In una giornata


Soprattutto faccio cose. Cose che mi piacciono, impegnative così come impegnativo è ricostrure una vita a 40 anni.

La scelta non è stata difficile, restarmene a inseguire la mia carriera professionale, dovunque mi avrebbe portata, o tornare a casa, stare con la mia famiglia, prendermi cura dei miei affetti. Dunque scelta no, non la chiamerei scelta, era già da tempo un desiderio, piuttosto.

Facile non è,  complicato su tutti i fronti, ricominciare da un punto instabile, senza sapere bene verso dove andare, in un contesto che ci vorrebbero lotte e impegno e fatti… ma lotte ed impegno e fatti in questo momento li dedico tutti alla mia piccola vita, che non cambierà nulla per il  mondo se si riavvia o no ma per me qualche differenza la fa…

Giornate piene, lavoro gratis, studio, mi preparo senza pensare troppo a quello che sarà, progetti pochi, precari anche quelli,  un altro scenario professionale ma poi nemmeno troppo distante,  in fondo è come se fossi tornata esattamente allo stesso punto di allora, quando decisi di andar via, stesso settore, una decina di anni in più. 

Senza pensare troppo a quello che sarà perché inutile pensare quando c’è così tanto da fare, da studiare, da imparare, da rielaborare e da inventare perché se non si inventa ogni giorno qualcosa è come aver sprecato tempo, invento una favola, invento un motivo, invento un senso e va bene  così, ritrovo me stessa nella mia terra e mi riconcilio, sorrido rivedendomi ribelle, agitata, sempre in prima linea, sorrido della mia giovinezza e mi perdono per non aver saputo cambiare il mondo.

Mi chiedo se ho avuto la vita che volevo se proprio devo farmi una domanda e la risposta viene dai visi che affollano il mio cuore e dalle esperienze di lavoro, “professionali” ma non voglio dire questo, quello che è stato essere dentro un progetto, insieme ad un gruppo, le cose realizzate, i successi e i pochi, per mia fortuna decisamente pochi, insuccessi.

Va bene così la mia vita perché non ho un obiettivo preciso da raggiungere, come se mi avesse sempre sorpreso il fatto di esistere, di comunicare, di fare, il fatto in sé, questo semplice straordinario fatto di vivere, respirare, amare ed essere amati.

Svegliarsi ed avere millecose che sarebbe bello fare, mille che vorrei aver tempo, mille che appena posso però le farò e altre mille che vanno decisamente fatte, libri da leggere, film da vedere, quadri da dipingere, alberi da piantare, muri da imbiancare, sentieri da esplorare, bimbi da far crescere, sorelle da accompagnare, anziani da ascoltare.

Lei è ancora lì a chiedermi qual è il senso ed io sono ancora qui a chiedemi come sia possibile non vedere il senso, scrostare la vita di tutto il superfluo e vederla muovere, osservarne il percorso lineare, semplice, prevedibile.  Sentire il vento sul viso ma solo se è vento del sud, quello rotondo che accarezza sensuale, respirare l’odore del mare, sapere che questa terra partorisce caini con una frequenza superiore alla media, gente crudele, più araba che europea, gente che uccidere non è peccato e difficile che ci finisci in galera.

Accanto a gente che la mafia non esiste ed è sincera: non la vede, se non sei abbastanza lontano non puoi vedere… ogni giorno la mafia, tentatrice, seducente, crudele e ammaliante, grande il fascino della mafia, delle sue bugie, dei suoi alibi, delle sue giustificazioni.   

Svegliarsi e sapere che c’è troppo da fare e non riuscirai a farne nemmeno la metà, allora stabilisci delle priorità e le priorità cambiano secondo l’età. Addormentarsi sapendo di aver fatto tanto ma che tanto ancora resta da fare.

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