Agrigento: la politica sui disabili


A giugno la nuova delibera che stabiliva le norme per la ripresa dell’assistenza specialistica per i disabili sensoriali della Provincia, a ottobre nulla di fatto.

All’interno delle scuole i ragazzi con disabilità sensoriale lanciano il “si arrangi chi può”, le famiglie e le lavoratrici coinvolte vengono garbatamente rassicurate da “la prossima settimana” che da settimane si susseguono.

Cosa comporta il ritardo dell’assegnazione del servizio di assistenza scolastica e domiciliare? Si chiederanno i meno informati. Praticamente l’accumulo di ritardi nelle due aree dell’integrazione scolastica in cui l’assistente va ad operare: la socializzazione, in quanto mediatore della comunicazione e delle relazioni, l’apprendimento, in quanto interviene nei processi linguistici.

Immaginate di trovarvi in una classe in cui parlano tutti la stessa lingua tranne voi.

Perché utilizzate la lingua dei segni o perché il vostro udito non coglie l’intera sequenza verbale che esce dalle bocche in continuo movimento dei docenti e dei compagni.

O immaginate di essere privo di vista e avere i compiti a casa scritti, le lezioni scritte, i testi scritti… in braille  no, scritti per essere letti con gli occhi.

Immaginate di essere soli, orecchie  tappate o occhi bendati e dover rincorrere l’esuberanza derivante dai buoni propositi di inizio anno, quel momento in cui si determina il vostro successo o insuccesso scolastico.

Immaginato? Ecco, adesso avete una vaga idea di cosa succede ai giovani studenti disabili di Agrigento.

I motivi sono sempre in quella gattopardesca maledizione che ci perseguita: occorre che tutto cambi perché tutto rimanga com’è. Solo un genio poteva riassumere i fatti di questa terra in una frase così essenziale. Oppure uno che ci vive e che ogni giorno deve farci  i conti.

La delibera c’è, fatta nei termini per essere questa volta certi che nessuna scusa poteva determinare ritardi.

Allora? Ah, bé.

Succede che c’è un cambio di giunta e seppure la delibera era stata votata all’unanimità qualcosa… qualcosa si vede che non andava, cambio di assessore e l’unico assessore della giunta allora non presente  e quindi non votante… diventa il nuovo assessore alla solidarietà sociale.

Lui  non c’era quando tutti hanno votato la delibera.

Quindi se adesso ritiene che quella delibera non era adeguata ai suoi personalissimi gusti che cosa può farci?

Lima qui e lima lì magari si riesce a rimetterla in linea, linea che stranamente ricorda la vecchia situazione pre-delibera.

Solo per voci di corridoio, sia chiaro, perché di fatto nessuno si pone il problema di fare una discussione chiara e istituzionale sulla questione.

Perché le famiglie e le lavoratrici non protestano si domanderanno gli stessi curiosi di prima…

Ovviamente non abitate da queste parti, altrimente sapreste che per protestare occorre avere coscienza dei propri diritti, cosa che non è diffusa-diffusa da queste parti.

Qui domandiamo favori.

Certo non dev’essere semplice il gioco di prestigio che si vuol fare, lasciare una delibera approvata all’unanimità e, sempre per voci di corridoi, sottoposta al giudizio del TAR di Palermo e da questi confermata, e far tornare allo stato precedente la situazione. Più facile far uscire ippopotami da un cilindro.

 Ma cosa c’è di così poco simpatico, per il nuovo assessore, nella delibera approvata? (Non sia mai che non dia l’informazione completa… ) un unico ma non minuscolo particolare: il frazionamento del servizio tra le cooperative che operano nel settore.

Il discorso è funzionale  solo in termini di politica dell’occupazione: suddividiamo i soldi della Provincia regionale di Agrigento tra più cooperative, è un opzione, oppure lasciamo che siano le solite megacooperative  che possano aggiudicarsi il favore  dei genitori? È la prima opzione verso cui si era orientata la Giunta precedente.

In quanto operatrice del settore dichiaro il mio favore alla prima opzione, (fosse solo per una questione di opportunismo, se qualcuno la vuol mettere giù così): più cooperative ci sono più diventa necessario svilupparsi in senso di ottimizzazione dei servizi e qualità dell’offerta.

Tra un’assegnazione ad un paio di grandi cooperative e l’assegnazione a decine di piccole cooperative la provincia non ha dubbi, oggi? Smentisce se stessa e si orienta sulla strada già battuta, strada che non ha portato alla professinalizzazione delle operatrici né, meno che mai, alla comprensione del servizio di assistenza alla comunicazione? Semplicemente disconosciuto il nostro servizio, confuso con l’assistente igenico sanitario e  con l’insegnante di recupero scolastico. Meno che mai riconosciuto il nostro ruolo di lavoratrici, nella più totale indifferenza di tutte le parti coinvolte.

4 commenti »

  1. elio di bella said

    Salve,
    Sono Elio Di Bella, scrivo per il Giornale di Sicilia, redazione di Agrigento, ho letto per caso questo tuo post. Sono molto interessato a questa sconcertante vicenda, di cui mi sono tra l’altro spesso occupato negli anni passati. Ricordo che l’ens ha anche organizzato sit in a Porta di Ponte con la tenda. Vorrei parlare con te del problema, per scrivere alcuni articoli sul giornale. Potresti contattarmi ? Il mio numero di cellulare: 329706**** email: eliodibella@libero.it
    grazie

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  2. tasti said

    @Elio Di Bella… felice di aver attirato l’attenzione di qualcuno… ti tel domattina.
    grazie a te

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  3. Arya said

    Ho vissuto al sud e ora vivo al nord… Ma per le questioni definite “socio sanitarie di area assistenziale” le cose mi sembrano uguali un po’ dappertutto. Solo qui al nord un po’ di benessere dà la possibilità a qualche famiglia di fregarsene dello Stato e di provvedere da sè. Scuole private e assistenti privati. Da poco un assessore illuminato, di questa regione, ha proposto la riapertura delle differenziali. Per lui e purtroppo anche per altri, chi non è al passo (meglio normale) può solo immaginare la propria istruzione fatta di disegni da colorare e ceramiche da abbellire. Mi chiedo delle volte come si possa far capire a chi dovrebbe capirlo, per la sua “normalità”, che ciò che non fa, che quello che dice è prova di handicap intellettuale anche detta stupidità. Ed è stupido non capire che la funzionalità del sistema non agevola solo chi è portatore di handicap, ma le stesse casse dell’Ente, che risparmia se le cose funzionano bene. Un caro saluto, Arya🙂

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  4. tasti said

    @Arya… proprio vero, da nord a sud nessuna sostanziale differenza, per una volta uniti… dalla stupidità gestionale e dall’ottusità culturale.
    Ma la cosa “simpaticamente” nostrana sono le delibere che appaiono… scompaiono… subiscono metamorfosi…
    e a te sempre un abbraccio forte… leoncino!😉

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