La nostra pace


Lo apprendo da Mononoke: in Afghanistan gli ospedali di Emergency diventeranno governativi, via gli ultimi osservatori occidentali e nemmeno più la possibilità di rientrare, tutto risolto, tutto sistemato.

Da quando Bertinight ha detto… va bè, lo salto, ma vedete è che …in Afghanistan sta succedendo quel qualcosa che determina l’aver saltato il fosso, se domani volessimo guardare quando si è determinata la frattura tra eletti ed elettori non dovremmo guardare al rifinanziamento in Parlamento, o all’invio di rinforzi, no, basterà ricordare Bertinotti di fronte ai soldati della Folgore. E’ stato in quel momento che abbiamo smesso di crederci. In Afghanistan c’eravamo tutti noi col nostro presidente della camera e lui ha recitato quella frase. Non ha detto che in Afghanistan si stanno gettando i dadi per tirare a sorte il nostro futuro. Non è stato detto che quei ragazzi italiani in Afghanistan ci sono perchè scappano da una vita senza prospettive… no? non lo credete? Forse non avete mai viaggiato in seconda classe, in treno, magari provate. Li sentirete i racconti di quei diciottenni che non hanno scelta se non l’esercito. Sentirete i conti dei guadagni derivanti da un paio di missioni. Per sposarsi, per avere, tra qualche anno e se la scampo, un futuro dignitoso. Portatori di pace. La pace di chi? Perchè Bertinotti non ha chiesto la liberazione del responsabile afgano di Emergency in quel momento, magari aggiungendo “altrimenti ce ne andiamo”. Noi e la nostra pace.

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2 commenti »

  1. demone said

    Viviamo in un mondo di paradossi nel quele si usa l’aggettivo “intelligente” parlando di bombe, in cui si è arrivati a creare l’ossimoro della guerra preventiva, e nel quale anche la pace passa attrverso gli eserciti.

    Sembra che alla fine non conti la sostanza dei fatti ma solo la capacità di trovare un formilasmo lessicale che giustifichi il nostro operato, proprio come quella frase che ti rigira nella testa.

    Ed è proprio quando si profila questo rischio che alla politica si richiede un briciolo di coerenza…

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  2. tasti said

    Ciao Demone:
    La coerenza che tu chiedi alla politica io la chiedo a me stessa.
    Abbiamo tutti lo stesso sentimento in questi giorni, siamo migliaia eppure non riusciamo a scuoterci, a trovarci, ad urlare che non ne possiamo più di assecondare i giochi dei potenti, che non ci stiamo più a farci rubare le nostre vite.
    La paura più grande è quella di arrivare ad accettare quast’impotenza di cui le mie giornate sono pervase.
    Non sono divertente, me ne accorgo e …non importa, è un diario, voglio continuare a scrivere anche per me. Perchè ironizzare è un modo per sopravvivere, ma se non si va oltre, se non scrivessi anche di quello che è nascosto sotto l’ironia… non avrebbe senso.

    🙂

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