Gli argini e il fiume


Ho sempre faticato a espormi, poi ho scoperto che l’amicizia è mettere la propria esperienza a disposizione degli altri. Alle volte eccedo e assimilo l’esperienza altrui alla mia e quindi perdo in oggettività. Ma continuo a credere che il raccontarsi sia un modo per dire ti voglio bene. Non ci si racconta a chiunque, solo a chi si sente vicino.

E questo è decisamente l’anno degli incontri, “nuove possibilità di conoscersi”.

Non voglio essere una persona che crea ansia. Eppure l’ho sono diventata per qualcuno.

Mi spiace, eppure “intuisco” che è così che doveva andare, forse per far nascere qualche dubbio. Forse per spazzare via ogni dubbio.

E’ da anni che definisco le mie parole “sconsigli”. Gli “sconsigli” sono quei consigli che non vanno seguiti ma valutati, servono a prospettare uno scenario possibile, a interrogarsi.

Non ci sono strani motivi alla base di un’intuito particolare, ci sono storie, momenti personali, affinamento di particolarità comuni ad ogni essere umano. La mia storia mi ha portata a sviluppare l’osservazione dei fatti e ricavarne le evoluzioni possibili, non certe.

Non so quale sia il motivo per cui in questi mesi continuo ad incontrare chi ha vissuto esperienze simili alle mie, per anni sono state “uniche”, poi gli argini si sono rotti ed eccovi, non è solo la mia storia e mi domando se non sia perchè qualcosa è cambiato, in ognuno di noi, nel modo di viversi. 

Dal particolare al generale e viceversa, non posso farne a meno, è la mia formazione. Qualunque aspetto personale ha radici nei tempi che si vivono.

Se sei un co.co.co. a quarantanni puoi pensare di essere fallita, rotolare nel vittimismo, o chiederti come mai esiste questo tipo di contratto professionale.

Se cerchi lavoro come commessa dopo aver girato il mondo ed essere stata stroncata da una malattia, puoi sentirti fallita, rotolarti nel vittimismo, o chiederti come mai esiste la possibilità di un contratto di apprendista commessa sino a 39 anni e dove sono le persone che ti hanno fatto credere che la malattia presa nello svolgimento della tua professione… sia solo affar tuo.

Se un’amore ti costringe a scappare o a inseguire puoi sentirti un fallito e rotolarti nel vittimismo, oppure….Se una storia d’amore inizia con un sogno comune… non lo so, sull’irrazionale non sono ferrata.  

L’ho vissuto e non l’ho compreso perchè ancora valuto con la mia razionalissima formazione.

Al limite scomodo Freud, di meglio non so fare.

Non sono nemmeno riuscita ad accettare la mia conversione, non sino in fondo, mi sento in torto, un fallimento intellettuale, un rifuggio alle mie debolezze.

Non sono riuscita ad accettare l’amore.

Ero preparata a vivere un rapporto civile, non l’amore.Ero certa che si amasse per rispetto, stima, fiducia, progetti di vita comuni.

Scoprire che si può amare chi non stimi, chi in fondo vuoi cambiare a tua immagine e somiglianza… no, a questo non mi aveva preparata nessuno, all’amore che si impossessa di te, che ti fa dire ciò che mai avresti pensato di dire, che ti fa fare ciò che mai avevi pensato di fare, no. Impreparata.

Elementare: evidentemente vuoi punirti, mortificarti facendoti mortificare… Bla. Bla. Bla.

No, non ci credo più.

Se un’amore che non volevo mi ha conquistata non scomodate la mia infanzia, volevo essere felice, posso garantirlo, non ho mai avuto istinti punitivi nei miei confronti.

Mi sono intortata per anni.

Questa la straordianaria rivelazione di questi giorni, per anni ho raccontato di motivi non miei, letti nei libri, perchè erano una spiegazione, una giustificazione al mio comportamento.Come dire: non è mai stata colpa mia, van così le cose.

No. Colpa mia invece. E colpa sua.

Colpa del  non sapere quel che so oggi, che l’amore non è razionale, che arriva da qualche altra parte, che non nasce dall’incontro di due persone, ma da due anime.

Sarebbe stato facile amarsi se avessimo saputo questo, non ci saremmo combattuti per adeguare l’altro alla propria vita, alle proprie esigenze. Ci saremmo arresi all’evidenza, avremmo cercato insieme di adeguarci ad un dato di fatto.

Non avremmo cercato la felicità nel quotidiano, nella misura in cui stima, fiducia e rispetto svolgevano il loro ruolo di unità di misura. Non ti saresti sentito inadeguato, non mi sarei sentita deufradata del mio uomo, un’altro uomo diverso da te. Si, le parole dicevano di un’amore più forte di me, ma l’accettazione non c’è mai stata, il mio amore era archiviato sotto la voce “follia”.

Forse non ci saremmo amati a lungo, forse l’amore si sarebbe esaurito in pochi attimi di felicità. Scenari diversi, diverse possibilità.

Aprire la mente all’irrazionale, è servito a questo, esplorare un campo sconosciuto, dove ci sono forze diverse che si muovono, non credevo al destino, non credevo in nulla che non si potesse empiricamente provare.

Una testa inscatolata in poche, semplici istruzioni per l’uso.

E ascolto adesso l’eco lontano delle mie parole, ancora non so arrendermi, ancora cerco di porre limiti a ciò che non può essere ingabbiato.

Forse i sogni che raccontano il futuro sono come i miei “sconsigli”.

Forse prospettano uno scenario da valutare e forniscono la chiave per agire diversamente.

Forse il periodo della negazione è da superare.

Forse è invece proprio il destino a cui andrò incontro.

Da circa un anno tutto mi porta all’attesa, come se dovessi imparare ad aspettare ed è vero, non ho mai saputo attendere nulla, nessun evento, nessuna situazione. Ho sempre agito. Nell’indecisione mi gettavo nella prima opzione, tutto pur di non aspettare.
Forse la vita mi sta chiedendo di imparare l’attesa. L’attesa di quel che arriverà, accettando di non poter determinare ogni cosa, accettando di non poter sempre essere gli artefici del proprio destino. Scoprire che l’attesa non è solo logorante ma può essere momento di ridefinizione, di colloqui con i  propri silenzi.

Mi ascolto mentre parlo con altri, ho chiesto d’istinto “perchè ti neghi la felicità?”

Quanto ci terrorizza la possibilità di essere felici e poi privati della felicità? Quanto ci spaventa che il castello che ci siam costruiti attorno possa essere aperto, accogliere visitatori che poi se ne andranno felici per l’accoglienza, oppure sconvolti, o semplicemente indifferenti? Che poi se ne vanno, in un modo o nell’altro. Per un motivo o per un’altro. Non perchè se ne debbano andare per forza, ma perchè questa è la nostra certezza, se ne andranno portandosi via la felicità che ci hanno dato.

Peggio ancora se la tua felicità sei tu. Perchè non resti insieme alla mia felicità? Perchè ti privi della mia felicità?

Non ho la concusione, altra chiaccherata, altre parole che parlano per me, mi ascolto ancora, mi sento serena perchè mi sono arresa all’attesa. A quel che verrà, come aver aperto una porta e fatto pulizie, fuori la polvere, fuori le vecchie convinzioni, fuori le mie unità di misura, i miei sogni, i miei incubi, le mie decisioni, fuori tutto e si ricomincia da quello che non ho mai fatto: aspettare che la vita faccia la prossima mossa...

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7 commenti »

  1. Mariottola said

    🙂 sorrido Tasti, alla tua capacità di chiudere fuori tutto il vecchio e il masticato, e ad aspettare la prossima mossa. scrivi cose che ho pensato anch’io negli ultimi giorni.
    e credimi, i tuoi sconsigli arrivano li dove devono arrivare, li dove le mie insicurezze li rendono importanti. non è tua la responsabilità di queste insicurezze, ma tuo è stato il merito di averle tirate fuori, e di questo ti ringrazio.

    io rimango ad attendere le mie stesse parole, spogliata di un guscio che attende di essere rimpiazzato con qualcosa di meno dannoso per me.

    abbraccio

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  2. tasti said

    @ Mariottola…
    🙂
    Le abbiam pensate insieme, in realtà, perchè ci sconsigliamo reciprocamente abbastanza bene… e ci r..ingraziamo vicendevolmente
    Parlare ed ascoltarsi è un’attività che andrebbe promossa sin dalla più tenera infanzia, e… mi fa piacere che tu voglia sostituire il guscio con una r…impiazzata. Suona come una gran bella apertura!
    … ehm.. scusa… oggi avevo già dato in profondità…
    quindi
    abbraccio-braccio
    😀

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  3. Arya said

    Leggerti mi dà forza e credo siano fortunate le persone che sentono i tuoi sconsigli. Spesso non ci si rende conto di incontrare persone che vivono o hanno vissuto le nostre stesse esperienze solo perchè non parliamo di noi, forse per non sentire le nostre stesse parole. Il blog ci protegge nell’anonimato e ci fa incontrare ma sopratutto ci toglie quel velo di pudore che si ha quando si parla delle proprie paure, queste se rapportate a quelle di altri possono a volte essere sopportabili. Io chiedo alla vita solo il coraggio di riuscire a viverla, e la forza per riempirla di contenuti. Un abbraccio Arya 🙂

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  4. Blimunda said

    E’ proprio vero quanto scrivi, le nostre sensazioni non sono solo le nostre, si rompono gli argini e diventano un tutt’uono con le sensazioni degli altri. Sempre di più.
    Continua a coltivare le tue domande è questo l’importante. Ti lascio una poesia sull’argomento, mi piace molto e se non ti dispiace la metto qui. Credo che possa essere utile a tutti quelli che mischiano le loro sensazioni alle nostre…

    “Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e … cerca di amare le domande, che sono simili a stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera.
    Non cercare ora le risposte che non possono esserti date poiché non saresti capace di convivere con esse.
    E il punto è vivere ogni cosa. Vivi le domande ora.
    Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano
    giorno in cui avrai la risposta.
    R.M. Rilke”

    Ti abbraccio forte!

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  5. luciano said

    Ciao,
    letto, assimilato, condiviso… già condiviso perchè sai nel tuo post ho rivisto sprazzi della mia vita… “Se una storia d’amore inizia con un sogno comune……Colpa del non sapere quel che so oggi, che l’amore non è razionale, che arriva da qualche altra parte, che non nasce dall’incontro di due persone, ma da due anime” SI SI mi è successo e anche se sapevvo che l’amore nasce dall’incontrto di 2 anime, è una cosa che si deve sapere in 2… e stamane ho detto ad una persona che mi pare di vivere in attesa di qualcosa, ma non so cosa….
    ciao, Luciano
    PS: sei poi venuta a vedere Riondino e Manara? se non c’eri posso solo dirti che ti sei persa un bello spettacolo…

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  6. mononoke said

    cavolo.. vado via qualche giorno e si muovono interi universi..
    bello guardare e “sentire”.. con voi.. tasti e mariottila.. solo una cosa aggiungo alla splendida arresa ad aprire la porta ed aspettare la prossima mossa della vita.. hai tolto le cose vecchie e lapolvere.. per far spazio al nuovo.. lasciala entrare la vita.. non aspettare solo la prossima mossa.. lasciala entrare! splendida picciotta siciliana..

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  7. Tasti said

    @ Arya… leggerti mi da forza e credo siano fortunate le persone che leggono della tua forza, del tuo coraggio, di tutto il tuo mondo ricco di contenuti, di colori, di momenti di riflessione, di … guerra dura alla disinformazione!
    🙂

    @Blimunda…regalare una poesia è uno dei gesti più delicati e complessi che conosca, ti ringrazio, per la scelta dei versi e per il gesto.
    🙂

    @Luciano….me lo son persa! giorni un pò frastornati, più allampanati del solito, potrei persino dire giorni choccati… si deve sapere in due, si, però se uno dei due lo sa può provare a spiegarlo e, se non viene ricoverato, può quantomeno insinuare un dubbio… forse. Non lo so. Fortunatamente, alla tenera età di 39 anni, non ho più nessuna certezza sull’amore….
    🙂

    @… Mononoke… con te non ci parlo. Perchè ti sto scrivendo un post anche se prima vorrei aspettare di leggere il tuo… sulle TUE vacanze (leggere con astio e invidia color travaso di bile)… IN SICILIA…. lì dove si trovano persino le SOLUZIONI per sbloccare gli uomini in blocco… lì dove San Vito lo Capo… la riserva dello Zingaro… lì dove è proprio un’altra dimensione…
    Gli universi?????!!!!!
    Tu… TU… qualche giorno e gli universi si muovono eccome: e poi tornano con la cartina geografica della Sicilia riflessa negli occhi!!!
    🙂

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