Il candidato sindaco. Agrigento 2012


I maja c’entrano eccome. Rideva Turiddu. Gli era preso così, a ridere. Lo vedevano fissare il soffitto, poi diventare rosso rosso, si tratteneva perché voleva evitare, ma non riusciva e scoppiava la risata. “I maja”. tra un sussulto e l’altro. “I maja”.
Ne era certo il povero Turiddu che proprio non si capacitava di quanto stava accadendo.
Aveva tutto distrutto, l’ignoto Turiddu: vita, famiglia, finanze, relazioni sociali. Presente e futuro. In un sol colpo, in una mattina qualunque, aveva deciso di farlo il passo da kamikaze: era andato dai carabinieri.

Perché andare dai carabinieri è cosa da folli in certe zone d’Italia, andare dai carabinieri significa qualcosa di peggio di un suicidio, in certe zone d’Italia, significa che se deve morire Sansone si tirerà dietro qualche filisteo e molti parenti innocenti.

Innocenti di che? Si chiedeva Turiddu.

Innocente la moglie che lo aveva lasciato? Il figlio che poco ci mancava e gli sputava in faccia?
Innocenti forse solo le creature, che avrebbero pagato pure loro quell’entrata nella caserma, perché sarebbero state per sempre le nipoti di Turiddu. L’Infame.

Il suo unico svago era il PC, internet. Grazie a quello schermo la prigionia era meno qualunque cosa si potesse dire di una prigionia alleviata da un PC. Era meno. In qualche modo partecipava direttamente a tutti gli avvenimenti, non doveva aspettare come un cane affamato per sapere dai suoi carcerieri le notizie del mondo.

Scorta. Angeli. Ma sempre carcerieri di mestiere.

Insomma lui c’era entrato e aveva preso a parlare. Nomi cognomi e fatti. E gli angeli adesso provvedevano a mantenerlo in vita.

Mille volte al giorno si chiedeva se non sarebbe stato meglio continuare a tacere. Poi ricordava la strafottenza dei volti, l’ipocrisia dei sorrisi di chi non voleva sapere ma sapeva, di chi “se sei uomo dovi tenere tutto dentro e proteggere i tuoi cari”. Invece aveva detto tutto con soddisfazione, con una vera, grande, liberatoria soddisfazione di essersi comportato per una volta da uomo, come Dio comanda.

Alla televisione s’era preso a dire che la mafia è un invenzione. A Turiddu il sangue ci ribolliva quando sentiva che la mafia non esisteva, perché se non esisteva allora lui aveva fatto una minchiata. Ci venivani i dubbi, la sera i dubbi ci venivano. Poi, la mattina, ricordava di nuovo e i dubbi passavano.

Ma da qualche settimana la cosa del dubbio era peggiorata: forse l’avvocato dei suoi aguzzini era il candidato sindaco della sua città.

Gli sembrava di star uscendo pazzo e aveva di nuovo aspettato come un cane affamato gli angeli e chiesto. Proprio quell’avvocato? Forse era una minchiata di qualche giornalista, i giornalisti a scrivere minchiate sono assai capaci, forse qualcuno che voleva male allo schieramento politico e aveva messo in giro la voce del candidato sindaco difensore della mafia.

Poi però la conferma. Solo che lo schieramento politico non era quello ma l’altro.

Allora Turiddu aveva smesso di avere i dubbi la sera e adesso aveva una sola grande certezza: aveva fatto una minchiata. Colpa dei maja. E scoppiava in gola la risata che come un eco rimbombava nel cervello vuoto ormai di pensieri.

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