Comunista femminista e … cattolicaaaa????


Demone (nel post precedente) fa notare che

“Ci sono cattolici con l’harem, comunisti con lo yacht, e pseudo-femministe che fanno il ministro, e tu… e tu ti preoccupi di non poter tenere assieme le tre cose? ”

Ed è vero: ci sono un sacco di possibilità di aggiustamenti personali per ogni appartenenza ideologica e spirituale, non fa una piega… però io avevo qualche pretesa di coerenza prima di trovarmi un fritto misto nella testa e ci convivo maluccio, onestamente.

Quello che più mi infastidisce è il mio essere cattolica. Non è una scelta, no, potessi scegliere io sceglierei di tornare atea, ma manco agnostica, proprio una di quelle persone che scommettono tutto sulla non esistenza di un creatore. La realtà e’ che ho avuto un esaurimento nervoso non curato e mi sono ritrovata cattolica. Ed ora ci devo convivere. Se volete vi racconto come ho cominciato a percepire una realtà altra, la sensazione di poter affidarsi a qualcuno, il dialogare con questo qualcuno e il piacere di godere della sacralità, della ritualità: la religione cattolica non ha nulla da invidiare ai riti tribali quando vuole!

Se fosse per me ogni forma di religione l’archivierei nei casi di problemi mentali più o meno gravi, ad ogni credente consiglierei una decina di anni di sedute psicoanalitiche ma poi mi dico… e che male c’è a viversi le proprie follie se sono assolutamente accettate dalla società? Poi ci sarebbe il fatto che ci credo ormai.

Ed in effetti il punto dolente è un altro: la religione cattolica è patriarcale, maschilista, capitalistica.

Ahi, ahi, ahi.

Torniamo a quello che significa essere comunista, femminista ed anche cattolica: sono tutte e tre espressione dell’idea di società che vorrei, seppure potrei segnare il comunismo come idea di gestione economica, il femminismo come idea di relazione tra i sessi e il cattolicesimo nella sfera privata dell’individuo.

Potrei.

Ma se si persegue l’onestà intellettuale meglio lasciar perdere perché il comunismo interferisce nella sfera del privato così come il cattolicesimo, hanno entrambi la pretesa di essere rappresentativi per intero dell’individuo, non si lasciano mettere in una fettina di te.

In quanto comunista posso appellarmi al cattolicesimo dei conventi ma imbroglio ancora una volta: c’è sì l’applicazione del comunismo dentro molti ordini religiosi, ma sono un’aspetto di una organizzazione religiosa che non è comunista, che accumula ricchezza in mano di pochi e che ha il brutto vizio di incitare alla carità invece che all’eliminazione dei motivi delle povertà.

Anche vero che eppur si muove.

Il comunismo mette al bando le religioni facendo notare che sono strumenti di controllo dei popoli e l’accusa temo non sia infondata… ma da che pulpito vien da dire… quindi o faccio valere per entrambe l’appello alla teoria buona e la cattiva applicazione o la condanna dev’essere per tutti e due: se ha fallito il comunismo chiedete a Cristo cosa ne pensa della chiesa cattolica!

La mia convinzione è che  l’esigenza di vivere sia la spiritualità che la ritualità sia precedente all’uso distorto che poi se ne è fatto, privarmi di una mia necessità non mi sembra la soluzione, checché ne dica Marx; né mi pare diverso spostare il tiro: la fede dell’umanista o il new age,  ritengo sia preferibile adorare un dio posto in cielo e rispettare un suo rappresentante in terra piuttosto che sragionare per guru e guide sempre e sempre e sempre al limite dell’ambiguo.

Gesù Cristo, chechè se ne dica, non fu mai un rivoluzionario, piuttosto un moralista, ma date a Cesare quel che è di Cesare, niente sulla dominazione romana, sulla situazione politica, niente che possa essere interpretato in senso di azione politica: lascia le cose come stanno, pensa alla tua anima e non ad accumulare ricchezze, questo il messagio di Cristo a voler essere onesti. In questo non interferire sulle cause della povertà la Chiesa è cristiana: Cristo opera la carità, non la rivoluzione.

E quindi la vedo difficile poter essere rivoluzionaria e non rivoluzionaria ad un tempo. Nè mi par carino essere comunista dei tempi buoni. Il comunista dei tempi buoni non prenderebbe mai in mano un’arma per sconfiggere il dominio dei capitalisti. E’ che anche essere pacifista e comunista non è che abbia prodotto chissà quali sconvolgimenti sociali e forse andrebbe rivista una delle due posizioni…

Potrei fermarmi qui se non fosse che sono femminista.

Ahi, ahi, ahi.

Tipo avete presente quante donne ancora sono proprietà prima del padre e poi del marito? Nel mondo e anche in Italia. Tante. Siamo ancora nell’ordine dei milioni.

Il femminismo non è solo lottare per l’ottenimento di diritti fondamentali (il diritto ad essere considerata persona!!! porcaccia la miseriaccia zozza!) ma anche individuare le cause che determinano i perché, e i perché dell’asservaggio delle donne stanno nella struttura patriarcale della società.

Da cui deriva che la società patriarcale va combattuta, quando le donna avranno pari opportunità e dignità, ma davvero, allora non saremo più una società patriarcale, questo dovrebbe (e non è) essere scontato.

La religione dei Padri temo sia nata in contemporanea all’instaurarsi del patriarcato. Temo che sia stato strumento di sottomissione della donna. Giustificazione della supremazia dell’uomo-padre.

E quindi… fritto misto, non si può essere comunista e cattolica e femminista ad un tempo, non si può essere comunista e femminista sin tanto che i compagni comunisti (quelli veri) continuano a pensare che il femminismo sia un passatempo borghese per donne annoiate, un modo femminile di trastullare la mente. Proletari del mondo unitevi… ma se poi i proletari non riconoscono dignità di persona alle compagne comuniste no, se non è sentito come problema che ai vertici ci sono tutti uomini se non è sentito come problema che le donne sono poste sempre in condizione di non poter accedere ai diritti fondamentali (passeggiare in sicurezza la notte è un diritto fondamentale) allora compagni no, niente unione proletaria.

Per non dire della moratoria sull’aborto che non ho voluto trattare in questo blog perchè mi piacerebbe fosse argomento folckloristico, da non prendere in considerazione, perchè va oltre le mie capacità di confronto.

Io prima di tutto sono donna, non un essere umano di sesso femminile, no, prima di tutto sono donna e nonostante la gran confusione che c’è in giro circa le tendenze sessuali e il genere sessuale credo che essere donna significhi qualcosa di diverso dall’essere uomo. Viviamo ancora in una società a misura di uomo a cui dobbiamo adeguarci e che non ci permette di esprimerci liberamente, di essere davvero.

E quindi il problema di essere comunista e cattolica e femminista non è cosa da poco.

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5 commenti »

  1. Mariottola said

    ahi ahi ahi Tasti, hai fatto diversi errori in questo post, ti ho beccata!
    cerca di distinguere clero e religione, cerca di distinguere…
    ti abbraccio
    Marì
    ps: ma la coerenza, in fondo, cosa vuol dire?

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  2. tasti said

    @Mariottola… eccoti qui! mi mancavi

    di errori sempre, figurati, ma clero e religione in questo post sono tutt’uno perché sono cattolica ed in quanto cattolica la mia religiosità è tutt’uno con la chiesa cattolica. Altrimenti avrei detto cristiana e preso le distanze.

    A voler approfondire, poi… il problema è proprio scoprire di aver messo insieme cose che insieme non possono stare, fermarsi un attimo, chiedersi se gli aggiustamenti fatti possono continuare a reggere o se invece non occorra ridiscutere tutto, i risultati possono essere nuovi aggiustamenti o negazioni.

    E’ come se… anzi è proprio che sono in una nuova fase della mia vita e occorre una revisione, capire se comunismo per me significa ancora qualcosa, se le mie convinzioni sono ancora convinzioni o solo atteggiamenti residui di idee che non posseggo più.

    Capire dove sono andata, rileggendomi, ad esempio, leggo l’ordine di importanza che oggi do alle cose e mi pare di capire che l’essere donna in una società a struttura patriarcale ancora mi fa incazzare.

    la coerenza per me è fondamentale (qualunque cosa sia) ed è come se avessi accumulato polvere sulle mie idee e questo credo sia… il tentativo di ripulire la soffitta.

    Ti abbraccio forte.

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  3. demone said

    Difronte a contrasti stridenti di questo livello io ho sempre applicato una teoria di decantazione. Separare la fede dalla gerarchie ecclesiastiche, distinguere i valori da chi ha la pretesa di farsene rappresentate. Che poi vuol dire riappropriarsi del proprio arbitrio, mettere in discussione tutto anche quando sarebbe buona logica accettare le cose come uno stato di fatto.

    Nel mio caso però questo percorso porta a rifiutare le etichette, ed in un certo senso alla rassegnazione di essere un punto singolare, fare in qualche modo categoria a se. Senza alcun egocentrismo s’intende, perché non c’è nulla di peggio che ritrovarsi da soli nel proprio cammino.

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  4. tasti said

    @Demone…
    temo davvero di non essere riuscita a spiegarmi questa volta… il problema non è all’interno delle singole cose (dell’essere comunista, dell’essere femminista o dell’essere cattolica) per ognuna di esse, separatamente, credo di avere un sano atteggiamento di adesione critica.
    Il problema è tenere insieme tre cose che insieme non possono stare, tre idee di società che si escludono l’una con l’altra.
    Non si può combattere la proprietà privata ed essere cattolici, così come non si può insieme sostenere e combattere la società patriarcale. Almeno queste le mie conclusioni, adesso arriva il difficile: capire chi sono oggi.

    soli non si è mai a guardare bene accanto a sé…
    ti abbraccio.

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  5. un bell blog complimenti

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