Si comincia dalle parole


Dalla loro scelta. Poi dall’uso.

Tanti, tanti anni fa c’era l’attenzione per la parola, più eri colto, preparato, pubblico, più sceglievi la parola.

Persino una sorta di carta di identità, di professione di fede o apparteneza politica.

L’uso di una parola piuttosto che di un altra era fondamentale nelle relazioni interpersonali pubbliche e private.

La misura della tua chiarezza veniva dalla scelte delle parole.

L’attacco più forte alla scelta delle parole venne dalle femministe: il mondo parlava agli uomini con un linguaggio maschile.

Altri prima avevano attaccato le parole accusate di non rappresentare la realtà, ma le femministe le combatterono apertamente: per cambiare la realtà si doveva cominciare dalle parole.

Nelle scuole di primo grado, nei libri di scuola di primo grado. All'”uomo” andava aggiunta la “donna”.

Tanti tanti anni fa la scelta delle parole poteva cambiare la realtà.

Poco ma sicuro che non avrei frequentato chi nel mezzo di una discussione mi avesse chiesto “sei mestruata?” avrei girato le spalle, avrebbe semplicemente cessato di esistere.

Poco ma sicuro che non avrei avuto nessuna stima di chi attraverso le parole avesse manipolato la realtà per confondere, per renderla visione, pifferaio magico e prestigiatore.

Tanti anni fa.

Non è mia abitudine appellarmi al passato, anzi, per me siamo troppo dentro al passato per poter appellarci ad esso, gli uomini di una volta, le donne di una volta, la società di una volta…. una volta quando le donne non votavano, non avevano altra scelta che il matrimonio e gli uomini si dividevano tra le case chiuse e quelle proprie? Quando i principi azzurri uccidevano draghi per liberare la povera fanciulla? Conoscete storie reali di Principi Azzurri che abbiano mai affrontato alcunché per una fanciulla? Scrivetele.

No, i tempi passati non hanno un buon sapore per me, il delitto d’onore nel Codice Penale, la castrazione per le voci bianche del Vaticano, il lavoro minorile, l’analfabetismo.

Ma c’erano le parole.

E se non c’erano se ne inventavano di nuove.

Le parole sono il vestito del pensiero.

Non il pensiero stesso, inafferrabile, gassoso, impulso elettrico.

Il vestito.

E dice cosa pensi di me.

In dialetto o in perfetto italiano, non importa.

Che tu abbia un titolo di studio o no, non importa.

Tanti tanti anni fa eravamo riusciti a riappropriarci delle parole, ma ce le hanno rubate di nuovo, come sempre, proprio come nel passato.

Si comincia dalle parole.

Dalla loro scelta. Poi dall’uso.

Annunci

4 commenti »

  1. Le parole le scegliamo ancora.
    Solo che non sempre siamo consapevoli di farlo.
    E non sempre ci piacciono quelle che troviamo.

    Qualche spunto di riflessione:
    http://leonardo.blogspot.com/2001/01/lingue-che-si-perdono-aghju-dettu.html
    http://leonardo.blogspot.com/2007/07/vizi-italiani-1-gente-volgare.html

    Un caro saluto, Laura

    Mi piace

  2. tasti said

    @Laura… è che proprio non riesco a digerirle le parole scelte dalla nostra politica, volutamente deformanti. Si, consapevolmente scelte ed usate. Ma se finisce che le usiamo anche noi, no, noi non le abbiamo scelte. Io continuerò a rifiutare di essere una giovane precaria, sono una precaria storica, cambiando la parola l’incongruenza dell’intervento diventa palese.
    grazie per gli spunti e un saluto anche a te.

    Mi piace

  3. “è che proprio non riesco a digerirle le parole scelte dalla nostra politica, volutamente deformanti. Si, consapevolmente scelte ed usate. Ma se finisce che le usiamo anche noi, no, noi non le abbiamo scelte”

    Su questo sono assolutamente con te.
    Aggiungo, anzi, che è un nostro dovere rifiutarci di usarle, se siamo consapevoli del loro carattere mistificante.
    E mi spingo perfino a dire che sarebbe un nostro dovere anche insegnare / mostrare ai più giovani gli inganni che possono celarsi dietro un certo uso del linguaggio.

    Mi piace

  4. tasti said

    @Filosoffessa… siamo in perfetta sintonia, è una responsabilità anche nostra raccontare la realtà, aiutare ad elaborarla sviluppando le capacità di analisi, trasmettendo gli strumenti, non le nostre conclusioni.
    un caro saluto

    Mi piace

RSS feed for comments on this post · TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: