false partenze


Col naso all’insù, cosciente di essere costantemente col naso all’insù, direzione nuvole. Avrei potuto scrivere “direzione cielo” ma in realtà ci sono sempre nuvole, non ho ricordo di un cielo senza nuvole. Nuvole, quindi. Bianche, rosa, grigie, nere. Perdersi nelle nuvole. Questo per quanto riguarda lo sguardo, occhi aperti, direzione nuvole… quasi un ossimoro, a pensarci “occhi aperti, direzione nuvole”. Ma io ho un debole per le nuvole e me le guardo appena posso. Occhi.

La seconda parte di me di cui sono costantemente cosciente sono le mani. Flessibili, saranno anche tozze ma flessibili, capaci, manipolatrici e secondo me persino indipendenti. Sanno fare cose che a me sarebbero precluse, loro  iniziano ed io scopro di saper fare cose che alle volte non capisco, che possono confondermi, anche difficili da comprendere ad esser sinceri fino in fondo. Ma l’aggettivo migliore è protese. Mani protese.

Spalle curve sotto il peso di qualcosa mai definito, che esiste, che è lì. Celato a dimostrazione che il mio miglior alleato è sempre stato il subconscio: lui sa cosa è meglio rimuovere ed io lo lascio fare. Se non vuole che sappia, che ricordi… avrà ben i suoi motivi.

Il capo credo sia capace di compiere un intero giro, di osservare in tutte le direzioni e alle volte persino contemporaneamente. Il capo, non gli occhi. Il mio cervello ha occhi propri, stessa storia delle mani, in realtà il mio corpo vive una vita abbastanza separata da me. Oppure sono io che vivo separata da lui. Però alle volte ci incontriamo e ci troviamo relativamente bene, insieme.

Il busto credo sia legno. Tanti lunghi rami. Ne ho la percezione anche sotto il fango che mi blocca dai fianchi in giù. Anche sotto è tutto legno, radici. Forti, salde radici. All’occorrenza saprebbero anche diventare gambe e piedi, legnosi ma movibili. L’occorrenza al momento latita lontano da me.

Uccellini festosi. Fortuna che sempre ci sono uccellini festosi. Vengono ad arruffarmi e mi ammaliano, dimentico che voglio andare, preparo nidi, pietanze, balli. Poi volano via e.

Non è nemmeno male starsene qui, tramonto africano nella savana, pochi parassiti, molte connessioni. Fossero sabbie mobili che ti divorano urlerei, ma no, tutto attorno magia. E nuvole.

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