La terza fascia.


Così la prima delega l’ho proprio inviata ad un altro istituto, errore… caso… volontà?

E’ che nemmeno me lo aspettavo che sarebbero arrivate le convocazioni, la domanda io l’ho fatta perché queste son domande che si fanno per tradizione, decenni a compilare e spedire domandine per le graduatorie d’istituto.

Cinque anni fa continuavano a chiamare, ero appena tornata in Sicilia e continuavano a chiamare per assegnarmi le supplenza, io rifiutavo, non volevo lasciare quello che era diventato mio padre dopo alcuni ictus, aveva bisogno di me tanto quanto io avevo bisogno di lui.

Poi finalmente  smisero di chiamare ed io smisi di scacciare la sensazione  di far qualcosa di mostruosamente sbagliato: rifiutare le supplenze. Roba che la gente accende lumini ai santi e compra titoli per avanzare di qualche posto in graduatoria.

Adesso di nuovo, ho rifatto la domandina perché la domandina si fa ed ho scelto una provincia sulla scorta di sorrisi ironici, di scherzi mentali tra me e me. L’isola d’Elba. Non lo so perché, mi diverte l’idea di me sull’isola d’Elba. E tutti a dirmi di presentarla a Milano, la grande prateria, l’hanno definita proprio così: la grande prateria, dove per chiunque c’è un posto dove andare a brucare.

Io a Milano non ci vivrei nemmeno un giorno. Non potrei, non sono così cittadina, così cementificata, così metropolitana da poter vivere a Milano. Ecco, ad esempio: la metropolitana. Mi viene l’ansia ogni volta che devo prendere la metropolitana, di solito accade a Roma, una città che adoro ma.. l’ansia da metropolitana rimane. Fatemi fare cento volte su e giù col treno, dove volete, ma la metropolitana no.

Quindi cosa potevo trovare di davvero diverso, un posto che se devo partire voglio almeno sentirmi a casa, trovare un orizzonte, una panchina, un profumo… l’isola d’Elba. Andare via dalla mia città sarebbe un esilio, tanto vale….

Resta il fatto che non voglio partire.

La prima convocazione salta con una delega inviata all’istituto sbagliato, ma tra lunedì e martedì le altre convocazioni… i posti in palio sono parecchi ed io sono troppo in alto come posizione. Sono uscita a comprare qualcosa per il viaggio, non è certo ma probabile.

Però non voglio partire.

Non riesco ad immaginare di lasciare mia madre da sola ad accudire i nostri malandati vecchietti.

E ho una piccola idea da realizzare, non è chissà cosa ma è una possibilità e se non funzionasse… nessuna tragedia, niente di grave o irreparabile.

C’è questa meridionale incapacità a volare senza rete, ci crescono con l’idea del posto fisso, sembra strano ma è sinonimo di libertà, di indipendenza. Il tuo datore di lavoro è lo Stato? Sei un uomo libero. Sei un dannatissimo uomo libero se te ne vai al nord perché hai vinto un posto pubblico, un dannatissimo uomo libero.

Festeggiano già tutti. I racconti dei cugini partiti per una supplenza breve e mai più ritornati… se fossi rimasta a Verona, ricordano molti, adesso puoi redimerti dall’errore di essere tornata, adesso puoi mostrarci che anche tu sei come gli altri, anche tu per un posto di lavoro al nord…

Ma io non voglio partire.

Ho inviato le deleghe. Sto preparando la valigia. Sto scrivendo nel mio blog,  mangiucchio i miei cantuccini alle mandorle e scorze d’arancia e penso che non voglio partire, Nemmeno per l’isola d’Elba che sono certa amerei come ho amato Verona e come amo i miei luoghi. Ho ancora cose da fare qui. E no, non mi sentirei meno libera se scegliessi di non andare.

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