Lingua dei Segni: Proposta di legge Regione Piemonte e critiche del comitato


Questa la proposta di legge regionale n. 86 presentata il 29 Ottobre 2010 Regione Piemonte.
Assegnata alla commissione VI in sede referente in data 12 novembre 2010 .

Art. 1
(Finalità)
1. In applicazione degli articoli 3 e 6 della Costituzione, ai sensi della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo il 5 novembre 1992, in ottemperanza alle risoluzioni del Parlamento europeo del 17 giugno 1988 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C 187 del 18 giugno 1988 e del 18 novembre 1998 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C 379 del 7 dicembre 1998, vista la Risoluzione dell’Unesco resa a Salamanca nel giugno 1994, viste le sollecitazioni dell’Unione europea dei sordi, in armonia con i principi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 30 marzo 2007, nell’ambito delle finalità della L. 5 febbraio 1992, n. 104, vista la L. 3 marzo 2009, n. 18, letto il disegno di legge n. 37 comunicato alla Presidenza del Senato il 29 aprile 2008 ed i successivi emendamenti presentati, sentita la sezione piemontese dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi, la Regione Piemonte promuove il riconoscimento della lingua dei segni come lingua non territoriale propria della comunità dei sordi.
2. Il riconoscimento della lingua dei segni favorisce la comunicazione tra udenti e sordi e costituisce una forma di integrazione sociale per questi ultimi favorendo la loro partecipazione alla vita collettiva.

Art. 2
(Diritti delle persone sorde)
1. La Regione Piemonte promuove l’acquisizione da parte delle persone sorde della lingua dei segni in forma orale e scritta, da apprendere anche attraverso l’impiego delle tecnologie disponibili per il recupero delle capacità percettive uditive e per l’informazione e la comunicazione.
2. La Regione Piemonte consente l’uso della lingua dei segni nonché di ogni altro mezzo tecnico, anche informatico, idoneo alla comunicazione delle persone sorde sia in giudizio sia nei rapporti con le amministrazioni pubbliche.
3. La lingua dei segni gode di tutte le garanzie e delle tutele di cui alla presente legge conseguenti al riconoscimento di cui all’art. 1.

Art. 3
(Regolamento)
1. Nell’ambito delle finalità della presente legge regionale la Giunta regionale, di concerto con gli assessorati competenti e sentite le associazioni di cui alla L.R. 37/2000, con regolamento da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della stessa detta le disposizioni per l’attuazione di quanto previsto dall’articolo 1. Il regolamento deve:
a) prevedere disposizioni volte a consentire l’uso della lingua dei segni nei giudizi civili e penali con ogni mezzo tecnico anche informatico stabilendone le modalità più appropriate secondo lo stato della tecnologia;
b) stabilire, secondo i criteri tecnici indicati nella lettera a), le modalità atte a consentire l’uso della lingua dei segni nei rapporti con le pubbliche amministrazioni nonché con le amministrazioni regionali e degli enti locali;
c) stabilire, con i medesimi criteri, le modalità dell’insegnamento della lingua dei segni nella scuola primaria anche attraverso attività di sostegno e servizi specialistici al fine di rendere effettivo per i sordi l’adempimento dell’obbligo scolastico;
d) stabilire le modalità di studio per i sordi nella scuola secondaria e nei corsi di laurea e post laurea al fine di rendere effettivo per i medesimi il perseguimento delle successive scelte di istruzione;
e) dettare ogni altra disposizione atta a consentire la piena applicazione delle disposizioni, risoluzioni e indicazioni di cui all’art. 1, comma 1 della presente legge regionale.

Art. 4
(Neutralità finanziaria)
1. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica della Regione Piemonte. Le pubbliche amministrazioni deputate e competenti provvedono alle attività previste dall’articolo 3 con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili alla data di entrata in vigore della presente legge.

E questo la posizione del Comitato dei familiari dei Disabili Uditivi.

LIS, IL COMITATO FAMILIARI DISABILI UDITIVI CRITICA LA PROPOSTA DI LEGGE PIEMONTESE
Una “proposta di legge inutile e dannosa, che norma quanto già normato dalle leggi nazionali”: così il comitato definisce la pdl regionale 86. Il riconoscimento della lingua dei segni è “ghettizzante” e “legato a benefici economici collegati allo status di minoranza linguistica sorda”

ROMA – Una “proposta di legge inutile e dannosa, che norma quanto già normato dalle leggi nazionali”: così il Comitato nazionale genitori familiari disabili uditivi definisce la proposta di legge 86 della regione Piemonte che reca “Disposizioni per la promozione del riconoscimento della lingua dei segni italiana e per la piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva”. La prima annotazione è che “tutte le materie indicate nella pdl stessa, sono già previste dalla normativa nazionale”, che garantisce interpreti a scuola, all’università, in sede giurisdizionale e in alcuni telegiornali. La stessa normativa nazionale prevede l’attuazione della Legge 104/92 per l’inserimento scolastico e lavorativo e, a spese degli interessati l’accompagnamento di interpreti gestuali in tutti gli uffici pubblici.

Per quanto riguarda il progetto di legge regionale, il Comitato elenca schematicamente i principali nodi critici: primo, il “mancato riferimento al piano sanitario ragionale, fiore all’occhiello e motivo di vanto e orgoglio della regione Piemonte, che tramite la Rete audiologica predispone e organizza un percorso programmato finalizzato alla diagnosi e al trattamento precoce dei difetti di udito neonatale. Il secondo punto critico è il riferimento al primo testo della pdl C. 4207, approvato in Senato e modificato con un nuovo testo base”: una proposta di legge, scrive il comitato, “che ci vede ancora contrari, ma che ha eliminato dal titolo il riferimento al ‘riconoscimento della Lingua dei segni italiana’. La proposta di legge nazionale C. 4207 è oggi ancora all’esame delle competenti Commissioni della Camera dei Deputati, ma il suo iter è di fatto fermo”.

Al terzo punto, il comitato denuncia il carattere “unilaterale e ghettizzante di questa proposta di legge, che indica nella cosiddetta Lingua dei Segni lo strumento di ‘comunicazione tra udenti e sordi’. Ma se il reale intento di questa legge fosse la richiesta di parità di accesso dei cittadini non udenti alla pubblica amministrazione regionale, che fine hanno fatto tutti quei mezzi comunicativi informatici e la sottotitolazione, servizi di cui sicuramente c’è bisogno e che sarebbero molto meno dispendiosi, duttili, e maggiormente aggiornabili nonché utili non solo alla persona sorda ma anche ai cosiddetti normoudenti? In realtà – affermano gli autori della lettera – dietro a questa proposta di legge, che cerca di celare i suoi reali intenti dietro alla richiesta di parità di accesso dei cittadini non udenti alla pubblica amministrazione, c’è solo l’unico e vero interesse: il riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni, legato a benefici economici collegati allo status di minoranza linguistica sorda”.

Il documento denuncia poi, nei punti successivi, “l’abusato riferimento” alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e all’articolo 3 della Costituzione italiana: “per raggiungere l’obiettivo della piena inclusione, della pari dignità sociale, è necessario la messa in atto di un adeguato protocollo sanitario (screening neonatale, diagnosi, protesizzazione o impianto cocleare e abilitazione alla parola), educativo e scolastico. La Regione Piemonte ha una politica attenta e avanzata in questo campo, che può e deve essere migliorata, non certo celando il problema dietro il riconoscimento di uno strumento comunicativo anacronistico e ghettizzante”.

In conclusione, il Comitato “chiede che sia portato alla luce il reale e unico fine di questa proposta di legge, che sia abbandonata ogni velleità ingiustificata di stigmatizzazione della persona sorda, per operare proficuamente alla costruzione di cittadini orgogliosi di essere semplicemente italiani. Cestinate quel disegno di legge, avrete onorato la cultura dei diritti umani”.

(17 gennaio 2012)

2 commenti »

  1. E’ sempre più incomprensibile l’urlo che si leva da parte del “Comitato nazionale genitori familiari disabili uditivi”, da poco nato: per contrastare la proposta di legge n. 4207 “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva”, come loro stessi dichiarano nel loro sito.

    Codesto Comitato, di cui non si conoscono i componenti, lo statuto e l’atto costitutivo, redige comunicati contro il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana.
    E’ paradossale come quelle che indicano come priorità, corrispondano esattamente alle cose che vuole ogni genitore con un bambino sordo:

    1. Screening uditivo neonatale.
    2. Sostegno alla famiglia.
    3. Protesizzazione o Impianto cocleare
    4. Precoce intervento logopedico.

    Infatti qualsiasi genitore, sordo o udente che sia, desidera che il proprio bambino sordo possa parlare.
    A parità di interventi logopedici, ci sono bambini con sordità profonde che parlano bene, altri con sordità leggere che parlano male, sia che siano protesizzati o impiantati, sia che usino la LIS o non la usino. Non esiste un “metodo perfetto”. Se esistesse, la sordità sarebbe debellata.
    Ma non è così.
    Un’altra cosa che accomuna tutti i genitori con figli sordi, è lo “sconcerto”, la sofferenza, davanti alla scoperta della sordità. E l’ansia, l’ansia di dover scegliere per il proprio figlio.
    Le scelte, sopratutto se così sofferte, vanno rispettate.

    I componenti del novello “Comitato nazionale genitori familiari disabili uditivi”, parlano della Lingua dei Segni in termini riduttivi declassandola ad una sorta di pantomima, mostrandosi ignoranti, a bella posta, degli studi scientifici degli ultimi trenta anni che descrivono la rilevanza psicologica, pedagogica e neuro-psicologica della Lingua dei Segni.
    Gli studi sull’apprendimento linguistico dei bambini nati sordi hanno mostrato che quelli esposti alla lingua dei segni in età precoce raggiungono un livello di competenza linguistica migliore anche per quanto riguarda la lingua parlata.

    Le considerazioni dell’esordiente comitato sono offensive nei confronti di chi opera scelte educative diverse dalle loro.
    La nostra Associazione Vedo Voci, opera da 17 anni sul territorio nazionale, nel trasparente spirito del volontariato. I nostri figli sono bilingui a tutti gli effetti, fanno parte sia del mondo udente che di quello sordo. Usano la lingua dei segni in alcuni casi e quella orale in altri; sanno insomma comunicare in modo soddisfacente col mondo che li circonda, e possono relazionarsi culturalmente al mondo degli udenti e dei sordi. E tutti hanno risultati scolastici sorprendenti.

    Tuttavia, rispettiamo la scelta educativa delle famiglie orientate alla esclusiva comunicazione orale-uditiva.
    Non si capisce perché, invece, entità quali il “comitato nazionale genitori familiari disabili uditivi”, pretendano d’imporre la loro scelta alla stragrande maggioranza dei sordi che utilizzano con successo la LIS come modalità naturale di comunicazione, di apprendimento e d’inclusione sociale, negando loro il riconoscimento della Lingua dei Segni.

    Non è provato che un bambino educato con la sola comunicazione orale, abbia un futuro migliore di quello educato con il Bilinguismo (Italiano/Lis). E non vogliamo neanche affermare il contrario, ma siamo sicuri del fatto che un bambino in difficoltà ha bisogno di tutti gli strumenti immaginabili, TUTTI, compresa la possibilità di usare la Lingua dei Segni.
    E’ sacrosanto per tutti poter accedere alla conoscenza e se questo avviene con un approccio globale, è sicuramente più efficace.

    Stupisce anche l’affermazione del debuttante “comitato nazionale genitori familiari disabili uditivi”, circa le voci di spesa addirittura sostenendo che gli insegnanti di sostegno verrebbero sostituiti dagli interpreti. Evidentemente ignorano qual’è la prassi per le assunzioni degli insegnanti di sostegno. Ed ignorano anche che in realtà come quella della scuola di Cossato, si attua un notevole risparmio proprio nell’utilizzo degli insegnanti di sostegno, impiegandone uno solo per più alunni.

    Azzardano un “calcolo approssimativo” di 200 milioni di Euro.
    Ma su che base? Con quale documentazione?
    Sostengono che il riconoscimento della Lingua dei Segni è in contrasto con l’art. 3 della Costituzione Italiana, che sancisce l’uguaglianza e la pari dignità sociale di tutti i cittadini davanti alla legge.
    E perché mai? E’ vero il contrario: L’attuazione del pdl n.4207 darebbe alle persone sorde che usano la LIS (la maggior parte dei sordi italiani!) la possibilità di rientrare a pieno titolo nelle finalità dell’art. 3 della Costituzione Italiana.

    Le nostre richieste
    Vedo Voci, Associazione genitori bambini e ragazzi Sordi, ONLUS chiede:
    Di promuovere la rimozione delle barriere che limitano la partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva con il riconoscimento della Lingua dei Segni, nell’ambito delle finalità della legge 5 febbraio 1992, n. 104, rivolta a garantire il rispetto della dignità umana e dei diritti di libertà, di autonomia e di indipendenza delle persone con disabilità, assicurandone la piena integrazione nella vita sociale, economica, politica e culturale del Paese.
    il rispetto della Costituzione italiana e in particolare dell’articolo 3 e in virtù della ratifica con legge 3 marzo 2009, n.18, della
    Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006:
    a) promuovendo l’acquisizione e l’uso da parte delle persone sorde della lingua orale e scritta;
    b) riconoscendo la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e promuovendone l’acquisizione e l’uso;
    c) promuovendo la ricerca scientifica e tecnologica per la definizione di buone pratiche fondate sulle evidenze scientifiche, anche in relazione agli impianti acustici e alle tecnologie necessari per la comunicazione e l’accesso all’informazione;
    d) promuovendo inoltre la ricerca scientifica e tecnologica in ambito linguistico, sanitario, psicologico, educativo e sociale relativa alla sordità, alla LIS e al suo uso;
    e) promuovendo la diffusione degli interventi diagnostici precoci e l’attivazione degli interventi riabilitativi per la sordità congenita o acquisita.

    Riconoscere la Lingua dei Segni, come già fatto molti Stati europei ed extra europei, e diverse amministrazioni regionali in Italia, è un atto di civiltà.

    Martedì 31 gennaio 2012

    Vedo Voci
    il Presidente
    Melania Vaccaro

    http://www.vedovoci.it

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  2. tasti said

    Gentilissima,

    La ringrazio per il suo ottimo intervento, che mi vede completamente d’accordo.

    Purtroppo temo che l’interesse reale del riconoscimento della Lingua dei Segni come lingua di minoranza sia ormai una battaglia superata persino dall’ENS.

    Le interpretazioni strumentali fatte dagli avversari della LIS, (non dagli oralisti che in quanto tali non sono di necessità contro la LIS) ma dagli avversari della LIS sono sempre fatte, purtroppo,a difesa di interessi particolari: “Non date le somme a loro che servono a noi” da un lato e “se ci riconoscono minoranza linguistica perdiamo le previdenze” dall’altro… posizioni entrambe basate su egoismi, pregiudizi ed ignoranza al meglio e volontaria reinterpretazione finalizzata al diffondere false paure al peggio… A nulla vale citare la documentazione internazionale che, a tutti i livelli, sta andando decisamente e senza timore verso il riconoscimento di una lingua e di una comunità, poiché come al solito, gli esperti azzeccagarbugli italiani rinunciano volentieri a due polli se c’è da accontentare qualche potente.

    Chi sono i potenti in questa storia? Questa sarebbe la domanda davvero interessante da porre. Sinceramente non credo che i “potenti” siano i genitori di bambini sordi da una parte o gli interpreti dall’altra…

    E’ evidente che ci sono aspetti della questione che non sono stati debitamente analizzati e portati sul piano della discussione, tutti quegli aspetti che nulla hanno a che fare con i diritti e molto, invece, con orti e orticelli.

    Tasti

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