Formazione all’amore. Ricordi.


Il tappeto continuava a scorrere indifferente agli altrui desideri. Azzurro come il cielo di primavera ché andare a lavorare doveva essere la cosa più bella che esisteva una volta, quando esisteva l’andare a lavorare.

Se ci vedevi su qualcuno era certo del governo, un funzionario che  ancora si poteva permettere di avere una meta.

La totalità di noi scorazzava lento e colorato davanti gli schermi, cercando qualcos’altro da amare.

Il nostro unico lavoro doveva essere “amare qualcosa – che poteva anche essere qualcuno – ma che rappresentasse per noi qualcosa” altrimenti non si poteva parlare di amore, una delle regole base del corso delle relazioni a cui si partecipava quando si era bimbi e ti formavano alla vita. Era inserita nei cinque anni di formazione primaria, così da avere a 10 anni individui già pronti all’amore. Cinque le aree di insegnamento: a 5 anni si dedicava maggior tempo alla prima, con accenni della seconda area e della terza e solo nozioni della quarta e quinta. Man mano, negli anni, le proporzioni si modificavano sino ad arrivare all’inverso, il quinto anno era l’area sessuale quella preponderante e le basi ormai consolidate erano divertenti esercitazioni e divertenti momenti di imbarazzo per chi ancora – e a quel punto per sempre – non era riuscito a cogliere l’essenza delle cose.

La prima area erano  le basi, ti insegnavano quali erano le cose da amare.

La  seconda l’associazione, ti insegnavano a riconoscere le cose nelle persone

La terza la relazione, ti insegnavano a dare e avere.

La quarta era la separazione, ti insegnavano a terminare.

La quinta era il sesso, ti insegnavano il piacere e da lì potevi cominciare il tuo tirocinio. Attorno ai 14 anni eri infine pronto a vivere da solo la tua vita.

Se eccellevi abbandonavi gli studi e ti avviavano alla carriera di Oggetto di lusso, da cui potevi ambire a Promoter del lusso, se acquisivi una solida padronanza della arte amatoria. Se non eri portato… continuavi gli studi e ti avviavano ad un attività di consumo qualunque.

Così, mentre cercavo nelle visioni multidimensioni e di tanto in tanto mi addentravo in quelle miltisensoriali, tutto mi sarei atteso tranne che vedere il funzionario sobbalzare. Si dice così, anche se la parola non è più in giro da decenni, l’ho recuperata nella memoria di quello che era stato per me oggetto di vero e profondo  imbarazzo ai tempi del terzo, mi pare… sì, terzo anno di scuola. Qualche insegnante doveva aver messo una distrazione nelle cose della relazione, viaggi, abiti, piacere fisico, insomma tutto quello che implica lo stare con qualcuno. Un reperto completo: libro, sovracopertina e fascetta; non ero stato svelto a capire che era l’intruso, l’oggetto che non vale niente e ti fa decrescere di valore. Non so cosa mi avesse fatto perdere concentrazione, forse il fatto di non aver mai visto una vera fascetta sui libri antichi, m’era sembrato uno sfregio, mi aveva incuriosito. Così avviandomi alla multisensorialità lo avevo sentito tra le mani e apertolo avevo trovato quella parola in caratteri classici, un libro sullo scrivere, non sto a spiegarvi cosa sia  lo scrivere, adesso, non l’ho capito bene nemmeno io e non feci domande,  ero già profondamente mal visto per il semplice fatto di aver scelto l’oggetto sbagliato. Doveva però essere legata alla fase di produzione delle parole del libro, ma altro non so, sostituiva il dire le parole, una qualche fase intermedia tra il dire e il leggere.

La fase di recupero della mia parola invece era stato un piccolo lampo di genio , quand’ero ancora in fase di formazione, attorno ai 13 anni, mi venne dato l’incarico di attirare le attenzioni di un governante, noto per essere sin troppo difficile da attrarre. Non ero molto ben visto dal corpo docente, era la vendetta di qualche professore per qualche mio fallimento di troppo. Avevo da sedurre questo tizio e nella sessione di inizio, quella che se sbagli non hai il tempo di dire “ti piacerebbe… “ che ti ritrovi in una stanza da solo con la certezza che al di là del vetro qualcuno ha ti ha inserito nel database dei sottoprodotti, proprio nella sessione di inizio recuperai il ricordo.

Lo vidi entrare e capii che ero nei guai, lo studiai attentamente, prima la cornice della parte superiore del corpo, quella che dice cosa vuoi dagli altri, poi mentre si girava per esporre il retro, quello che vuoi dare, notai qualcosa di strano sulle punte delle dita. Errore, mai guardare le parti del nude del corpo, quelle sono le distrazioni, non riuscirai mai a capire nulla di una persona se non ti concentri sull’involucro e perdi tempo a studiarne le caratteristiche puramente fisiche. Ma il danno era fatto e notai una piccola macchia all’interno dell’indice destro. Era dentro il libro, la buffa immagine piatta di un indice con una macchia nera come quella, che non so assolutamente cosa  fosse perché l’unica cosa che ero riuscito a cogliere di quello straneo oggetto nella frazione di tempo che restai impietrito e indeciso sul come rimediare all’errore, distolti gli occhi dall’immagine, era la parola “sobbalzare”.

“Sobbalzare”. Mi capita di dire a bassa voce l’ultima parola pensata, uno dei motivi per cui non avrei mai avuto speranza, prima di quel giorno, di diventare un prodotto di lusso destinato ai governanti. La bocca è più veloce del pensiero e il sussurro viene colto dalle persone sino ad un paio di metri di distanza, cosa che mi aveva fatto elaborare una mia teoria della distanza di seduzione, ampliando la mia personale zona di attrazione.

Ma in quella stanza di due metri per due non potevo sfuggire e la parola sussurrata restò sospesa tra me e lui.

Si girò, mi fissò negli occhi tralasciando anche lui i riti della  scelta. Se fosse stato lui in prova avrebbe già fallito perché prima di poter dire di che colore sono gli occhi devi avere già tutto il quadro completo circa abiti, accessori, gadget. Era fregato, lo sapevo e lo sapeva, aveva fatto lui una pessima figura.

Si avvicinò già vinto e complice, avrebbe perso tutto se al di là del vetro avessero capito che per lui “sobbalzare” aveva un significato intimo, se si era fatto sedurre da una parola, se il suo interesse era stato creato da una cosa immateriale, senza valore alcuno. Lo avevo in mio totale potere senza aver creato desiderio di possesso, ma non avevo venduto nulla.

Tecnicamente la mia prova era stata un fallimento totale, fortunatamente il governante falsificò i risultati, comprò due o tre gadget che esponevo, i più costosi e se ne andò complimentandosi con il corpo docente per il livello formativo e gli ottimi risultati.

A 13 anni cominciavo a intuire qualcosa che nessuno mi aveva insegnato. Ma ci sarebbero voluti altri anni ed altri errori prima di arrivare a comprendere e a ritrovarmi a rivedere quel volto che ormai, sul tappeto azzurro cielo, era tornato inespressivo sul rigido corpo superlusso.

 

Il tappeto azzurro. Movimento

5 commenti »

  1. tasti said

    … devo ricordarmi di aggiornare il mio “chi sono” da “persona in costruzione” a “persona in contraddizione”…:mrgreen:

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  2. Michele said

    bello🙂
    ma temo che per quanto si venga preparati l’amore sia qualcosa che comunque scuote e sconvolge ogni precedente concetto e teoria

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  3. tasti said

    @michele… forse siamo preparati sin dall’infanzia all’amore che sconvolge?

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  4. Michele said

    eh può essere, o forse è qualcosa di impreparabile, solo da vivere e via, così come capita

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  5. […]  Formazione all’amore. Ricordi.   […]

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