Agrigento: tutto è politica


Io non ci volevo finire, di questo sono sicura. Tutto avrei pensato tranne di rimanere imbastita in trame e sotterfuggi politici, in detto e non detto, in consigli da amico e adeguati se vuoi sopravvivere. Avevo trovato un nuovo lavoro, un nuovo entusiasmo, mi sentivo fortunata. Poi sempre più velocemente dentro i retroscena.
Non ci volevo finire eppure confesso di non aver fatto nulla per fermarmi.

Perché volevo capire fino in fondo quali fossero questi insormontabili problemi a fare le cose con un minimo di criterio gestionale perché tra le due una: o qui ci sono solo incompetenti o la cosa è fatta in mala fede.

Qui. E già sbaglio perché per il settore in cui mi sono inserita, l’assistente alla comunicazione per disabili sensoriali, non c’è un “qui”. Ho fatto le mie ore di ricerche e adesso conosco pressocché l’intera situazione italiana delle assistenti alla comunicazione. Non ci sono grandi differenze tranne per alcuni tentativi coraggiosi in cui le Provincie hanno deciso di avviare collaborazioni dirette con le lavoratrici e istituire, su concorso/selezione, delle graduatorie/elenchi per titoli e colloqui.
Si tratta di manovalanza, sia ben chiaro, una figura a cui si richiede sempre maggiore specializzazione e titoli, incluso il possesso della Laurea in alcune realtà (Agrigento per il servizio di integrazione didattico e pedagogico per gli studenti delle scuole superiori), figura sempre più specializzata ed ancora disconosciuta, a gestione locale, ma pur sempre manovalanza.

E le gestioni locali tra politici, funzionari, enti di categoria e cooperative sociali… accidenti se sembra di essere in un film dell’orrore!
Sottopagate, mal utilizzate, gettate allo sbaraglio, soldi a diffusione per tutti coloro che gestiscono e a noi meno delle briciole. Poi gli ovvi ricatti dettati dalla crisi attuale (che in Sicilia è attuale da sempre) e la mancanza di una seppure minima parvenza di diritti.

Nessuno ha ancora capito a chi tocca verificare, ad esempio, l’utilità di questa nuova figura perché al momento la nostra battaglia è quella di non farci utilizzare in modo improprio: non siamo assistenti igenico-sanitari né sostituiamo in alcun modo l’insegnante di sostegno.
Con la mia passione di sempre ho scoperto che le mansioni ed il ruolo proprio dell’assistente alla comunicazione richiedono competenze alte in diversi settori, dovrebbe essere il perno di tutti i discorsi sull’inclusione degli studenti sordi e ciechi, e invece…
invece è solo il centro di una guerra tra potenti.

A conti fatti siamo una realtà appetibile per chiunque: nella sola Agrigento saremo quanti? 250? 500 incarichi? molti di più? un’azienda. una fabbrica senza sede, senza dimora, senza rappresentranza sindacale (almeno sino a pochi mesi fa).
Senza appartenenza politica.

L’Assistente alla comunicazione segue la famiglia che lo sceglie. La famiglia che lo sceglie segue chi gli garantisce il servizio. Chi garantisce il servizio segue chi eroga i soldi. Chi eroga i soldi prima vuole capire bene quale sia il suo ritorno.
Non c’è tempo per verificare la qualità del servizio. Per verificare le competenze e i risultati.
Mentre sopra di noi si scatenano guerre a suon di delibere, ricorsi, sentenze e cadono e risorgono carriere politiche, noi ci arrabbattiamo, senza strumenti, senza nulla se non la nostra personale capacità ed esperienza. Che alle volte basta e alle volte no.

Riceviamo un compenso formalmente di circa 17 euro/h, a noi ne arrivano meno della metà.
Siamo stagionali nei fatti, perché per i mesi estivi ritorniamo a reddito zero.

Ma il grosso del lavoro ricade su di noi, determiniamo l’acquisizione delle competenze linguistiche e del successo scolastico di ogni singolo ragazzo che ci viene affidato. Alle volte troviamo collaborazioni, alle volte troviamo pregiudizi e impedimenti.
Quindi dover pure andare dietro alla politica è una fatica di troppo, qualcosa di cui faremmo tutte volentieri a meno, ci basterebbe già il dover lottare per essere riconosciute come lavoratrici e profesioniste senza dover chinare la testa agli opportunismi del momento.

Sui disabili non è una novità che la politica entri a gamba tesa.
Ci sono bisogni reali che hanno urgenza di essere affrontati.
Niente di meglio per chi ha il cattivo uso di sfruttare i bisogni per avere ritorni personali.

Non ci volevo finire, avevo altri progetti e altre urgenze, ma ormai ci sono dentro e non mi fermo, probabilmente concluderò presto la mia carriera di assistente alla comunicazione per disabili sensoriali ma certo non senza battere ciglio.

C’è stata una delibera provinciale (che fa acqua da tutte le parti ma è pur sempre il primo passo per arrivare a dei cambiamenti reali), c’è stata una sentenza del Tar Sicilia, adesso vediamo la nuova Giunta e il nuovo Assessore che cosa intendono fare di tutto ciò.

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