La casa sul mare


Lo avevo visto solo dentro le scene di film in bianco e nero.

Arriva la piccola macchina bianca, una donna scende, dalla casa sul mare spuntano per primi i piccoli nasi.

La donna si avvicina e inizia l’assalto di piccole braccia, piccoli visi, piccole mani.

La più piccola ed agile riesce ad arrampicarsi su su sino a a farsi prendere in braccio, postazione conquistata, sguardo di trionfo e piccoli penetranti occhi che adesso pretendono di far valere il diritto conquistato. Sono qui, in braccio a te, adesso tu mi vuoi bene.

Io non ho un  cuore forte. Si incrina velocemente e velocemente ricaccio indietro le lacrime.

Le operatrici sono poco ospitali. Subito gli aculei si drizzano in posizione di difesa,  sorrido, guardo il mare mentre ancora subisco l’assalto dei bambini, si stabilisce che sono la zia di tutti anche se la piccola deve per forza avere un ruolo più importante visto che non ha ceduto il trono e continua imperterrita a fissarmi con i suoi occhi troppo adulti.

Le operatrici da poco ospitali diventano sornione, infide domande e subito i primi attacchi, non reagisco, non sono qui per scontrarmi.

Ascolto e non riesco a farne a meno: vedo la piccola casa sul mare in bianco e nero, vedo me, i bambini, le operatrici, le giovani mamme, tutto è diventato un film  in bianco e nero.

Il livello di conflittualità…

Le operatrici che non sono operatrici o che hanno dimenticato un paio di aspetti della loro professione, perché davanti a me recriminano, rinfacciano, accusano come se fossero loro stesse costrette a vivere in quella piccola casa ed invece non dovrebbero, loro tornano nelle loro case, loro hanno i loro affetti, loro possono persino scegliere di fare un altro lavoro invece di questo se proprio non le soddisfa.

Invece no. Dimenticano che sono operatrici.

Registro mentalmente, penso alla prossima lezione che terrò, devo ricordarmene, devo dire alle ragazze che non possono mai dimenticare i ruoli, che devo rinforzare la conoscenza di cosa sia davvero una relazione d’aiuto e come si gestiscono i conflitti, come non sia possibile mantenere una relazione d’aiuto e quindi un lavoro se dimentichi chi è chi.

Tu operatore. Lei utente.

Tu hai studiato. Lei ha frequentato solo istituti. Lei è spaventata. Lei ha paura di essere ritornata indietro, nell’incubo degli istituti e tu stai facendo di tutto per confermarglielo.

Tu hai studiato, porca miseria, perché stai starnazzando davanti a me che sono un’estranea e davanti ai bambini che capiscono la tua cattiveria, la tua mancanza di umanità, la tua piccolezza d’animo?

Tu hai studiato per essere qui a starnazzare e far valere la tua posizione, per ribadire che le cose stanno così e il territorio è già bello che pisciato, non c’è spazio per intrusioni esterne.

In effetti poi la notte ho dormito, non avrei dovuto ma la stanchezza può essere più forte delle preoccupazione e questa mattina ho deciso che la piccola casa sul mare ha bisogno di un unica cosa: giovani, risate, amici.

Lo so che a parlar di volontariato ormai si sbaglia sempre e sarebbe bello continuare a far finta che le piccole case sul mare, sulle montagne o dentro le città non ci siano… ma ci sono. Ed hanno bisogno di amici.

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