Racconti d’amore – La notte


Notte dev’esser notte perchè è buio. Attorno domani non ci sarai e nemmeno dopodomani e ti dovrò aspettare mentre attendo troppo. Lo so che il pennello scivola veloce sulla tela. Ma non l’ho tessuta io. Né mi è stato dato di scegliere i colori. Io dipingevo. Talmente assorta a dipingere da non vedere il quadro che stavamo deliniando. No, non era tela di quadro. Era di ragno. Non ti amavo, lo sai, non ti amavo e non avevo bisogno di te come questa notte non ha bisogno di me.

Il pavimento raffredda solo la pianta del piede nuda e non riesce a freddare nient’altro. La spalla nuda spinge il vetro sporco. La fronte cede. La fronte cede e potrei tirarla indietro e dare uno scatto inprovviso in avanti e il vetro sporco non verrebbe più spinto dalla spalla.

Se ti avessi attorno potrei aspettare l’alba invece che guardare il buio. Invece sei nel letto e dormi lontano da questo pavimento curvo e dall’intonaco scrostato, dal balcone, dalla strada illuminata a stento da un lampione ronzante. Non posso andare via e non te ne andrai via e ti addormenterò, ogni notte ti addormenterò. Poi verrò qui a guardare il buio che ci ha avvolti e chi vince tra il vetro e la spalla e se mai la fronte deciderà di porre fine allo scontro.

Un’altra donna. Ancora e ancora e ancora. E il tuo bisogno di me. Commoventi parole di addio sulla lettera d’addio, drammatico particolare le correzioni grammaticali, avrei preferito sorridere dell’errore sentendomi crudele date le circostanze ed invece date le circostanze riesci a restare vigile sull’errore. Una lettera di addio, cazzo, nemmeno quella lasci all’istinto. Un cappio. Un volo dal quarto piano. Mi allontano tra la folla e penso che potrei sentire l’urlo e non mi volterò, continuerò a camminare lentamente mentre tutti mi correranno incontro per superarmi. Un tuffo sotto un treno. Tagli di ogni genere in ogni parte del corpo. Io penso che se dovessi uccidermi ci riuscirei, non fallirei nemmeno in quello. Non ti ucciderai. Lo sappiamo entrambi, ancora troppo legato alle correzioni grammaticali.

Non mi interessano i tuoi tradimenti, non lo sopporti. Non posso farci nulla se non ho bisogno di te e se non posso liberarti dal tuo bisogno di me. Il primo non te lo perdono, degli altri puoi farne quello che vuoi. Ti inganno ogni notte. Vendette sottili come sottile è il filo che regge insieme la mente, ogni notte ti addormento e me ne vado lontana e tu non mi raggiungi, non puoi, non sai. Ti inganno ogni giorno scavando il fosso che scoprirai ci divide quando crederai che basta stendere una mano per ritrovarmi. Allunghi il braccio, stendi la mano, tremito di dita sentendo nell’epidermide il contatto anticipato del calore e sentirai il gelo del nulla. Il nulla al posto di me.

Poi ti ho amato. Senza alcun bisogno. Insegnandoti a percorrere le strade interne, poco battute, a guardare da un’altra parte ad ascoltare senza orecchie senza naso senza mani senza cuore. Si ama anche senza cuore. Esasperando i sensi non distratti dall’osservazione della vita. Usare il cuore per vivere ed i sensi per amare. Abbastanza confuso imparavi ad amare solo il vortice.

E’ una sola la bugia che non ammetto, la prima, le altre ne sono conseguenza e non me ne frega niente, non mi interessa sentire un’altro odore tra noi, è una sola bugia quello per cui pagherai. Le altre sono la tua sfida, il tuo urlo di dolore, la tua richiesta di perdono. Colpisci sempre più a fondo per vedere se puoi farmi soffrire ancora una volta e no, non puoi, hai già distrutto tutto con una sola minima bugia. Tutti i tuoi colpi li sto conservando con cura. Serviranno a completare. Lo sai. Mi guardi smarrito. Senti nella notte l’odore della tua morte. Ti addormento.

Torno accanto a te alle prime luci dell’alba. Aspetto. Ti svegli piangendo anche oggi. Perchè non mi senti più accanto e ti pare di non sentire più nulla accanto a te nel buio della notte. Ti consolo e giuro che mai ti lascerei solo, amore mio. Un altro giorno.

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4 commenti »

  1. Carlo said

    Non so per quale ignoto meccanismo ma, e si sta rimestando ai miei pensieri e alle parole appena lette, è riaffiorata dal fondo dei ricordi questa strofa di una vecchia canzone: aspetta chi è aspettato / che sia compiuta l’attesa di chi attende / non sono strutturato in modo da poter reggere per molto tempo ancora.
    Ciao Carlo

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  2. giosannino said

    Storia di un amore inossidabile, inverso al destino. Sei davvero brava Tasti. Non direi inquietante se trovassi il termine più adatto.

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  3. tasti said

    @Carlo… bè, forse strano strano non è che se ne senta l’eco, son cresciuta a pane e C.S.I…..

    @Giosannino…inquietare è cosa che mi dispiace assai… alle volte però mi diverte anche di più: quando fai BUUUU e qualcuno scappa via.

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  4. Carlo said

    Ottimo companatico musicale, allora. Ben farcito da Ben Harper che ascolto sopra e De Gregori che leggo sotto. Ciao Carlo

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