Tavolozza


Questa mattina rientro in ufficio, i miei due autobus per arrivarci, i colori delle foglie degli alberi per tutto il tragitto. Penso all’infinito e lo capisco finalmente, l’infinito sono le infinite tonalità del verde delle foglie, non si potrà mai catalogarle tutte, sarà questa la mia prossima tela, sempre che si riesca a trovare una tela a Verona.

Pensieri strani la mattina, penserete… e se i pensieri non li fai la mattina quando sei con un piede nel mondo onirico e con un piede nel mondo reale quando li vuoi fare? Se li fai la mattina te li porti dietro tutto il giorno.

In ufficio mi rendo conto che è stato un week end faticoso e lungo, sempre più forti i legami con la mia famiglia veronese, e quando i legami sono forti diventa tutto più intenso, preoccupazioni incluse.

Sere davanti alla tv, bei film, una videoteca con delle chicche non da poco: Waking life, va studiato, ne farei una rappresentazione teatrale, sono certa che è nato per il teatro, onirico e sperimentale, un orchestra con quelle musiche. Luci come farfalle. Pirandelliane atmosfere.

Ci dev’essere un limite all’amore, forse il numero delle persone che si possono amare, quando raggiungi il limite il cuore si gonfia e scoppia. Basta ricordare i volti dei miei 5 nipotini e il mio cuore raddoppia, preme, spinge, la voce sempre più flebile di mio padre, la forza incrinata di mia madre e son certa che un giorno scoppierà nel petto.

La nostalgia. La nostalgia della vita. Eppure ci son dentro e il sentimento maggiore è la nostalgia. Un addio. Sulla soglia. Un fiore di cactus. Un solo fiore. Un solo giorno.

Devo i miei ultimi 12 anni di vita alla medicina ufficiale, se non fosse per una pastiglia ogni mattina, io sarei già morta. In realtà se non fosse per la medicina ufficiale io sarei dovuta morire nel settembre del 1991.

Tasti

1968 – 1991

Vissi per un sorriso.

Questo era quello che avrei voluto sulla mia tomba, in effetti lo vorrei ancora. Perchè oggi queste riflessioni?

Già. Perchè.

Perchè per me sono vita quotidiana. La morte è costantemente presente. Compagna di vita. La presenza del pensiero della propria transitorietà può gettare nella disperazione. Vero. Non solo vero, per due anni ho vissuto con la rabbia, una rabbia furiosa perchè ops, merda, un giorno mi sarei ammalata e poi sarei morta. IO!!??!!

Poi ho iniziato a lottare per vivere.

No, non nel senso di curarmi, di cercare specialisti od altro, in parte, ma no, non in questo senso. Poi ho cominciato a lottare per vivere, per vivere davvero.

Per vivere me.

I miei colori.

I miei ritmi.

La mia pancia a punta.

Le mie dita tozze.

La mia noia.

Il mio silenzio.

Le mie parole.

I miei rossori.

Il mio cielo.

Ho smesso di essere per gli altri ed ho iniziato ad essere per me. Ho cercato chi volevo essere per me. Ho cercato chi ero prima dell’adolescenza, prima della trasformazione in quel ruolo che ti viene assegnato, che ti ritagli, prima di rinunciare a se stessi per essere accettati dagli altri. Ho trovato questa incomprensibile vita. Questo cuore che si gonfia d’amore. Questi infiniti toni di verde.

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8 commenti »

  1. Arya said

    Anche la morte ha capito che eri più forte tu e non ti ha più cercata, non ti vuole perchè sa che tu non le appartieni, tu fai parte della luce e della vita quella pura che sorride agli altri, quella che sai donare a chi scorda quant’è preziosa. Sei il mio esempio, grazie 🙂

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  2. renato said

    Ho letto questo tuo post e mi è sembrato interessante. Anche io prendo una pastiglia al giorno per non morire e mi sembra più giusto vivere per se stessi che per gli altri. Solo amando se stesso si possono amare anche gli altri.
    Questo lo dico perchè non poter vivere come gli altri per alcuni può essere un principio di depressione.

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  3. tasti said

    @Arya… ci esemplifichiamo vicendevolmente….
    😀

    @Renato…. benvenuto. Però forse questo post fa sembrare la mia salute peggio di quella che non sia in realtà… o forse la mia situazione di salute è peggio di come non sembri in realtà ed io ormai ci convivo serenamente…?
    In effetti credo che ci si senta derubati. E non so se si tratta di carattere, di spirito, di crescita, di dono, di amici, di affetti, o di tutto questo insieme o ancora solo di quelle straordinarie capacità di adattamento che possediamo.
    O solo di voglia di vivere finchè ce n’è.
    un abbraccio

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  4. “Ci dev’essere un limite all’amore, forse il numero delle persone che si possono amare, quando raggiungi il limite il cuore si gonfia e scoppia.”

    No, non c’è.
    Il cuore può gonfiarsi a dismisura ed essere sempre sul punto di esplodere.
    O, almeno, per me è così. Per la maggior parte del tempo.

    PS. Mi sono emozionata, leggendoti (forse leggendo-mi) in questo post.

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  5. tasti said

    @Filosofessa… sempre un piacere ospitarti e una ricchezza in meno non passare più frequentemente da te. Ci si sfiora fluttuando e credo ci si sorrida agli incroci, emozionandoci.
    grazie

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  6. demone said

    Se prendi queste due frasi:
    “Penso all’infinito e lo capisco finalmente…”
    “Ci dev’essere un limite all’amore, forse il numero delle persone che si possono amare…”
    arrivi a quella che un matematico definirebbe difetto di contraddizione. Se è vera la prima frase non può esserelo la seconda e viceversa, perché l’una contraddice l’altra.
    Pensa un numero, il più grande che ti venga in mente. Potrai sempre aggiungerci un’unità per ottenerne un altro. Questo è l’infinito (o l’amore scegli te).

    [Quando non trovo le parole adeguate da dire la butto in matematica…. ]

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  7. tasti said

    @Demone… bene…bene… MA… essendo che il cuore è un organo finito ED escludendo che l’amore sia altrove collocato, contenuto da contenitore delimitato da pareti permiabili, da cui si espande l’odore INFINITO dell’amore… POTREBBE esser pur vero che esista un numero finito di persone che possano trovarvi alloggio.
    POICHE’ il finito e l’infinito COEsistono… si dovrebbe capire la sostanza dell’amore.
    eheheh
    😉

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  8. “Ci si sfiora fluttuando e credo ci si sorrida agli incroci, emozionandoci.”

    Facciamo che ti metto nell’aggregatore, và, così ti sfioro – e ti sorrido – un po’ più spesso…
    🙂
    Grazie a te.

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