L’Espresso su vaccino HPV


Letizia Gabaglio.

Questo il nome della giornalista italiana che sta destando serie preoccupazioni alla nota azienda farmaceutica, la Merck, che adesso dovrà chiedere ad esperti internazionali come sia stato possibile un risveglio della stampa italiana sul vaccino Gardasil. E’ una sola giornalista, un solo articolo, per altro molto soft nei contenuti seppure dal titolo promettente, ma la Merck è azienda che sa cogliere al volo la pericolosità di certi segnali, sopratutto in campo vaccinale.

Polemiche nel vaccino

di Letizia Gabaglio

Protegge dal cancro della cervice. E sarà gratis per le ragazze. Ma ci sono forti dubbi sulla sua efficacia e sicurezza

Le prove scientifiche ci sono tutte. E il clamore è grande: per la prima volta un vaccino preventivo è capace di fermare il cancro. Nello specifico, il cancro al collo dell’utero che è dovuto all’infezione da papilloma virus, agente infettivo che si contrae per via sessuale e contro cui è efficace un preparato commercializzato oggi da Sanofi-Pasteur Msd e, a breve, anche da Gsk. In Italia il ministero della Salute ha approvato la vaccinazione gratuita di tutte le ragazzine di 12 anni, prima cioè che, ragionevolmente, abbiano avuto rapporti sessuali, indicando la data del 1 gennaio 2008 come inizio delle campagne di vaccinazione regionali. Una buona notizia. O no?

Ma perché spendere più di 500 euro per vaccinare una ragazzina contro il papilloma virus umano (Hpv) quando esistono degli strumenti di screening, il Pap test su tutti, che nel corso dei decenni hanno mostrato un’efficacia pressoché totale nel prevenire il cancro al collo dell’utero? Negli Stati Uniti, dove l’introduzione del vaccino è iniziata alla fine dell’anno scorso e alcuni governatori, per esempio quello del Texas, hanno provato a rendere la vaccinazione obbligatoria, pena l’esclusione dalla scuola pubblica, le polemiche sono all’ordine del giorno. Come se non bastasse, a riscaldare gli animi è arrivata la notizia di tre ragazze decedute dopo essere state vaccinate. Nessun legame accertato fra la vaccinazione e la morte, ma è bastata la coincidenza temporale a generare il panico. Anche perché la questione della vaccinazione contro l’Hpv è mal digerita dall’opinione pubblica, e comunque controversa.

Il cancro al collo dell’utero, che insieme a quello del seno guida la top dei tumori femminili per incidenza (3.418 nuovi casi e 1.186 decessi l’anno in Italia), di fatto è ampiamente controllato grazie alla diffusione del Pap test: il tumore progredisce lentamente (10-12 anni in media) e grazie all’esame citologico si riescono a diagnosticare sia le lesioni considerate segnali premonitori della malattia, sia il tumore ai suoi primi stadi. E se trattato, questo tumore guarisce in più del 90 per cento dei casi. Risultati che, in Italia, potrebbero addirittura migliorare, considerando che la diffusione dello screening è a macchia di leopardo: 76 per cento nel Centro-nord, 50 per cento nel Sud, dove in alcune aree si registra una partecipazione ai programmi di appena il 20 per cento. La conseguenza è che ogni anno, in Italia, muoiono ancora circa 1.700 donne per questa patologia.

Al Pap test si è già affiancato un nuovo test di screening, l’Hpv Test (o HC2), uno strumento che grazie all’analisi del Dna individua nelle cellule della cervice uterina la presenza del virus nelle sue forme ad alto rischio. Ancor prima, quindi, che questo possa produrre delle lesioni. La diagnosi sarà quindi più precisa e precoce e porterà a una maggiore flessibilità negli intervalli di screening. La prima campagna al mondo di prevenzione del cancro al collo dell’utero con questo nuovo test è partita, a giugno scorso, nel Lazio, presso la Asl RmG. Dai risultati di questo studio pilota, che coinvolge 26 mila donne, saranno tratte indicazioni per diffondere il test su tutto il territorio nazionale.

In questo scenario si colloca l’arrivo sulla scena del vaccino. Che non potrà in alcun modo sostituire lo screening, almeno in un primo momento. “Su questo siamo tutti d’accordo: il vaccino non sostituirà lo screening, almeno in tempi brevi o medi”, ha infatti dichiarato Paolo Giorgi Rossi, dell’Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio: “Per due principali fattori: attualmente è stato testato solo in donne con meno di 26 anni e molto difficilmente verrà offerto attivamente a coloro che ne hanno più di 25. Dunque per tutte le donne dai 27 anni in su l’unica prevenzione possibile è lo screening, e quindi esisterà una popolazione target dello screening almeno per i prossimi 40 anni. L’altro aspetto è che il vaccino copre solo due ceppi, responsabili del 70 per cento dei cancri invasivi. Anche le donne vaccinate quindi dovranno essere sottoposte a screening”.

(23 agosto 2007)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Polemiche-nel-vaccino/1729248&ref=hpsp

Le altre notizie che non sono state riportate dalla giornalista dell’Espresso sono:

Quindi ricordate:

“il pap test fatto regolarmente ogni tre anni conferisce una protezione superiore a quella del vaccino […]

[…] Il vaccino copre solo due ceppi, responsabili del 70% dei cancri invasivi, mentre lo screening triennale offre una protezione di più dell’80%. Dunque fare solo il vaccino e non fare lo screening comporterebbe un aumento del rischio residuo di cancro invasivo, una vera sconfitta per la sanità pubblica. ” Osservatorio Nazionale dei Vaccini

Ah, se qualcuno non lo sapesse, la Merck rischiava il fallimento senza il Gardasil perchè con un altro farmaco, il Vioxx, avrebbe fatto fuori o danneggiato dalle 27.000 alle 55.000 persone. Merck ne ha già perse due cause di risarcimento, le prime di una lunghissima serie. infatti in tribunale è stato provato che la Merck era a conoscenza della pericolosità del farmaco dal 2000. Il farmaco è stato ritirato nel 2004.

4 commenti »

  1. Tiziana said

    una precisazione: il pap test non previene il tumore,come invece fa il vaccino, ma ne permette la diagnosi precoce

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  2. tasti said

    @Tiziana…grazie per la precisazione, che ovviamente è esatta.
    e a essere precisi precisi il vaccino non previene il tumore, ma le lesioni precancerose. Se previene anche il tumore alla cervice dell’utero lo sapremo negli anni a venire.

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  3. Stefano said

    precisiamo la precisazione; nella maggior parte dei casi il pap test previene il tumnore in quanto evidenzia quelle displasie (che non sono tumore) che potrebbero, con il tempo, degenerare e diventare tumore.
    Semmai il problema, di cui si parla troppo poco, è che la sensibilità del pap test è di poco superiore al 50% (dati del NEMJ di fine 2007) in altre parole si perde più del 40% dei casi… pensate veramente che non ci siano interessi economici dietro i pap test? Inoltre l’elevata efficacia dello screening organizzato (maggiore di quello della vaccinazione) è tale solo se tutte le donne lo fanno con regolarità e nell’ambito di programmi qualitativamente eccellenti. In Italia ciò non avviene e lo screening è per lo più spontaneo, a pagamento😉 e senza garanzie e controlli di qualità. In altre parole è uno slalom tra interessi diversi, slalom difficile da percorrere anche per addetti ai lavori.

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  4. tasti said

    @Stefano…sono d’accordo, tant’è che se il vaccino si rivelasse uno strumento sicuro ed efficace questo blog sarebbe il primo a sostenerlo, al di là degli interessi di case farmaceutiche o categorie.
    una buona giornata.

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