L’identità.


Ogni tanto mi capita, in quanto donna curiosa finisco, di tanto in tanto, dentro situazioni in cui non so muovermi ma, sempre con la mia solita faccia da scimmia, mi arrampico, cerco spazio, voglio guardare e partecipare. Insomma ogni tanto mi imbuco…

Alcune volte va bene, altre volte va male, succede, fa parte del gioco del conoscere e dell’esplorare…

Alle volte prendo pesci in faccia e, in quanto scimmia, non li gradisco, così chiedo scusa e vado via…

Oppure incontro qualcuno che si diverte della mia curiosità e mi offre banane…

Adoro quando mi offrono banane!

Quando, invece, vengo trattata da fantasma mi irrito. Un po’ perché mi vengono i rigurgiti di drammi esistenziali infantili e/o adolescenziali, un po’ perché amo le comunità aperte che accettano l’altro e quando l’altro sono io e non vengo accettata… insomma, cose che capitano alle scimmie curiose.

In un gruppo, a proposito, mi venne contestato proprio il mio essere curiosa, “no, no, no, niente bene la curiosità, qui siamo persone serie!” io no, lo ammetto, io amo vivere esplorando e contaminando i luoghi in cui arrivo.

Si discute di identità e di appartenenza ed io che appartengo a un bel po’ di cose/presone/gruppi/contesti/altro ci sguazzo, tanto alla fine sono sempre cane sciolto, ho la mio brutto muso da scimmia e da vagabonda.

Negli anni ho scoperto che le identità si costruiscono essendo. E che le identità cambiano. E che molto dipende da chi è l’osservatore, il giudice della tua identità.

Se il giudice ha uno spazio per il tuo essere o se ha una casella in cui inserirti; cambia tutto se devi stare dentro una casella, come quando da adolescente non sopportavo che tutti si aspettassero che mi sarei sposata e avrei avuto dei figli, così, perché è questo ciò che fa anche una donna emancipata, si sposa, lavora e procrea. Mi stava stretto, pensavo ai calzini sporchi e non volevo proprio starci, io non mi sarei sposata e non avrei procreato.

Alla fine la vita mi ha dato ragione e non perché la mia sia stata una scelta perseguita, è andata così, non mi dispero.

Quello che è certo è che ho diritto di cittadinanza, comunque io sia, posso protestare se i miei diritti vengono lesi e richiederli a gran voce. Tutti sanno quali siano i miei diritti di donna e di persona. Anche se mi ammalo ho dei diritti. E se dovessi avere una disabilità, anche allora avrei dei diritti perché la mia identità è chiara agli occhi della legge.
Decenni fa no, c’è voluto il movimento femminista per arrivare a questa chiarezza.

E’ per questo che trovo entusiasmante la ricerca di identità della Comunità Sorda, un nuovo movimento per l’emancipazione di chi i diritti non li ha ancora conquistati, di chi è cresciuto con la sensazione di non avere un proprio vestito ma di dover sempre mettere vestiti altrui, stretti stretti, inadeguati. Tagliati su misura di udente.

Dovrò aspettare una ventina di anni prima che ci siano Sordi che accettano di confrontarsi con gli udenti senza preconcetti, vedendoci come individui singoli, con caratteristiche proprie, che abbiano il coraggio di dire: “non è perché sei udente che non puoi capire, è proprio che sei stupida” ?

E’ la nuova frontiera dell’emancipazione, è quando riconosci che la comunità a cui appartieni è fatta di identità diverse unite alla solidarietà di gruppo e questo non significa avere lo stesso sangue, lo stesso deficit, la stessa lingua, lo stesso sesso, la stessa religione.

La Comunità dei Sordi esiste, nessuno può permettersi di riconoscerla o disconoscerla perché esiste, semplicemente c’è. La battaglia è sui diritti.
Per molti udenti questo è il dato di fatto.
Persino per le scimmie come me!
😉

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