Lezioni di mafia (1) – corso base


“Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un sistema che in Sicilia contiene e muove interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel vuoto dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma dentro lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta”

Leonardo Sciascia, 1972; da Avvertenza scritta in occasione dell’uscita del “Giorno della Civetta” nella collana “Letture per la scuola media” Einaudi da Wikipedia

Stesso dicasi per l’Italia del nuovo millennio, il come e il perché le mafie regionali si siano appropriate di tutto il territorio nazionale è già ambito di importanti analisi, pare comunque che non sia stata una buona idea la domiciliazione coatta al nord di esponenti mafiosi che nel trasloco si son portati usi, costumi e famigghie.

La percezione della presenza della mafia sul territorio da parte della popolazione è diversa: al nord non è palpabile come al sud e vorrei vedere: al sud è da oltre un secolo che cresce e prospera! Da cui l’ovvio: chiunque asserisca che la mafia non esiste è in malafede.

In quanto esperta delle possibilità di vita in un sistema mafioso vorrei deliniarvi la società che attende i vostri figli, cresceteli con cura e pronti a cogliere i segnali di inquinamento; per inserirsi, a meno che non vogliano fare il sicario, non occorre un rito di iniziazione, è sufficiente avere una soglia di onestà diciamo… labile, ridefinibile. Basta far finta di non vedere, (ma si vede, si vede) basta trovare giustificazioni su misura. Le giustificazioni su misura generalmente sono travestite da necessità.

Con la mafia non si può convivere come separati in casa, sia chiaro. Con la mafia o sei contro o la subisci e/o sei complice. Che è sempre un numero discreto di alternative.

Una volta che la mafia costruisce la sua rete famigghiare sul territorio (dai sicari alle imprese) deve necessariamente provvedere al controllo politico. Qui entrate in gioco tutti voi, elettori.

Il voto è l’apostrofo rosa tra il politico e il mafioso.

Certo, non mi rivolgo a chi vota per tradizione familiare inquisiti e condannati, il tasso di mafiosità è troppo alto e vi ha già danneggiato irreversibilmente ogni funzione celebrale.

Un voto è clientelare quando dato in cambio di un favore, è mafioso quando è dato per non essere danneggiato. Non so se come definizione è del tutto esatta, ma ci sta tutta. E perché la mafia non ne fa di favori, in senso stretto, la mafia l’unico favore che ti fa, al limite, è di non impedirti del tutto il soddisfacimento dei tuoi bisogni primari.

Il sistema clientelare è la fase uno della mafiosizzazione di un sistema. A cose fatte si passa al voto mafioso e a quel punto potete solo pregare che sia rimasto un qualche magistrato onesto che prima di essere ammazzato (o diversamente liquidato) riesca a rendere pubbliche le sue indagini.

Il voto è uno strumento importante di controllo mafioso.
Io Voto Libero

Per le amministrative, cittadini del nord, del centro e del sud, votate solo dopo aver letto con attenzione i 10 punti di iovotolibero

I vostri figli sapranno come avete votato da due evidenze: le campagne elettorali che farete, la società che avranno attorno.

Futuri elettori in sistema mafioso non avete che due strade davanti, come ogni cittadino del sud: crescere i vostri figli abbastanza scaltri da capire al volo e non giudicare, modellarli per vivere una vita di cui non sono padroni. E per fare questo dovete convincervi che voi no, voi non avete sbagliato, voi avete fatto quanto era necessario per sopravvivere in questo mondo di furbi. amen

O potete scegliere di stare contro. Stare contro significa stare contro. Significa rifiutare di non vedere, significa fare domande, chiedere spiegazioni, rifiutare privileggi e pretendere il rispetto dei propri diritti. Nessuno li rispetterà, statene certi.

Significa soprattutto non accettare i piccoli compromessi, si inizia così, da “in fondo a chi faccio male?”. Chiudere un occhio su un comportamento di un collega o di un superiore, non fermare un suppruso, tacere di fatti di cui si è a conoscenza. E’ la nascita della cultura dell’omertà. E direi che ci siamo già abbondantemente dentro anche al nord.

Ma forse non avete colto che non è un “momento difficile”, una “congiuntura economica”. No. E’ una nuova mentalità che sta imponendo le sue regole, è il sistema mafioso.

… O forse voi tutti lo sapete da tempo ed io sono l’unica idiota che si è accorta, in ritardo come al solito, di vivere in uno stato mafioso?

 

 

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