Riflessioni mafiose


Mi sto facendo una cultura, com’era prevedibile.

La cosa ovvia sin dall’inizio è che il mio senso della legalità mi porta a filtrare diversamente la realtà, non è cosa da poco né un atteggiarsi, essere figlia di un “servo dello stato” ti fa essere dall’altra parte della barricata, hai il privilegio di avere un’educazione alla legalità in una terra in cui l’educazione è alla mafiosità.

Parole dure, dure parole; forse le cose sono diverse per le nuove generazioni così come erano diverse per quelle precedenti alla mia… quelle precedenti alla mia, sorrido: la mafia rurale che nessuno riesce a condannare, quella che non la chiameresti criminalità… a meno che non sei un giovane carabiniere venuto dal nord e si scontra con l’assenza della consapevolezza dello stato nella popolazione, che si scontra con l’antistato.

C’è che davvero ancora oggi è difficile parlare di mafia con chi vive in terre mafiose.

Una cosa su tutte: le cose davvero tremende non le fanno mai i mafiosi, sono sempre altri, altre mafie, altri clan, altri gruppi. Insomma la mafia ancora gode di rispetto, questa la sensazione.

Ma occorre fare scelte di campo e togliere le santificazioni, capire che sono al meglio retaggi del passato al peggio EDUCAZIONE. Lo scrivo maiuscolo, perché venga colto meglio, perché possa essere il punto di partenza di una riflessione sulla mafia.

La mafia educa. Questo il suo modo per radicarsi ed educa come un bravissimo pedagogo, fornendo esempi e impartendo lezioni, ma per farlo le si deve riconoscere autorità.

Questa la differenza. Per me e per molti altri la mafia è un’organizzazione criminale, nata come organizzazione criminale, che uccideva per imporre la propria autorità, che ha creato un antistato, che ha organizzato una società piramidale meritocratica su basi feudali e terriere. Meritocrazia data dall’asservaggio, dalle capacità di accettare e non recar danno alla struttura ai vertici. Leggi non scritte spesso in contrasto con le leggi scritte.

Una gestione del potere arrogante, una giustizia sommaria, la pena di morte come soluzione finale delle controversie.

No, non può avere nessun tipo di rispetto una struttura di questo tipo, ancor di più se si considera che veniva imposta con i non detto, con l’imposizione dei confini entro cui brucare.

Non conferire alcuna autorità educativa alla mafia, questo il primo passo, capire che essere uno schiavo ricco non toglie nulla alla propria condizione di schiavo.

Uno stato di legalità deve garantire ai propri cittadini la libera espressione della propria personalità, delle proprie capacità, educa al rispetto di regole valide per tutti, stabilite nei secoli, che tiene conto dei progressi di civiltà delle nazioni. Dei diritti fondamentali dell’individuo. Di ogni individuo, che ci piaccia o no. E sembrano parole banali, buone per comizi elettorali…

Dire che “in ogni caso oggi la mafia non è più quella di una volta” significa ancora conferirle dignità, ancora si riconosce una mafia buona, una mafia che non è mai esistita. La mafia nasce dalla prepotenza dei propretari terrieri, nasce dall’imposizione del dominio dei forti sui deboli attraverso l’uso di questa forza e l’abuso delle altrui debolezze, spesso solo generate dalla sfiga di nascere povero.

Discorsi lontani, noiosi, inutili? Mai come in questo momento è necessario ricominciare a farli, la mafia è entrata nella gestione del potere statale, è nelle sedi legislative, si è alleata con la massoneria, con la politica, con la finanza.

Si è alleata? Forse sarebbe più esatto dire che si è infiltrata e infiltrandosi ha cominciato a corrompere, a contaggiare con le sue logiche.

Ma ancora è possibile far la differenza tra chi è funzionale alla mafia è chi è mafioso: il mafioso è un criminale. E non importa se è diventato sindaco o segetario di partito, resta il fatto che è un criminale. Il politico che sistema le cose per conto del mafioso non è altro che un suo strumento, il politico che sistema le cose per i propri traffici criminali… è un criminale.

No, non è inutile ripeterle queste cose, forse ce le siamo dimenticate, qualcuno non le ha mai volute capire, altri non le capirebbero nemmeno se venisse mostrato loro il cadavere di una vittima della mafia. O le statistiche di emigrazione della propria terra.

 

 

 

 

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7 commenti »

  1. Non c’è che dire, hai scelto il luogo migliore dove poterti fare una cultura. Ma, e questo mi spiace dovertelo dire, anche il più difficile, quello dove toccare certi argomenti, è “poco salutare”. Hai ragione tu, quando parli di cultura mafiosa. Il problema è proprio questo. Quì, è necessario partire dalla base, dai bambini, dalle scuole, dalla famiglia. Ma quì, c’è anche un altro problema: l’esempio.
    Dov’è lo Stato? Quale è l’esempio che ogni giorno viene dato ai nostri ragazzi? Quali le future prospettive? Non basta fare antimafia in conferenza, nei convegni, nelle passarelle televisive. Oggi, come ieri, quì manca lo Stato. Tastì, “pochi ma buoni”, da noi è un detto che in passato ha creato solo martiri… Se non si aggrega, c’è solo isolamento, il fallimento di un progetto o peggio… Bentornata miss; siamo pronti?

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  2. scusami la latitanza ma in questo peiodo sono con la mente altrove, e i tuoi post meritano una profonda lettura. (Io non amo rispondere così tanto per farlo) Ti mando un bacione e una carezza e un arrivederci a presto giò

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  3. Io vivo nella stessa tua terra. Vedo le stesse cose che vedi tu. E mi dispiace essere snobbato perché non ho un padre carabiniere.
    Io sono per la legalità e cerco di insegnarla ai miei figli, io MAFIA lo scrivo maiuscolo: così si capisce bene di cosa parlo!
    Poi sta contrapposizione tra stato e anti-stato non la vedo più. Vedo alcuni individui all’interno dello stato che si arrabattano per difendere gli ideali, e li ammiro. Ma poi tutti cercano di mettere recinti alle nostre libertà, ci dicono dove brucare (per dirla con le tue parole). Tutti.
    Amareggiato da una sicilia (minuscolo apposta) che continua a scambiare voti per “serate arrusti e mancia” e per le solite promesse di lavori sempre più precari.
    Chiudo sta giornata con questa considerazione
    Ti saluto. Buonanotte.

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  4. Willy said

    Ti ho messo definitivamente nei miei friends!!

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  5. tasti said

    @Gian… vero; è che credo sia giusto farle ad alta voce le mie riflessioni, anche quelle che possono dar adito a fraintendimenti o a discussioni, qui non c’è nessuno specializzato in lotta alla mafia, abbiamo esperienza personale da mettere in comune ed io credo sia un piccolo ma importante modo per cominciare ad aggregare.

    @Giò… scusa anche tu perchè latito pure io… trovo giusto il tempo per scrivere pensieri e riflessioni ma non per leggere gli altri blog e me ne dispiace. Ti abbraccio e spero che vada tutto bene per te.

    @Massimiliano… non era mia intenzione snobbare nessuno, spiacente se è questo quanto è sembrato. Intendevo fare una constatazione, so perfettamente che ci sono altri “figli” educati alla cultura della legalità, che ci sono altre realtà oltre alla mia, ma come scrivevo qualche rigo sopra a Gian il mio è più l’intento di mettere esperienze in comune. Stato è per fortuna non solo un concetto universale a cui fare riferimento ma anche una realtà, quella migliore ancora rappresentato in ogni luogo d’italia, “antistato” è tutto quello che svilisce e umilia il concetto di Stato.
    Io lo vedo ancora.
    Credo, ma posso sbagliarmi e discutere serve a confrontarsi e capire meglio la realtà in cui viviamo, che se ricominciassimo a definire i confini potremmo capire meglio quale sia la lotta da intraprendere. Le serate mangia e arrusti sono appunto quell’antistato a cui mi riferisco.
    Avvilirsi è umano, poi occorre cercare soluzioni.Ricambio il saluto e la buonanotte.

    @Willy… oh mon dieu! ti ringrazio tantissimo
    😀

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  6. Parlare, confrontarsi, scambiare idee ed esperienze, è fare antimafia. La crescita culturale ed economica è antimafia. Bisogna seminare, se vogliamo raccoglire ed è per questo che è importante che ci sia chi come te, è in grado di educare, portando avanti il concetto di Stato. Non tutti abbiamo le stesse qualità o le stesse inclinazioni, ma credo molto nel lavoro di squadra.. By miss

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  7. Tastì,
    hai ragione, qualcosa forse può cambiare.
    Ho appena letto sul giornale La Sicilia, che il governatore Lombardo chiederà l’invio dei militari per pattugliare le campagne. Scopo del pattugliamento, è quello di impedire che gli agricoltori vengano taglieggiati da estortori che minacciano di appiccare il fuoco ai campi di grano. come vedi, finalmente si inizia a fare “antimafia attiva”, ma:
    Lombardo si è reso conto che la mafia rurale è scomparsa da decenni? Ha di recente letto qualche libro che parlava di campieri, ricchi feudatari e sgherri?
    Cara Tastì, in Sicilia, tutto cambia per non cambiare…

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