Appalti illegali alle Coop Sociali


Appalti illegali alle Coop Sociali

L’Authority multa le Asl

La stampa 19 sett 2010*

Già centinaia le delibere sospette. Un business da 6 miliardi di euro l’anno.

Lo scorso 28 luglio “la stampa aveva dato notizia dell’avvio dell’indagine.

Ora ecco i primi risultati.

Il buco nero degli appalti sospetti alle cooperative sociali si allarga.  È bastato che l’Autorità di vigilanza decidesse di aprire un indagine per scoprire che le amministrazioni pubbliche dirottano un fiume di denaro senza controlli.  Tutto grazie a una norma del ’91 nata per fini nobili: convenzioni dirette a cooperative che inseriscono nel mondo del lavoro “persone svantaggiate”.

Con gare concorrenziali, non vincerebbero mai.  Allora si crea una corsia preferenziale con assegnazioni diretta. Già, ma chi controlla che il meccanismo non diventi una mangiatoia per fameliche clienteli locali?  Per anni, nessuno.  Finché la Procura di catania non ha messo sotto inchiesta oltre 60 persone (arrestandone 16) accusate di aver costituito una “cricca dei servizi sociali” che si spartiva milioni di euro con “avidità vergognosa” (parole del pm) utilizzando appalti diretti a finte cooperative sociali.

Tanto è bastato all’Authority per decidere di vederci chiaro e riscontrare, in un mese e mezzo di indagini, che Catania non è un caso isolato. Il sistema è florido ovunque e si agisce in larga parte in spregio alla legge. L’Authority si è mossa su più fronti. In primis il presidente Giuseppe Brienza ha inviato una diffida a tutte le amministrazioni pubbliche, intimando di comunicare esattamente tutte le convenzioni firmate e di limitarle ai casi specificati dalla legge: “non servizi sociosanitari ed educativi” e non oltre i 200 mila euro di valore.

Quindi i tecnici dell’Autorità hanno cominciato uno screening, partendo dale Asl.  Su 170 hanno già risposto 118, e le conclusioni sono impressionanti.  Primo: in media ogni ente effettua cinque-sei affidamenti, dunque moltiplicato per tutte le amministrazioni potenzialmente interessate si arriva a diverse migliaia di casi.  Secondo: il business degli appalti diretti è persino più consistente rispetto a quello ipotizzato e si può stimare intorno ai 6 miliardi di euro l’anno.  Terzo: le Asl non comunicano all’Autorità il 52 per cento delle convenzioni affettuate, il che rappresenta di per sé un illecito perché viola un obbligo previsto dalla legge per garantire la ,assima trasparenza.  Quarto: l’analisi delle delibere rivela che un appalto su dieci è fuorilegge, nel senso che eccede i limiti della tipologia di servizi sociali o sfora il valore massimo consentito.

L’Autorità, oltre a esaminare il fenomeno dal punto di vista statistico, intende utilizzare in pieno i poteri ispettivi e sanzionatori. E quindi, tanto per cominciare, partiranno le multe per chi non ha comunicato i dati (fino a 25 mila euro) o li ha falsificati (fino a 50 mila euro).  Per i casi più eclatanti, gli ispettori o la Finanza acquisiranno tutte le carte. Anomalie in centinaia di delibere sospette.  In alcune Asl si arriva a decine di milioni di appalti concessi a trattativa privata, quasi venti volte il limite previsto dalla legge. 

I casi più abnormi? Una convenzione di 18 milioni di euro assegnata da una Asl veronese “per servizi socio sanitari” (in teoria esclusi dalla legge. Una da 3,3 milioni nel Lazio per istituire un centro di prenotazioni. Un’altra da 8,4 milioni in Campania “per gestire un centro diurno per anziani”.  Se l’oggeto o il valore del servizio assegnato ad una cooperativa violano la legge, ci pensa l’Autorità con le multe.  Se dietro l’abuso c’è il sospetto di reato , le carte finiranno in Procura.  In ogni caso saranno trasmesse alla Corte dei conti per accertareil danno erariale causato dagli amministratori pubblici. Le gare di appalto, secondo l’ultima relazione dell’Authority, garantiscono in media un risparmio del 20%.  Dunque ogni convenzione assegnata senza gara in modo fraudolento non solo altera i meccanismi della libera concorrenza, ma provoca un aumento dei costi e un danno per i contributi.

REGOLE E ABUSI

Le coop sociali
 A regolarle è la legge 381 del 1981. Hanno come scopi “promozione umana e sociale dei cittadini attraverso a) la gestione dei servizi socio-sanitari e educativi b) lo svolgimento delle attività agricole, industriali, commerciali o di servizi finalizzate all’inserimento delle persone svantaggiate”

La questione appalti
 L’art. 5 prevede che gli enti pubblici possano stipulare con loro convenzioni in deroga alla normativa sugli appalti. Ma chiarisce: “solo per la fornitura di beni e servizi diversi da quelli sociosanitari educativi”

L’Authority
 L’Avcp si occupa di vigilare sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture in tutti i servizi, per garantire il rispetto dei principi di trasparenza e correttezza delle gare d’appalto e il rispetto delle regole della concorrenza. Dal 2 luglio il presidente è Giuseppe Brianza.

*L’articolo nella sua versione integrale in formato PDF non è più disponibile in rete, il link rimanda a una pagina web in cui l’articolo è comunque riconoscibile.

1 commento »

  1. Arya said

    Le coop sociali hanno spesso un doppio scopo nascosto, il primo è quello palese di favorire e mantenere un bacino di voti sicuro e ottemperare a una sorta di distribuzione di lavoro non altrimenti erogabile. Entrambe gli scopi si possono ottenere con appalti diretti di coop che poi assumono persone indicate dal comune stesso. Così è chiaro che si distrugge la concorrenza nei prezzi ma sopratutto la professionalità di chi eroga il servizio. Si vedono tante volte fare dei pseudo appalti per il socio assistenziale con ditte che poi assumevano persone in carico agli stessi servizi sociali, qualificandoli con brevissimi corsi spesso erogati dalla stessa coop che ha vinto l’appalto e quindi del tutto autoreferenziali. E voglio sottolineare anche una cosa, che mi è sempre andata di traverso, i lavoratori (e sottolineo lavoratori e non soci) di coop sociali delle volte sono in mano a persone a cui interessa solo il lucro e che gestiscono numerose coop e i relativi appalti, derogando la gestione del personale come in una comune azienda. Peccato che i lavoratori non abbiano gli stessi diritti. Un saluto🙂

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