Servizi per disabili: il lavoratore che non c’è.


Ripartono finalmente i servizi per disabili sensoriali nella Provincia di Agrigento. Questa la buona notizia. La brutta notizia è che o si rinuncia al sabato o si termina i primi di maggio.
Occhi puntati sui disagi degli studenti, qualche genitore insorge ma nemmeno tanto, siamo nel mondo delle concessioni non dei diritti, acchiappiamo quel poco che ci viene dato, in fondo siamo tutti stanchi e logorati da questa crisi che c’è ed eccome se c’è.

Ricominciano i servizi ed io ritrovo la mia dimensione di lavoratrice, per i prossimi mesi potrò sentirmi meno frustrata ed inca***ta. Anzi no, inca***ta ci resto lo stesso e continuo a chiedermi come sia possibile che esistano lavoratori che non esistono.

Lavoratori per i quali si escogitano fantasiose soluzioni contrattuali finalizzate sempre a nascondere la verità: noi non esistiamo.
Non esiste il nostro profilo professionale, non esiste il nostro mansionario, non esiste nemmeno la coscienza di chi siamo e cosa diavolo andiamo facendo per le scuole e dentro le case. Il sostituto dell’insegnante di sostegno? Del bidello? Il doposcuola?

Con la buona pace di tutti quelli che fanno capire chiaramente cosa pensano di te quando ti dicono: meglio questo che disoccupato. Nel senso che io non valgo niente o nel senso che questo lavoro non vale niente? Perché delle due l’una.

Sul mio non valere niente si cade male, ho quel tanto che basta di consapevolezza per ritenere che svolgo con coscienza e competenza il mio lavoro.
Sarà allora proprio questione di lavoro, di questo lavoro, di questo accompagnare nello studio gli studenti sordi che non dev’essere un gran lavoro nella percezione altrui.
Altrimenti non me lo spiego.

Ci si appella alla mancanza di fondi. Dovrei rispondere che a tagliar fondi alle persone con disabilità non si fa una bella figura, piove sul bagnato, che lì dove ci sono difficoltà oggettive ci sono anche fior di leggi che regolamentano e disciplinano le soluzioni, gli interventi, le compensazioni dovute.

Sì, va bene, mi appello. Ma resto frustrata.
Lesa nella mia dignità di lavoratrice.

Io, per un attimo senza pensare alla persona che accompagno nello studio, alle centinaia di migliaia di studenti disabili che centinaia di migliaia di assistenti accompagnano nello studio. Solo a me, per un attimo penso a me che ho 42 anni e nessuna prospettiva di un futuro in questo settore.

Una scelta sbagliata e sbagliato essermi appassionata al mio lavoro, un lavoro che non porta da nessuna parte.

Perché non esisto e lì dove per regolamento provinciale vengo menzionata, vengo identificata solo come ausilio, strumento, fatto quasi marginale che si debba impiegare un individuo per fornire assistenza scolastica alle persone con disabilità.

Verissimo: ai lavoratori utilizzati si applichino i CCNL, ma solo per le giornate effettivamente lavorate e solo per i mesi che intercorrono tra dicembre e maggio. Poi chi se ne frega, vadano a far gli stagionali o tornino a far le mamme, ci vediamo ai prossimi fondi grattati. Si capisce allora perché il tour over è altissimo e le professionalità non riescono ad emergere, non c’è lavoratore professionista che reggerebbe a questa incertezza, non c’è lavoratore che potrebbe seriamente pensare di investire il proprio futuro in questo settore.

Allora occorre puntare in alto, non contro la Provincia Regionale di Agrigento che si arrabbatta e fa quel che può, che da un lato ci marcia e dall’altro ci soffre, che è solidale ma proprio non riesce a gestire un servizio di questo tipo, in fondo ingestibile perché non regolamentato a sufficienza, non tutelato, non garantito, lasciato alla discrezionalità della classe dirigente provinciale, al buon cuore e alle buone intenzioni.

Fatto è che io con le loro buoni intenzioni non riesco a realizzarmi. Diventa indispensabile che questi servizi vengano gestiti e garantiti e che questo mio lavoro venga tutelato, che si dia la possibilità alle professionalità di non fuggire in cerca di altro, diventa necessario che le professionalità vengano riconosciute e ripagate.

Riempirsi la bocca delle buoni leggi che l’Italia ha sulle disabilità non ha senso alcuno se poi manca l’applicazione corretta delle stesse leggi.  Fornire l’assistenza alla comunicazione per solo mezzo anno scolastico vuol dire fallire nelle politiche dell’integrazione e dell’inclusione, vuol dire continuare a considerare gli studenti disabili studenti di serie B, senza reale diritto di accesso all’istruzione. E per noi operatori significa non essere considerati lavoratori.  

In definitiva stiamo solo recitando la farsa dell’integrazione.

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