Menti brillanti e pubbliche offese.


Opinione comune vuole che quando si riceve un offesa non si debba reagire… se reagisci vuol dire che l’offesa ha toccato qualche tasto dolente.
L’opinione comune difficilmente si trova nella mia testa, anomalie genetiche… credo.

Così se qualcuno mi urla contro qualcosa di vero non parlo di offesa, sempre che non ci sia l’intenzione dell’offesa a prescindere dal contenuto.
Generalmente io mi offendo se mi viene detto qualcosa che non corrisponde al mio essere. La reazione dipende dal danno morale che si subisce, più lo si avverte come grave più ci si offende.

Ovvio: ho ricevuto un offesa tanto pesante da sentire l’esigenza di parlare di “offese”.

In un aspetto particolare: la pubblica offesa, l’offesa che è strumento per deleggittimare l’avversario.

L’offesa usata quando ci si trova in difficoltà nell’argomentazione.

Nel peso dell’offesa va posto innanzitutto l’intenzionalità. Se vuoi offendermi posso offendermi anche per un tono, se non vuoi offendermi puoi dire cose non veritiere che verranno chiarite, se non c’è intenzionalità si chiede scusa.

Ma la pubblica offesa non ammette scuse perché perderebbe l’effetto che vuole ottenere: l’applauso del pubblico dell’arena.

Cosa che a me importa quanto il derby di calcio di fatevoichi.

L’aspetto che invece mi colpisce è la sensazione di vergogna che ne deriva, quel “mi vergogno per te” al posto tuo, in tua vece, non essendo tu capace di vergognarti di te stesso.

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