Della partenza e dell’arrivo…


E’ possibile un’altra umanità?

La pongo così, ma è quel che oziosamente mi chiedo, è possibile un’altra umanità?

E’ possibile un’altra scuola, una scuola in cui si insegni a rispettare il prossimo, in cui i professori guidino ognuno verso il riconoscimento delle proprie possibilità? E’ possibile una scuola in cui il sognatore possa sviluppare la realtà, il manuale la sua testa, il privo di fantasia la sua fantasia? Per poi tornare al lavorare con i sogni, con la testa, con la fantasia?

E’ possibile una società in cui i genitori sappiano rispettare le piccole personalità dei figli e coltivare le inclinazioni senza pensare all’eredità che lascieranno, senza pretendere che i figli continuino il loro percorso?

Non credo nella società meritocratica… nel magico mondo di Utopia ci crederei, ma non credo che sia lì che si svolge la vita. La società meritocratica non può esistere perchè non partiamo dalla stessa linea di partenza. E’ un’affermazione contestabile, ma è ciò che affermo. E non esisterà mai sintanto che la società è quella che è, staticamente divisa in ceti e caste, in ricchi e poveri e poverissimi. Solo nel ceto medio alto può esserci meritocrazia, per gli altri dovremo aspettare un centinaio di anni o forse mai.

In questo momento, in questa società sbagliata devi garantire piuttosto l’arrivo a tutti, la partenza è inquinata dalle possibilità.

Tutto sommato resto comunista, che farci, credo non sia culturale, forse si è naturalmente, geneticamente, di destra o di sinistra. Come il colore dei capelli.

 Pari opportunità, va benissimo, ma quando parliamo di individui livellati economicamente, in cui le distinzioni di sesso, di razza, di abilità fisiche e, nuova frontiera, di inclinazioni sessuali, devono essere superate. Ma non siamo in questo punto, in questo punto ci sta solo il 10 % dell’umanità, il resto è da un’altra parte.

Pari opportunità quando sono alla stazione e devo prendere un treno per recarmi al lavoro.

Per cortesia eliminate la prima e la seconda classe se volete darmi pari opportunità, eliminate i privilegi di casta e forse crederò alle vostre pari opportunità Ma non ora, ora meno che mai.

In stazione ci sono persone senza biglietto, senza bagaglio, senza miraggi, senza fiducia, senza passato e senza motivi per prendere un qualunque treno.

Perchè tutto quel che vuoi fare è regalar loro un abito pulito e un biglietto?

Molti si butteranno giù dal treno

Lo sai, vero, che molti si butteranno giù dal treno?

Si, arriveranno in pochi.

E tu lo sai.

Qualcuno si imboscherà nei cessi e col biglietto si pulirà il culo

Qualcun’altro lo userà come filtrino per farsi una canna.

Qualcuno lo venderà al maggiore offerente ed il solito fesso lo regalerà a chi è arrivato in ritardo alla consegna del buono di partenza.

Un’altro ancora lo spartirà in piccoli pezzi per far salire i suoi 20 fratelli senza gambe sul treno sperando che il controllore sia distratto o clemente.

Sul treno dovrai mettere molte divise, e lo sai, lo hai detto chiaro chiaro che le divise devono starci sul tuo treno, perchè abbiam tutti figlie di 15 anni da proteggere dall’uomo nero.

Perchè tu garantisci la partenza a tutti e tra questi tutti c’è chi ti puzza un pò…

Meglio controllarli, in prima classe si possono mettere giovani hostess a contratto a servir noccioline tra un film d’autore ed un evento, in seconda classe arriveranno i nostri.

Come al solito, si ragiona al contrario per strappare applausi, chi aspetta troverà la frase che aspettava e sorvolerà sul resto.

Siamo incapaci di essere altruisti persino quando sogniamo un mondo migliore.

Provocazione per dissidenti: allora qualcosa da proporre o tacete per sempre?

Bè, scusa Walter, io non sono mai stata zitta figuriamoci ora, la vita me la sono già giocata, i sogni li ho già visti crollare e li ho ricostruiti, perchè dovrei tacere?

Chi ti autorizza ad impormi il silenzio?

Non mi piaci e lo dico.

Ed il fatto che non abbia un’alternativa non mi impone il silenzio, mi impone di urlarlo più forte che non sarai tu a parlare per me.

Non lo voglio il meno peggio, nonostante mi abbiate cresciuta così, non ce l’avete mai fatta. Perchè sono precaria per il vostro meno peggio, perchè cammino tra gente senza gambe per il vostro meno peggio, perchè devo scegliere ogni santo giorno di far finta di non vedere per il vostro meno peggio

Non ce la farai nemmeno tu a farmi accettare di vivere nel meno peggio, voglio ancora il meglio per tutti, perchè mi vien da vomitare se penso di salire sul quel treno di finte pari opportunità

Resto a terra, regalo il mio biglietto, in stazione forse troverò un poeta e un saltimbanco, un sognatore ed qualcuno da salvare. Non è una gran vita e puzzerò di certo, ma vedi, c’è sempre il fatto che amo svegliarmi felice.

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6 commenti »

  1. demone said

    Il mondo che abbiamo costruito ha una sua costante che la politica fa finta di non vedere. Ia meta a cui l’individuo può arrivare è “superiormente limitata” dal punto da cui è partito..
    Perché, se è facile inventarsi carriere e professioni quando si hanno le spalle coperte ed un conto in banca a nove zeri, tutto diventa infinitamente più complicato se si va avanti da soli e si è sempre al limite del baratro.
    Perché è facile riempire le bacheche di titoli se c’è sempre “il conoscente di turno” pronto a darti una mano, ma lo è molto meno se ogni stramaledetto centimetro lo devi strappare in terra ostile.
    Perché è facile convincersi che tutto sia corretto se si dispone sempre di una corsia preferenziale che evita impicci, code e sbattimenti vari. Ma tutto è diverso se invece si trovano solo privilegi ed usurpazioni a rendere complicato anche ciò che è dovuto.

    In questo sistema binario, la politica viaggia sempre nella “prima classe” (giusto per restare in tema). A parole sta la’ per risolvere i problemi di quelli che viaggiano in seconda o di quelli che il biglietto non se lo possono neppure permettere, nella realtà hanno sempre un interesse più o meno diretto da tutelare.

    Perché vedi affiché qualcuno possa ritenersi ricco ci deve essere qualcun altro da etichettare come povero in modo da costruire una scala di valori. E questo vale tra gli individui come tra le nazioni.
    Ma quale diritto ha chi guadagna in un mese ciò che per altri richiede un anno di lavoro, di dire a questi di fare sacrifici o di risparmiare sull’energia? Il paradosso è tutto qui, chi fa politica (in Italia come altrove) alla fine si limita a gestire un potere cercando di non pregiudicare la posizione che si è costruito. I problemi degli altri sono solo lo strumento con cui scrivere discorsi e strappare qualche applauso. Risolverli però sarebbe come darsi la zappa sui piedi (o se preferisci sputare nel piatto da cui si mangia). Se veramente fossimo in grado di dare a tutti una vita decorosa contro cosa urlerebbe poi una certa sinistra? O a chi venderebbe il suo fumo una certa destra? In realtà il sistema sembra alimentare se stesso creando “questioni prioritarie” da risolvere ma guardandosi poi bene dal farlo

    Vuoi un esempio? Quando si è trattato di votare il referendum sulla riforma della seconda parte della Costituzione gli inviti ad andare al voto piovevano come gocce in un temporale estivo. Ora la proposta referendaria di riforma di quel “gioiellino” che è la legge elettorale, passa sotto silenzio e si cercano disdicevoli accordi sottobanco per evitare il voto e conservare ognuno le proprie nicchie di potere.

    Se in tutto ciò c’è qualcuno che realmente vuole cambiare le cose, beh io non sono riuscito ancora a trovarlo. Perché per me vale un principio sopra agli altri e va sotto il nome di coerenza. Se chi parla non mostra coerenza da me non ha alcun credito sia esso si destra di sinistra o di centro.

    La conclusione è che ho smesso di delegare ad altri i miei sogni, e con tutti i miei limiti e le mia inefficienze a cambiare le cose ci provo da solo.

    (perdonami se mi sono decisamente dilungato)

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  2. Tasti said

    @ Demone… perdonato, anzi, benfatto l’esserti dilungato!
    … La mia speranza però è che si possa far qualcosa, seppure lo dico senza convinzione perchè sono entrata nel mondo della politica con grandi sogni e …ne sono uscita dichiarandole illusioni.
    Ma se “martello” è perchè non mi rassegno a guardare da un’altra parte e non mi accontento di far quel che posso nel mio orticello. Criticare pur senza proporre è qualcosa a cui invito, che almeno si dica che vorremmo altro. Che almeno si dica che non siamo d’accordo e forse non siamo capaci di proporre alternative ma solo perchè le alternative che oggi si chiedono non sono ideologiche ma azioni pratiche e… non abbiamo tutti tre lauree in economia!
    Bè, sai che c’è? Che non so come sanare il debito pubblico ma so che qui qualcuno mi sta prendendo per i fondelli!
    Lo so, ci sono milioni di parole da usare per screditare chi ha solamante un sogno, un sogno semplice, che non necessita di trattati. Ci sono milioni di parole per far accettare la ragion di stato.
    Delegare ? No, non credo sia più il tempo di delegare, credo sia il tempo di parlare. Di dilungarsi.
    E si, ritrovare la bellezza delle parole. Coerenza. Onestà intellettuale.
    Dire onestamente che siamo in guerra sarebbe un inizio.
    Dire che in questa guerra stiamo massacrando bambini e civili sarebbe onesto.
    Dire che viviamo lo spreco quotidiano alla faccia di chi lasciamo morire di fame e malattia sarebbe umano, il più grande segno di umanità di cui possiamo essere capaci.
    Io ci credo ancora che si possa far qualcosa e comunque anche solo riappropriarsi del senso di quel che stiamo vivendo è già un passo.
    Grazie, Demone, per esserti dilungato.
    🙂

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  3. luciano said

    Non ho commenti… tristezza per la verità delle tue parole… ma nessuno mai ci potrà togliere la possibilità di sognare… ti lascio il testo di una canzone che certamente conosci ma che trovo adatta:

    Quanto dolore, quante tensioni
    Nascoste tra noi nei nostri pensieri
    Troppi nemici, troppi veleni
    Nascono tra noi, nei nostri desideri
    Molto lontani dalla realtà
    Troppo lontani dalle verità
    Noncuranti dei bisogni
    Delle nostre paure
    Paura di volare, paura di morire
    La paura di non sapere più da che parte stare
    Non riuscire più a distinguere cos’è il bene ed il male
    Another world is possible
    Un otro mundo es posible
    Un altro mondo è possibile
    Un autre monde est possible
    Di nascosto nei palazzi delle nostre città
    Si sezionano le sorti dell’umanità
    Noncuranti dei bisogni, dei nostri desideri
    Delle nostre paure, paura di morire
    Segnali ribelli, voci pirata
    Nel nostro medioevo frequenze illegali
    Corrono veloci le comunicazioni
    Rimbalzando tra i satelliti ultraplanetari
    Arrivano, colpiscono, confondono e cancellano
    Riscrivono di colpo tutto ciò che è stato
    Ma non è troppo tardi ancora, non è tardi per cambiare
    Per sognare altri mondi non è mai troppo tardi
    Another world is possible…!
    Di nascosto nei palazzi delle nostre città
    Si sezionano le sorti dell’umanità
    Noncuranti dei bisogni, dei nostri desideri
    Delle nostre paure, paura di morire
    Cambiare!

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  4. Blimunda said

    Un altro mondo è possibile. Ma Walter non lo sa! Siamo noi che facciamo la differenza e persone come te che ce lo ricordano. Un abbraccio cara Tasti.

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  5. tasti said

    @Luciano…sicuramente indicata e splendida, (per chi non la conoscesse è Altri mondi dei Modena City Ramblers, da Viva la vida, Muera la muerte…. esatto? )
    “la paura di non sapere più da che parte stare”… oggi io freedom, quindi so che sto dalla mia parte… i sogni si pagano e sono pronta a pagarli con tutto quello che possiedo… ad eccezione dei sogni!!!
    Grazie per il regalo,
    abbraccio
    🙂

    @Blimunda… Walter credo sappia ben poche cose….ad esempio non sa che ci sono sempre più persone come noi… ricambio l’abbraccio ed attendo tuoi post…
    🙂

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  6. luciano said

    Tasti: Perfetto! Vai alla grande e mai rinunciare ai sogni!

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