Lauree e lavoro (2)


Sarà il tempo? Ma sì, diamo la colpa al tempo.

Ecco, poi succede che mi passa la voglia di comunicare.

Perché sì. Perché capisco che sia necessario dire il proprio pensiero per iniziare il confronto, ma non ha molto senso confrontarsi se non si ha disposizione all’ascolto.

Ma poi… adesso devo ascoltare me, mentre prendo l’autobus e mi chiedo cosa sarà, mentre vado in ufficio e so che non potrò più fare il mio lavoro, non è stato semplice arrivare sino qui e… e non è stato utile arrivare sino qui.

Ipocrisia. Brutta cosa l’ipocrisia.

Come averne ricevuto una quintalata sulla testa.

In fondo, capisco, il torto è mio che non sono laureata. Potrei incazzarmi ancora ma preferisco essere triste oggi, tristezza da ipocrisia.

Ho una cultura e una preparazione equiparabile ad un laureato.

Ho gli anni di esperienza necessari e a sostegno del mio saper fare.

Ma no, non posso accedere ad una formula contrattuale perché non ho un titolo di studio di istruzione superiore.

Nessuno si ricorda che è una misura antidemoocratica? Nessuno si accorge che viene esclusa una fetta di popolazione dall’accesso a formule contrattuali?

No, non se n’è accorto nessuno.

Pensate che saranno molti i figli di operai, di extracomunitari che conseguiranno la laurea? Secondo me no.

Ed io faccio parte della generazione che era un privilegio andare all’università, non tutti i quarantenni sono laureati. Vero, io le opportunità le ho avute e non ho concluso gli studi. Mille motivi, poi ho cominciato a lavorare e non sono più riuscita a concluderli.

Mi devo laureare perché adesso?

Perché?

Perché ci sia un titolo di studio che mi consenta l’accesso a determinati lavori?

Ma andate a ‘fanculo.

E lo dico con tristezza, senza rabbia, però se potete andateci a ‘fanculo.

il mio curriculum vale più di qualunque laurea.

Lavori a nero tanti, una decina d’anni di lavori a nero, spesso gratis, se pagati giusto per la benzina.

Perché?

Paradossale ma per non scendere a compromessi, per restare libera di scegliere, perché un posto regolare può significare dover fare campagne elettorali. Legarsi ad una corrente politica. Ed io non avevo nessuna voglia di essere legata a nessuno.

Poi i lavori con contrattini ad hoc, progressi, sono dovuta emigrare al nord per passare dal lavoro nero e lo sfruttamento al lavoro quasi nero e lo sfruttamento.

Negli ultimi due anni il salto: finalmente un contratto regolare, nessun trucco, tutto lecito, tutto in regola, nessuna raccomandazione, nessun gruppo politico, solo perché sapevano come lavoro.

C’è di che essere orgogliosi.

Lo ero.

Finché non è stato deciso che non ho i titoli necessari per svolgere il mio lavoro.

Perché per accedere a i contratti a progetto occorre un progetto e i progetti li possono seguire solo persone che hanno un’alta qualificazione universitaria.

Significa che centinaia (migliaia?) di persone che operiamo in questo settore dobbiamo fuoriuscire e cercare ingressi alternativi. Se potremo.

Intanto non potrò seguire la strada che mi ero faticosamente costruita, a un passo dal risultato, il progetto che seguo è di durata quinquennale, 5 anni di lavoro in regola credevo mi avrebbero fruttato quanto una laurea, credevo mi potesse dare quel titolo che mi manca, credevo che sarei stata una professionista nel mio settore. Credevo.

Credevo male.

Lo sarei stata se non avessero cambiato i requisiti di accesso ai lavori a progetto.

Una strada rischiosa lavorare a progetto, com’è rischioso scegliere la libera professione, avevo trovato questa strada, ho investito la mia vita in questa strada. Investimento che aveva valutato tutti i rischi escluso l’imprevedibile: un governo che cambia le regole del gioco in corsa e non tiene conto che si sono formate, negli anni, delle professionalità, delle competenze.

Cestinate.

E’ stata spacciata come legge che limita i casi di abuso di lavoro, una legge per impedire che vengano dati lavori in cambio di favori ma… com’è possibile che la soluzione sia quella di mettere un limite di titoli di accesso? Che forse i laureati sono garanzia di legalità?

Mi dispiace, non me la bevo.

E prima di incazzarmi divento triste.

Perché so che sono stati violati diritti, il diritto al lavoro, diritto inalienabile per tutti i cittadini, violato nel silenzio, nell’indifferenza, nella complicità.

Il fare prevale sul titolo, è una norma di buon senso, vada il titolo per le figure professionali tradizionali, ma ci sono nuove figure professionali, costruite di pari passo all’emergere di nuovi modi di lavorare, di nuovi settori, di nuove commistioni tra competenze antiche e aggiornamenti tecnologici e culturali.

Ci sono, le conoscete tutti, si cercano nuove perole per definire professionalità nuove, si potranno anche fare nuovi corsi di studio per avere personale qualificato, ma intanto siamo tanti che abbiamo dato l’avvio, che ci siamo spesi, che abbiamo investito.

Anche i miei datori di lavoro hanno investito su di me. Su chi come me aveva abbastanza elesticità mentale per costruirsi giorno dopo giorno. Su chi come me non ha inseguito il posto fisso, ha avuto voglia di sperimentarsi, ha avuto la capacità di credere che poteva farcela.

E ancora una volta devo lottare contro la tentazione di arrendermi in silenzio, non ne ho parlato in questo mesi perché io stessa ho il pregiudizio del titolo, il mio lavoro per me equivaleva ad una laurea, giusto che vada ad un laureato. Avevo puntato troppo in alto.

E sono triste. Perché prima di incazzarmi divento sempre triste.

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5 commenti »

  1. mononoke said

    cara tasti, oggi mi unisco alla tua tristezza che non dipende dalla giornata quasi novembrina. provo a mettermi lì, insieme a te, al tuo posto e cavolo come ogni volta sento un brivido nella schiena: qto coraggio a restare in equlibrio su un filo… cara tasti tu di lauree non ne hai semplicemente una, per quello che sai e che sei ne hai almeno tre o quattro, ma l’ipocrisia imperante degli ultimi mesi in particolare è ancor più ceca dei cechi naturali! ti abbraccio

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  2. Mariottola said

    Tesoro,tu lo sai quanto vali.E’ il sistema che richiede altro.Si, è ingiusto.Si, va cambiato.E no, non cambierà a breve, e se cambierà bisogna vedere come.E intanto che si fa?Tu lo sai, in fondo all’animo lo sai…
    ‘bbraccio

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  3. tasti said

    @Mononoke… anche la giornata novembrina non aiuta però!
    🙂

    @Mariottola… In fondo all’animo non so niente, garantito, solo che fine episodio e non so nei panni di chi mi risveglierò domani!
    🙂

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  4. davide said

    Non so se puo’ consolarti ma ti garantisco che la laurea e’ solo un pezzo di carta che serve a ben poco se non hai santi. Sono un quarantenne, mi sono laureato a 28 anni, lavoro da appena 5 anni e svolgo un lavoro di semplice impiegato. Che consolazione! I miei superiori hanno appena un diploma e non sanno nemmeno cosa sia il lavoro che mi controllano; peccato che ho speso il mio tempo a studiare, avrei fatto meglio a militare in un partito politico, sicuramente ora sarei laureato e in carriera.

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  5. tasti said

    @Davide… è un pezzo di carta che vale, almeno per chi i santi non li vuole, ed infatti: mi iscrivo di nuovo all’università, questa volta per concluderla!
    eee….benvenuto
    🙂

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