stile libero


certi giorni non si sta in nessun modo e questo innervosisce, quindi si dovrebbe dire che si è nervosi. però non rende. lo definirei riduttivo.

posso scrivere senza che chi legge ne faccia una questione personale? e con questo mi sono giocata almeno un paio di persone.

non è per nessuno. sono io che ho voglia di lanciarmi da un grattacielo e vedere che effetto fa volare. sarebbe un modo per concentrarsi su qualcosa.

no, nessun istinto suicida, l’istinto è al volo, a liberarsi nell’aria, a sentire che effetto che fa il corpo che piomba. visto che piombo è.

è rabbia. voglia di chiamare Dio e dirgli, seriamente, “io credo in te, mi fido di te. quindi, cortesemente, puoi porre rimedio alle tue ultime infelici pensate?” così, come quando parli con qualcuno che ha fatto una cazzata, ma credi in lui, non è un cazzone, hai fiducia in lui, può rimediare al danno fatto. come quando un bambino ne fa una di troppo, mica gli urli stupido! che se gli urli stupido! lui ti crede.

si sta come le foglie… almeno loro stanno. dondolano in attesa dell’inevitabile. è autunno. sei una foglia. cadi. però prima stai.

al limite io starei come un calzino sporco dentro una lavatrice, già parecchi lavaggi a gradazioni infeltrenti, puoi almeno stendermi gocciolante? no, perchè la centrifuga adesso no.

tratti di incazzamento, giusto per non cadere nell’infelicità. non è motivo di infelicità il dolore. soffri e quindi sei infelice? se soffri sei infelice? io sono incazzata se soffro. e se soffre chi amo. e sono talmente incazzata che non ricordo più cosa sia l’infelicità. mentre so esattamente cosa è la felicità.

perchè anche se stai male da morire, merda, ci sono i colori. i sapori. c’è la vita. ed invece non dovrebbero esserci. ci sono due fidanzatini che comprano un lucchetto e si sentono dentro un film. ci sono bambini che ti sbattono contro e ti guardano spaventati, sei un adulto, facile che ti incazzi. c’è persino una crema per il corpo che, Rosso, garantito, profuma di hobbit. non dovrebbe. non dico che si deve fermere tutto il mondo in attesa che si definisca il mio stato d’animo, ma almeno la mia vita dovrebbe fermarsi. chiuso per ferie. non ci sono per nessuno. ma nemmeno per chi amo. tutto congelato da qualche parte sintanto che va così, poi vi scongelo. poi. quando torna il tratto di felicità.

invece non congeli niente, potrei solo mettere me in un sacchetto da freezer ed io non son tipa. niente ferie. nemmeno un congedo per malattia. un rientro in utero per un paio di ore al giorno. senza che questo significhi preoccupazione per chi ti sta accanto. no, perchè se stai di merda preoccupi chi ti ama. ergo non puoi stare di merda pure avendone tutto il sacrosanto diritto.

pare quasi si rispetti di più l’infelicità esistenziale della sofferenza indotta. come se il mal di vivere fosse l’unica possibilità data per esprimere l’animo. se soffri per un motivo concreto cazzo devi fingere persino con chi ami. preoccupa. rovina l’appetito. ti rende noiosa.

ne ho mandate a ‘fanculo un bel po’ di persone annoiate dai miei dolori.

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