Educazione Sordi: rigettate le tesi del Congresso di Milano


Nel 1880 il Congresso Internazionale degli educatori per  Sordi sancì la scelta dell’oralismo… ovviamente non è che siete tenuti a sapere cosa sia l’oralismo, a meno che non stiate facendo un corso di lingua italiana dei segni o non siate un assistente alla comunicazione o un interprete della Lingua Italiana dei Segni, o un docente di sostegno, o un insegnante di una qualunque disciplina, o un genitore di un bambino sordo, o un logopedista o un… in effetti sono in parecchi che dovrebbero sapere che cos’è l’oralismo.

In ogni caso nel 1880 tale Congresso sancì che per i sordi l’educazione andava impartita innanzitutto attraverso l’educazione forzata alla parola.

Tra i sordi si vocifera che non fu una scelta felice.

Dopo 130 anni un nuovo Congresso, sempre degli educatori per sordi, rigetta le tesi del Congresso di Milano del 1880.

Come dire… meglio tardi che mai.

Così infuria la polemica tra oralisti e segnanti.

Gli uni tesi a sostenere che se si può parlare perché no?

Gli altri tesi a sostenere che avendo i sordi una lingua perché mai starsene anni ed anni in terapia per apprendere un linguaggio per cui… come dire… non sono predisposti.

Il dibattito non è ozioso. Perché vero è che in fondo vale il principio della libertà di scelta, per cui ognuno sceglie quale via seguire per il proprio figlio, ma è pur vero che ad oggi le scuole non erano esattamente preparate per l’integrazione e l’educazione e l’istruzione di un ragazzo sordo. Peggio ancora se segnante.

Il mio problema massimo ad esempio, in quanto assistente alla comunicazione di una ragazza sorda grave, è far comprendere ai suoi docenti che la ragazza ha una sua competenza linguistica e che l’italiano per lei è  lingua appresa, non acquisita. Ovviamente complica le cose il fatto che la ragazza non è segnante ed ha un discreto recupero uditivo con l’apparecchio acustico.  Che però ha avuto a 12 anni, prima era nella classica bolla d’aria, voci ovattate, frasi spezzate, bocche che si muovevano senza che alcun suono giungesse davvero.

Sta studiando, adesso che di anni ne ha 15,  la Lingua dei Segni, ne è affascinata, come tutti quelli che iniziano a studiarla, per le possibilità espressive che offre, come vedere l’albatro che finalmente vola.

Il punto è che speriamo di vedere finalmente una scuola che sia preparata alla diversità dei ragazzi sordi, che una frase del genere faccia incazzare mi spiace, ma che ognuno di noi è portatore di diversità dovrebbe essere concetto acquisito, quantomento in ambito educativo.

La Lingua dei Segni esiste, impossibile non tenerne conto, esiste ed è lingua naturale, per questo continua a riapparire, sono i linguaggi artificiali quelli che subiscono l’usura del tempo, ma una lingua naturale no, impossibile, si evolve, si modifica, cresce, si adatta.  

Il Congresso di Vancouver pone l’inizio della fine ad un era che prima o poi si avrà il coraggio di dire buia e assurda.

5 commenti »

  1. […] Articolo Originale: Educazione Sordi: rigettate le tesi del Congresso di Milano « alle … Articoli correlati: Educazione ed educatori in crisi? L'intervista sul tema al […]

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  2. Marco Luè said

    Le tesi degli antichi educatori dei sordi, nel 188o furono approvate da una logica non suffragata dall’esperienza dei diretti interessati, cioè dei sordi stessi. Al tempo, l’istruzione dei sordi, più che limitata, era pressochè nulla.
    Quel che mi disorienta non è tanto il fatto che nel 1880 non si tenne conto del parere dei diretti interessati, si contavano sulle dta delle mani i sordi acculturati, ma è la constatazione che, ancora oggi. le «associazioni di famiglie» di bambini sordi (e di sordi adulti rimasti nella bambagia delle loro famiglie), mi riferisco in particolare a FIADDA Toscana con cui ebbi un diverbio su questa questione, siano convinte che l’oralismo dei sordi sia più importante della conoscenza e della cultura generale.

    Marco Luè (sordo “bilingue”)

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  3. tasti said

    @Marco… sono d’accordo sulla sensazione di disorientamento, seppure comprendo i meccanismi delle famiglie udenti alle prese con un inatteso bambino sordo. Normalizzare è quasi un istinto innato nell’essere umano, per tutti noi è difficile accettare le diversità.

    Poi subentra l’ignoranza, le resistenze culturali, l’incapacità di adattarsi alla realtà e cercarne una che sia almeno in apparenza simile…
    non importa se poi qualcuno si infuria se lo prendo per ignorante, ci sono studi e dati di fatto ed il dato di fatto è che con la lingua dei segni si dà la possibilità ad un individuo di sviluppare tutte le sue capacità intellettuali e relazionali.
    Per una volta dovrebbe passare il messaggio vero della solidarietà: le società determinano gli handicap degli individui, se gli udenti faranno lo sforzo di riconoscere la lingua dei segni come lingua propria delle persone sorde avremo eliminato una barriera di più.

    un caro saluto.

    scusa, dimenticavo perché mi pare ovvio: ascoltare il parere delle persone coinvolte da un processo educativo, rieducativo, riabilitativo ormai è cosa acquisita in ogni disciplina, quando si instaura una relazione di aiuto è necessario che si pervenga ad una alleanza terapeutica, cioè che ogni scelta venga presa di comune accordo per poter perseguire un risultato comune… il “malato” o l”handicappato” da prendere e rivoltare a proprio piacere non è più possibile, siamo andati avanti per nostra fortuna! Ascoltare l’esperienza di chi la situazione la vive quotidianamente non è questione di buon senso, è metodo scientifico. Qualcuno dovrebe ricordarlo di tanto in tanto!🙂

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  4. […] Lingua dei segni ha finalmente ottenuto diritto di esistenza, sancito da quello che è stato il suo più grande nemico, il Congresso internazionale degli […]

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  5. […] Perché sin dal 1880 ritengono valido il motto: il segno uccide la parola. Nonostante la smentita ufficiale, perché seppure dopo lunga… lunga… lunga riflessione (durata dal 1880 al 2010) la smentita c’è stata. […]

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