Rivoluzioni?


Senza peso specifico, come bolle di sapone…non vanno molto lontano le bolle di sapone: scoppiano schizzando dopo aver incantato, come leggerezze colorate, arcobaleni e momenti sospesi in una risata, silenzi verdi e blu.

Ho rivisto film in questo periodo di revisione, sto rileggendo libri ed è straordinario l’effetto che fa rileggere qualcosa che ti ha segnata, che fa parte del processo di costruzione di te… sono cambiata, lo leggo mentre rileggo.

Nei libri trovavo un’opinione che accoglievo senza l’ausilio dell’esperienza, trovavo un quadro di momenti che non avevano tracciato ricordi in me, adesso ho opinioni, ho momenti, ho le mie storie e le idee che ne sono scaturite. Ed è una lettura diversa.

Mi piacciono i giovani, mi piace che siano pagine bianche su cui scriveranno, mi danno allegria, mi rivedo ed è come rileggere la mia vita, ricordo quando la vivevo per la prima volta.

Ero una di quelle casiniste. Ero diversa dalla me stessa di oggi. Decisamente estroversa, pensavo che la vita mi appartenesse e che dovevo possederla.

In effetti credo di averla posseduta. Ma era un rapporto consensuale. Adesso non lo so. Ci sono i momenti che sembrano non finire mai e devo tenermi un po’ con le unghie per non farla sfuggire. E’ un momento intenso, di quelli che valgono doppio, che ti lasciano qualche ruga in più. Un anno che è stato una badilata sui denti. E non è ancora finito.

Mi piacciono anche i vecchi, mi danno un’emozione struggente di tenerezza, sono smarriti, sono come bambini ma smarriti e non puoi prenderli in braccio per rassicurarli.

Avessi avuto le idee chiare, ho cambiato tre università e non mi sono laureata… ho scoperto, ma solo dopo i 30 anni, che sopratutto avrei voluto fare l’astronauta… avrei anche fatto volentieri l’archeologa ma prima dei trenta. La paleolinguista a metà tra i due. Il Geometra dai 10 ai 14 anni, poi mi sono rassegnata all’inevitabile ragioneria. La giornalista a 16. L’assistente sociale a 20. La sceneggiatrice a 25. I miei sperano sempre che apra un’asilo mentre attendo il Premio Nobel per qualcosa. Io preferirei metter su un vivaio.

Devo ricominciare a chiedermi che cosa voglio fare da grande. Tolto l’astronauta, ovviamente.

Lo so, il precariato e la flessibilità. Dovrei affrontare l’argomento. Ma c’è che io con il precariato e la flessibilità in realtà ci vado a nozze, tolti gli svantaggi materiali a me piace inventare nuovi scenari, non credo sarei sopravvissuta ad una vita sempre uguale, ad un ruolo sempre uguale, dentro la stessa cornice, sempre. Credo di avere la vita che volevo, lo capisco mentre rileggo i libri, ricordo i sogni e la persona che volevo essere in effetti… non è diversa da me.

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