Studenti sordi: conseguenze dei ritardi dei servizi.


In fondo parlare di delibere, ricorsi, sentenze, controdelibere e quant’altro è spostare il discorso da quello che più conta: l’utenza. Così chiamata tra i professionisti del settore.

L’utenza, altrimenti chiamati disabili sensoriali, sono bambini sordi e ciechi della Provincia di Agrigento a cui, ancora per una volta, non è garantito il servizio di assistenza alla comunicazione e scoslatica che compete all’Ente provinciale.

I bambini sordi assistiti dalle assistenti alla comunicazione traggono da questa assistenza ausili per l’integrazione e l’apprendimento, senza l’assistente alla comunicazione trovano ostacolo spesso insormontabili per seguire e comprendere le singole unità didattiche.

I bambini sordi hanno diversi tipi di difficoltà conseguente alla disabilità: da un lato non sentono la proposta didattica, dall’altro la stessa proposta didattica è strutturata sui modi di apprendimento tipici della comunità degli udenti: il verbale.

La difficoltà superiore a tutte è la però la difficoltà o l’impossibilità a comunicare con chiunque.

L’assistente alla comunicazione fa sostanzialmente da mediatore linguistico fornendo, allo stesso tempo,  agli insegnanti curriculari e di sostegno e ai compagnetti gli strumenti per avere una comunicazione di base, spiegando ad esempio che occorre porsi frontalmente al bambino sordo, non coprirsi la bocca con le mani, non alterare la bocca scandendo troppo le parole, lasciare che la fonte di luce sia sempre alle spalle del bambino che altrimenti verrebbe abbagliato rendendo più difficile la labbiolettura.

Se il bambino utilizza la lingua dei segni l’assistente alla comunicazione deve fornire gli elementi di base della lingua dei segni.

Per la didattica, di cui l’assistente alla comunicazione (sulla carta) non si occupa, deve elaborare mappe concettuali degli argomenti trattati e adattare i testi. L’adattamento dei testi è possibile quando si ha la conoscenza approfondita del vocabolario di base del bambino sordo, che non sente e non ascolta i cartoni animati, i discorsi dei grandi, che non ha cioè l’ascolto passivo. Tutte le parole che conosce sono quelle che gli sono state spiegate, nessuna di più. Non è capace, come i bambini udenti, di comprendere il senso di una frase anche se non conosce una parola perché non ha la ricchezza di sinonimia dei bambini udenti e il relativo allenamento alla sinonimia, alla decodifica del significato dentro il contesto.

I bambini sordi possono comprendere ogni cosa se viene loro spiegata adeguatamente, ma nel contempo devono fare una cosa di più rispetto ai loro compagnetti: devono acquisire una lingua che non sentono, in cui non sono immersi.

I bambini udenti acquisiscono l’italiano naturalmente, a scuola ne studiano le strutture.

I bambini sordi imparano l’italiano e i processi della comunicazione solo se adeguatamente stimolati.

L’assistente alla comunicazione supporta questo apprendimento, sia a casa che a scuola.

Si inserisce cioè nella costruzione delle competenze linguistiche, per tale motivo non è un interprete ma un mediatore e un educatore allo stesso tempo. L’interprete invece opera in presenza di uno studente che ha una competenza linguistica nella lingua dei segni, generalmente nelle scuole superiori.

Allora cosa comporta il ritardo dell’assegnazione dell’assistente alla comunicazione per i bambini sordi?

Difficoltà di integrazione nel gruppo classe, isolamento, ritardi nell’acquisizione delle competenze a cui sono rivolte le lezioni degli insegnanti. Significa danno psicologico, demotivazione, senso di non appartenenza.

C’è il sostegno, vero, per sempre meno ore e sempre con una formazione generalistica sulle disabilità.

Le assistenti alla comunicazione si sono formate con almeno 900 ore di corsi specifici sino a 1300 ore)  in cui studiano la minorazione fisica, il danno all’organo e le conseguenze che questo comporta, cioè la disabilità. Ma studiano soprattutto i meccanismi dell’apprendimento su canali visivi. Per questo una parte delle assitenti alla comunicazione della nostra provincia richiede a gran voce che siano tutte adeguatamente formate, comprovando questa formazione con titoli ed esperienza.

All’interno delle scuole i bambini sordi soffrono per l’impossibilità di essere al passo con gli altri, vengono etichettati come iperattivi e non si comprende che un bambino sordo ha necessità di muoversi e cambiare visuale per avere un minimo di comprensione di quello che gli accade attorno, etichettati come aggressivi perchè non se ne stanno buoni buoni dentro la loro bolla d’aria e di isolamento.

Pochi mesi di ritardo e i danni a livello scolastico sono fatti: indietro con i programmi che tutta la classe invece segue, devono poi rincorrere gli altri senza mai raggiungerli perché non c’è una proposta didattica che sia loro conforme. Il bambino sordo comincia a pensare di essere stupido. Sa già che è diverso. La buona volontà non è sufficiente, laddove pure si trova, se non si hanno gli strumenti per affrontare le situazioni, nessuno dice che dentro tutte le scuole agrigentine i bambini sordi sono gettati in un angolo e crudelmente lì lasciati a soffrire, ci sono insegnanti e compagni che se ne prendono cura, che fanno quel che possono per mitigare la durezza della situazione.

Ma questo va bene in una scuola che non garantisce l’accesso all’istruzione, la possibilità di acquisire competenze, di procedere lungo un iter scolastico finalizzato al conseguimento di un titolo di studio professionalizzante e di qualità.

 Pochi mesi di ritardo e i danni scolastici e psicologici diventano difficilmente recuperabili.

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