Tradizioni siculo-pakistane


…..

Io sto con Amato e sono pronta a vuotare il sacco sulle tradizioni siculo-pakistane.

Che credo siano tuttora in vigore in parecchie zone della mia terra, come vedo presenti e forte le tradizioni veneto-germaniche nel ricco nord-est.

In Sicilia le donne tutte di nero coperte con il velo che copre la testa per scivolare sul mento e finire dietro la schiena ci sono. Nel nord-est no. Nel Pakistan si.

In Sicilia nei funerali fin poco tempo fa si pagavano le piangenti, avevano il compito di mostrare il dolore della perdita che, quando intenso, si manifestava con lo strappo dei propri capelli.

Nel nord-est no. Nel Pakistan si.

In Sicilia l’uomo era proprietario della donna. Mio nonno era proprietario di mia nonna. E conosco anche qualche giovane donna che vive ancora situazioni simili a quelle di mia nonna. Non è violenza moderna tra le mura domestiche, è un diritto che all’uomo era riconosciuto e di cui ancora ci sono tracce. “Taci, figlia, taci” il ritornello delle madri alle figlie che protestavano per i comportamenti dei mariti.

Mio nonno rispettava mia nonna, ne era persino innamorato si racconta, ma mia nonna non è mai stata una donna libera. Ci sono coppie di giovani in cui uomini assolutamente dei nostri tempi pretendono quello stesso “rispetto” che mio nonno pretendeva da mia nonna. Non è la generalità della popolazione, sono la traccia di un passato che appartiene alla Sicilia.

La Sicilia arabo-normanna è più araba che normanna. Almeno quella che conosco io. La popolazione conserva i segni fisici del passaggio dei normanni e le grandi cattedrali, le legislazioni federiciane, la storia importante. Ma la popolazione, io stessa, siamo certo più arabi che normanni. Colore dei capelli escluso.

La Prestigiacomo ha dato di matto per le parole di Amato, che sono originali, non c’è dubbio, ma le tradizioni siculo-arabe ci sono, sono studiate nelle università, e certo la sicilianità che ho non mi avvicina ai freddi compatrioti veneti, ma ai sanguigni arabi. Passione delle notte arabe, cieli immensi e stellati, silenzi profondi, paesaggi violenti. In Pakistan come in Sicilia.

In Sicilia la religiosità è sempre stata dominante, di certo più del senso dello stato, magari meno del senso della mafia, ma il più delle volte chiesa e mafia sono andate a braccetto. Nel nord-est in effetti non lo so. In Pakistan mi sa che la chiesa è dominante più che nord-est, quasi come in Sicilia.

Mio padre arrivò dal Lazio alla Sicilia negli anni ’50, me l’ha raccontata, veniva dalle famiglie gestite dalle matrone e non aveva in nessun modo rispetto per quegli uomini e quei mariti che non permettevano alla donna di parlare in pubblico, di esprimere un’opinione, di poter semplicemente mostrare di avere un’opinione. Mia nonna.

“E adesso arrizzettati cà ti porto in chiesa”

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3 commenti »

  1. Mariottola said

    cara Tasti,

    Non ci sono solo tradizioni germaniche al Nord, è semplicistico imputare le nostre origini culturali ai nordici. Ci sono passati tutti, in Italia, e ogni qualche chilometro cambiano dialetti e abitudini proprio per questo.
    in Veneto c’erano le donne vestite di nero e velate come in Sicilia, c’era la Chiesa imperante e c’era il maschio proprietario. E non perché ci siano passati gli arabi, ma perché il Mediterraneo, l’Europa, quasi tutto il mondo conosciuto ha avuto o ha ancora queste caratteristiche.
    Se è per quello nei dialetti veneti (che sono parecchi) ci sono forme grammaticali francofone e ispaniche, io ho trovato addirittura delle parole uguali all’albanese e all’ungherese nelle mie frequentazioni triestine…

    che bello quando non ci sarà bisogno di comparare una cultura lontana a una cultura un po’ meno lontana per renderla ammissibile…

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  2. tasti said

    @Mariottola… nessuna comparazione per l’accettazione, verissimo, anche perchè bellissimo che ci siano differenze.

    ma a me è davvero piaciuta la “tradizione siculo-pakistana”, mi son fermata a questo, ai nostri mercati arabi, alle urla dei venditori, a tutto quello che ancora oggi è visibile della cultura mediterranea.

    Per me non ha detto una fesseria, insomma, gli è uscita male, tutto qui. L’intento era lodevole, il discorso importante, e far un caso su una roba del genere… francamente… anche perchè la donna picchiata per autorizzazione divina meritava un commento diverso. Meritava la comprensione di quel che intendeva dire l’infelice ministro: “non scandalizziamoci, ma cara Prestigiacomo non inalberarti che è verissimo che fino agli anni 70 le donne in Sicilia se la passavano di merda! Affrontiamo una cultura che abbiamo conosciuto, da cui veniamo e sappiamo che è possibile superare”

    “Da figlio di famiglia siciliana, da bambino, ho conosciuto una Sicilia che, insieme alle tante cose che amavo, era anche la tradizione cui ho fatto riferimento. Ci sono capolavori del cinema e della letteratura su questo. E per fortuna, come ho detto questa mattina, dagli anni ’70 quell’aspetto della Sicilia non esiste più”

    abbraccio

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  3. Mariottola said

    si si, la comparazione era riferita alla necessità dei nostri politici di assimilare le culture in arrivo nel nostro paese alle nostre per renderle “digeribili” ai vari legaioli-forzaitalioti-nazionalisti. mi piacerebbe che un bel giorno si arrivasse ad avere voglia di conoscere una cultura per quel che è, e anche a discostarsene per le caratteristiche aberranti che potesse presentare, mantenendone l’ossatura ma scartandone le pecche.

    l’unica città al mondo che ho visitato con queste esatte caratteristiche è San Cristobal de Las Casas, in Messico.

    abbraccioooo

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