Lingua dei Segni. 1) Parlare e scrivere


Bene, sono trascorsi alcuni giorni dalla presentazione del nuovo testo della proposta di legge n.4207, in questo blog altre volte chiamata pdl per il riconoscimento della Lingua dei Segni (LIS) e le reazioni non sono state molte.

La prima cosa che salta all’occhio è che non è più la legge per il riconoscimento della Lingua dei Segni, ovvero il titolo con cui era stata approvata in Senato “Disposizioni per la piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della Lingua dei Segni” ha subito l’importante amputazione e rimane “Disposizioni per la piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva”.

Seconda cosa che salta all’occhio è la perdita del riferimento all’art.6 della Costituzione Italiana, relativo alle minoranze linguistiche, e alle Risoluzioni Europee 1988/98 sul riconoscimento della Lingua dei Segni da parte degli Stati membri dell’Europa.

Terzo:
l’art. 2 del nuovo testo di legge da una precisa linea di indirizzo: i sordi devono imparare a parlare e scrivere.

a) promuove l’acquisizione e l’uso da parte delle persone sorde della lingua orale e scritta;

Vero è che non c’è il riferimento alla lingua italiana per cui potrei interpretare la norma con la possibilità che il sordo impari a parlare in lingua dei Segni e a scrivere con la stessa lingua…
… che io sia cavillosa lo so da me…

ma.

posto che i sordi segnano, presumo che pensino segnando. Se imparano ad usare l’espressione verbale questa legge impone che si impari ad usarla in lingua italiana? Io direi di no.

Esempi per i non addetti ai lavori:
Lingua italiana – Il gatto è sopra la sedia
LIS – Sedia gatto sopra.

Lingua italiana – Mangio la mela
LIS – Mela mangio

Non essendo un esperta il linguistica LIS potete correggermi, ma diciamo che la traduzione dovrebbe rendere, grosso modo, la differenze tra le due lingue.

eheheh… come la mettiamo? Facciamo un bell’emendamento a specifica del tipo di lingua parlata e scritta o io continuo a rompere le scatole all’interno delle scuole…. ?
In altre parole: questa legge garantisce il bilinguismo, per cui quando si parla di lingua dei segni stiamo dando dignità di lingua alla lingua dei segni seppure non come minoranza linguistica..
oppure
stiamo parlando di bimodale, per cui la lingua dei segni diventa supporto all’acquisizione della lingua italiana?

NO, perché per noi operatori, assistenti alla comunicazione, la differenza non è da poco.

Nel caso del bilinguismo la forma di comunicazione utilizzata può essere in lingua dei segni o in lingua italiana secondo le competenze nell’una o l’altra lingua e, posto che la lingua dei segni sia lingua, la competenza alla comunicazione in lingua dei segni dovrebbe essere tenuta di conto e perseguita a pari livello della competenza in lingua italiana.
Se, invece,
la lingua dei segni è supporto alla lingua italiana, lo studente sordo non verrà valutato rispetto alle sue competenze linguistiche in lingua dei segni, ma sulla competenze in lingua italiana.

Lo so, troppi tecnicismi, mi è già stato rimproverato da più parti…

QUARTO, ma non meno importante: il sordo deve imparare a parlare e scrivere.

Il sordo, non il bambino sordo.

Ragazziiiiii… tutti a norma di legge?

Eh, no, non facciamo i furbi, se ci sono sordi che ancora non hanno imparato a parlare e scrivere non va mica bene, la legge che dispone per la vostra piena partecipazione promuove l’acquisizione della lingua parlata e scritta…

Speriamo che l’ENS si attrezzi per corsi di oralismo e scrittura rivolti agli adulti….

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