Io non capisco tu non capisci egli non capisce…


Pare che si sia in un mondo in cui tutti spiegano e nessuno capisce.

Qualcuno ci fa pure i soldi a continuare a spiegare che nessuno può capire.

Poi, però, guai a mettersi davanti ad uno specchio e chiedersi ma io, io che spiego, io che continuo a dire e ridire che nessuno capisce e che spiego perché qualcuno, almeno uno capisca…. io ho mai capito altro? Ho mai ascoltato altro?

Sino a quando si ragiona per categorie è troppo facile accumulare acredine e odio verso chi, della tua categoria, non sa nulla. No, non è che non capiscono, è che proprio ignorano. E non è che tutti siano tenuti a sapere tutto di ogni cosa. No, eh, sarebbe il caos, garantito.

Io ignoro un tale enorme numero di cose che, nelle mie più sfrenate fantasie… il Paradiso è un documentario di Piero Angela in collaborazione con Spielberg a cura di John Grierson che mi mostra tutto. Ma tutto proprio tutto.  Un eternità per diventare onnisciente, poi una seconda eternità per  capire tutto quello che ho saputo. 

Una terza eternità per verificare se ho capito bene o se non sarebbe il caso di rivedere tutto da capo perché si sa mai una distrazione e vai, tutto sbagliato, non ho capito niente. E, sono convinta, in ogni caso metterei del mio, pregiudizi, esperienze, condizionamenti… una quarta eternità la dovrei trascorrere con un interlocutore con cui confrontarmi per arrivare al sapere condiviso.

Eccetera.

Decisamente troppo lungo.

In ogni caso è giusto che faccia outing e confessi: innanzitutto non capisco un tubo di fisica, elementi di. Quindi tutto quello che viene appresso per me è catalogabile tra i dogmi. Com’è possibile che da un cellulare la mia voce arrivi da Agrigento in Giappone? non lo so, con i telefoni con i fili c’era l’illusione che la voce viaggiasse dentro un filo, così no, non vale, m’hanno tolto pure l’illusione.

E non ho la più pallida idea di come si viva con un bambino che non ha la percezione del dolore, dev’essere tremendamente difficile e complicato, ma … non lo so.

Non so cosa significhi avere una depressione, ho provato anche a leggere i libri di Willy Pasini ma mi sa che nemmeno lui lo ha compreso.

Non so cosa significhi crescere tra gli altri avendo una balbuzie. Una dislessia. Una discalculia. Credo sia una sensazione abbastanza brutta, ma non so.

Non so cosa significhi essere anziano che perde autosufficienza, dipendere da una figlia, da una moglie, da un volontario, da un estraneo. Non lo so, ma credo ci voglia una grande forza d’animo per essere un anziano.

Non so cosa significhino tantissime condizioni umane, molte delle quali non so nemmeno che esistano.

Eppure cerco di fare lo stesso del mio meglio, incontro persone, mi faccio conoscere e cerco di conoscere. Alle volte riesce, alle volte no.

Ammetto che studio parecchio anche indipendentemente dai miei interessi più stretti, m’allargo sempre notevolmente, cosa tira cosa, link chiama link e credo di aver capito che quando Socrate diceva che sapeva solo di non sapere… non stava facendo lo sbruffone, non era messo lì con la faccina furba di chi t’ha detto la frase famosa e aspetta l’applauso.

Io non capisco. Spiegare, prego.

Però attenzione a cosa si vuole che io capisca perché altrimenti divento antipatica. Devo capire la condizione o te?

No, perché sarebbero cose diverse e se devi spiegare parti almeno dall’avere le idee chiare: mi vuoi spiegare la condizione o mi vuoi spiegare come tu vivi questa condizione?

Perché se non  fai questa differenza, se ritieni che il tuo essere sia una condizione universale devi avere la certezza che non esistano persone che la vivono diversamente.

Se per te la tua condizione è terribile accertati che non esistano persone che ritengono di star vivendo una condizione tutto sommato accettabile, accettabile, decisamente accettabile, normale, splendida, l’unica che vorrebbero vivere. Perché la cosa cambia notevolmente anche con un semplice millesimale grado di differenza.

Se non hai la capacità di distinguere che esiste una condizione e come la si vive è altro… difficile che tu possa spiegare. Ed io mi confondo.

Perché devo decodificare ed organizzare materiale diverso.

Ad ogni tua informazione devo separare il dato che discende dalla condizione da quello che discende dal tuo sentirti in quella condizione.

E non è facile!

E non venire a dirmi che non capisco se non sei capace di spiegare!

Perché magari ho già affrontato l’argomento con qualcun altro, prima di te, oppure ho semplicemente studiato e no, non è che se ti senti male da morire significa che quella condizione procura un malessere esistenziale in sé, sei tu che la prendi così.

E quindi, arrivati a ciò, deve proprio essere vero:

io non capisco, tu non capisci, egli non capisce.

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