I sogni dei quarantenni


Generazione post boom economico.

Generazione post 68

Generazione post femminismo.

Generazione X

Baby buster 

I primi 10 anni durante gli anni di piombo.

I nostri insegnanti il 68 lo avevano visto arrivare e passare. Le nostre maestre, le nostre professoresse lo avevano usato per raggiungere l’indipendenza economica.

Volevano aprirci la mente.

“è più importante un lavoro di un marito” il ritornello.

Il “marito” era una figura quasi inesistente nella costruzione del nostro futuro, avresti trovato un compagno e non in senso politico, ma un compagno di vita, amico ed amante. Non insegnavano la femminilità, parola allora carica di senso negativo, di antichi sensi da cui liberarsi, insegnavano l’essere donna in un mondo costruito a misura d’uomo.

Non ti saresti mai vergognata negli anni ’80 di non avere un fidanzato, ma della tua verginità, condizione da rimuovere perché simbolo del passato, quando il valore della donna era inversamente proporzionale al numero di amanti avuto. L’emancipazione sessuale era favorita, in modi più o meni espliciti, dalle mamme casalinghe, quasi fosse la loro rivalsa per aver rinunciato a tutto in nome del matrimonio e della maternità, nel tutto era incluso se stesse e quel che sarebbero potuto essere.

Non amo i “una volta le cose erano migliori”.

Quando?

Dimmi quando i bambini crescevano con i giusti valori, quando leggevano, quando erano rispettati, quando era un mondo più giusto e più sano.

Non il ‘900 con l’analfabetismo, due guerre mondiali, il padre padrone, la società classista e borghese, la ragion di stato, le ideologie di stato, la contrapposizione dei blocchi, le molotov, il terrorismo, l’eroina come oppio dei popoli.

Ditemi quando è esistito questo mondo che rimpiangete.

Sono arrivata al diploma sentendomi ripetere: “il futuro siete voi”.

Non potendo far altro… J’accuse: avete rubato il mio futuro.

Non volevamo costruire molotov.

Volevamo solo cambiare il mondo.

Ci avevano preparato a questo.

E ci hanno ingannati.

Abbiam fatto due cose noi quarantenni, diametralmente opposte ma sensatamente fatte insieme, che possono dire chi siamo.

Da un lato abbiamo trasformato l’associazionismo in volontariato per cambiarlo davvero questo mondo, per cambiare noi stessi, i nostri quartieri, per combattere la logica del non far nulla per nulla. È una realtà consolidata.

L’altra cosa è stato negare il matrimonio come fine per l’uomo e per la donna. La prima generazione di single.

E oggi siamo una generazione che quasi, pare, non ha lasciato nulla di sé. Cancellati.

Siamo un esempio negativo, al limite; quando qualcuno ci osserva, più anziano, più giovane, il giudizio è, al meglio, sospeso. Qualche ventenne ha il coraggio di dire”non voglio finire come te”, qualche cinquantenne ti chiede cosa hai combinato di buono nella vita.

Cancellati, perché se ci raccontassero dovrebbero raccontarlo quell’inganno e non potrebbe essere ripetuto alle nuove generazioni.

Cancellati, perché se avessimo luoghi per parlare lo racconteremmo quel mondo che avevamo sognato e tentato di costruire.

Senza bombe.

Senza poteri occulti.

Senza pregiudizi.

Senza paure del futuro perché… il futuro eravamo noi.

Donne in carriera, mascolinizzate per ambizione, che hanno rinunciato ad essere madri, che sono state pessime madri o madri assenti. Padri deboli vittime di donne che hanno preteso tutto, che non hanno saputo concedere nulla. Uomini in crisi. Donne rampanti sull’orlo di una crisi di nervi.

Chi ha vissuto prima di me?

Dove sono i sessantottini? Lui giacca e cravatta, lei tailleur e piega perfetta. Non raccontano quel che è stato un eccesso di gioventù. Conducono corsi motivazionali per esaltare il venditore di fumo che c’è in te.

J’accuse.

E vorrei che i quarantenni lo raccontassero l’inganno di cui sono stati vittime.

Vorrei sentirli riflettere ad alta voce.

Vorrei raccontassero quando hanno accettato il primo compromesso per non essere derubati anche di un futuro qualunque.

Vorrei parlassero quei quarantenni che il compromesso lo hanno rifiutato.

Vorrei raccontassero quale era il loro futuro.

Ci è rimasto solo questo: è il tempo di raccontarci.

Grazie, Michi, per esserti confrontata con me.

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5 commenti »

  1. luciano said

    Da quarantenne in effetti mi sento abbastanza defraudato del passato e del futuro. E’ un discorso molto ampio da affrontare che porta a riflessioni sulla politica e sulla vita in generale. Riflettevo ieri con un amica, e se questa società è sbagliata da dove possiamo cominciare per cambiarla? Dalla base sociale, nella quale le persone dei paesi più industrailizzati sono oramai anestetizzate a tutto quanto accade intorno o dovremmo iniziare a cambiarla dai vertici che invece non hanno alcuna motivazione per cambiare? I grandi ideali ci sono stati strappati dalla pelle a suon di telenovelas prima e reality show poi, con spruzzate di qualunquismo da supermarket e buonismo cinematografico. Il volemose ben impera salvo poi dimenticare che tutti gli ospedali di Emergency o MSF o altri che si occupano di protesi alle gambe o braccia dovrebbero ringraziare l’industria bellica bresciana per la preziosa collaborazione…. Madonna come riesco ancora ad incazzarmi per certe cose…. ciao, Luciano

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  2. tasti said

    Ciao Luciano,
    io non so se faccio ancora i discorsi su “da dove cominciare a cambiarla questa società”. Mi sono solo accorta che ci hanno imbavagliato. E quindi credo che dovremmo semplicemente toglierci il bavaglio e raccontare.
    Siamo anestetizzati, non lo sono solo gli altri, lo siamo io e te, lo siamo tutti. I vertici? Non cambieranno più alcunchè perchè, semplicemente, sono già cambiati per arrivare a quel vertice. Tutti.
    Certo che e’ un discorso molto ampio ed io credo che vada affrontato se vogliamo provare a svegliarci dall’anestesia, va affrontato in ogni sede possibile e non è di politica che si deve parlare ma di sogni, di quello che volevamo dalla vita, del mondo che credevamo avremmo costruito perchè saremmo davvero meno di niente se ci facessimo togliere anche questo.
    Perchè ci sono ragazzi di vent’anni che non sanno che un’altro mondo era possibile e la responsabilità è anche nostra.

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  3. luciano said

    Già, concordo in pieno, siamo anestetizzati io e te… ed in quanto ai sogni, il mio avatar Anotherworldisp… sarebbe stato completo se la parola finale ci fosse stata tutta ed era “possible” (avatar ispirato da una canzone dei Modena City Rambles….) e questo la dice lunga su quanto io creda ai sogni.
    Purtroppo da tante parti ed in vari settori della vita mi arrivano segnali che a noi “sognatori” questa società ci ha già fagocitati e mi ritrovo una tristezza infinita. MA NON MOLLO, continuerò a provare, a sbatterci il grugno spiegando e parlando e vivendo.

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  4. tasti said

    Tristezza per favore vai via…. si, anch’io posso deprimermi:
    se alle 8.00 del mattino al TG5 dicono dello “spettacolare attentato” a Falcone 15 anni fa…..
    Spieghiamolo, Luciano, ecco, questo è quel che penso dovremmo far tutti, raccontarlo ancora che si può piangere perchè in Libano e in Somalia scappando in migiaia dalla morte, perchè in Nepal invece scompaiono in migliaia. Si può piangere anche alle 8 del mattino mentre bevi il tuo caffè e ti prepari alla tua lussuosa vita. Non è molto, ma è una cosa che si può fare.
    Abbraccio.

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  5. luciano said

    Già… piango normalmente per le piaghe del mondo e non mi do pace per quanto succede, non mi sento bene pensando che a volte non ho la consapevolezza della fortuna che ho aprendo un rubinetto e ricevendo un getto d’acqua potabile, o mangiando ogni giorno… e sai mi accorgo che normalmente poche persone vogliono “sentire”, preferiscono il nonpensiero e se ci fosse il minculpop sarebbero felici.
    ti abbraccio

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