Sordi e Minoranze linguistiche.


A parte un colossale errore in Wikipedia che dà per riconosciuta la Lingua dei Segni dalla Regione Sicilia come minoranza linguistica…
da Wikipedia:

A livello di legislazione regionale, la Sicilia ha riconosciuto la LIS, con la Legge del 9 febbraio 2011.

mai avvenuto. Legge e riferimento inesistente.

… chi ha paura della minoranza linguistica?
No, perché il testo sul riconoscimento della lingua dei segni, ora testo per la piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva, partiva proprio da lì, dal riconoscimento della lingua dei segni come minoranza linguistica.

Sparito il riferimento dal nuovo testo e sparito dal ricordo di tutte le parti coinvolte… dev’essere stato un errore… una svista, chissà a chi era venuto in mente di avanzare una tale proposta…

Chiunque abbia fatto un corso LIS sa che la Lingua dei Segni è lingua di una comunità… così ci hanno spiegato, che la comunità dei sordi ha una sua lingua tramandata negli istituti che, in qualche modo, fungono da regioni avendo ogni istituto adattato i segni ad una sorta di dialetto.
Immagino già nei nuovi corsi: vietato ogni riferimento alla minoranza linguistica. Ma quale comunità, ma quale cultura dei sordi!
I sordi sono tanti, milioni di milioni, ognuno si regoli col proprio specifico caso e smettiamola di generalizzare!

Avendo studiato con passione la linguistica della LIS, avendone approfondito la storia, l’evoluzione, avendo avuto il trauma della scoperta antropologica del popolo sordo… è ovvio: rimpiango quel riferimento, insieme a pochi, silenziosi amici.

Alla Commissione Affari Sociali il dibattito si è arenato (in apparenza) sulla vecchia diatriba oralisti e segnanti, ma questa legge non era per gli oralisti, era una legge per i sordi segnanti educati alla lingua dei segni. Tutti sappiamo che ci sono mille sfumature ma che, sino a qualche mese fa, c’era una comunità orgogliosa e presente. Sino al qualche mese fa, in Italia, c’erano i sordi segnanti.
Oggi non si sa, una delegazione va a trovare i politici di turno, belle foto, richieste di riconoscimenti ma… i contenuti? Cosa si richiede?
L’elemosina di poter utilizzare la Lingua dei Segni?
O il riconoscimento di un diritto sancito dalla Comunità internazionale e ratificato dall’Italia?
No, perché per gli amanti della precisione qualche differenza ci sarebbe tra un fine ed un altro, qualunque sia il mezzo per raggiungerlo…

Il riconoscimento della minoranza linguistica conferisce dignità.
Il poter utilizzare la lingua dei Segni è una concessione.
Che poi si passi dalla promozione e tutela della Lingua dei Segni, in quanto lingua, in quanto patrimonio del popolo italiano, in quanto mezzo espressivo a parità della lingua orale ad un testo che prevede la promozione dell’apprendimento della lingua orale e scritta… on. Grassi puntualizza in uno degli emendamenti prima presentati e poi di forza ritirati: lingua italiana, badate, lingua italiana… che poi si passi da questo a quello la dice lunga su tante cose.

Prima di tutto dice che si passa da una legge sul riconoscimento della Lingua dei Segni ad una legge per i sordi oralisti e/o bilingui.

Niente di male, se non fosse il capovolgimento del testo approvato… e allora perché approvarlo? Meglio sarebbe stato rinviarlo al mittente con su scritto: inaccettabile.

Il nuovo testo non cambia di molto l’esistente, che la LIS venga usata è già dato, che venga riconosciuta… ma cosa riconosciamo? una lingua? una tecnica? uno strumento di comunicazione aumentativa?

La definizione di Lingua dei Segni manca, una mancanza non da poco soprattutto se poi si legge “LIS e altra tecnica” da cui deduco che la LIS sia una tecnica… un noto e famoso giurista mi ha insegnato che nei testi di legge non c’è una sola virgola, una sola congiunzione, una sola parentetica messa per caso, sono infatti determinanti nell’interpretazione dello spirito della legge.

“E altra tecnica”. Diverso sarebbe stato “LIS e tecniche”, in cui Lis è una cosa diversa dalle tecniche. “LIS e altre tecniche” include nel concetto di tecniche la LIS. Non essendoci definizione di cosa sia la LIS… il gioco è fatto e il dado è tratto!

Non stiamo più parlando di minoranza linguistica ma nemmeno di lingua, lo Stato potrebbe alla stessa maniera riconoscere la Comunicazione Aumentativa Alternativa, altra tecnica, che a differenza di una lingua non porta con sé valori di identità, appartenenza e comunità.

Il disconoscimento della cultura sorda con un colpo di spugna, questo nella realtà la nuova pdl 4207, inasprito dalla promozione della lingua orale e scritta (italiana, badate, italiana, non specificato per la solita superficialità di chi non vive la quotidianità di ciò su cui pretende di legiferare, se ne sono accorti dopo che, persone come me, su questa dimenticanza  possono dare filo da torcere…)

Perché promuovere la lingua italiana significa conferire status effettivo di linguaggio mimico gestuale alla LIS.

Per questo non credo che il vero nemico della LIS sia la comunità dei sordi oralisti.

Temo che siano i sordi segnanti ad avere avversione per la minoranza linguistica. I sordi colti, in Italia, si esprimono in lingua italiana.

Avanzare l’ipotesi di una dignità alla Lingua dei Segni significa restituire dignità a chi si esprime, invece, con la LIS.

Temo siano i sordi segnanti bilingue quelli veramente poco propensi ad accettare altro status oltre il proprio e che questa legge sia avversa a chi cerca dignità sociale a livello personale e/o di gruppo elitario e  non persegue, invece, la difesa dei diritti degli individui tutti.

Temo che la minoranza linguistica sia più minoranza di quello che appare a noi udenti, più silenziosa e di certo in nessun modo rappresentata da alcuno.

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