Un vero rottame


E’ esattamente come mi sento. Un vero rottame. Sono stati anni difficili, intensi e difficili. Parlo dell’essere caregiver familiare, che significa che al primo posto vengono i tuoi familiari malati, poi tutto il resto ed infine tu.

Mia nonna ci ha lasciati, tanta rassegnata sofferenza, tanti momenti che mai avrei voluto perdermi, che sono ricordi preziosissimi. Ma devo ammettere che mi sento un vero rottame umano. Stanca che più stanca non si può perché non è solo il fisico ma la dipendenza strappata, il non avere più quei ritmi, il crollo di chi per anni ha tenuto duro ed ha sorriso. Ho sorriso? Sì, tanto. Sino agli ultimi istanti, cullandola.

Adesso ancora assisto mio padre, ma uno è diverso da due. Avere due anziani malati a casa è da santità ad honorem. Uno è gestibile, due sono fatiche immense. E nemmeno te ne accorgi mentre sei nel vortice perché, appunto, è solo quando il peso cessa che ti accorgi di avere le spalle schiacciate, che rialzarsi è la cosa più difficile che tu abbia mai fatto.

Eppure non sembrava. Dev’essere l’elaborazione del lutto, non so, quello che so è che mi sento come se la fatica di questi tre anni mi sia piombata addosso tutta assieme, si invecchia prima, vero, i caregiver invecchiano prima, verissimo. Perché non so da quanto tempo non vado in giro senza l’assillo di quello che può capitare a casa in mia assenza. Non ci sono palestre, parrucchiere, caffè con le amiche perché a casa ti aspettano come se tu fossi aria.

Ci sono persone che dipendono da te per i bisogni primari e per quelli secondari, per le pappe e per due chiacchiere e un sorriso. Per sapere cosa succede nel mondo e tu… inventi perché di quel mondo tu non fai più parte, sei ai margini e in quei margini ti inventi una vita possibile.

La mia fortuna è che sono fantasiosa e… mi sono inventata di essere panettiera e… a breve, Dio solo sa come ci sono riuscita, aprirò il  mio panificio. Mi sento un po’ personaggio di Miyazaky. Che è un modo per farmi coraggio e smettere di sentirmi un rottame.

 

 

 

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4 commenti »

  1. avere un cuore significa anche prendersi cura di chi si ama, l’ho fatto anche io e so come si diventa, ma la cosa peggiore è che chi cura gli anziani non mette in conto che nel frattempo ci si logora e si invecchia tra rinunce e fatiche inverosimili. Alla fine bisogna reinventarsi perché è come svegliarsi da un lungo sogno e trovarsi quasi senza uno scopo, perché per troppo tempo il nostro scopo sono stati loro i nostri cari bisognosi di cure. Ciao cara , tanti auguri per la tua vita e per la tua nuova attività.

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  2. Una parte di me capisce perfettamente cosa provi, un’altra ti ammira perché tenere duro è la cosa più coraggiosa. Chi dà tanto si sente consumato fin quasi a non riconoscersi più. Non ho buoni consigli, posso solo mandarti il mio lontano abbraccio.

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  3. tasti said

    @Maria… grazie di cuore, è l’ennesimo nuovo inizio… speriamo sia quello giusto! Verissimo tutto, quando la tua attenzione è su qualcuno che soffre tutto il resto è sfumato, ma si fa col cuore, nonostante il prezzo sia davvero alto. Per altro non sapremmo fare diversamente e oltre ai costi ci sono i ricavi, fosse solo il sorriso di chi ami… non ha valore. ❤

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  4. tasti said

    @Karma… ce la farò, ce la faccio sempre, no? Grazie per tutti i tuoi abbracci, sono preziosi.

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