo in blocco – parte 2


Questo post è parte del progetto blog unificati, troverete i corrispondenti  post in Mariottola e Mononoke

Alcuni post hanno una storia strana, lo saprete già tutti, per me la prima storia strana arriva con l’uomo in blocco, non commentato, ma discusso e ripreso  più volte, linkato da chi non conosco, linkato senza commento, riletto e ridiscusso. Immagino che questo secondo intervento non me lo perdonerete, ma tant’è.

Non posso dire di aver meditato per anni la questione…. anzi, io sarei ferma all’uomo in crisi della mia generazione, che effettivamente qualche soddisfazione la dava perchè le crisi sono sempre fermenti dell’anima, picchi in salita e discesa, sperimentazioni, affanni, ricerche…. il che comportava una qualche fatica a noi povere donne ancora lì con l’eco dell’urlo “la f*** è mia e la gestisco io”. E attonito lui si chiedeva “ed io allora? Che gestisco? Un caz**?” Appunto.

Volevamo che lo gestisse.

Da cui l’uomo in blocco.

Occorre che i passaggi storici siano chiari: emancipazione femminile e liberazione sessuale portarono prima ad un festino non da poco, poi alla crisi dell’uomo. Perchè per millenni la divisione tra donna e puttana era stata la sua misura, case aperte e case chiuse, mamme e amanti.

Quando noi donne scoprimmo che il punto G era una gran fesseria (non tutte ancora lo sanno, ma è così: siamo in realtà piene zeppe di punti che procurano orgasmi plurialfabetici) e che potevamo dirci sessuate e felici, l’uomo, il compagno, l’amante…. perse la dicotomia. Se la mamma ha l’orgasmo la puttana ha il sentimento. Lo so, molti pensano già che parlo da femminista, bravi, riconosciuta e ben felice, perchè il femminismo non è stata una parolaccia, ma il movimento di emancipazione della donna, unico movimento di emancipazione che si vuol ben bene seppellire. 8 marzo: spogliarello per donne, pizza tra amiche, mimose.

L’uomo in crisi ci fece diventare matte, non c’era modo; per capirne l’essenza consiglierei di leggere i Mandarini di Simone de Beauvoir, per comprendere la tipologia anche Paura di volare di Erika Jung. Ci siamo formate su quei libri, ma abbiamo iniziato tutte da Porci con le ali, qualcuna lo ha letto, qualcuna lo ha vissuto.

Ed ora il nostro uomo in crisi se non si è sposato con una donna mite d’aspetto e manager d’animo, sta ancora girovagando senza meta nei suoi mille possibili personaggi. Ancora frastornato, probabilmente, da questa donna che straripa di sentimenti e di sesso, che fa venire l’ansia da prestazione, che vuole, vuole, fortissimamente vuole. Essere felice. Essere amata. Essere compresa. Essere.

E’ la mia opinione e vale il tempo che le dedicate, ma credo che la donna oggi sia veramente più donna che mai, completa, consapevole, femminile e morbida, massaia e menager. Ma le manca il compagno. E le manca sino in fondo all’anima. Non parlo di me che, ancora con quell’eco, gestisco adesso la mia solitudine con serenità, parlo delle giovani donne formate da sex and the city, che l’emancipazione se la sono trovata in tv, che forse pensavano all’uomo come ad un cibo da gustare.

Quest’uomo giovane e sentimentalmente bloccato non è strano che lo sia, perchè lui non ha punti di confronto, noi abbiamo genitrici, sorelle maggiori, ziette come me che raccontano, che stimolano, che dicono quale è stato il percorso fatto per arrivare a te che sei una giovane donna …con le controp****.  Chi ha l’uomo? Cosa gli racconta il disilluso sessantottino che oggi sta affondando nella sua vita radicalchic? Che gli dice lo zietto che ancora non ha capito se la sua donna ha l’orgasmo o lo sta simulando? Che dalla sua crisi ha ricavato un fallimentare tentativo di omosessualità e accuse di incapace da entrambi i sessi e da tutte le tendenze sessuali? Forse l’uomo in blocco semplicemente non ha avuto indicazioni su come gestire la mascolinità, perchè negli ultimi 50 anni abbiamo solo parlato di femminile e femminilità e femminismo e accusato il maschilismo. Ma della mascolinità, del mascolino nessuno si è fatto carico. 

Cari i miei uomini in blocco occorre che ne parlarliate. Con le donne o senza le donne, ma parlatene. Sbloccatevi, ma fatelo per voi.

P.S.

Sono trascorsi 2 giorni da quando Fausto Bertinight ha detto “….come l’attività umanitaria sia intrecciata come una presenza militare che è una presenza di pace”….

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18 commenti »

  1. Uhm, mi sento in qualche modo chiamato in causa. Se non ho capito male qui si parla dell’uomo che non è in crisi, ma è proprio bloccato nel senso che non è in grado di produrre alcuna azione nei confronti dell’altro sesso, che è passivo tanto è frastornato dalla nuova identità (o dalle multiple identità?) della donna moderna? Tu dici, almento quello in crisi cercava di reagira, magari male ma aveva ancora velleità di fare qualcosa. O ho capito male?

    Comunque io, in quanto maschietto, non mi riconosco nella categoria “uomo in blocco” (ma qui forse dovrebbe intervenire la mia dolcemetà?). A dirla tutta ancora non mi vedo neanche come Uomo, con la U maiuscola e tutto quello che comporta o dovrebbe comportare, perchè il punto forse è proprio questo, cosa è diventato l’Uomo? Si sono avvicendate le figure dell’impegnato, del playboy, del macho, del metrosexual…che ci sia crisi di identità, da cui il blocco (non dello scrittore ma dell’homme)?

    Basta, ho già occupato troppo spazio con cose senza senso.
    Vado a pranzo
    Un saluto

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  2. Mariottola said

    eccolo lì…capitanmangozo mi perdonerai, non ce l’ho con te, ma immagino che tu abbia l’età della ragione, e sentire uno che ha questa età (che dalle mie parti significa l’età della ragionevolezza, scusa il dialetto) che dice “a dirla tutta ancora non mi vedo neanche come Uomo, con la U maiuscola e tutto quello che comporta o dovrebbe comportare” mi fa andare in bestia.

    non vi ci dovete vedere, uomini, lo dovete diventare. dovete proprio, per sopravvivere e far sopravvivere le vostre compagne.

    Tasti, propongo un altro post a blog unificati, che ne dici? vado a partorire qualcosa da me, passa tra un po’…

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  3. mononoke said

    sei semplicemente un genio di cuore e di mente… grazie..

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  4. @ Mariottola. Forse non ci intendiamo bene sul concetto di Uomo. Quello che cercavo di dire, dicendo che non mi vedo ancora come Uomo, non è che rifiuto le responsabilità o cose del genere (ad esempio ho scelto di convivere da alcuni mesi) è più il fatto che diventare Uomo ti possa far perdere una sorta di innocenza nei confronti della vita, quasi che a diventare Uomo ci si ingrigisca un pò. E’ in questa accezione che non mi sento ancora Uomo.
    Alla prossima 😉

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  5. Mariottola said

    in questa accezione spero tu non diventi Uomo mai, allora, ma non è un dovere ingrigirsi! Diventare uomini ha una valenza atavica, così come diventare donne. Vuol dire diventare esseri umani autonomi con un genere (maschile/femminile) probabilmente, e nulla più.

    Poi come uno voglia viversela, essere Uomo o Donna, è affar suo, anche se decidesse di rifiutare le responsabilità per tutta la sua vita, ma deve affrontare le conseguenze dei suoi modi di fare (da Uomo) e le Donne che con lui entrano in contatto accettare che anche questo può voler dire essere Uomo e non volerlo cambiare a tutti i costi.

    Spero di essermi spiegata meglio, faccio ammenda se ti sono sembrata una Furia 🙂

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  6. tasti said

    (tra un virus e l’altro)
    esseri umani autonomi con un genere mi piace, ma il punto sarebbe esattamente…. l’identità di genere, la sfida del momento. Lo sanno bene i transgender, oltre il genere, attraverso tutti i generi… il genere base, uomo/donna è squilibrato perchè c’è la donna, ma non c’è l’uomo.
    Capitano non mi dà l’impressione di essere in blocco, ha trovato o ha sempre avuto la sua mascolinità e probabilmente diventerebbe meno uomo se rinunciasse alla sua innocenza.
    ….l’uomo non è mai stato grigio…. se è grigio non è uomo, meno che mai in crisi. L’uomo in blocco non so, me lo immagino multicolore, interessante (ricordate?: al primo appuntamento vi sconvolgerà, vi conquisterà, ma non ci sarà mai il secondo), “vorrei ma non posso” canta Bersani…
    torno ai miei virus, scusate…

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  7. @ mariottola e tasti. Mi sono riletto e in effetti non mi sono trovato molto chiaro neanche io. Ora che ho un attimo di tempo in più provo a resettare. Dico di non sentirmi ancora Uomo perchè mi sento in divenire verso questa condizione, e qui ti dò ragione Mariottola bisogna “diventarlo” non “vedercisi”, non cercare di assomigliare ad un Uomo tipo (qualunque sia il tipo che si ha in mente), ma essere Uomo (o Donna) “autonomi ” (e ognuno probabilmente ha in testa la sua idea di Uomo o Donna). In realtà quando parlo di “perdita di innocenza” o di “ingrigimento”, è più una paura che ho diventando adulto, perchè vedo che molti (non tutti per fortuna), diventando adulti perdono ad esempio la capacità di sorriedere o di commuoversi per le piccole cose.
    Per chiudere, io mi sento più ometto in divenire che uomo in blocco!! 😉
    PS: Mariottola tranquilla, non mi sei sembrata una furia.
    Un saluto ad ambedue

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  8. mononoke said

    sono quasi commossa.. tasti hai inziato la nuova rivoluzione.. da ora in avanti parliamo di uomini e con gli uomini e che gli uomini parlino si parlino e no so che altro.. insomma.. senza di voi la vita ha decisamente meno sapore.. ipocrita non ammetterlo!

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  9. Mariottola said

    bellooo grazie Capitano, tu si che sei un Uomo! (e non sono ironica)
    comunque Tasti (e non darmi della professorina saccente) Bersani cantava “potrei ma non voglio fidarmi di te” che dipinge molto bene un certo uomo over 30 o meglio una categoria di certi uomini over 30…il “vorrei ma non posso” ha in se una giustificazione, un limite. Potrei ma non voglio è un tirarsi su – appunto – la lampo del sacco da uomo in crisi e non voler vedere o sapere più niente…o sbaglio?

    vi adoro tuttiiii

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  10. tasti said

    @Mariottola 😦 io ho perso il mio PC!!!!
    Hai ragione, ho invertito nella fretta ed il senso cambia eccome!
    divagazione quarantenne: la lampo del sacco mi ricorda una canzone che ho scritto da ragazzina: la testa nel sacco… che non volevo mettere….
    @Capitano: grande “l’ometto in divenire!!!” 😀
    @Mononoke: non sai cosa hai detto…. le rivoluzioni ho smesso di farle già da qualche anno! Ma vero, parlare degli uomini con gli uomini sarebbe una vera svolta, magari se si riuscisse anche a parlare con uno di quelli bloccati, eh?

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  11. demone said

    Stavolta me ne esco con una grossa banalità:
    Ma non sarebbe più semplice e lineare se uomini e donne parlassero direttamente tra di loro senza la mediazione del “genere di appartenenza” e cercassero la loro “soluzione locale” a prescindere da ciò che dice il resto dell’umanità?

    Ok, quando avrai smesso di ridere, pensaci su 🙂

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  12. Mariottola said

    (clap)

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  13. tasti said

    Se l’uomo in blocco parlasse io non avrei parlato di lui…
    lei non mi avrebbe parlato di lui…
    noi non avremmo parlato di lui…
    ed il post non sarebbe stato così silenziosamente letto e riletto…. nè discusso e ridiscusso…
    Penso che qualcuno abbia riconosciuto il soggetto o si sia riconosciuto…
    Sono molto d’accordo con Capitano, il blocco deriva da una crisi di identità di genere, crisi che non è più sperimentazione ma chiusura.
    Forse ha qualche similitudine con quello che in Giappone si chiama “otaku” che non è di genere, seppure prevalentamente maschile.
    Otaku= chiusura degli adolescenti giapponesi in un microcosmo, la propria cameretta.

    😉

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  14. Blimunda said

    Tasti, capisco benissimo cosa intendi per Uomo in blocco, ne ho incontrati alcuni sul mio cammino e ho capito quanto sia difficile oggi relazionarsi con l’altro sesso. Ho incontrato altrettante Donne in blocco, per questo appoggio con convinzione la saggezza del giovane Demone. Ogni caso è diverso dall’altro, è interessante il dibattito, ma quando si parla d’amore si finisce sempre per spalar neve. In senso metaforico. Confido che l’Uomo in blocco e la Donna in blocco si incontrino, con uno sguardo ed un sorriso riescano piano piano a sciogliere le catene e le paure…in un miracolo che si chiama Amore. E’ una cosa naturale, rara, splendida, pura, ma istintiva e naturale.
    Capitano, i tuoi interventi m’inteneriscono, conserva sempre lo sguardo di innocenza che ti caratterizza e ricorda che l’innocenza è diversa dall’ingenuità. L’innocenza è riuscire a guardare ancora il mondo con gli occhi di un fanciullo, anche dopo il dolore dell’esperienza. L’ingenuità è l’inesperienza.
    Grazie Tasti per questo splendido dibattito!

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  15. tasti said

    Grazie a te per avervi partecipato!
    Continuo ad essere stupita dalle letture silenziose di entrambi i post “Uomo in blocco” 1 e 2…
    Il fatto che continui ad essere così tanto letto mi fa pensare ancora di più che qualche corda è stata toccata, non è solo un post sull’amore, sull’incontro tra uomo e donna, credo (il post è mio… ma ha vita autonoma da me…) sia qualcosa che non conosciamo.
    L’opinione più comune è l’esattezza della definizione “Uomo in blocco”
    che rende immediatamente l’idea del soggetto di cui si parla. Per il resto pare che non si riesca bene a definire.
    Donne in blocco non ne conosco, limite mio, l’unica donna bloccata sono io ma il mio caso è spiegabilissimo con secoli di letteratura sulle zitelle (guai a darmi della single!!!)
    L’uomo in blocco non esce da una storia d’amore perchè, te lo ritrovi vicino al viso mentre con i suoi 35-40 anni candidamente annuncia di non essersi mai innamorato.
    E dallo sguardo capisci che non sta per dire “fino ad ora”…

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  16. Blimunda said

    Tasti, pure io non mi sono mai data della single, ma della “spaiata”, la trovavo molto più adatta a me! Mi hai fatto morire dal ridere con l’immagine dell’uomo in blocco sui 35-40 che non si è mai innamorato…e non sta per dire fono ad ora! 🙂 Rido con un retrogusto amaro, ovviamente…Credo che un uomo che superati i 30 anni abbia una scarsissima o nulla esperienza sentimentale non sia da considerarsi uomo dal punto di vista sentimentale. La maturità sentimentale è raggiunta dall’esperienza, non dall’età. Un bacio.

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  17. Tasti said

    @ Blimunda:
    Il punto credo sia proprio questo: non considerare uomini chi dal punto di vista sentimentale non ha esperienza. Non lo so, non credo che sia così. Il non avere esperienza da cosa dipende? Paure, mancanza di formazione, incapacità decisionale, “blocchi” che nascono da cosa?
    Eppure sono uomini, sono gli uomini con cui ci dobbiamo confrontare, che hanno qualcosa che non capiamo e che ci rifiutano… rifiutando, con noi, la sessualità e il sentimento. Rifiutano di vivere una parte di vita.
    Sono sincera: credo che questa discussione non sia oziosa ma non ho alcuna risposta preconfezionata, mi incuriosisce scoprire che non sono l’unica a vederla, mi incuriosisce leggere le statistiche delle letture silenziose del post, chi legge in silenzio? Perchè?
    Donne che rivedono uomini che hanno conosciuto e perso? Uomini che rivedono se stessi?

    La maturità sentimentale semplicemente non gli interessa, non gli interessa il mondo dei sentimenti, non si mette in gioco e non vuol scoprire un altro modo di comunicare? Non lo so, continuo a pensare che ci sia altro, ma non capisco cosa. E’ l’altra faccia di una generazione che non ha nessun ruolo?

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  18. […] … continua con l’uomo in blocco parte 2 […]

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