Operatori della Lingua dei Segni e Sordi oralisti: con la Legge 684 a rischio centinaia di posti di lavoro.


Riconoscere e promuovere la Lingua dei Segni, secondo la FIADDA, sarebbe solo l’egoistico bisogno di operatori LIS di avere un lavoro.

“Un’onesta e obiettiva analisi del fenomeno evidenzia poi che un’informazione scorretta sui reali bisogni delle persone sorde e la necessità di reperire un lavoro stabile e duraturo ha indotto molte persone a frequentare tali corsi, investendo in essi anche cospicuamente. Non si può barattare il diritto, giusto e sacrosanto, al lavoro degli operatori ed interpreti lis come concetto solutorio e indispensabile per garantire l’inclusione della persona sorda nella società” http://www.fiadda.it/notizia/72-PdL_C4207:_il_parere_della_Fiadda/

Stando a ciò io, per lavorare, avrei bisogno della persona sorda segnante.

A riprova che l’ipocrisia non sta mai da una sola parte: io veramente lavoro da tre anni con sordi oralisti, dopo aver fatto un corso di tecnico LIS, uno di assistente alla comunicazione scolastica LIS, avendo continuato ad aggiornarmi sulla LIS con costose giornate studio e infinite ore di studio individuale e personale sugli aspetti più teorici… mai utilizzato la LIS nella mia professione.

Gli operatori della LIS in tutta italia sono pochini pochini, molti di più gli assistenti alla comunicazione che si dedicano all’accompagnamento scolastico di minori ipoacusici.

Ipocrisia.

Gli oralisti “non vogliono i corsi LIS”.

Anche ad Agrigento i genitori oralisti dei sordi oralisti non vogliono i corsi LIS.

Però richiedono puntualmente gli operatori LIS, e decidono della loro vita professionale perché uno delle storture più aberranti che derivano dal passato di questa figura professionale – l’assistente alla comunicazione per sordi – è che le famiglie possono indicare l’operatore.

Come da legge, le persone che avevano familiarità col sordo potevano assisterlo, gli interpreti e gli assistenti alla comunicazione in origine sono stati parenti amici e volontari e porca miseria se è difficile oggi far capire che voglio lavorare come assistente alla comunicazione, senza vergognarmi di pretendere un adeguata retribuzione, stabilità e continuità. Perché questa è una professione, un attività economica, niente di scandaloso, si tratta di un lavoro in una relazione di aiuto come centinaia di altre professioni.

Ma cosa c’entra   il mio lavoro di assistente alla comunicazione con il riconoscimento della Lingua dei Segni?

Nulla.

Poco.

Anzi a ben vedere io ne potrei solo essere danneggiata perché… niente niente se la Regione Sicilia riconoscesse l’assistente alla comunicazione solo ai sordi segnanti come da nuova Legge Regionale 23/2011…?

Ah, bè, il colmo dell’ipocrisia allora sarebbe questo: il riconoscimento della Lingua dei Segni ai sordi oralisti probabilmente farebbe perdere l’accesso all’assistenza scolastica (quell’assistenza ai sordi di competenza dalle Provincie – Legge Regionale 33 del ’91)

Cari genitori della FIADDA, dove prendete gli operatori che accompagnano i vostri figli alla comprensione della lingua italiana? Facciamo adattamento del testo per i sordi oralisti, i sordastri e i sordi impiantati, semplifichiamo e colmiamo le lacune inferenziali, litighiamo a mai finire per spiegare ai professori che comunque quel sordo è sordo, anche se non segna.

Cari genitori di studenti audiolesi, facciamo che in realtà la paura vera che avete è di perdere gli operatori che assistono i vostri figli, di perdere questo limbo dove tutti possono pretendere tutto e nessuno risponde di nulla.

Facciamo che questa legge non sancisce solo un diritto sacrosanto per un gruppo linguistico ma mette anche paletti verso chi ha per anni approfittato di tutto quello che in nome di quel gruppo si era ottenuto.

Come ho già riportato in un altro post:

lezione della dottoressa Panizzolo secondo cui il bambino sordo NON deve avere l'assistente alla comunicazione

dott. Panizzolo, logopedista

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